bustone
20 November 2009 @ 02:57 pm
Nei bagni lo specchio e' una presenza costante.
"Superficie riflettente sufficientemente lucida da permettere la riflessione" - dice il dizionario ma il doppiosenso non e' voluto.
Quelli siamo noi? - pensiamo ogni volta. Curiosi avviciniamo la faccia alla liscia superficie come farebbe un cane con un altro cane.
La testa si reclina un poco in posizione di tre quarti.
Si discostano appena le labbra, si fa un giro di ispezione tutto intorno alla fronte, esame capelli bianchi, rughe e si torna, di solito, al punto di partenza: occhi negli occhi.
Guardare dentro noi stessi dovrebbe essere come rimestare tra le cianfrusaglie che teniamo nel cassetto del comodino.
Tra la sorpresa nel ritrovare oggetti che non ricordavamo di possedere e la verifica che tutto sia come lo abbiamo lasciato, dovremmo sorridere, in fondo non c'e' niente di piu' familiare ma osserviamo meglio quell'immagine e non ci riconosciamo.
Forse cosi' ci vedono gli altri e quello e' il corpo a caso in cui siamo finiti per vivere.
L'aspetto, quello che in parte era babbo e in parte mamma e in parte una facciata per terra, la barba e mascella e denti regolari abitudini e postura, questo e' quello che mostriamo al principio e questo rimane, un vago tremolio che gli altri percepiscono e ricordano appena quando non siamo piu' li'.

Specchi posti di fronte ci restituiscono infinite immagini di noi stessi.
Migliaia di mani, migliaia di occhi e arriviamo a pensare che se tutti, sulla terra, fossero uguali a noi sarebbe un mondo migliore e come se avessimo aperto una finestra verso mondi sconosciuti il nostro pensiero spicca un balzo ardito e vola libero.
Dove stiamo andando? Qual'e' la direzione? La vita non e' altro che una lunga autostrada dove le uniche pause si svolgono nel cesso?
L'umanita' e' formata da una moltitudine di singoli accomunati dal bagno?
Nella cabina chiusa spesso avviene un viaggio dentro noi stessi ancor piu' intimo.
Se isoliamo i rumori (voci, brusio degli asciugamani elettrici) e non prestiamo attenzione alle scritte: (Chiama subito ma solo se sei veramente dotato) ci rendiamo conto di avere la possibilita' di raggiungere nere profondita'.
La parete che ci sta di fronte a poca distanza, le nostre mani (che a rimirarle non ci sembrano appartenere), le piastrelle del pavimento e i nostri pantaloni calati mettono a fuoco il nostro essere e formano una solida base per voli pindarici di pensiero.
E' certo che le piu' grandi intuizioni e scoperte abbiano avuto origine nel bagno e che senza l'ausilio dell'alchimia idrica non sarebbe potuto accadere.
L'acqua nei bagni non manca mai, cosi' come compone il nostro corpo, ricopre la maggior parte del pianeta ed e' sinonimo di vita.
Siamo nati dall'acqua, piccoli organismi con poche cellule che si sono mutati in trilobiti e poi animaletti buffi che hanno cominciato a respirare, strisciare, e camminare.
La posizione eretta e' stata una conquista cosi' come lo star seduti su una tazza di ceramica e poter controllare la casella postale con il cellulare.
Nel bagno l'acqua ci circonda, scorre sotto i nostri piedi, sgorga dai rubinetti, scroscia e schizza, riempie i lavandini, riga di lacrime gli specchi vicini e carezza il nostro riflesso.
Rimaniamo li' ancora un attimo prima di sparire. Immagine tremula tra mille altre.

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Current Music: Enrico Pieranunzi - con infinite voci
 
 
bustone
18 November 2009 @ 03:22 pm
Il bagno e' un luogo misterioso.
Nessuno conosce cosa si nasconde dietro i disegni di Nazca.
Nessuno conosce l'aspetto del bagno riservato all'altro sesso

Finalmente una serie di post che sveleranno tutti segreti nascosti nei bagni degli uomini.
Tutte le donne potranno finalmente sapere cosa si cela al di la' della porta contrassegnata dall'omino stilizzato.
Pronti? Via.
In bagno si va per rispondere a bisogni naturali.
Un corpo adulto e' composto per il 75% di acqua.
Quando questa percentuale sale e' necessario recarsi in bagno. Ma il bagno non risolve solo esigenze ed urgenze, il bagno e' molto di piu'.
Il bagno e' anche un luogo di incontro, il bagno unisce e separa. Prendiamo ad esempio in esame quelli che si trovano negli autogrill.

Se si va in bagno in compagnia spesso si sta vicini mentre si fa pipi' per continuare la conversazione.
Se si scelgono le cabine, si prediligono quelle attigue e non e' insolito proseguire la discussione anche se non c'e' il contatto visivo.
In altri casi ci rechiamo in bagno da soli e li' troviamo tanti sconosciuti.
Gli sguardi si lanciano furtivi, spesso con la complicita' dello specchio.
Se possibile non si sta vicini a nessuno e se c'e' troppa folla si sceglie di uscire con le mani bagnate piuttosto che attendere il turno per l'asciugamani elettrico.
Quando si e' soli, l'andare in bagno e' una attivita' sporca che va evasa
il prima possibile.

Nel bagno, a dire il vero nelle sue vicinanze, si incontra spesso la donna con il piattino pieno di spiccioli.
Tra i mestieri che non farei esso si colloca tra le prime cinque posizioni.
La poverina quando non e' intenta a pulire deve attendere.
Attesa che significa: "Sto seduta qui fuori mentre voi sporcate per bene cosicche' io possa ricominciare da capo".
E' vero che se e' fortunata alla fine della giornata con gli spiccioli raccolti puo' comprarsi un nuovo paio di guanti in lattice, ma non e' abbastanza.
Non lo e' neppure avere la consapevolezza di essere l'unica donna a conoscere cio' che si cela nel bagno degli uomini, anche perche' dopo questo post lo sapranno tutte.
Sulle piastrelle spesso ci sono veri e propri notiziari.
Nei bagni degli uomini ci sono decine e decine di numeri di telefono di donne assatanate che non vedono l'ora di conoscervi (siccome nessuna donna puo' entrare credo siano tutte amiche della donna delle pulizie, forse e' lei che scrive, ma per esserne certi ci vorrebbe una perizia calligrafica).

Nei bagni ci sono padri che sbraiatano verso i figli frasi a scopo profilattico: "Non toccare, allontanati, usa l'acqua calda, mettici tanto sapone, non sederti sulla tazza, non tirare la catena, per l'amor di DIO apri la porta usando i gomiti, hai trattenuto il respiro mentre eravamo dentro?"
e altri che colgono l'occasione per lamentarsi della moglie che ha rotto le palle con la musica di Tiziano Ferro e con la storia che non si puo' andare piu' dei centotrenta.

Ed ora ecco una foto del bagno degli uomini della National Gallery di Londra.
Donne di tutto il mondo lo avreste mai detto?
Ebbene si, questo e' un bagno degli uomini :-)

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bustone
Gli scienziati sono concordi nell'affermare che gli odori hanno un forte potere evocativo.
Un ricordo che stava sopito e dimenticato da qualche parte del cervello viene richiamato da un semplice stimolo olfattivo e scatena sensazioni con la stessa rapidita' e forza di una improvvisa scossa elettrica.
A mio parere anche i suoni se la cavano piuttosto bene.

Andando a rimestare nella memoria molti sono stati i momenti di cui ricordo la colonna sonora.
In famiglia avevamo una piccola radio a transistor Grunding.
Era del tipo tascabile, di quelle che ai tempi in cui cellulari, cuffiette e auricolari si vedevano solo in Spazio 1999, se ne andava in giro incollata all'orecchio degli uomini con il borsello durante le domeniche pomeriggio.
Era bianca con due rotelline laterali, una per il volume e l'altra per la sintonia.
Funzionava grazie ad una piccola batteria da 9 volt nascosta al suo interno.
Purtroppo "Divorava" le batterie cosi' per ovviare all'inconveniente, mio cugino Paolo che all'epoca frequentava la scuola per tecnici elettronici "Attilio Odero" la doto' di due batterie esterne da 4.5 volt.
Quelle batterie di grandi dimensioni che avevano linguette di contatto che si potevano sfiorare con la lingua per constatare lo stato di carica, regalarono alla radiolina una vita infinita.

Durante il pranzo del sabato la radio modificata aveva il suo posto in tavola come il pane o la formaggera.
Sembrava una bomba ad orologeria o un astronauta in miniatura con sulle spalle il pesante zaino per l'ossigeno.
Non so come facesse mia mamma a sincronizzare la cottura della pasta, il mio arrivo da scuola o il rientro di mio papa', ma il rito si ripeteva uguale e puntuale ogni volta.
Mentre la pasta fumante veniva servita nei piatti, mio papa' si dava da fare con la rotellina della sintonia.
Scovare la stazione giusta in mezzo a quel mare di brusio era come trovare un porto nella nebbia ma lui sapeva attraversare deciso quella tempesta di frequenze fastidiose fino ad arrivare nel punto esatto dove c'era calma piatta e si attendeva solo il segnale che precedeva la trasmissione.
Dal silenzio piu' profondo, tanto che ci si dimenticava per alcuni istanti della radio accesa, arrivava il segnale dell'ora esatta: Il cinguettio che non apparteneva a nessuna creatura della terra:la civetta di Atena? Il corvo di Odino?

Era il guardiano del tempo che aveva il compito di controllare che quest'ultimo fluisse costante nelle vite degli uomini, riusciva ad arrivare perfino sulla nostra tavola dove era responsabile di far freddare la pasta, e faceva posare la forchetta a mio padre che controllava l'orologio che aveva al polso.
In quel momento solenne, immaginavo il pilota e il camionista, il dottore e l'infermiera, la maestra e lo scienziato, tutti con il sorriso e lo sguardo sul quadrante del proprio orologio.

Dopo che la voce perfettamente priva di qualunque inflessione dichiarava quale fosse "Esattamente" l'ora, ecco la sigla del "Gambero" il quiz alla rovescia presentato da Renzo Palmer, io ascoltavo, i miei cercavano di indovinare.

Quando arrivo' il televisore, il rito del pranzo del sabato si aggiorno'.
L'ora non si regolava piu' con l'allegro cinguettio ma con un freddo orologio che riempiva tutto lo schermo.
Io tornavo da scuola come al solito, come al solito mia mamma serviva la pasta e alla televisione trasmettevano: "Oggi le comiche", ironia della sorte (o c'era dietro un disegno di cui ignoravo i segni) era un programma presentato dal solito Renzo Palmer che aveva anche un volto oltre che una bellissima voce.

Questa sigla: http://www.youtube.com/watch?v=eRtzqhfJGco
dava ufficialmente il via al finesettimana.
Come mi sentivo leggero, quanti anni luce avevo davanti prima di riprendere la scuola!
Buster Keaton e Harold Lloyd dividevano con noi il pranzo mentre rischiavano la vita appesi alle lancette di un orologio o sulle sottili travi di un palazzo in costruzione senza mai pronunciare neppure una parola.

E il finesettimana passava in un lampo.
La domenica pomeriggio, la sigla di novantesimo minuto significava che ormai non c'era piu' tempo per la gioia, l'ombra del lunedi' si stava gia' allungando sul fine settimana.
Lo stadio si riempiva a folle velocita', il tempo accelerava, non c'era piu' niente da fare. Anche se eravamo in pieno inverno ogni domenica sera arrivava l'autunno.

http://www.youtube.com/watch?v=vT6twzkPSSw
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bustone
Quando arrivo' il vuoto d'aria colse tutti alla sprovvista.
Certo il taxi era malridotto ma era pur sempre incantato e la forza della magia, come recita il primo postulato degli oggetti fatati, non dipende dallo stato in cui si trovano gli oggetti stessi.
Attesero qualche istante ancora speranzosi che il taxi tornasse stabile poi si scateno' il panico.
Sempione comincio' a cercare nel suo grimorio tascabile un incantesimo adatto all'occasione, Ronf con movimenti nervosi si dedico' all'igiene nasale come se prima di morire una scaccolatura ben fatta fosse la miglior cosa da fare, Larry avrebbe voluto mostrare a tutti un espressione preoccupata ma quel che usci' fu la solita faccetta che tutti conosciamo.
Carmine cerco' di svegliare l'autista, con tutta probabilita' era l'unico in grado di far riprendere quota all'auto.
Lo afferro' per le spalle e comincio' a far forza.
Non accadde nulla, all'inizio, poi la testa si stacco' dal collo e rotolo' giu' vicino ai pedali.
Guarda cosa hai combinato!! - disse Ronf
Ma io volevo solo svegliarlo! - rispose Carmine con il terrore stampato sul volto.
Sempione nel frattempo aveva preso la bacchetta e aveva cominciato a lanciare incantesimi.
Purtroppo non aveva trovato nulla di veramente efficace, era riuscita solo a cambiare il gusto dell'Arbre magique e a controllare il livello dell'olio.

Il taxi continuava a precipitare insesorabile.

Mancavano poche centinaia di metri e si sarebbero schiantati contro le rocce aguzze che attendevano piu' in basso.
E io che pensavo di morire per mano dell'obscuro Signore... - penso' Larry
E io che pensavo di essere l'unico a morire perche' ero il prescelto con la divisa rossa - penso' Carmine
E io che non voglio morire... - disse Ronf
E io che vorrei che ti svegliassi! - disse Sempione

Larry, Larry! svegliati, hai avuto un incubo - disse la ragazza.
Pian piano gli occhi del maghetto si aprirono e misero a fuoco il volto preoccupato di Sempione, riconobbe la sua camera da letto, il calore della sala dei Ghirigoro...
Ma come? Eravamo su un taxi e stavamo precipitando - farfuglio'.
Niente affatto, eri nel tuo letto e io in bagno e quando ti ho sentito gridare sono corsa qui - rispose lei.
Il ragazzo si mise a sedere, aveva la fronte imperlata di sudore e non poteva credere che fosse stato tutto un sogno.
Era cosi', cosi' reale - disse
Mi dispiace Larry, forse sei preoccupato perche' dobbiamo andare a Darkbog - disse la ragazza
Vuoi dire che siamo stati scelti? Ma allora potrei aver visto il futuro, ti rendi conto?
Ma nei sogni tutto e' amplificato, stai tranquillo! - ribatte' lei.
No, no tu non capisci, moriremo tutti, precipiteremo da una altezza paurosa per sfracellarci contro rocce aguzze.
Sei sicuro che questo accadra'? - chiese allora Sempione prendendogli una mano tra le sue.
Ne sono quasi certo! - rispose Larry
Allora la ragazza si allungo' e gli diede un bacio sulla guancia, nel sogno c'era anche questo? - chiese poi
No ma... - balbetto' Larry
Sempione si avvicino' di nuovo, stavolta per dargli un soffice e caldo bacio a fior di labbra,
e questo? - gli sussurro' all'orecchio.
No ma... - balbetto' il ragazzo
Sempione si alzo' in piedi vicino alla finestra poco distante, scosto' la tenda e lascio' che la luce della luna illuminasse la sua vestaglia trasparente sotto la quale le sinuose e sensuali forme del suo corpo si mostravano ammiccanti.
Ehi maghetto, nel sogno c'era questo? - disse facendogli l'occhiolino.
No ma... - balbetto' Larry, (che proprieta' di linguaggio! Seconda solo alla sua capacita' espressiva)
Sono qui per te, una sola parola e ti prometto che l'incubo sara' solo un lontano ricordo - disse.

Fu allora che Larry si rese conto.
Lui era il prescelto, non poteva farsi intimidire da un incubo qualunque.
Lui, il ragazzo con la cicatrice sulla fronte che gli pulsava ogni volta che qualcuno nominava lo skateboard.
Lui che era pronto ad affrontare le piu' ardue prove (compresa quella del cuoco, per quella del nove stava studiando)
Lui che possedeva il mantello dell'invisibilita' (se solo si fosse ricordato dove l'avevo messo).
Lui che era il favorito del preside Sisente, lui che era il miglior cercatore nel gioco del quindici, lui che aveva davanti quella ragazza e si sentiva a disagio come un paio di boxer in un campo nudisti.
Sempione! - disse all'improvviso facendo trasalire la speranzosa ragazza.
Forse domani moriremo, forse no, quello che voglio dirti e' che dobbiamo vivere l'attimo, approfittare delle occasioni, lasciarci andare agli istinti che fanno parte del nostro essere uomo e donna...
Questo e' parlare! Quindi? - chiese lei avvicinandosi un poco.
Andiamo giu' in cucina e strafoghiamoci di zabaione sfavillante! - grido'il ragazzo, poi balzo' giu' dal letto e la sua voce che gia' arrivava lontana dal fondo delle scale aggiunse: "E sveglia anche Roonf!!"

Sempione rimase immobile con quella vestaglia che ora le sembrava il vestito di un pagliaccio. Si accorse improvvisamente del freddo che entrava dalla finestra e si senti' sciocca.
Guardo' il cielo, la luna sembrava una faccia piena di brufoli con un enorme sorriso che la attraversava tutta.
Se avesse conosciuto l'incantesimo adatto l'avrebbe fatta sparire e insieme a lei quel deficente di uno Squotter.
Possibile che lei non gli piacesse?
Il dubbio la assali' ma poi venne sostituito da uno piu' forte: E se Larry non fosse mai stato prima con una ragazza?
Doveva cercare delle prove e quella poteva essere l'unica occasione, comincio' a rovistare nei cassetti, dentro gli armadi e infine sotto il letto trovo' un baule che aveva l'aria di nascondere segreti.
Era chiuso da un robusto lucchetto da cui pero' spuntava la chiave.
Impiego' un secondo per aprirlo e rimase stupita di non trovar traccia di lettere, cuori ritagliati nella carta o biglietti profumati che avrebbero rivelato che almeno una volta nella sua vita il giovane maghetto aveva conosciuto l'amore.
C'erano invece film ordinatamente riposti, la ragazza lesse qualche titolo:
Streghe succinte, Mostrami il paiolo, La fata sportiva, Veli svelati, La maga mai paga...
Sempione chiuse il coperchio.
Un teorico..., mi doveva capitare un fottuto teorico... - penso'

Non perdetevi il prossimo episodio dove Sempione tentera' il tutto per tutto mostrandosi a Larry completamente nuda!
Larry capira' la differenza tra teoria e pratica?
Siete curiosi di sapere se esclamera': AZ!KABAN!?
Al prossimo appuntamento!

Questa storia e' stata offerta dalle caramelle mille gusti schifosi meno uno, da oggi ancora piu' disgustose e con minor probabilita' di pescare l'unica decente.
Latte scaduto, ascella fetida, piede sudato e cane bagnato sono solo alcuni dei nuovi gusti che abbiamo aggiunto!!!
 
 
Current Location: nella camera dei segreti
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bustone
Il taxi parti' con un leggero tremolio che presto si trasformo' in una decisa vibrazione.
I denti dei ragazzi battevano rumorosamente e le ossa che spuntavano dal petto del tassista cominciarono a suonare come fossero i tasti di uno xilofono.
Siete pronti? - chiese l'uomo, Si parte!! - aggiunse e abbasso' il freno a mano.
Il taxi parti' in direzione delle nuvole con un rumore cosi' forte da coprire le urla che i ragazzi terrorizzati lanciavano nell'aria.
Dopo qualche minuto raggiunse una altezza considerevole, intorno c'era solo cielo e sotto un soffice tappeto di nuvole.
Non pensiate che in caso di caduta quelle soffici nuvole che abbiamo sotto possano in qualche modo salvarci eh? - disse il tassista, mettetevi comodi, per raggiungere la regione di Blackshadow dove si trova la scuola di Darkbog impiegheremo almeno tre ore percio' vedete di non annoiarvi e sopratutto non fate casino che io schiaccio un pisolino.
L'uomo si tiro' addosso una coperta a quadretti e si addormento' prima di dire "carcassa-in-putrefazione".
Larry spero' che la magia automatica che regolava il volo funzionasse a meraviglia, dalle facce dei compagni capi' che tutti confidavano nella stessa cosa. Ragazzi ho qui delle caramelle mille gusti schifosi meno uno, qualcuno vuol tentare la sorte?
Si! - disse Carmine
Si! - fecero eco Sempione e Ronf
Tutti presero una caramella dal sacchettino che Larry aveva posato sul sedile, una alla volta! - disse il simpatico maghetto.
Cosi' Sempione scarto' la sua, la ficco' in bocca e attese qualche istante...
Bleah! Sa di pneumatico bruciato che ha appena calpestato una cacca!! - disse sputandola fuori dal finestrino.
Tocco' poi a Ronf che esamino' a lungo la caramella prima di metterla in bocca... colore chiaro... gusto pulito... direi si, verme putrefatto coperto di fango nauseabondo!!
E non la sputi?
No, tra i gusti schifosi e' quello che preferisco.
A Carmine capito' una caramella al gusto di ringhiera piena di cacche di piccione, quando tocco' a Larry chiuse il sacchetto e lo rimise nella tasca del cappotto.
Perche' tu non tenti la sorte? - chiese Sempione
Perche' l'unica caramella decente l'ho pescata la settimana scorsa e adesso sono rimaste solo quelle schifose! - rispose il simpatico maghetto.
Sempione mentalmente fece un nodo al fazzoletto, come aveva fatto ad immaginare una storia romantica con quello sbruffone, arrogante, protagonista principale, incapace a recitare, bastardo di un maghetto?
Cambio' argomento.
Avete dato un occhiata alla cartellina che ci ha dato la professoressa Mc Gramma? - chiese
Si, rispose Ronf, pare che anche a Darkbog ci siano quattro classi!
Carmine prese un foglio e lesse ad alta voce:

Mandate con fiducia i vostri giovani maghi all'istituto magico di Darkbog.
La pantofola magica, appartenuta al grande arcimago Bollitus Salsaverde rivelera' quale classe e' la piu' adatta per loro.
Portasfiga? Sempretorto? Menagrami? Crampisecchi?
Nel nostro istituto troveranno la giusta collocazione, ottimi insegnanti e regole ferree.
Caspita, sembra uguale in tutto e per tutto ad Infarts! - disse Ronf
Gia', sono sicuro che ci troveremo bene, speriamo solo che ci mettano tutti nella stessa classe - aggiunse Carmine
E comunque se cosi' non fosse non mi dispiacerebbe troppo - disse Sempione fissando Larry.
Ma non ottenne risposta, il maghetto stava guardando pensieroso oltre il finestrino con la sua classica espressione da Playmobil, quando avrebbe agito l'obscuro signore? Di quali terribili mezzi si sarebbe servito? Alla mensa di Darkbog ci sara' lo zabaione sfavillante?
(continua)
 
 
Current Location: sul taxi
Current Music: Eldar Djangirov - what is this thing called love
 
 
bustone
La notizia sconvolse i ragazzi che troppo provati per continuare a chiaccherare allegramente, si diedero la buonanotte, l'indomani avrebbero chiesto a qualcuno istruzioni per il viaggio.
Sempione si infilo' sotto le lenzuola ma dopo un ora ancora non aveva chiuso occhio.
Per quanto ci provasse non riusciva a prendere sonno.
Provo' a trasformare le pecore in maglioni, a contare fino a undicimiliardi nei due sensi di marcia, a fare l'elenco dei presidi di Infarts che si erano succeduti e di tutte le invenzioni magiche che avevano cambiato la storia ma neppure la noiosissima parte relativa alle magie per i foruncoli fu di qualche aiuto.
Rimase li' con gli occhi sbarrati nel buio a rimirare le travi del soffitto.
Perche' erano stati scelti proprio loro? Perche' erano tutti studenti appartenenti alla casa dei Ghirigoro?
Perche' tre ragazzi e una ragazza?
E perche' non c'era un cane con loro? Di solito c'e' sempre un cane, anche nella banda dei cinque, gli Hardy Boys hanno un cane, e ne ha uno Charlie Brown e ne ha uno Topolino e loro
nemmeno un botolo qualunque.
E poi perche' tre personaggi principali e una comparsa come Carmine?
Larry si sarebbe mai accorto che lei se lo filava?
E ronf avrebbe mai smesso di starle dietro?
E la ovvia dipartita di Carmine sarebbe stata dolorosa?
A forza di domande si addormento'.

Giunse il mattino, quando la ragazza si alzo' aveva sotto gli occhi due borse cosi' grandi che neppure sei incantesimi estetici "Reducto" diedero il minimo risultato.
Si vesti' con la solita divisa e scese in sala mensa.
Al suo arrivo il silenzio calo' sopra tutti gli astanti ma a sentir bene anche sotto non volava una mosca.
Raggiunse il solito tavolo e durante la camminata si senti' addosso gli occhi di tutti e le sue orecchie captarono bisbigli e le chiappe la mano di qualche porco pervertito del terzo anno.
"Eccola... la prescelta... la secchiona... chiappe sode..." - questo senti', poi raggiunse il tavolo e si sedette.
Allora? - chiese ai compagni.
Non sappiamo ancora nulla - rispose Ronf, ma il preside ci ha detto che la professoressa Mc Gramma ci dira' tutto dopo colazione.
Infatti cosi' avvenne, dopo che tutti avevano lasciato la sala mensa per raggiungere le aule, arrivo' un gatto che si trasformo' in suricato, poi in bisonte, poi in narvalo, poi in cicogna, poi in antilope, poi in Kapibara, poi in wombato e infine nella professoressa Mc Gramma l'insegnante di trasformazioni.
Scusate ragazzi, spero di non avervi spaventato, l'esercizio e' tutto per un mago ed io ogni mattino mi faccio sempre un terzo del regno animale, cosi' per non perdere smalto...
Dunque partirete dopo le lezioni per la scuola di Darkbog, dentro questa cartellina ci sono tutte le istruzioni e le lettere di presentazione che dovrete consegnare al preside Olifante Severini, a proposito portategli i miei saluti, io e Olly eravamo nella stessa classe.
Eravate fidanzati? - chiese Carmine
Ma come ti permetti? La nostra era una grande amicizia con radici solide che si erano gia' formate fin dai primi giorni in cui...
Lei avrebbe voluto ma lui non ci sentiva - sussurro' Sempione all'orecchio di Larry
La professoressa concluse il racconto, poi li saluto' raccomandandosi di arrivare a Darbok prima del buio.

I quattro giunti in classe trovarono Fortunello Ferretti, il professore di difesa contro la sfiga, che dettava il testo della verifica.
Ah alla buon'ora - disse rivolto ai ritardatari
Scusi prof ma la professoressa Mc Gramma ci ha trattenuto in sala mensa...
Ah va bene, va bene, forza ai vostri posti, dunque dicevo: In una prinz verde ci sono quattro suore vestite di viola, una di queste dopo essere uscita dall'auto passa sotto una scala un attimo prima che un gatto nero le attraversi la strada.
Calcolate la percentuale di sfiga, quanti e quali amuleti sono necessari perche' alle donne non accada nulla.

Il problema era assai difficile ma per fortuna Sempione dopo averlo risolto, passo' la soluzione agli altri.
Il resto della mattinata passo' rapido e i quattro si ritrovarono al cancello di Infarts prima di dire Sim Sala Bim
Li' ad attenderli c'era la carrozza di Mefisto il tassista, uno zombi in putrefazione che aveva l'esclusiva di svolgere il servizio taxi per l'istituto magico.
Siete voi quattro quelli che devo portare a Darkbog? - chiese
Si! - risposero in coro
Va bene, accomodatevi e tu con la maglia rossa siediti qui accanto a me - aggiunse
Volete dire nel sedile del morto? - chiese Carmine
L'hai detto figliolo, l'hai detto - rispose
(continua)
 
 
Current Location: Appena fuori Infarts
Current Music: Peter Hammil - And close as this
 
 
bustone
Su Infarts scendevano lente le prime ombre della sera.
La falce della luna gia' spuntava dalle nubi e i profili dei monti lontani apparivano come fauci spalancate pronte a ghermire.
Ehi cosa vi sembrano quei monti? - chiese Ronf
Monti - disse Larry
Si, monti - ribatte' Hermione, perche? - chiese lei
Niente, niente... - rispose il ragazzo che non voleva essere preso per scemo.
Certo che tra queste vecchie mura a parte seguire le lezioni e studiare come matti e cercare di non perdere punti e sfuggire agli spettri assassini e risolvere intricatissimi enigmi e cercare di flirtare con quelli del secondo anno e fare scherzi ai prof c'e' da menarselo ne'? - disse Ronf.
Che ne dite se ci raccontiamo qualcosa qui davanti al caminetto? - chiese Sempione
Buona idea, chi comincia?
Comincio io, - disse la ragazza, pare che dato l'alto numero di iscrizioni qui ad Infarts, il preside abbia deciso di costituire una nuova casa, i Sempretorto...
Maddai! cosi' adesso il torneo di quindici sara' piu' interessante! - disse Ronf
Eh si ma adesso giu' in mensa staremo piu' stretti..
Vero, che sfigarts...
Poi pare che abbiano trovato un nuovo insegnante di porzioni
Davvero?
Si, questo e' davvero in gamba, dicono che sia in grado di dividere una torta in un qualsiasi numero di fette!
E avete saputo chi ci insegnera' quest'anno difesa contro la sfiga?
Pare che ci tocchera' di nuovo Fortunello Ferretti...
Oh no, quello farebbe addormentare anche un cinghiale mannaro tarantolato...
... Senza contare che l'unica cosa che gli interessa e' la collezione di trifogli...
E ha sempre quella mano attaccata al cavallo dei pantaloni...

Uno strillo-messaggio magico distolse i ragazzi dalla conversazione

Studenti di Infarts, qui e' il vostro preside Emeritus Imbecillis Arterio Saverio Orazio Martino Santippe Sarvego Leppegus Alvin Sisente che vi parla.
Devo comunicarvi che la nostra scuola ha aderito al programma di gemellaggio con altri istituti magici, percio' alcuni tra i nostri studenti piu' meritevoli si recheranno per una settimana alla scuola di Darkbog dove avranno l'opportunita' di provare nuove esperienze.
Adesso leggero' l'elenco degli studenti, prestate attenzione o vi lancio uno squaresimo che passerete le vacanze di Natale seduti nei bagni infestati dell'ala ovest.
Gli studenti che andranno a Darkbog saranno Ronf Ue'slei, Sempione Ginger, Larry Squotter e Carmine Loiacono, grazie a tutti per l'attenzione!
Ma come, solo noi? disse Sempione, ma come e' possibile... - ripete' incredula
secondo me qui c'e' sotto lo zampino di chi-so-io - aggiunse
E se chi-sai-tu e' lo stesso che so-io... - aggiunse Ronf
Allora sappiamo tutti che c'e' sotto lo zampino artigliato dell'obscuro signore - concluse Larry
Si ma io cosa c'entro? - chiese il ragazzo che era appena entrato nella sala senza far rumore.
Sei Carmine vero? - chiese Sempione
Il ragazzo annui'
Sai perche' i membri dell'equipaggio dell'Enterprise con la divisa rossa si uniscono alle missioni? - continuo'
Il ragazzo fece di no con la testa
Meglio cosi', si vede che sei anche tu meritevole! - concluse la ragazza.
(continua)
 
 
Current Location: Infarts sala dei Ghrigoro
Current Music: A Triggering Myth - Twice Bitten
 
 
bustone
19 October 2009 @ 04:54 pm
Ci sono luoghi ove riponiamo le masserizie.
Camere di decantazione, collocazioni pro-definitive, cubicoli contro i sensi di colpa e stipi del non si sa mai.
Perche' quando qualcosa e' vetusto, obsoleto e di nessuna utilita' difficilmente lo buttiamo via.
Perfino quando siamo alle corde, abbiamo rimandato l'irrimandabile e dobbiamo scegliere se far spazio o andare a vivere sulle scale riusciamo a trasformare il "Buttar via" in "Spostalo da qualche parte".
Abbiamo cantine, soffitte, dispense, garage e ripostigli pieni di cose.
Oggetti inutili ordinatamente conservati, scatoloni di oggetti inutili sigillati, elenchi in ordine alfabetico di oggetti inutili perche' "se servono" si trovano prima.
In realta' ci sono solo due possibilita'.
La prima e piu' reale, e' che NON verra' mai il giorno in cui ci servira' un oggetto tra quelli stipati nel garage.
La seconda e' che nel caso ci servisse davvero non riusciremo MAI a trovarlo.
E' agghiacciante constatare che tutti conserviamo gli stessi oggetti. Se ne deduce che se avessimo bisogno, e ne fossimo sprovvisti, potremmo tranquillamente chiederli in prestito al nostro vicino.
(Questo non accadra' mai per buona pace di tutti i vicini).

Il mobiletto da bagno in plastica bianco-nera e' un classico.
Costruito con un design che sorvola le epoche senza mai trovare l'opportuna collocazione e' gelosamente conservato per l'evenienza nota come: "Casa di campagna".
Motivazione: E metti che prendiamo in affitto una casa di campagna sulle alture e nel bagno non c'e' il mobiletto...

Le reti da letto sfondate se ne stanno appoggiate alla parete e non aspettano altro che essere sfiorate per crollarci addosso.
Anni di dormite le hanno rese inutilizzabili ma sono conservate per l'occasione: "Visita parenti".
Motivazione: E se viene la zia Clotilde con le sue sorelle vorrai mica che le mandiamo a dormire in albergo no?

I lampadari, quelli con dodici lampadine e i cristalli iridescenti, quelli con le catene modello galeone spagnolo, quelli da cucina di plastica arancio con la circolina e la maniglia per alzare/abbassare, se ne stanno tutti sul ripiano piu' alto per l'occasione: "Luce di emergenza"
Motivazione: Metti che saltano contemporaneamente tutti i lampadari della casa...

Alcune tristi teste impagliate di animaletti spuntano da scudi di legno.
Fissate a chiodi occasionali guardano quel gran casino con espressione assorta.
Chi ha avuto il coraggio di freddare un povero cerbiatto non ha avuto quello di concludere la saga buttando la sua povera effige nel cassonetto.
Se potessero parlare credo varrebbe la pena di sentire cosa hanno da dire.
Occasione: Ricerca del figlio sugli ungolati
Motivazione: Se lo porti in classe ci fai un figurone!!!

Infine c'e' sempre un posticino dedicato al bricolage: Barattoli con un dito di vernice secca sul fondo, cassette piene di chiodi arrugginiti, cacciaviti spuntati, seghe sdentate, serrature senza chiave, lucchetti chiusi, lime senza manico sono solitamente contenuti dentro cassette di legno che in passato contenevano vino.
Se la scritta: "Merlot Zonin" fosse sostituita con "Tetano assicurato" sarebbe piu' opportuno.
Prosit
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bustone
15 October 2009 @ 11:41 am
L'uomo non riesce a stare fermo.
Prendete chiunque, ditegli di stare immobile e lui si opporra' con tutte le sue forze.
Alcuni, come gli uomini-statua che si trovano nelle strade, hanno fatto dell'immobilita' una vera e propria arte e perfino le sentinelle nelle guardiole sono curiosita' da fotografare.
Dunque star fermi non ci piace proprio, ecco perche' una delle piu' grandi invenzioni dell'ultimo secolo e' senz'altro la gomma da masticare.
La sua origine si perde nella notte dei tempi, i Maya masticavano chewingum, non sappiamo se facevano i palloncini ma le loro mascelle erano in perpetuo movimento proprio come le nostre.
Il chewingum viene chiamato in diversi modi, un po' come avviene con i funghi:
Gomma, cingomma, cicles, cincingomma, etc
Io dicevo: "Hai mica una ciunga?" e a pensarci ricorda il rumore che fa la gomma quando viene masticata.
L'attrito sui denti, lo sciabordio della saliva e la naturale amplificazione del cavo orale producono proprio quel verso.
Fuori dai bar c'erano piccole macchinette, legate con la catena per evitare furti.
Erano piccoli flipper o altri marchingegni che regalavano in aggiunta una bilia di vetro se si riusciva a centrare un bersaglio. Contenevano gomme multicolori a forma di pallina.
Gomme dalla crosta dura come un sasso e dal sapore fantasma, dopo il primo istante era come masticare la guarnizione della caffettiera.
Ricordo che nella latteria dove compravo la merenda vendevano le lance.
La carta rossiccia con motivi indiani avvolgeva una lunga gomma piatta dal vago sapore di fragola.
Molto meno gustosa ma con la sopresa era la ciunga "Paperon dollars" avvolta da una carta a righe rosse e gialle. Conteneva una banconota. Si potevano trovare diversi tagli e raggiunta una certa cifra c'era la possibilita' di ricevere premi.

Se eri una persona seria, pero', dovevi masticare esclusivamente Brooklin, la gomma del ponte.
Si potevano trovare all'interno della confezione tagliandi che davano diritto ad un premio.
Biciclette, motorini, chopper, viaggi e il piu' ambito: l'auto Mini Minor.
Sul mercato non c'e' stato null'altro per molto tempo finche' negli anni 80 due prodotti hanno portato una vera e propria rivoluzione: le center fresh e le big bubble. (se non sbaglio della stessa marca)
Le prime, a meta' tra una gomma e una caramella ripiena, (se dimenticate nella tasca dei pantaloni poi affidati alla lavatrice producevano un danno paragonabile a quello di una petroliera con una falla), le seconde esageratamente grandi erano adatte per la realizzazione di palloni enormi (ricordate la Daniela Goggi e il suo tormentone: E' piu grande il suo pallone e tra i denti e' un morbidone?).
La leggenda metropolitana secondo la quale il grasso di topo facesse parte degli ingredienti non intacco' il successo che resiste ancora adesso (si trovano in numerose varieta' di gusti e anche in una versione extra grande capace di produrre vere e proprie mongolfiere).

Tra le pubblicita'- icona riporto qui quella che a molti fara' scendere la lacrimuccia.
Sorvolate sui luoghi comuni e apprezzate il resto.
La canzone e' spettacolare (scritta da Giorgio Fossati e poi cantata da Joe Cerisano) e c'e' tutta una storia narrata con il sapiente uso di flashback e riprese in primo piano.
La sequenza "Onda che si frange" e "Gomma che si piega per entrare in bocca" dona un tocco di classe che nemmeno Truffaut.
La pioggia che riga i vetri, il tema del ritorno, la divisa gettata al vento, il finale a sorpresa, la voglia di liberta', le luci, i colori e i sentimenti sono qui affrontati con arte e ficcati con gusto (eh eh) dentro la sottile barretta di Gomma.
Lui mastica e ricorda il sapore dei suoi baci, lei dimostra il suo amore sopra l'incarto di una gomma.
Credo che nessun'altro sia mai riuscito a far dire cosi' tanto ad un pezzo di gomma.
Consiglio la visione, vado a scartarmene una.

...I'm headin down this road again dont know what's waiting there for...


http://www.torinointernational.com/spot80/spot/perfetti-brooklyn-chewing-gum-back-home-1987.html

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bustone
12 October 2009 @ 04:46 pm
Lo sapevo che se continuava sto caldo, alla prima ramata d'acqua me lo venivano a chiedere.
E infatti l'altro giorno, mentre ero li', mi hanno detto se andavo a funghi.
Cio' detto che erano mille anni che non andavo ma hanno insistito tanto, cosi' tanto che io avevo finito le musse a mia disposizione. Non cio' gli stivali e non cio' il cestino e cio' una verruca sotto il piede ma quelli al mattino si sono presentati sotto casa ed erano le cinque e se non chinavo giu' si mettevano a suonare il classon e avrebbero svegliato tutto il condominio.
Cosi' ho pensato all'amministratore che mi mandava una raccomandata e poi il vicino che si puliva i piedi sul mio zerbino e la signora Pondelli che mi chiudeva la porta dell'ascensore in faccia e tutto questo perche' avevo schiamazzato.
Allora sono sceso e sono salito in macchina con quelli del circolo per andare a funghi.
Sulla panda 4x4 di Parodi eravamo in cinque, belin piu' stretti che le anciue nella cassetta.
C'era la musica, mi sembrava rock e un po' di spussa come di cane bagnato che veniva dal plaid del sedile.
Abbiamo preso l'autostrada e siamo usciti dopo un casino di tempo perche' la panda non va un belino, comunque in giro non c'era nessuno e quello del casello ci ha guardato come se fossimo scemi e io cio' fatto la faccia come per dire che io non volevo ma non so se ha capito.
Quando poi Parodi si e' fermato eravamo vicini ad un bosco e c'era un altra macchina.
Belin c'e' qualcuno che cia' preceduto! Ha detto Traverso ma poi si e' avvicinato e ha visto che c'erano due che becciavano e cosi' tutti si sono tranquillizzati a parte i due che beciavano che sono partiti a razzo dopo un minuto.
C'era la nebbia e faceva freddo, io ho chiesto se potevo aspettarli in macchina ma loro mi hanno detto se ero scemo a perdermi la natura e se ero un uomo o un coniglio.
Io ho risposto: Un coniglio! Speravo che magari quegli animali dormono mentre gli altri vanno a funghi ma era solo una battuta tante' che hanno chiuso la macchina e via a funghi!
Parodi si e' infilato la chiave nelle braghe e io ho cominciato a pensare che se la perdeva era un casino.
Mi sentivo come quei cani che li abbandonano o quella fiaba di Pollicino che seminava dietro i sassi cosi' stare dietro agli altri era la mia unica preoccupazione.

Abbiamo camminato non so quanto, dentro la giacca sudavo e mi colava il naso e c'era un umido che avevo tutti i vestiti appiccicosi.
I funghi c'erano, cosi' sembrava.
Parodi si inerpicava come le capre e diceva che la fortuna aiuta gli audaci.
"Guarda che bestia questo qui!" - diceva
"Questo qui pesera' due chili!" - rispondeva Gaggero
Io non vedevo niente, se guardavo per terra prendevo un ramo in testa, se guardavo in alto scivolavo sul leppego e prendevo delle ginocchiate in terra che va ben.
Dopo un po' mi sono detto che era meglio se anche io provavo a raccogliere i funghi, tanto ero li'.
Ma mentre gli altri continuavano a trovarne io non vedevo niente.
Pietre, foglie, rami, un barattolo di piselli vuoto e nient'altro.
A farla breve era l'ora di pranzo e tutti avevano dei cesti cosi' pieni che i funghi cadevano dal bordo mentre nel mio c'erano solo delle foglie, due castagne e il cellulare che in tasca mi dava fastidio.
Ad un certo punto Parodi si e' imbelinato giu' da una ripa, belin i funghi sono volati e lui ha bestemmiato.
Allora gli altri prima hanno posato i cesti in terra, cianno messo sopra le foglie di castagno e poi sono andati a vedere.
E cosa facciamo adesso? Diceva Traverso
Io ci ho detto che dovevamo chiamare la fortuna che se eravamo audaci ci aiutava ma a Parodi non ci sembrava una buona idea e ha continuato a bestemmiare piu' forte.
Poi sono scesi giu' Gaggero e Lenci e dicevano che si era fratturato un braccio ma da come ce lo aveva piegato per me era rotto, comunque volevano chiamare la croce e intanto Parodi si lamentava e bestemmiava a turno.
Allora Traverso piglia il cellulare e non c'e' campo, per farla breve nessuno ciaveva campo tranne il mio che aveva cinque tacche di campo.
Allora cominciano: dai chiama la croce e ci dici che c'e' un ferito ma io non ne avevo voglia che parlare coi sconosciuti mi genava e poi mi giravano le balle di usare i miei soldi che a funghi non ci volevo nemmeno andare.
Allora Parodi tra un lamento e una bestemmia mi dice che se non chiamo mi rompe la faccia cosi' chiamo.
Risponde l'operatore Renato 74 e mi dice che cosa voglio. Ci dico che c'e' stato un incidente e lui mi chiede dove. Ci rispondo nel bosco e lui dice quale bosco, so per caso le coordinate GPS?
Me lo chiede lui se so le coordinate e per non farci brutta figura ci dico che si le so e che c'e' uno che si e' fatto male e che si chiama Parodi, mi sembrava utile essere preciso ma delle bestemmie non cio' detto niente che anche a ripeterle e' come dirle e conta un peccato a bestemmia.
A quel punto Gaggero mi ha preso il telefono dalla mano e mi ha runsato da una parte, stava per parlare lui con Risponde l'operatore Renato 74 ma la batteria e' finita.
Non lo potevi mettere in carica sto cazzo di telefono?
Mi dicono cosi' ma io chi ero mago merlino che sapevo che Parodi cadeva? E poi io a funghi
nemmeno ci volevo andare.
Cosi' decidono che e' meglio tornare senza aiuto, cosi' tirano su Parodi che bestemmia sempre e poi torniamo verso la macchina.
Quando arriviamo li' lo sapevo che facevo bene a preoccuparmi, secondo voi Parodi ce l'aveva la chiave in tasca?
Deve essere finita nel bosco quando son caduto - dice
E mau belin e adesso chi ci torna nel bosco? - dico io
Uno deve stare con Parodi, gli altri pure e mi tocca tornarci a me se stavo zitto forse la scampavo.
Cosi' turna nel bosco e riconosco il punto perche' c'e' il cesto di Parodi, i funghi tutti intorno. Li rimetto nel cesto e poi mi metto a cercare ma non son buono a trovare un fungo e vuoi che trovo la chiave?
Torno indietro e sbaglio strada, sbuco in un punto mai visto e li' passa una macchina, belin di culo si ferma e mi danno un passaggio per casa, mi lasciano dal portone che neanche a farlo apposta e io per ringrasiargli ci regalo i funzi e ci dico di tenere anche il cesto.
Alla sera quando vedo la faccia di Parodi sul TG3 ancora un po' e mi viene un colpo.
Ma non era andato a funghi? Cosa ci fa sull'elicottero?
Va beh si vede che era un servizio vecchio, spengo e mi mangio tre Simmenthal che andare a funghi mette una fame...
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bustone
07 October 2009 @ 11:32 am
Era l'ultimo giorno dell'anno e faceva cosi' freddo che i passanti per scaldarsi si infilavano sotto le ascelle dei ghiaccioli all'amarena.
Per le strade tutti andavano di fretta, un po' per non congelare e un po' per tornare a casa in tempo per vedere l'ispettore Derrick puntata speciale festiva.
La piccola bambina pero' non aveva una casa in cui tornare e se avesse avuto un televisore lo avrebbe venduto per comprarsi da mangiare.

Magdala era povera; cosi' povera che si faceva la carita' da sola prendendo uno spicciolo dalla tasca destra e infilandolo in quella sinistra. Era una bambina gentile ed educata, non era insolito sentirla dire: "Grazie!" anche se non c'era nessuno davanti: aveva appena spostato lo spicciolino e si ringraziava per la generosita'.
La bimba per campare, pur in quel modo pietoso, vendeva accendini.
Piccoli accendini multicolori difettosi che si era procurata da un camionista bastardo.
Questi l'aveva usata come scaletta per raggiungere la motrice, come cuneo quando parcheggiava il camion in salita, e come cane da guardia quando si fermava all'autogrill e si strafogava di panini riscaldati.
Un mese di quei tristi servigi le aveva fruttato uno scatolone di accendini che la ingegnosa ragazzina avrebbe avuto intenzione di trasformare in cibo, vestiti e magari qualche oggetto di nessuna utilita' che l'avrebbe fatta sentire al pari delle sue coetanee.
Cio' che piu' desiderava era qualcosa con sopra la facciona di Hello Kitty
Un portacenere, un levaforfora, un battitappeto, andava bene ogni cosa purche' quella gatta dagli occhi fissi fosse stata in bella vista.

Magdala stava seduta sulla neve, la scatola in mezzo alle ginocchia e uno sguardo cosi' tenero e implorante che se avesse fatto a gara con Bambi lo avrebbe stracciato senza sforzo.
Nonostante gli occhi ammiccanti, la colorata varieta' degli accendini e il periodo che di solito stimola la generosita' verso i bisognosi, non aveva ancora venduto neppure un accendino.
Piu' passavano i minuti e piu' le sue condizioni peggioravano. La piccola aveva un freddo cane, la pelle d'oca e un sonno porco, non si era mai visto uno zoo degli orrori concentrato in cosi' poco spazio.
Quando il campanile suono' dieci rintocchi, la povera Magdala decise che pur contravvenendo alla prima regola dei venditori ambulanti (La merce va venduta integra) avrebbe fatto scaturire la fiammella di un accendino per scaldarsi un poco.
Ne scelse uno color fucsia e giro' la rotellina.
Non accadde nulla perche' era difettoso.
Riprovo' ed ecco apparire una piccola fiamma e alla bambina sembro' di scorgere qualcosa che pian piano prese forma.
Si ritrovo' all'IKEA e faceva caldo, la borsa blu che aveva a tracolla era piena di piccoli oggetti inutili dai nomi bizzarri, stava mangiando biscotti allo zenzero ed erano incredibilmente buoni. Dall'altoparlante stavano annunciando che solo per quel giorno le polpette sarebbero state servite con una doppia dose di marmellata di mirtilli e salsa segreta speciale.
Ma la fiamma si spense e la piccola Magdala si ritrovo' seduta sul solito, gelido, marciapiede.
Passavano i minuti e l'IKEA era un ricordo lontano quando decise di accendere una nuova fiammella, "Ancora questa e poi basta!" - penso' e giro' con difficolta' la rotellina perche' aveva le dita intirizzite.
Non accadde nulla perche' l'accendino era difettoso ma dopo qualche altro tentativo ecco che
un altra timida fiammella si sprigiono' e questa volta alla bambina apparve davanti un uomo.
Indossava un elegante completo cachi, e si presento' come Guido Angeli. Le parlo' a lungo di convenienza, praticita' e offerte irrinunciabili e dopo aver fatto uno strano gesto con le mani attacco' una ipnotica canzoncina che diceva: "Vieni in bici o in carrozzella ma vieni a Biella, ma vieni a Biella, vieni in auto o in torpedone perché Aiazzone ti piacerà".
La musica si affievoli' lenta fino a lasciare nella mente della povera ragazza uno strano senso di sconforto.
Come le sarebbe piaciuto andare in quel mobilificio ed essere ospite degli architetti a pranzo e cena ma era li' e se non fosse successo qualcosa ci sarebbe rimasta per sempre.
La luce della sera aveva ormai fatto la sua comparsa, per strada non c'era quasi piu' nessuno e nonostante la promessa decise che usare l'accendino per la terza volta non sarebbe stata poi quella gran tragedia.
La bimba aziono' la rotellina, apparve la fiammella ma per via del freddo quella si inceppo'.
Per non bruciarsi dovette lasciar cadere l'accendino che fini' nel tombino.
Ora nel sottosuolo si trovavano anche le cantine del condominio "La speranza" in special modo quella del signor Terzuti che distillava clandestinamente grappa.
L'accendino cadde sopra una piccola pozzanghera di liquore che prese immediatamente fuoco, da li' le fiamme raggiunsero la porta della cantina e bastarono pochi istanti perche'le botti colme di grappa ad alta gradazione alcolica fossero aggredite dal poderoso incendio.
Per il calore che proveniva da sotto, si sciolse la neve che copriva l'asfalto e la piccola Magdala si trovo' finalmente avvolta da un caloroso abbraccio che le ricordo' quello della sua mamma.
Qualche minuto dopo le fiamme raggiunsero il locale caldaie dove stava in attesa la cisterna del gasolio.
Il botto si senti' a tre isolati di distanza, l'esplosione sconvolse il palazzo, tutti i vetri si infransero e dalle finestre piovve giu' ogni cosa.

Magdala era la' sotto, illesa ed incredula, gli occhi rivolti al cielo e le braccia spalancate.
Quando un portacartaigienica di Hello Kitty arrivo' preciso nel palmo della sua mano mormoro' un timido "Grazie".
Attese qualche istante e poi si allontano' verso la periferia.
La' c'erano molti palazzi uguali a quello che ora stava bruciando, forse si sarebbe ripetuto il miracolo. "Chissa' che bel calduccio e quanti altri oggetti trovero' laggiu'!" - penso'.
Mise lo scatolone sotto il braccio, il portarotolo in tasca e spari' tra la folla.
I pompieri, con in testa quei buffi cappelli, correvano di qua e di la' come matti.
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bustone
06 October 2009 @ 10:55 am
Dopo il post a piu' puntate della storia ci vuole una sintetica vicenda che si risolva in una manciata di righe.
Dovrei riuscire ad ottenere l'effetto Haiku e non annoiare il lettore quindi se i post precedenti sono stati come il lento sbuffare di una pentola a pressione, questo deve essere come lo spruzzo di un deodorante.
Occorrera' risolvere tutto alla prima riga, una cosa tipo:

L'ispettore Barnard si avvicino' al maggiordomo e con un improvviso scatto lo afferro' per il braccio dicendo: "E' stato lei a mettere il veleno nella ciotola del gatto..."

Ok le righe sono gia' due ma per un minimo di trama concedeteme altre sei.

"Oh no!, non il mio Fuffi!" - esclamo' la donna crollando sulla poltrona.
"Mi dispiace..." - balbetto' l'uomo ormai rassegnato, "Ma quando ho visto il testamento e il nome di quel fottuto felino scritto in bella calligrafia non ce l'ho fatta a rimanere calmo e cosi' l'ho ucciso, forse non meritava tanto ma, dopo trenta lunghi anni di ineccepibile servizio in questa casa, nemmeno io".
"Su su, lo arresti, lo sbatta in cella, lo accompagni al patibolo!" - esclamo' la donna che si era ripresa un poco.
"Sta scherzando? Mi dispiace per il suo gatto ma la legge non prevede pene per questo reato, forse una multa da parte della protezione animali, ma per il resto..."

E le righe sono sette ma la conclusione e' arrivata.
Sappiate che non e' stato fatto del male ad alcun animale per la stesura di questa breve storia, Fuffi sta benissimo e ogni riferimento a persone cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Per i patiti delle note dopo la conclusione:

Fuffi fini' nel cimitero per animali di Devlin Hill ma durante la sepoltura la sua piccola salma fu scambiata con quella di Roxanne, una iguana del Madagascar morta schiacciata dalla caduta accidentale di un ferro da stiro.
La marchesa fu costretta a licenziare l'assassino e ad assumere un nuovo domestico. L'uomo piu' tardi si rivelo' un avido cleptomane che dopo aver sedotto la figlia e rubato ogni pezzo dell'argenteria scappo' in Messico dove fu ucciso da un proiettile vagante destinato ad un losco individuo che faceva affari importando illegalmente bottiglie di liquore con il verme.
L'ispettore Barnard e' ora in pensione e passa il tempo cercando di trovare la giusta combinazione di acqua distillata, sapone per i piatti e glicerina per creare bolle di sapone che possano resistere al forte vento che soffia vicino alla sua casa.

 
 
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bustone
Con una nuova calma ritrovata utilizzo' ancora il gesso e poi comincio' a studiare le bilie che rimanevano.
La sua attenzione fu attirata dalla bilia numero 4.
Se ne stava vicino alla sponda circondata da altre tre.
Ne sapevo abbastanza da capire che quello non era certo il tiro piu' facile del mondo ma evidentemente per l'uomo non presentava un grosso problema.
Quello che accadde dopo ha dell'incredibile ma non dovetti fare nessuno sforzo per arrivare a tanto.
Galliano si apprestava a colpire la bilia, e io mi piazzai di fronte a lui, appoggiato al bordo del tavolo.
Pensavo gia' al bidone del vicolo, ma avevo sottovalutato l'immenso potere delle donne.
Se era stato grazie alla geometria che l'uomo aveva vinto la prima partita, fu la forza di gravita' a giocargli un brutto scherzo.
Il mio seno, cioe' quello di Clara, era un magnifico esempio di avvenenza femminile.
L'uomo lo sapeva bene se era arrivato ad essere cosi' insistente.
Due meravigliose bilie da competizione che il reggiseno, per quanti sforzi facesse, non riusciva a contenere. La loro magnifica esuberanza avrebbe dato seri problemi alle solide catene di un ponte levatoio.
Basto' chinarsi un poco, e giuro lasciai fare al corpo, per lo meno all'inizio, e al resto pensarono loro.
Come due coniglietti curiosi che spuntano dal cestino ecco che quelle mozzarelle fiordilatte, fecero capolino dalla mia scollatura.
Improvvisamente l'uomo si trovo' davanti qualcosa che andava ignorato senza pero' averne la possibilita'.
Cerco' di non perdere la concentrazione, doso' perfettamente la forza ma la traiettoria fu incosapevolmente deviata.
Non c'era piu' una unica palla da dover considerare ma altre due e ben piu' succose, invitanti, ammaliatrici.
Il colpo parti' e la palla non sfioro' neppure la numero 4, come se avesse cambiato idea le passo' accanto per andare a colpire in pieno la numero 8 che fini' in buca senza troppa convinzione.
"Pare che abbia vinto la sfida" - dissi alzandomi in piedi, se le tette avessero avuto la bocca avrebbero urlato di gioia.
"Una maledetta sfortuna, non capisco" - disse Galliano rosso in viso per la vergogna.
"Forse e' successo perche' non indossa questa!" - dissi sfiorando la catenina e facendola dondolare, la lunga ombra proiettata sul panno si muoveva in perfetta sincronia.

L'uomo stava immobile con la stecca in mano come fosse stato un pescatore che ha perso la preda piu' grande della sua vita.
Sapevo di dover agire in fretta arrivata a quel punto, non potevo pretendere troppo dalla fortuna e le parole che gli rivolsi erano quanto di piu' misurato riuscii a pensare.
"Adesso andro' via e non ci vedremo mai piu'. Non sono superstiziosa ma e' evidente che quella fiche ha su di lei un grande potere, per questo gliela lascio, spero che possa interpretare il gesto come un ulteriore sigillo sul nostro accordo."
Don Galliano non disse una parola, solo mosse la testa in quello che interpretai come un si.
Poi posai la stecca e mi incamminai verso l'uscita. Dal riflesso sul vetro della porta notai l'uomo che si metteva al collo la catenina, nonostante tutto sorrideva.
Nessuno mi fermo', una volta fuori mi levai finalmente quelle maledette scarpe e salii su un taxi dove crollai sul sedile come se il corpo fosse improvvisamente diventato di gelatina.

Arrivai a casa mezz'ora dopo, il cameriere tradi' con un sorriso la solita espressione di circostanza, oso' perfino un: "Tutto bene lady?" al quale risposi con un sorriso di rimando e una sola parola: "Benissimo".
Mi precipitai verso il vaso, ne estrassi la chiave, aprii la porta e grazie al cielo trovai il mio vecchio corpo che ancora giaceva addormentato.
Avvicinai l'orecchio al petto, il cuore batteva con regolarita'. Sarebbe stato un bello scherzo del destino se dopo tutta quella fatica il mio corpo avesse scelto quel giorno per andare a vedere da vicino i cancelli d'oro del paradiso.
Mi sdraiai li' accanto, afferrai la mia mano e chiusi gli occhi.
Potevo finalmente tirare il fiato, ero incredulo e felice e se non fosse stato per il male ai piedi mi sarei sentito immortale.
Rimasi a contemplare il buio per un tempo che non saprei definire, poi un sussulto mi rivelo' che l'effetto del sonnifero stava per finire ed era arrivato il momento di fare il salto di ritorno e questa volta avrei dovuto tener conto dei tempi.
Un colpo di tosse fu il segnale, balzai e per un attimo, lo posso giurare, vidi i due corpi vicini e poi un dolore acuto in zona cervicale, segno inequivocabile che ero tornato ad abitare la mia legittima e malridotta crisalide.
La ragazza riunita in spirito e corpo si tiro' su all'improvviso come se avesse visto un fantasma.
"E' tutto a posto" - la rassicurai
"E' finito tutto" - aggiunsi
Lei si ritrovo' con la mano nella mia e la ritrasse d'istinto, se avesse saputo quanto lei era stata intima con me sarebbe sbiancata.
Piu' tardi, davanti ad una tazza da te', le raccontai come avevo fatto a convincere Galliano a non proseguire con le sue intenzioni. Qualcosa che aveva a che fare con certe mie conoscenze di cui non potevo fare cenni piu' approfonditi.
In sintesi una lunga serie di bugie che stavano in piedi a fatica ma che alla ragazza bastarono, era tanta infatti la sua gioia che non mi fece molte domande.
Me ne andai con la speranza che Don Galliano mantenesse la parola.
Mi feci staccare un cospicuo assegno pronunciando la cifra senza sensi di colpa, la ragazza non aveva problemi economici senza contare tutti i regali di Galliano.
Decisi di tornare a piedi, lentamente quanto le mie gambe cigolanti mi permettevano.
Arrivato a casa non mi levai neppure il vestito.
Mi sdraiai sul letto dopo aver buttato giu' un pugno di pillole blu, trovai che il colore fosse particolamente rilassante.
Chiusi gli occhi e pensando al seno di Clara, mi addormentai.

Sono passati venticinque anni da quel viaggio in treno che mi stravolse la vita oltre che il corpo.
Eppure, ogni volta che rientro nel mio io, mi sento a casa, e non importa se la tapezzeria intorno si stacca, se il divano e' scucito ed i tappeti sbiaditi.
Agli scherzi del tempo, ci sono affezionato.
 
 
Current Location: A casa
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bustone
"A cosa giochiamo?" - chiese don Galliano prelevando da uno sportello una custodia di pelle nera che sembrava quella di uno strumento musicale.
"A palla 8" - risposi, non avevo idea delle regole delle altre varianti e sperai che l'uomo non facesse storie.
"Bene, le bilie sono in quel cassetto" disse indicando il mobile, poi poso' la custodia sul biliardo, e dopo aver fatto scattare la serratura estrasse due meta' di una stecca nera, lucida come ossidiana.
Presi le bilie, le posai sul panno dentro il triangolo e poi scelsi una stecca.
La mia abilita' era tale per cui anche il manico di una scopa non avrebbe fatto differenza ma ne soppesai in mano un paio prima di controllare la bonta' di una terza e sceglierla come mia.
"Facciamo al meglio delle tre?" - chiese l'uomo che aveva assemblato la sua stecca come fosse il fucile di precisione di un cecchino.
Accettai, "Chi comincia?" - chiesi
"Oh sono un galantuomo, a lei l'onore!" - rispose facendo un inchino.
Giocare a biliardo con quelle scarpe era come giocare a shangai con i guantoni da box ma ho sempre pensato che una donna che si china sopra il panno indossando tacchi alti e un vestito come quello ha la capacita' di spostare le montagne, non ero nelle condizioni di fare a meno dei pochi vantaggi che avevo dalla mia parte.
Andai in fondo al tavolo, con gesti lenti ed esperti (speravo sembrassero tali) passai ripetutamente il gesso sulla punta della stecca.
Mi chinai, feci scorrere un paio di volte la stecca lungo le dita e dopo aver caricato il colpo colpii la bilia bianca che ando' a spaccare il castello con un rumore secco.
Nel guazzabuglio di traiettorie imprevedibili capito' che la biglia colorata numero 3 fini' nella buca centrale.
"Dunque a me toccano le rigate" - disse Galliano, "Le mie preferite" - aggiunse
Ero arrivato fin dove i miei poveri rudimenti mi potevano portare, da li' in poi sarebbe stato territorio inesplorato.
Durante i pomeriggi trascorsi al circolo degli anziani rimpiansi di aver preferito lo scarabeo al biliardo.
In verita' non ero bravo a calcolare le traiettorie quanto a comporre le parole ma in quella situazione mi sarebbero servite solo per scrivere il mio epitaffio.
Iniziai ad osservare la posizione delle biglie colorate.
Ogni possibilita' mi pareva troppo complicata, ogni traiettoria impossibile. La bilia 1 era lontana dalla buca ma forse sarei riuscito a effettuare un tiro di sponda, ci provai.
La bilia rotolo' decisa nella buca d'angolo, il piu' sorpreso ero senz'altro io.
Confesso che usare quel corpo che ubbidiva alla perfezione ad ogni mio comando, era fantastico.
Le mani prive di ogni tremolio, i muscoli saldi, l'equilibrio e la flessibilita' eccellente.
Nella scia di quel tiro andato a segno ne feci seguire altri quattro.
Cercai di curare sopratutto l'aspetto "stuzzichino" sculettando ad ogni passo e lanciando in direzione dell'uomo occhiate capaci di sciogliere una torta gelato.
Don Galliano dal canto suo rimaneva immobile nell'ombra reggendo la stecca come fosse stata la lancia di un guerriero Masai che scruta la savana.
Che considerasse il gioco sopra ogni umana speme?
Mancava la palla numero due e poi mi sarei potuto dedicare alla 8 ma la mia fortuna fini' con un tiro troppo debole.
Il turno passo' all'uomo che pur partendo in grande svantaggio, spietatamente comincio' a eliminare le proprie bilie una dopo l'altra andando a concludere la partita con la bilia 8 promessa e dichiarata nella buca di centro.
Quando ogni rumore cesso' disse: "E una" e comincio' a ricostruire il castello.

Tocco' a me cominciare anche la seconda partita.
Mentre usavo il gesso sulla stecca ne lasciai cadere un poco sulle mani che avevano cominciato a sudare.
Quell'uomo era un campione ed io ero un dilettante, certo conoscevo la storia di Davide e Golia ma in quel preciso momento mi sembro' solo una antica leggenda.
Mi posizionai per rompere il castello, cercai di ripetere il tiro fortunato della partita precedente ma le cose andarono peggio.
Nessuna bilia fini' in buca e il gioco passo' all'uomo che aveva assunto la stessa espressione di un bimbo che e' rimasto chiuso nella pasticceria.
Comincio' a girare lentamente intorno al tavolo come un leone con un gregge di pecore zoppe.
Quello poteva essere l'inizio della fine, della mia fine.
Come fossero perle infilate in una collana, butto' le bilie colorate una dopo l'altra in buca.
Quando mancava solo la 8 per concludere si scosto' dal tavolo, lentamente ando' verso il mobile e preso un gessetto comincio' con cura maniacale a passarlo sulla punta della stecca.
Immaginai un plotone di esecuzione che carica il fucile, quel tiro mi avrebbe ucciso.
"Palla 8 in buca centrale" - dichiaro', un tiro facile che chiunque avrebbe eseguito con successo.
L'uomo si chino', carico' il colpo, colpi' la biglia bianca che intercetto' la numero 8 mandandola con precisione in buca, non poteva accadere diversamente.
Il rumore della bilia che cadeva mi arrivo' con la stessa violenza di una martellata sulla fronte, chiusi gli occhi ma qualcosa non andava come avrebbe dovuto. Perche' Don Galliano non stava esultando?
Riaprii gli occhi, osservai il suo viso che era ancora concentrato sul panno, non capivo, seguii
il suo sguardo e scoprii il motivo che aveva pietrificato l'uomo. La bilia bianca dopo aver fatto il suo dovere, non contenta aveva cominciato a muoversi curiosa verso la buca, come se avesse voluto vedere che fine aveva fatto fare alla sorella.
Dopo istanti interminabili cadde in buca, invalidando il colpo e regalandomi la partita.
Sul volto tirato dell'uomo era sparita ogni ombra di gioia, l'espressione era quella di chi deve contenere una grande rabbia e vuole farla finita al piu' presto prima di esplodere.
Dopo aver sistemato le bilie nel triangolo, cosa che gli lasciai fare da solo, si posiziono' e colpi' la bilia bianca con una forza tale da spaccare in due una noce di cocco.
Quella si scaglio' contro il castello con un rumore simile a quello che farebbe la prua di un rompighiaccio contro il pack gelato.
Le biglie schizzarono via impazzite come folla dopo lo scoppio di una bomba, dopo decine di collisioni e rimbalzi fini' in buca la numero 2.
Dopo di questa tocco' alla 1, poi alla 3 e solo dopo altre due la sua espressione cambio'.
(continua)
 
 
Current Location: Nella sala da biliardo
Current Music: Kenny Werner - Lawn chairs
 
 
bustone
Forse per l'uomo ero una volpe finita nella tagliola nascosta nel bosco e la paura che traspariva dal mio viso doveva riempire l'uomo della stessa ebrezza del cacciatore che ha catturato la preda. Dopo aver posato il bicchiere vuoto sul pavimento si fece piu' vicino.
Cosi' vicino che la sua mano, al cui polso stava aggrappato l'orologio piu' kitsch che mi fosse mai capitato di vedere, comincio' a carezzarmi una spalla.

Quando qualcuno mi presta qualcosa ho l'abitudine di averne la massima cura.
Se e' un libro lo ricopro con una copertina supplementare, se e' un ombrello mi preoccupo di farlo asciugare per bene prima di ripiegarlo e la stessa cura avrei voluto riservare a quel corpo che si poteva considerare a tutti gli effetti in prestito.
Ora quella mano non la sopportavo e mi metteva a disagio.
Sapevo purtroppo che quello era solo l'inizio, non appena ai cavalli della lussuria fosse capitato di scorgere la minima breccia nello steccato delle buone maniere, sarebbero partiti al galoppo, travolgendomi.
Quell'uomo mi stava appiccicato come una figurina all'album, sentivo l'odore del suo alito, un misto di alcol, fumo e olio fritto, osservavo i peli del petto che si perdevano dentro la vestaglia e fu allora che notai la catenina.
Un filo d'oro a maglia stretta si infilava deciso tra i peli come un serpente nella giungla.
"Che cosa e' questa?" - dissi mentre insinuavo una mano nel suo colletto e la sollevavo.
Come se avessi preso un pesce all'amo tirai fuori un piccolo disco luccicante: era una fiche da dieci dollari di quelle usate nei casino'.
"Il mio portafortuna!" - rispose Galliano stringendo la mia mano che stringeva la fiche.
"Questo pezzo di plastica ha una lunga storia, veramente e incredibilmente lunga" - disse levandosi poi la catenina e lasciandola cadere nella mia mano aperta, lo intepretai come un segno di fiducia nei miei confronti. Era calda al contatto, dovetti resistere all'impulso di gettarla via come fosse edera velenosa.
"Ha solamente un valore squisitamente simbolico" - prosegui', "Certo al Blue Pearl di Rhino vale i pochi soldi che promette ma c'e' di piu'".
Se l'uomo avesse continuato a parlare avrei potuto guadagnare tempo, in quel momento avevo un disperato bisogno di pensare e in fretta.
Don Galliano prosegui': "Una serata assolutamente sbagliata quella volta, quando la fortuna caparbiamente non volle girare e per quanto ci provassi non riuscivo a far nulla di buono.
Avevo stupidamente bevuto troppo e il mio cervello annaspava nella speranza di vincere finalmente qualcosa, abbastanza per poter considerare la serata superata con successo e poi
andare a dormire placidamente. Ma non c'era verso, rimasi al verde, completamente al verde.Al tavolo tutti avevano davanti montagne di soldi e io solo un desolante vuoto.
"Signore mi trovo costretto a suggerirle di lasciare il tavolo se non ha piu' denaro con se " - disse il croupier e stavo per tirar fuori la pistola e freddarlo come un cane quando la mano non incontro' il fidato calcio di madreperla ma una fiche.
Era piccola, fredda e sola.
La tirai fuori per osservarla alla luce, dieci dollari il valore, il biglietto che di solito uso per accendermi il sigaro ma c'era qualcosa in quel ritrovamento, quel pezzetto di plastica pareva avvolto da una strana nebbia luminosa. Ora penso che forse fu l'alcool a farmi sembrare mistico il momento ma decisi di fidarmi di quel minuscolo dischetto e lo posai sul piatto.
Fu come il primo mattone di un grattacielo, la fortuna si accorse improvvisamente di me e da li' a poco avevo con me tutti i soldi del tavolo e la soddisfazione impagabile di osservare le facce sbalordite degli altri giocatori.
Quando poi andai a cambiarli mi tenni questa fiche, e da allora non me ne sono piu' separato".

"Una bella storia piena di stronzate" - pensai
Quel tipo aveva visto troppi western e ora pensava di essere diventato una specie di pistolero con le visioni ma mi aveva nonostante tutto mostrato un piccolo appiglio che potevo forse sfruttare per cominciare la lunga e difficile ascensione verso la liberta'.
Ero abbastanza convinto che una donna con dentro un uomo ha dei vantaggi non trascurabili nei confronti di qualunque ciccione mafioso.
Era su quello che dovevo concentrarmi, pensare a come avrei agito io e di conseguenza lui, prevenire le mosse e progettare una strada lungo la quale avrei potuto condurre Galliano per mano.
"Le piace giocare?" - chiesi
L'uomo si avvicino' e mi mise una mano sul ginocchio, forse dovevo riformulare la domanda.
"Vuole dire al dottore Clara?" - chiese strizzando l'occhio.
"No, intendevo le sfide" - risposi senza badare alla sua mano, se avesse sospettato che non avevo la minima intenzione di concedermi sarei uscito di li' dentro un corpo morto.
"Amo il rischio, sfidare la fortuna e misurarmi, questo si, anzi le voglio far vedere qualcosa" - disse, e mi prese per mano.
Lasciai il mio bicchiere ancora pieno accanto al suo e seguii l'uomo.
Ci avvicinammo ad una porta che l'uomo scosto' prima di mettersi da parte e farmi spazio, entrai, si accesero le luci che andarono ad illuminare una sala le cui pareti erano interamente occupate da numerosi quadri ad olio di grandi dimensioni: velieri sopra mari in tempesta, colazioni sull'erba, cavalli al galoppo, un paio di nature morte e un ritratto dai toni scuri di un uomo dalla lunga barba bianca.
In cima alla libreria notai una lunga fila di coppe, al centro un biliardo si mostrava come il principale elemento d'arredo.
Le gambe di legno nero erano scolpite a formare enormi zampe leonine, tre lampade illuminavano con precisione chirurgica quella perfetta e liscia superficie blu, intorno era stato riservato lo spazio necessario per muoversi con comodita'.
"Gioca a biliardo?" - chiesi anche se la domanda era scontata.
"Sono un campione modestamente" - disse Galliano alzandosi in punta di piedi con fierezza".
"Allora potremo sfidarci" - dissi
"Oh saro' lieto di giocare con lei, potrei insegnarle perfino qualche trucco" - rispose gongolante.
"Ma io intendevo una vera sfida, con un premio in palio, altrimenti che gusto c'e'?" - dissi sperando che l'uomo si lasciasse andare.
L'uomo rabbrividi' visibilmente, forse ero riuscito a scovare il punto dove far leva.
Pensando alla situazione ero arrivato a supporre che all'uomo forse non interessava una storia d'amore ma era affascinato dal territorio inesplorato che lei rappresentava.
Ero convinto che si sarebbe comportato come un bambino che desidera il gioco in vetrina e dopo averlo ricevuto lo butta nella cesta con gli altri o peggio lo calpesta fino a farlo a pezzi.
Cosi' invece che pregare l'altissimo come facevo di consueto, mi affidai all'inferno e in particolare al demone del gioco che l'uomo portava in groppa.

Conquistare una donna con la forza era la strada che aveva sempre percorso ma vincerla al gioco sarebbe stata una cosa misteriosa, stimolante, un nuovo terreno di caccia.
Senza piu' dire una parola aziono' un interruttore che stava sul muro e una parete scorrevole dell'armadio si apri' rivelando una rastrelliera piena di stecche allineate come i ferri di una
ringhiera.
Mi avvicinai al tavolo e appesi la catenina alla lampada.
"Se vinco prendo questa e me ne vado per sempre" - dissi fermando il dondolio della fiche come fosse stata una mosca fastidiosa.
L'uomo degluti', cercava di pensare a qualcosa da mettere sull'altro piatto della bilancia, qualcosa di altrettanto prezioso...
"Se perdi ti faro' mia su questo stesso tavolo e quando avro' finito tocchera' ai miei uomini e alla fine buttero' quello che rimarra' di te dentro il bidone nel vicolo". - disse tutto d'un fiato.
All'udire quelle parole tocco' a me degluttire e non mi consolo' il fatto che alla fine me ne sarei comunque andata via di li'.
"Allora preparati perche' ti faro' il culetto a strisce" - dissi con voce sicura e le mani sui fianchi.
Don Galliano lancio' in aria una risata sonora che fini' per scontrare il soffitto, rimbalzare tra i quadri della parete dietro di me e piantarsi nella mia colonna vertebrale come un sottile spillo ghiacciato.
(continua)
 
 
Current Location: Nella sala da biliardo
Current Music: Hiromi Uehara - Another Mind
 
 
bustone
30 September 2009 @ 10:31 am
Avete mai indossato un vestito prestato? Di due taglie piu' stretto? Che profuma di rosa e fragola?
La prima cosa che feci fu di avvicinare una mano al naso per sentire il profumo di quella pelle fresca e liscia come la buccia di un'albicocca, agitai le dita nell'aria come una foglia mossa dal vento, osservai le unghie curate, l'anello dalla pietra nera che avvolgeva il dito medio, il respiro che alzava e abbassava il seno che si perdeva nella scollatura del vestito.
Muovendomi insicuro sui tacchi raggiunsi lo specchio.
Quel particolarissimo punto di vista mi trasmise un brivido lungo la schiena.
Guidare una rombante auto sportiva e' una grande emozione ma ESSERE l'auto sportiva, avere un motore nuovo e grandi pneumatici, sedili di pelle e lancette che fotografano la velocita', quello trasmette una sensazione di potere a cui mai riusciro' ad abituarmi.
Provai a camminare per la stanza, dopo alcuni passi incerti riuscii a controllare l'andatura anche se le scarpe erano scomode al punto di farmi rimpiangere le mie babbucce ammuffite che avevo a casa.
Dopo aver preso la borsetta che stava sul como' ne controllai il contenuto.
C'erano cose di cui un uomo non saprebbe che farsene ma, con tutta probabilita', di vitale importanza per qualunque donna. Andai a controllare il mio corpo abbandonato sul letto, da fuori pareva ancora piu' malridotto ma per fortuna dormiva profondamente e dentro di lui Clara. Sperai che la ragazza stesse facendo sogni beati e che questi durassero fino al mattino dopo.
Secondo i miei calcoli il sonnifero garantiva almeno una ventina di ore di sonno ma lasciarla sepolta dentro la mia vecchia carcassa era comunque un rischio, se si fosse svegliata sarebbe morta di spavento.
La porta aveva una chiave, dopo aver dato due giri la nascosi dentro un vaso che stava su un tavolino poco distante.
Cercai il cameriere a cui dissi che il signor O si era addormentato e che per nessun motivo doveva essere disturbato.
Pensai al peggio e aggiunsi che se avesse sentito colpi alla porta o richieste di aiuto avrebbe dovuto far finta di nulla e aspettare il mio ritorno.
L'uomo annui', sapevo che mi potevo fidare e d'altra parte non avrei potuto fare diversamente.
Con la borsetta sotto il braccio e i piedi che parevano presi ripetutamente a morsi da un cane uscii di casa.
Basto' rimanere fermo sullo zerbino per pochi secondi, l'auto che stava da giorni ferma dall'altra parte della strada con una brusca manovra arrivo' dinanzi a me , ne usci' l'autista che sfoggiando un sorriso ampio quanto il sipario di un teatro apri' la portiera invitandomi ad entrare.
Una volta seduto sul comodo sedile di pelle e avvolto da una musica Jazz a basso volume, improvvisa mi assali' la sensazione di essere in trappola ma ormai ero in ballo e nonostante quelle fottute scarpe, dovevo ballare.
Durante il tragitto l'uomo fece una telefonata, lo spesso vetro che ci separava mi impedi' di capire una sola parola ma con tutta probabilita' avvertiva del mio arrivo.
Dopo una ventina di minuti giungemmo alla villa, il grosso cancello si spalanco' davanti a noi come l'entrata della grotta dei quaranta ladroni e alcuni uomini che indossavano completi grigi si scostarono per farci passare.
La porta della villa si apri' spinta da un cameriere in livrea, il rigonfiamento sotto la giacca rivelava la fondina di una pistola, l'uomo doveva essere abituato a ben altro oltre che servire il te' sopra vassoi d'argento.
Fatti pochi passi nell'ampio vano dell'ingresso sentii la porta che si chiudeva dietro me. Mi voltai e mi accorsi di essere rimasta solo, don Galliano evidentemente voleva che il nostro incontro avvenisse senza sguardi indiscreti.
Poco dopo sentii la sua voce provenire dalla balaustra che stava in cima alla doppia scala.
Una passatoia di velluto rosso leccava i gradini fino a raggiungere l'uomo che sorrideva come un bambino la mattina di Natale.
"Mia cara grazie per essere cortesemente giunta, sapevo che oltre che certamente bella lei era anche una persona incredibilmente intelligente" - disse
"Dicono che la volpe, quando finisce nella tagliola, e' disposta a rosicchiarsi la zampa e fuggir via con quelle che gli restano..." - risposi
"Tuttavia le mie gambe sono troppo poche per tentare una fuga" - aggiunsi
"E sono certamente cosi' belle che sarebbe assolutamente un vero spreco" - disse lui e comincio' a scendere la scala con passo solenne.
Indossava una vestaglia di seta gialla fermata in vita da una cintura viola che brillava come se fosse ricoperta di minuscolo diamanti.
Quando mi fu vicino accusai il suo profumo intenso e ancor di piu' il suo sguardo che pareva trapassarmi.
In effetti l'uomo conosceva probabilmente quel corpo piu' di me e non vedeva l'ora di rinfrescarsi la memoria.
Mi prese la mano e me la bacio' poi cingendomi la vita mi invito' a seguirlo attraverso una porta che si rivelo' essere quella di un piccolo ascensore: se la discesa lungo la scala rappresentava per lui un gesto teatrale, preferiva affidarsi all'ascensore per la salita.
Durante il breve viaggio rimase immobile, solo i suoi occhi mi stavano addosso ed erano piu' accesi di quelli di un mastino che ha fiutato la preda e non vede l'ora di poterla sbranare tra le fauci.
Raggiungemmo un ampia sala al piano di sopra, l'uomo usava modi tali da farmi sentire come un re, o meglio una regina. Peccato che usasse gli avverbi come l'olio sull'insalata, forse era convinto che per parlare forbito bastasse cospargere i discorsi di inutili rafforzativi.
Intanto mi guardavo in giro, ogni centimetro quadro di quella casa trasudava ricchezza, mi sorprese l'assenza assoluta di personale anche se immaginavo che con tutta probabilita, nascosto nell'ombra ci doveva essere un esercito armato fino ai denti e pronto ad intervenire.
Presa una bottiglia di cristallo da un mobile basso ne verso' il contenuto in due alti bicchieri.
"Ci vogliamo comodamente sedere?" - chiese porgendomene uno
Annuii e mi sedetti sul divano, dovetti ricordarmi di tenere le gambe incrociate e di controllare il bordo della gonna, l'uomo si sedette accanto a me.
"Lo sa? Dal giorno che fortunatamanente la incontrai la mia insonnia si e' incredibilmente accentuata, le parlo sinceramente se lei non fosse giunta qui non avrei certamente esitato nel concludere celermente la mia promessa.
Sarebbe stato come strozzare il mio orsetto di pezza preferito ma per un uomo con la mia reputazione una promessa e' un debito che va al di la' di sentimenti e compassioni."
Pronuncio' quella frase tutta d'un fiato come se fosse una formalita' che andava assolta prima
di poter lasciarsi andare.
Portai il bicchiere alla bocca ma ne bevvi appena un sorsino, quando ritrassi il bicchiere, il segno di rossetto sul vetro mi sorrideva incoraggiante, non era facile abituarsi, non dentro quel corpo.
"Ma ora siamo qui, lei ha saggiamente fatto la scelta migliore e sono sicuro che con il tempo sapra' apprezzarmi" - aggiunse dopo aver buttato in gola tutto il liquore.
Ero arrivato ad un punto cruciale, come chi e' salito con incedere lento per la scaletta, ed e' comunque arrivato sul trampolino. Dovevo decidermi a saltare anche se non avevo la piu' pallida idea di dove sarei atterrato.
(continua)
 
 
Current Location: Nella villa di Don Galliano
Current Music: Kenny Wermer - Inaugural balls
 
 
bustone
29 September 2009 @ 11:16 am
Clara era sempre li' davanti a me, i suoi grandi occhi mi osservavano speranzosi, il mio ego faceva le capriole immaginando che fosse attratta da me e dal mio fascino innato.
Ben presto tornai sulla terra, e non fu un atterraggio morbido. Mancavano poche ore alla fine dei giochi e il pensiero che la sua vita dipendesse da me mi caricava di un grosso peso che il mio gracile corpo faceva fatica a sopportare.
Mentre la ragazza mi parlava avevo, come sempre, messo in azione il cervello e sguinzagliato i segugi alla ricerca di una traccia. Purtroppo erano tornati indietro senza trovare la pista che forse mi avrebbe condotto ad una soluzione.
Non rimaneva che un unica possibilita’, sostituirmi a lei e cercare di risolvere la questione strada facendo.
Per prima cosa era necessario osservarla.
Dovevo imitare la sua postura, la camminata, lo sguardo e il modo di reagire agli stimoli esterni.
Ero conscio di quanto fossi disperato, poche ore non sarebbero di certo bastate per conoscerla e se anche fossi riuscito a ingannare Don Galliano, (contavo sul poco tempo che l'uomo aveva passato con lei e nutrivo la speranza che quel giorno fosse ubriaco) avrei poi dovuto trovare il modo di risolvere la questione in maniera definitiva, in verita' mi sentivo come un agnello che va al raduno annuale dei lupi affamati e spera di riportare a casa la pelliccia.
Cercai per prima cosa di calmarla, le dissi che avevo tutto sotto controllo e che lei non avrebbe dovuto far nulla, (a parte prestarmi il corpo ma di questo non feci accenno).
Le chiesi se mi potevo fermare da lei per tutto il giorno e se il cameriere sarebbe stato cosi’ cortese da andare in farmacia per acquistare medicine per mio conto.
Accetto’ naturalmente, sentivo che si sarebbe messa il portaombrelli come cappello se solo glielo avessi chiesto.
Scrissi su un foglietto i nomi di cio’ che mi serviva e li consegnai all’uomo che poco dopo usci’ di casa lasciandoci soli.
Sevoflurano, Diazepam e alcune pillole di Normison avrebbero dato via alla serata, si trattava di miscelarle nelle giuste proporzioni e di rispettare i tempi.
Una formula collaudata ma non priva di rischi.
Rimasi incollato a lei per tutto il pomeriggio, se si escludono le mie pause nel bagno (in una delle quali, aiutandomi con il fondo di un recipiente di vetro, ridussi in polvere le pastiglie e ne ricavai una polverina che infilai dentro una bustina di zucchero).

La povera ragazza alternava momenti di apparente serenita’ ad altri in cui gli occhi le si gonfiavano di lacrime e si disperava contorcendosi sulla poltrona come fosse stata preda di coliche renali.
Cercai di rassicurarla in tutti i modi, bevemmo il te’, guardammo un programma televisivo pieno di sciocchezze, le feci domande sulla sua infanzia, sui gusti musicali e su quelli culinari, e arrivo’ l’ora di cena in un batter d’occhio.
Fu allora che le chiesi di andare a prepararsi come se dovesse andare ad una festa.
Le dissi che l’avrei portata via da li’, lontana dai problemi.
Una delle due affermazioni era palesemente falsa ma dovevo trovare un motivo plausibile per spingerla ad ubbidire alla mia insolita richiesta.
Mi chiese se ero intenzionato a consegnarla nella mani del mafioso, un dubbio lecito, in effetti.
La rassicurai dicendole che piuttosto l’avrei uccisa con le mie stesse mani.
Questo le basto’ anche se le mie mani tremanti non dovevano certo esserle sembrate granche’.
Attesi per una buona mezz’ora fuori dalla sua camera immaginando le sue mani dalle lunghe dita che si infilavano nell’armadio indecise su quale vestito scegliere, il lento e sensuale abbraccio delle calze nylon che si arrampicavano sulle sue gambe, il gancetto del reggiseno, il tubetto del rossetto, il pennello della cipria, il pettine tra i capelli.
Poi la porta si apri’ e Clara apparve.
Se l'afflitta ragazza che avevo visto fino ad allora era stata capace di smuovere gli strati di polvere che avevo sul cuore, questa aveva la forza di un tornado capace di strapparti dal suolo per farti volare come un palloncino senza corda.
“E’ bellissima” – riuscii a dire
“Grazie” – mi rispose mentre non riusciva a nascondere lo sforzo che le costava sorridere.
“Adesso brindiamo” – dissi
“Ogni partenza va bagnata e qui lei ha quello che ci vuole” – aggiunsi e mi diressi verso il mobile bar dove stavano allineate numerose bottiglie.
Versai un dito di Whiskey dentro due bicchieri, nel mio versai anche la polvere che avevo preparato in bagno.
“Al nostro viaggio!” – dissi alzando il bicchiere
“Al viaggio!” – rispose Clara smarrita.
Buttai giu’ in gola il contenuto tutto d’un fiato, le pillole erano molto efficaci ma avevano un pessimo gusto.
Lei rimase con il bicchiere in mano indecisa, fino a quel momento aveva seguito ogni mio ordine come ipnotizzata, forse stava pensando all’inutilita’ di quel gesto quando io cominciai ad avvertire un calore che partiva dal petto per poi scendere giu’ lungo le gambe.
“Forse ho esagerato” – mentii
“Il liquore era piu’ forte di quanto il mio vecchio fisico possa sopportare, ho bisogno di coricarmi un poco” – chiesi e non dovetti sforzarmi di fingere, qualche secondo ancora e sarei crollato a terra e tutto quanto insieme a me.
La ragazza mi prese a braccetto e mi condusse nella sua camera.
La porta dell'armadio era aperta, per terra c'erano scarpe e vestiti, mi sembro' di riconoscere un ammiccante reggiseno abbandonato sulla spalliera di una sedia.
Crollai sul suo letto che odorava di fragola e cercai in tutti i modi di rimanere cosciente pensando a quello che sarebbe successo se avessi fallito.
Comincia a ripassare nella mente l'elenco dei presidenti della repubblica e quando arrivai a Benjamin Harrison lei si fece piu’ vicina per sistemare il cuscino sotto la mia testa, chiusi gli occhi e con quello che rimaneva della mia mente sveglia, spiccai il balzo.
Una vertigine, una spirale di colori abbaglianti, voci che mi chiamavano lontane, una luce fortissima e poi il mio vecchio corpo addormentato nel letto e quelle scomode scarpe con il tacco strette intorno ai miei piedini.
(continua)
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Current Music: Deborah Henson - Swinging shepperd blues
 
 
bustone
25 September 2009 @ 08:46 am
Ero una figurina strappata a meta', tutto intorno brandelli di persone, pezzi di metallo, plastica, vetro e stoffa.
Stavo per morire, ne ero pienamente consapevole. Quanto poteva vivere un uomo nelle mie condizioni?
Dovevo aver ormai perso la maggior parte del sangue e aspettavo solo di chiudere gli occhi per sempre quando li alzai, quegli occhi, e mi vidi.
Quello che si stava alzando in piedi ben saldo sulle gambe, che si stava scrollando via la polvere dalla camicia, quello che attonito mi fissava ero io.
Un riflesso? Uno specchio? Ma perche' non avevo piu' le gambe e quell'immagine era tutta d'un pezzo?
Pensai di aver perso la ragione, che quelli erano gli ultimi istanti deliranti che mi separavano dalla morte quando una vertigine improvvisa mi colpi', una fitta alla base del collo che mi costrinse a chiudere gli occhi.
Quando li riaprii ero in piedi, aggrappato ad un sedile e osservavo quel macello.
C'erano persone che cominciavano a muoversi, sentivo gemiti, il suono di sirene in lontananza e cigolii di assestamento poi lo vidi, quel tipo diviso a meta', se ne stava senza vita proprio dove mi sembrava di essere stato fino a poco prima.
Mi assali' un attacco di nausea, mi dovetti reggere a quello che rimaneva di un sedile per non crollare a terra, incredulo di essere illeso e di aver provato quella sensazione cosi'... reale.
Arrivarono i soccorsi, due ore dopo stavo bevendo un caffe' all'ospedale ma le idee rimanevano confuse.
Ero sopravissuto al disastro, centotrentasei persone erano morte e io ero vivo e incredulo.
Mi visitarono tre diversi dottori, tutti elogiarono la mia fortuna, uno mi disse che il trauma subito era stato tale per cui avrei avuto la testa in confusione per qualche giorno, mi consiglio' riposo, di dormire il piu' possibile, di cercare di dimenticare.
Cosi' feci chiudendomi in casa per una intera settimana.

Passavano i giorni in cui il mio umore cambiava ogni minuto.
Alternavo momenti in cui mi sentivo in colpa a quelli in cui ringraziavo l'altissimo, piangevo per tutti i poveri innocenti e ridevo della mia fortuna.
Ogni tanto mi tornava in mente cio' che avevo provato, era stata una visione? Conclusi che forse quel poveretto mi aveva cosi' colpito al punto da immedesimarmi in lui.
Dimenticai, la vita riprese, mi alzavo ogni mattina e prendevo il solito treno per andare al lavoro.
Le immagini e le sensazioni pian piano sparirono per lasciarmi solo un leggero brivido lungo la schiena quando passavo vicino a quel maledetto ponte.
Poi un altro fatto, che non aveva niente a che fare con il disastro, mi riporto' nella confusione.
Zio George era all'ospedale.
Se ne stava da giorni immobile deformando appena il materasso con quel corpo sottile e malato.
Sapeva che quello sarebbe stato l'ultimo soffitto che vedeva in vita e che sarebbe stato da quel letto che la sua anima, magari dopo un paio di salti per saggiare le molle, sarebbe balzata via.
Cosi'io e la cugina Dorothy facevamo i turni per passare la notte con lui, cercando di dormire su una seggiola a rotelle che le infermiere ci avevano generosamente concesso.
Erano notti insonni e piene di fantasmi, quelli che si aggiravano per le sale tra l'odore di disinfettante e la puzza dei fiori recisi.
Zio George non riusciva quasi a parlare, con il movimento degli occhi mi faceva faticosamente capire se aveva bisogno che io gli porgessi la cannuccia per bere o se voleva che spostassi il cuscino.
Per il resto solo i rumori della sala delle infermiere interrompevano il silenzio: la debole musica di una radio a transistor e brandelli di parole che si perdevano nei lunghi corridoi per arrivare fino alle mie orecchie ormai spoglie di ogni significato.
Al mattino sentivo mia cugina, ci scambiavano il solito triste bollettino come fosse stato il testimone di una corsa a squadre: a chi sarebbe toccato dividere con lo zio gli ultimi istanti?
Accadde alle prime luci dell'alba.
In quell'ora dove di solito anche il mio corpo cedeva alla prepotenza del sonno e aveva la meglio sulla scomodita' della sedia, zio George mori' ma non prima di avermi fatto provare il suo corpo.

Avvenne all'improvviso, un secondo prima mi cullavo con il monotono movimento delle gocce che scendevano nella flebo e un attimo dopo ero steso nel letto immobile, un torpore mi attraversava il corpo e mi guardavo dormire appisolato sulla sedia a rotelle.
Notai la barba di due giorni, la camicia stropicciata e una macchia di sugo a forma di cuore. Avrei voluto alzarmi, levarmi quegli aghi, strappare la maschera dell'ossigeno e fuggire da quell'involucro che stava ormai percorrendo a gambe levate la strada verso il camposanto quando quel dolore acuto alla base del collo che avevo gia' provato mi blocco'.
Mi ritrovai sulla seggiola a fissare quello che restava di zio George.

Cominciai cosi' a pensare che non era frutto della mia fantasia cio' che provavo, le sensazioni erano troppo reali per poterle avere solo immaginate. Non sapevo bene come ma mi succedeva di uscire dal mio corpo ed entrare in quello di un altro. Questo avveniva al di fuori del mio controllo e senza una apparente ragione.
Passo' del tempo, mi documentai comprando ogni libro che trattava anche marginalmente l'argomento.
Reincarnazione, esperienze extracorporee, trasferimento di energia, niente purtroppo riusciva a far luce su quel mistero e passavo i giorni nell'attesa che l'esperienza si ripresentasse.
Non dovetti attendere molto, accadde di nuovo ed erano istanti, attimi, fino a diventare interi minuti.
Cercando di mantenere la calma riuscivo a rimanere nel corpo ospite per un tempo maggiore, pian piano imparai a conoscermi.
Scoprii che il corpo in cui mi infilavo doveva essere addormentato, che era un viaggio a doppio senso (il mio corpo veniva temporaneamente occupato dall'ospite) e che se mi concentravo potevo controllare il passaggio secondo la mia volontà.
Era molto simile all'imparare ad andare in bicicletta, all'inizio pare impossibile sconfiggere
la gravità e riuscire a rimanere in equilibrio sopra quel filo invisibile, poi la sensazione
è quella di averlo sempre saputo fare.
All'inizio me ne stavo immobile nel nuovo corpo, riuscivo appena a guardami in giro e a dominare la paura, poi cominciai a prendere coscienza e a muovermi tentennante come se fossi ai comandi di un'auto straniera.
(Continua)
 
 
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bustone
24 September 2009 @ 03:30 pm
Clara mi racconto' che trascorse quel che restava della notte a rigirarsi tra le coperte senza riuscire a chiudere occhio, il mattino dopo cominciarono ad arrivare i regali.
Mazzi di fiori, enormi scatole di cioccolatini, animali esotici, un barboncino, le chiavi di una villa a Stone Beach e perfino un bel numero di azioni della Green Oil.
Ogni dono era accompagnato da un biglietto: Clara lesse solo il primo. Sulla carta profumata di sandalo, con una scrittura precisa, Don Galliano dichiarava il suo amore invitandola a tornare da lui.
Lessi quel biglietto e poi un telegramma che la donna mi porse con la mano tremante.
Se nel primo le parole parevano coperte di zucchero, in questo erano intrise di un veleno mortale.
Probabilmente adirato per non aver ricevuto alcuna risposta da parte della donna aveva inviato quell'ultima missiva dove minacciava di compiere un gesto estremo se entro 48 ore non avesse ricevuto risposta:

Gentilissima Clara, STOP la mia vita senza lei non ha senso STOP sono costretto a ucciderla perche' nella mia famiglia STOP vige la regola: O mio o di nessuno, STOP le concedo 48 ore per pensare, Rocco.

Mi venne naturale sollevare la manica della giacca e guardare l'orologio.
Quanto manca? - chiesi
E' per stasera - rispose lei, a mezzanotte - aggiunse
Avevo solo un giorno per trovare una soluzione o cenerentola avrebbe perso molto di piu' della scarpetta.

Ancora una volta pensai che la soluzione poteva essere una sola, non avrei potuto mettere a repentaglio la vita della ragazza, e poi quando una nave affonda, i vecchi di solito scendono per ultimi.
Quello che mi capito' venticinque anni prima ha una grande importanza per comprendere i fatti che seguirono.
Se vi sembrera' una stranezza, immaginate cosa sembro' a me.
Non passa giorno che non pensi a quel viaggio e al perche' io mi trovavo li'.
In tutto questo tempo ho cercato di farmene una ragione considerando la cosa come un dono del cielo, un suggerimento, una specie di potere che mi e' stato concesso per un disegno superiore.
La mia e' forse una missione a cui non posso sfuggire, far parte dei misteriori disegni dell'altissimo vuol dire accettare i suoi doni con gratitudine ed essere pronti a interpretare i suoi desideri.
Il fatto e' che non esiste un codice, non c'e' un manuale, non posso iscrivermi a nessun corso di formazione.
Quante volte avrei desiderato una risposta, mi sarebbe bastato un cenno, un minuscolo segnale da poter interpretare e invece dentro e fuori di me, ancora oggi, c'e' solo silenzio.

Comunque ero sul treno, a quel tempo lavoravo ancora al porto, ufficio import-export e come tutte le mattine con le membra ancora intorpidite dal sonno e gli sbadigli che si affacciavano alla bocca come l'uccellino di un orologio a cucu', riuscivo a malapena a tenermi aggrappato al palo di sostegno e a pensare alla macchinetta del caffe'.
Quella piccola, malconcia macchina arrugginita che avevo in ufficio era la luce in fondo al tunnel, solo dopo aver buttato giu' un bel bicchiere di quel liquido nero che sgorgava come acqua benedetta dai suoi ugelli avrei potuto sentirmi un abitante della terra in grado di mettere in sequenza logica qualche pensiero ed affrontare la giornata.
Ma avvenne l'incidente.
Piu' tardi dissero che la manutenzione di quel tratto ferroviario non veniva effettuata da tempo, che la mancanza di alcuni bulloni aveva causato il deragliamento e che sarebbe stata sicuramente una fatalita' prevedibile.
Uscimmo dal binario e come se il treno avesse la stessa consistenza di un grissino si spacco' in due.
Una parte fini' per sfondare il muro di un edificio adibito a magazzino e a fermarsi poco dopo, la parte dove mi trovavo io invece imbocco' decisa il ponte e dopo aver piegato la sponda come fosse carta stagnola precipito' precisa sul tetto di una casa.
Penetro' nell'edificio attraverso tutti i piani e si fermo' solo quando raggiunse la soletta di cemento armato del locale caldaie situato a pianterreno.
Il treno pareva come la salsiccia dentro un Hot Dog, il pavimento era diventato il soffitto, l'esterno interno e in quel mondo a rovescio il silenzio irreale che segui' al terribile frastuono mi sveglio'.
La prima cosa che vidi dal finestrino fu un quadro che se ne stava ancora aggrappato al chiodo come se i paesaggi campestri fossero indifferenti agli eventi.
I fiori della tapezzeria irradiavano serenita' nonostante tutte quelle tonnellate di ferro avessero cancellato il resto della stanza.
Poi sentii il dolore alle gambe, guardai in basso e inorridii nel constatare che al di sotto della cintura non c'era piu' niente.
(continua)
 
 
Current Location: Locale caldaia
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bustone
23 September 2009 @ 02:15 pm
Sono vecchio.
Probabilmente invecchiare e' l'unica cosa che l'uomo riesce a fare senza sforzo, peccato che la maggior parte delle volte, proprio mentre e' intento a rimirare la tua opera, giunge inatteso l'orario di chiusura.

Dunque stavo li a chiedermi se ancora una volta avrei avuto voglia di aiutare qualcuno. Un uomo nelle mie condizioni puo' facilmente declinare l'invito, di solito tutti sono comprensivi e tollerano perfino qualche stranezza (che attribuiscono al decadimento senile).
Ora non pensate a me come ad un gran bastardo, preferisco essere definito un vecchio porco, e poi vorrei vedere voi con indosso gli occhiali per vedere attraverso i vestiti... terreste gli occhi chiusi?
E' una questione di opportunita', e i doni del cielo sono rari, quando capitano e' un delitto non approfittarne cosi' composi il numero. Dopo aver atteso cinque squilli qualcuno rispose. Era la voce di un uomo che mostrava un marcato accento scozzese.
"Cerco la signorina Clara, sono O" - dissi
"La chiamo subito, mi scusi ci deve essere un disturbo sulla linea, non ho capito il suo nome" - rispose
"Sono O" - ripetei
"Niente da fare, c'e'di nuovo l'eco, attenda solo un attimo"- concluse, poi poso'la cornetta sul tavolo.
Il rumore per il mio orecchio fu come lo scoppio di un petardo, poi mi sembro'di sentire che la chiamata veniva trasferita su un altro apparecchio e finalmente tornai a sentire la voce del messaggio.
"Pronto?" - rispose allora l'angelo che immaginavo sdraiata su un soffice letto alto un metro con in mano una cornetta a forma di cuore.
"Signorina Clara, - dissi, mi dispiace se l'ho fatta aspettare ma a causa della mia eta'(e uno) non sono piu'quello di una volta...
"Ah se mi avesse conosciuto qualche anno fa, allora si che sarebbe rimasta stupita, un vero acrobata mi creda, ora purtroppo ho una eta'(e due) che mi permette ben pochi strapazzi.
Ho le gambe cosi' malandate che ho spesso l'impressione che le calze vogliano scappare via per paura di prendersi qualche malattia e al mattino le ossa mi dolgono al punto che se avessero voce potrebbero cantare il tedeum e non voglio parlarle della vista, una volta distinguevo il sesso delle mosche ma ora che sono vecchio (e tre) non mi accorgerei di un elicottero che attera sul tavolo della sala...
Parlai cosi' senza smettere per almeno dieci minuti, recitai alla perfezione la parte del vecchio e forse da qualche parte speravo che mi prendesse per un vero rincoglionito e decidesse di buttar giu'.
Invece parlo' lei e rimasi ad ascoltarla per una buona mezz'ora nella quale, ogni tanto, facevo versi piu' che altro per mostrarle che ero ancora vivo e che stavo ascoltando.

Dopo aver buttato giu' capii di essermi di nuovo infilato in un casino.
Una gran brutta faccenda dovrei dire se volessi descrivere i guai in cui si trovava la ragazza.
Decisi cosi' di incontrarla, a lei dissi che avevo bisogno di piu' dettagli e che il telefono non era il mezzo piu' consono, la mia coda a ricciolo scodinzolava dall'emozione.
Arrivai nella sua casa un ora dopo, mi concessi il lusso di un taxi pensando di poter poi infilare il costo nella nota spese.
Sulla porta incontrai un uomo, evidentemente un domestico, che con modi cortesi mi condusse in una ampia sala dove ad attendermi c'era Clara.
Il mio istinto non si sbagliava, la donna era bellissima e triste.
Dopo avermi fatto accomodare su un divano si rannicchio' sulla poltrona di fronte e mentre con le sue dita lunghe torturava un povero fazzoletto ricomincio' a raccontare l'intera faccenda.
Questa volta l'arricchi' di minuti particolari insignificanti, la lasciai parlare. Quando mi mostro' il vestito che aveva sfoggiato quella sera capii che aveva giocato un ruolo importante nello scatenare gli eventi.
Con quello indosso doveva essere stata la principale attrazione della festa, quella annuale della polizia, la sfortuna aveva voluto che tra tutti i commissari, i procuratori e i giudici le avesse puntato gli occhi addosso Don Galliano, uno dei piu' grandi boss della citta'.
Cosa ci facesse un bandito alla festa della polizia e' un mistero, cosi' come e' strano che una ragazza come quella si fosse fatta accompagnare a casa da lui.
Non mi piacciono i cliche', sono affronti alla mia intelligenza e odio risolvere una situazione che mi e' gia' capitata ma anche questa volta il cliche' volle che la ragazza prima di arrivare a casa, facesse contro la sua volonta' una visita alla villa dell'uomo e che prima di uscire dall'auto, avesse gia' sul 98% del corpo, le impronte digitali del porco.
Il fatto che fosse riuscita a scappare ha del soprannaturale, mi disse che era stata la sua forza di volonta' ad averla sostenuta, dopo aver schiaffeggiato il Boss era uscita, nessuno l'aveva fermata.
All'uomo quell' insieme di bellezza e determinazione doveva essere piaciuto parecchio se si era preso lo schiaffo come se fosse stato un tenero bacio e, cosa non trascurabile, le aveva risparmiato la vita.
(continua)
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