bustone
30 June 2009 @ 01:01 pm
Si dice che i tramonti piacciano alle persone tristi... mica vero


Tags: ,
 
 
Current Location: Sulla sopraelevata
Current Music: Toshiko Akiyoshi - Bepop
 
 
bustone
29 June 2009 @ 12:21 pm
Scomparsa del signor Ermete Salvetti
Denuncia N. 4324235 di Carlo Svanzi fu Pietro C.I. 4890239849023 portinaio dello stabile sito in viale Modugno al civico 24.

Rapporto visita alla di sua dimora sita in vedi sopra.

Il giorno 23/07/1997 mi sono recato presso l'abitazione dello scomparso, dopo breve colloquio con il gia' citato Svanzi mi dirigo, da lui seguito, al piano terzo e rimango in attesa che, utilizzando una chiave in suo possesso, mi apra l'uscio di modo che io possa svolgere il sopralluogo.
Il Svanzi con solerzia e abilita' che andrebbe indagata in quanto potrebbe far pensare che sia familiare all'uomo introdursi, magari furtivamente, nelle di altri abitazioni e trafugare oggetti, apre la porta e mi lascia solo.
Un analisi della porta di ingresso mostrava una uscita frettolosa, lo scomparso era uscito senza dare alcuna mandata alla serratura. La porta stessa infatti si mostrava chiusa solo con lo scrocco.
Il mazzo di chiavi contenente quella dell'abitazione (come da me verificato) piu' altre che potrebbero essere della porta della cantina, del box, dell'ufficio (come si evince dai cartellini in plastica ad esse collegate) piu' una di cui inioro la corrispondente serratura, e'stato rinvenuto dentro un vassoio in peltro sopra un piccolo mobile vicino all'ingresso.
Il contenitore, di quelli che chiamano "vuotatasche" conteneva anche una castagna secca di Ippocastano, spiccioli di diverso valore per la somma di euro sette e cinquanta, due cerotti circolari (uno privo del proteggi adesivo dava segni di non essere comunque stato usato).
Confezione di pastiglie per la pressione Aspertin sigillata, numero cinque graffette, un temperino, due biglietti da visita.
Il primo di tal Cerbero Antonino parrucchiere, il secondo (consumato forse per essere stato conservato a lungo dentro un portafoglio) recava il nome di una sala di incisione: "La scala di Do".
Le imposte erano serrate tranne la finestra della cucina da dove la luce entrava ad illuminare il disordine.
In quel locale ho cominciato la mia vera indagine come previsto dal manuale.
Sul lavandino avanzi di una cena presumibilmente consumata la sera prima.
Piatto fondo con formaggio incrostato e tracce di sugo, piatto liscio con evidenti segni di unto e pane grattato, lisca di pesce parzialmente sbocconcellato.
Dalla particolare posizione degli occhi nella testa ancora integra dell'animale si deduce che trattasi di sogliola probabilmente cucinata al modo che chiamano Älla mugnaia"
Bicchiere con macchie rossastre, bottiglia di Merlot Zonin senza turacciolo posata per terra accanto alla stufa.
Televisore acceso sul canale 9, in questo preciso momento (non in questo che lei appuntato sta leggendo ma in quello del passato dove ci sono io che sto guardando) la trasmissione e' di quelle dove coppie litigano e il giudice Santi Licheni cerca di riportare la pace, il volume e'a zero le persone muovono la bocca come pesci dentro un acquario, non credo questo possa in qualche modo essere di qualche rilevatezza.

Sopra il tavolo una scatola da scarpe vuota con fogli di velina, sacchettino di Silica Gel e calzascarpe di plastica rossa.
Conteneva, da quello che si deduce dalla scritta, un paio di mocassini modello Marocco Num. 43.
Seggiole quattro di formica marrone, posizionate sotto il tavolo con cuscini color verde pallido.
Credenza con quattro cassetti, il primo contiene sacchetti di plastica ripiegati a triangolo isoscele, una pallina realizzata con gli elastici e due mollette una delle quali ha la molla arrugginita.
Il secondo cassetto contiene posate, simili a quelle sporche sul lavandino, una rotella affila coltelli, uno sbucciapatate, un levatorsoli, una paletta per il gelato, uno schiaccianoci e un accendigas piezoelettrico.
Il terzo cassetto e' vuoto, il quarto contiene bollette della luce, gas, telefono, amministrazione e spese di condominio degli ultimi venticinque anni.
Sul ripiano: bilancia portata massima 2500 grammi con piatto in acciaio e lancetta di plastica rossa.
Riproduzione della torre di pisa in polvere di marmo ricoperta di quella sostanza brillante che cambia colore con il tempo.
Fotografia di giovane donna di eta' stimata intorno alla trentina, appoggiata ad uno steccato con indosso una salopette azzurra sopra una maglia gialla, scarpe per la ginnastica ai piedi senza calze, sorride al fotografo e indica qualcosa dietro alle sue spalle.
Pila di riviste composta da: tre numeri di "Pesca a mosca", due di "Camper, roulotte e vita all'aria aperta", numero 3456 della settimana enigmistica, cruciverba della prima pagina riempito con minuzia da una calligrafia precisa e inchiostro blu.
Frigorifero con sopra fruttiera contenente numero due mandarini ammaccati, acini d'uva (rimasugli di un grappolo che probabilmente ha soggiornato dentro la ceramica),una mela gialla con adesivo "Melamangio", banana nera ormai priva di ogni commestibilita'.
Nel frigo: due vasetti di Yoghurt alla pesca e albicocca scaduti da tre giorni, scatola del formaggio contenente crosta di grana padano, pezzo di asiago stagionato varieta' Vezzena, confezione sottilette Tigre aperto contenente cinque sottilette.
Tre uova, burro, lievito di birra, marmellatina all'arancia biologica.
Rametto di rosmarino, bottiglia di limoncello marca "Limoncello di Salerno" latte a lunga conservazione in bottiglia da 500 grammi, barattolo di maionese Calve'.

Siccome mi sono dilungato assai nella minuziosa analisi della stanza denominata cucina, ho trovato utile concludere qui il rapporto e proseguire con l'analisi delle sette ulteriori stanze in data da destinarsi.

Carabiniere Scelto Ignazio Bengivenga
Tags:
 
 
Current Location: Viale Modugno 24
Current Music: Charles Earland - Dolphin dance
 
 
bustone
26 June 2009 @ 02:20 pm
Il colombre è un pesce di grandi dimensioni, spaventoso a vedersi, estremamente raro.
A seconda dei mari, e delle genti che ne abitano le rive, viene anche chiamato
kolomber, kahloubrha, kalonga, kalu-balu, chalung-gra. I naturalisti stranamente lo
ignorano. Qualcuno perfino sostiene che non esiste.
(Dino Buzzati Il colombre)

Tags: ,
 
 
Current Location: Cielo Mare
Current Music: Helen Sung - Helenistique
 
 
bustone
22 June 2009 @ 01:28 pm
Da: Castrocaro Elisabetta
A: Ufficio promozioni SAPER

Gentili signori, questa mia per esprimere dissenso verso la vostra nuova iniziativa.
Mi riferisco a quella che avete chiamato: "Operazione chiarezza" grazie alla quale noi consumatori dovremmo risparmiare sull'acquisto dei vostri prodotti per la pulizia della casa.
In effetti, proprio ieri mi sono recata al supermercato e ho notato che i prezzi sono diminuiti, purtroppo come temevo sono spariti anche i bollini premio che contraddistinguevano i vostri prodotti.
Non ho nulla da obiettare sulla qualita' di BRIOL il detersivo per lavatrice ad effetto rivitalizzante o all'efficacia di PERSEVERIX contro lo sporco ostinato ma osservare l'etichetta e quello spazio bianco dove una volta c'era il bollino (due se la bottiglia era Magnum) mi ha davvero lasciata sconcertata.
Dovete sapere che da quando la prima bottiglia di candeggina "KILLERKOLOR" e' apparsa sugli scaffali io ho cominciato la raccolta.
In tutti questi anni sono riuscita a completare il servizio EUREKA da dodici in porcellana Limoges della serie: Le incredibili invenzioni dell'uomo, il set da bagno GANCIO della serie: "I grandi boxeur" (la scritta: "Non gettare la spugna" sul tappettino del water era davvero esilarante), l'intero set di coltelli RIPPER: "Dallo spelucchino all'ascia bipenne", il frullatore MIXACHETIPASSA, la borsa frigo con motivi egizi KEFREDDOKHAN, la lampada da lettura HIPNO, la bilancia parlante STRONZHA, il set da camposanto BYEBYE, l' infila aghi GUERCIO e poi il phon da viaggio , la guida dei vini piemontesi, la tenda da sole e tante bellissimi oggetti che ora nemmeno ricordo.
I vostri oggetti mi coloravano la casa ma mi e' anche capitato di usarli come regali di nozze, una volta ho perfino donato alla parrocchia per la pesca di beneficenza il set di lenzuola REAL (Quelle dove sopra c'era stampato un letto sfatto).
E ora?
Mi dite voi cosa dovrei fare nel tempo libero? Quei lunghi pomeriggi passati a ritagliare bollini e ad incollarli con precisione sul vostro catalogo sono dunque ormai spariti per sempre.
Se non riprenderete con le vostre vecchie abitudini, saro' mio malgrado costretta a passare alla concorrenza.
La mia vicina, la signora Gertrude mi ha prestato un catalogo della marca POLVER, devo dire che loro sono avanti.
Lo sapete che con soli 2500 punti e' possibile ottenere una falciatrice da giardino?
Con 35000 punti e' possibile ottenere un giardino?
Con 50000 punti arriva a casa vostra un giardiniere in carne ed ossa?
Datevi una mossa o butto via i vostri bollini che ancora occupano la biscottiera e comincio una nuova vita.
Cordiali Saluti
Elisabetta
 
 
Current Location: al supermercato
Current Music: Alex de Grassi - southern exposure
 
 
bustone
19 June 2009 @ 02:25 pm
Per gli estoni, la rondine rappresenta il cielo blu, sinonimo di libertà e di felicità eterna.
Anche per me.


Tags: ,
 
 
Current Location: a faccia in su
Current Music: Toshiko Akiyoshi Jazz Orchestra
 
 
bustone
18 June 2009 @ 12:12 pm
Da sinistra verso destra:

Civico 35 Portoncino a due ante ricoperto in formica beige.
Bar "Benito"
Vini sfusi e focaccia datata, se volete tentare la fortuna con un Boero lasciate perdere, Benito ha gia'levato quelli vincenti.

Civico 33 Portone in vetro e marmo bianco.
Abitazione di Sgattaiolo Erminio fu Antonio
Pensionato irriverente con il vizio di rigare le autovetture parcheggiate sul marciapiede.
Attrezzo utilizzato: Chiave Yale con scritta: "Securitas pro domo mea".

Civico 29 Porta che si mostra con leggera cornice ad arco ed evidenti segni di scasso.
Magazzino della ditta "Fratelli Benedetti idraulici"
Due fratelli che non amano il loro lavoro. Il primo non sopporta doversi inginocchiare e il
secondo odia entrare nei bagni altrui, se avessero coraggio venderebbero tutto per aprire un chiosco di lupini sulla costiera Amalfitana

Civico 27 Portone di legno scuro (probabile Faggio intriso di mordente).
Sede associazione Nazionale tiro al piattello, iscritta regolarmente all'AITP, soci iscritti ventitre', due in meno dell'anno scorso causa decessi.

Civico 25 Porta in evidente stato di abbandono.
Probabile locale sfitto

Civico 23 Portoncino blindato con rivetti modello Camelot
Monolocale restaurato a solo scopo fornicatorio, divano ad acqua, soffitto a specchio, bagno con bidet matrimoniale

Civico 21 Porta in legno di pino e cartello:
Soleggiatissimo in incantevole antico borgo, vendiamo piccolo appartamento, astenersi perditempo. Tel. 0107489343

Civico 19 Porta verde smeraldo con elegante pomo in ottone
Monolocale restaurato ad uso sala di incisione, pareti fonoassorbenti.
Dentro quelle mura imbottite e' nata la famosa canzone: "Acido Ascorbico" dei Peppermint Monks

Civico 17 Portone in vetro e alluminio
Abitazione di Beatrice Gustini Pittrice
Realizza lavori su commissione, bomboniere, piccoli oggetti in ceramica
A causa di un trauma infantile non sopporta la frase: "Tante belle cose".

Civico 15 Porta scrostata
Cantina del bar "Benito"
Odore di zolfo e muffa, cassette di plastica con scritta: "Spumador" impilate contro la parete
Calciobalilla privo di giocatori e arbanelle di acciughe sottosale.

Civico 13 Portoncino anonimo realizzato in compensato marino
Abitazione famiglia Prenostico.
Padre imbarcato sulla nave mercantile "Trinidad", madre in visita permanente alla inferma sorella Erminia di Barletta, figli Saverio e Carlo che da due mesi mangiano solo pizza. Convinti ecologisti ripongono i cartoni dentro l'apposito bidone.
Pizze preferite: "Diavola" e "Golosa senza mozzarella".

Civico 11 Porta rivestita di plastica
Studio di tatuaggi "Body Language" certificato USL, climatizzato, ampia sala di attesa, stanzetta per sterilizzazione provvista di autoclave, sigillatrice e lavatrice ultrasuoni.

Civico 9 Portone in palissandro con intarsi in ebano e olmo della manciuria
Seconda casa di Paolo Leggiadri, rappresentante calzature.
Macchina Volvo parcheggiata poco distante con scritta: "Le scarpe che ho in macchina sono tutte sinistre"

Civico 7 Porta decorata a motivi floreali
Casa-studio di Corinne, massaggiatrice.
Esperta in alleviare tensioni, accetta' nudita' solo se favoriscono il relax.

Civico 5 Porta a vetri
Atelier "La pergola" Vestiti da cerimonia e Vernissage, accessori, bijou
Carla Galtrucco accoglie tutti con un sorriso profumato alla pervinca, sua sorella Beatrice cuce gobba nella piccola stanza attigua e se e' rapida riceve un po' di sale sul pane.

Civico 3 Portoncino installato da Brignole serramenti
Lavanderia "La veloce", lavaggio capi di ogni tipo, utilizzo prodotti "Saniflex" pagamento anticipato non si risponde di eventuali smarrimenti di bottoni

Civico 1 Portone severo in legno africano
Abitazione principale di Magdala Fisarmonia. Occultista, chiaroveggente, sensitiva, riceve su appuntamento.
Lettura tarocchi, fondi del caffe', forme dei popcorn
Attenzione perche' se siete uomini di bell'aspetto, spesso ci prova.


Tags: ,
 
 
Current Location: Via Paglia
Current Music: Barbara Dennerlein - Give it up
 
 
bustone
17 June 2009 @ 11:20 am
Siamo abituati, specie in citta', a convivere con i divieti.
Da quelli che regolano il traffico a quelli relativi ai treni fino ad arrivare allo spazio sottostante che c'e' nei conti correnti.
E' una convivenza abbastanza pacifica, siamo consci che il rispetto dei divieti e' vitale per l'ordine pubblico, aiuta a snellire il traffico e rende la citta' piu' vivibile.
Ma ci sono alcuni divieti che purtroppo esagerano, essi sono quelli che citano la parola: "Severamente"
Per chi rispetta con zelo ogni divieto quell'avverbio e' come un pugno nello stomaco.
Ci sono punizioni differenti per chi non rispetta i due divieti?

"Ehi lei, non ha visto che e' vietato sporgersi?"
"Beh si ma poi c'era caldo e allora..."
"Eh mi dspiace per lei ma era "SEVERAMENTE vietato sporgersi", sono costretto, oltre alla multa, a tirarle delle elasticate sulle natiche, forza slacci la cintura..."

Un altra scritta che mi ha sempre fatto molto riflettere e' quella che spesso si trova nei pressi dei passi carrabili:
"Devo entrare ed uscire a tutte le ore"
Ho sempre immaginato un maniaco compulsivo che esce con la macchina, poi chiude, poi riapre per controllare se ha spento la luce, poi chiude e ripete la cosa all'infinito, giorno e notte, a tutte le ore per la gioia di quelli che abitano nell'appartamento soprastante.

Tags:
 
 
Current Music: --
 
 
bustone
16 June 2009 @ 09:26 am
Come pesci appesi a seccare
mordaci stanno in attesa
il mare non sembra lontano
ma la prospettiva inganna

Tags: ,
 
 
Current Location: Sul pogiolo
Current Music: --
 
 
bustone
15 June 2009 @ 11:52 am
Perche' un altra gara di MTB?

Perche' ogni gara e' una storia a parte.
Quelle nervose, con continui cambi di pendenza, quelle piu' morbide dove a interminabili salite seguono lunghe discese, quelle miste, quelle con molto dislivello, quelle con cifre a tre zeri sulla lunghezza del percorso, le 24 ore, le notturne, le sei ore.
Ieri c'era la sei ore di Arenzano.
Un circuito da ripetersi piu' volte, squadre composte da due o tre persone, singoli che sfidano se stessi.
Per la terza edizione il team Fuori Giri, che ha organizzato la gara, e' riuscito ad utilizzare il parco di Arenzano.

Pedalare nel parco e' come pattinare in chiesa.
Gli elementi contrastanti di ruote grasse e pavoni, di polvere e fontane, di sudore e siepi hanno creato una competizione originale e magica.
Il percorso si snodava tortuoso e vario lungo le strade e stradine del sottobosco.
Nonostante non ci fossero lunghe salite, il ritmo di gara e il terreno composto per lo piu' da ghiaia, rendevano il percorso piu' impegnativo di quanto si poteva immaginare.
Chilometri di fettuccia, centinaia di coni, una organizzazione perfetta e la sensazione di non essere degli estranei, ma di confonderci tra le piante come gli altri animali (indovinate cosa facevano i pavoni per adeguarsi alla competizione?) hanno caratterizzato la giornata di ieri.
In squadra con Dige e Pampo, con un pezzo di cuore che stava con la Ale che ha superato se stessa in solitaria (terzo gradino del podio) e' cominciata l'avventura.
Da subito siamo stati colti da un certo timore polpaccio-reverenziale nei confronti dei soliti "mostri" il cui fisico e' un estensione della bici.
Persone che gettano sguardi al carbonio verso i comuni bikers mortali. (Prima della gara si sono fatti mezz'ora di spinning sotto il sole "Per scaldarsi", sono partiti lasciando mezzo copertone sul sentiero, hanno fatto un giro completo in poco piu' di sei minuti...)
Ma c'eravamo anche noi, e alle nove precise:

3,2,1 via!

Abbiamo deciso di compiere due giri a testa per mantenere una buona velocita' costante.
Ai cambi, dove il braccialetto con il chip, si trasferisce da una caviglia ad un altra, siamo sempre in tre:
chi arriva offre la gamba (troppo scoppiato per poter far altro), chi parte indossa il braccialetto, l'altro ha gia'pronta la bici e via altri due giri.
Non abbiamo mai perso un cambio, a parte quei dieci secondi necessari per il chip, c'era sempre uno di noi sul percorso e intanto la Ale pedalava, pedalava...
Non vedevo l'ora di arrivare ed era sempre l'ora di ripartire...
Ottimi i ristori, abbiamo mangiato almeno una anguria intera a testa, due caschi di banane, un cesto di limoni e acqua in abbondanza perche' il caldo e la polvere si facevano sentire.
Alla faccia dei carboidrati di pronta assimilazione, le focaccine fritte dalla banda bassotti si sono rivelate dell'ottimo carburante, provvidenziali anche i rotoloni di scottex per il sudore e pulire gli occhiali.
Ogni due giri si ripeteva il rito e gli stati mentali erano sempre due:
Se stai correndo, arrivare il prima possibile (senza farsi superare dal team Senza senso di Benga).
Se stai aspettando essere sempre in quella tensione da: "Se arriva Pampo e non sono li' a dare il cambio?"
Per il resto gli occhi erano puntati all'inizio della scalinata aspettando di vedere spuntare una maglia gialla.
La Ale come un metronomo sorridente ha continuato a scandire il tempo fino alla fine e noi abbiamo concluso le sei ore con la convinzione di aver fatto tutto il possibile.

Grazie ai miei compagni, se un giorno arrivassero gli alieni e volessero sfidarci in una gara a squadre per la conquista della terra, non avrei dubbi, sceglierei loro. (Pampo e Dige, non gli alieni ;-)
Prosit

Tags:
 
 
Current Location: Parco di Arenzano
Current Music: Jovanotti - Buon sangue
 
 
bustone
12 June 2009 @ 09:35 am
La fisica dice che dove ci sta un corpo, non ce ne può stare un altro.
E' qualcosa che ha a che fare con la massa, con gli spazi, con l'impossibilita' per la materia di compenetrarsi.
Questo credevo fosse vero fino ad un paio di settimane fa quando grazie a Dige e alla sua abilita' nello stoccaggio ho visto 4 umani, 3 biciclette, 6 ruote, e bagagli in quantita' star comodamente dentro ad una sola macchina...
C'era gia' da essere contenti ma come cantava Jannacci, l'importante e'esagerare!
E allora dopo la sosta al supermercato, generando piccoli buchi neri e scovando tunnel interdimensionali che funzionano sullo stesso principio del gonnellino di Eta Beta ci sono stati anche due carelli colmi di spesa.
Nella foto un Pollock revisited :-)

 
 
Current Location: Fuori dal Continente
Current Music: vociare fastidioso
 
 
bustone
11 June 2009 @ 11:24 am
Un altra telefonata, un altro sporco affare.
Eppure non l'ho voluta io questa vita, diciamo che gli eventi hanno scelto per me e ora cerco di andare avanti, proprio come faceva mio padre.
"Pochi hanno voglia di sporcarsi le mani" - mi diceva "Ma spesso frugando nella merda si trovano i diamanti".
Il fatto e' che la cosa piu' simile ai diamanti erano i cubetti di ghiaccio nel whiskey Mc Vailant nei quali guardava dentro come per cercare di trovare un senso a quel lavoro.
Allora stavo li' in cucina a guardarlo. Lui pareva non accorgersene.
Forse per lui ero solo un moccioso silenzioso che passava il suo tempo a leggere le avventure dell'uomo inevitabile. Usavo quel fumetto come fosse il giornale con il buco usato da una spia.
Grazie a quello potevo stargli vicino, ne avevo un gran bisogno e se anche non mi degnava di uno sguardo, perso come era nei suoi pensieri, mi piaceva pensare che quello era un momento tutto per noi.
Potevo quindi solo cercare di indovinare che cosa gli passasse per la testa. Ogni volta avrei voluto che attaccasse a parlare dicendomi che aveva ormai raccolto un bel gruzzolo, che aveva messo via per l'inverno abbastanza dollari per cambiare vita.
Allora saremmo partiti il giorno dopo per visitare la fiera di Santa Monica e dopo aver attraversato il deserto lungo la 64 saremo passati sopra il ponte di ferro che con un balzo scavalca il blue river, il piu' alto dello stato e li' il mio vecchio avrebbe fermato la macchina, avrebbe preso la borsa dei ferri dal bagagliaio e l'avrebbe buttata di sotto.
Finiva invece sempre il liquore con un ultimo lungo sorso, il ghiaccio tintinnava come fosse stata la campana che annuncia la fine della messa.
Si alzava poi scostando la sedia, buttava tutto nel lavandino e attraversava la porta lasciandomi li' solo con il mio fumetto.
Quando la signora Steven ci assegno' per compito un tema dal titolo: "Se fossi un oggetto cosa vorresti essere e perche'" scrissi che volevo essere un cubetto di ghiaccio.

Ricordo la sua faccia stanca, le sue mani con calli grandi come castagne e le palme sulle quali aveva linee cosi' marcate che una chiromante avrebbe potuto leggerle stando al telefono dall'altra parte dello stato.
Chissa' cosa dicevano quelle mani, di quanta fortuna aveva avuto bisogno per diventare il migliore della citta'?
Il fatto e' che quando qualcuno aveva bisogno di un lavoretto pulito era lui che chiamavano.
"Non c'e' problema, sara' fatto" - diceva, e tutti potevano essere sicuri che alla sera avrebbero potuto dimenticare i problemi bevendo whiskey da una bottiglia che galleggiava nell'acqua bollente di una vasca da bagno.
Capitava gni tanto che qualcuno si dimenticasse di saldare il conto ma il mio vecchio, invece che fargliela pagare, scrollava le spalle come se sapesse che prima o poi tutti avrebbero avuto ancora bisogno di lui.

Una notte mori'.
Due giorni dopo, mentre gettavo la manciata di terra sulla cassa, mi vennero in mente le sue mani. Era evidentemente troppo tardi per controllare la linea della vita.
Avevo la testa piena di pensieri quel giorno e quasi tutti erano per la mia povera vecchia, sapevo che senza pa' non sarebbe durata a lungo.
Purtroppo non mi sbagliavo, mi lascio' tre mesi dopo, quel giorno i fatti decisero che ero abbastanza grande per prendere la borsa.
Certo sapevo che all'inizio sarebbe stata dura essere considerato al suo livello ma con il tempo avrei dimostrato che di me ci si poteva fidare, non che mi fregasse del nostro buon nome ma lo avrei comunque fatto brillare come il pomolo della porta di casa.
Ereditai il suo ufficio e anche i ferri del mestiere che teneva dentro una consumata borsa di pelle che in vita portava al fianco con tanta naturalezza da sembrare un dottore in visita domiciliare.

E il telefono suono', il mio primo incarico. Mi vestii di tutto punto e uscii, ero ufficialmente diventato mio padre.
Un lavoretto facile, mi dissero, quello che ci voleva per cominciare.
La trovai in disparte, appoggiata all'angolo come se volesse confondersi con il muro.
Se ne stava silenziosa e se non fosse stato per quel sottile filo di fumo azzurrino, che saliva dritto come l'anima di un santo che vola in paradiso, non l'avrei scovata cosi' facilmente.
Mi avevano detto che la fanciulla aveva bisogno di una lezione, che faceva la ritrosa e che era arrivato il momento di darle una svegliata perche' era da tempo che non faceva il suo dovere.
Mi sembro' spenta la piccola, come se non avesse neppure voglia di abbandonare quella situazione e partire.
Feci un passo e la osservai piu' da vicino, mi sembro' di scorgere una timida fiammella che ancora brillava in lei.
Da quanto tempo se ne stava li' dentro circondata da quelle quattro mura?
Pensare che nella sua giovane vita doveva aver visto ben poco altro mi rattristo', "Che spreco" - pensai
Mi avvicinai un poco ancora, "Ciao piccola" - buttai li', ma solo il silenzio seguito' e quel sottile filo di fumo... cosa speravo di ottenere, una risposta?
Posai la borsa ai miei piedi, non dovevo farmi coinvolgere oltre.
Senza guardarla mi infilai i guanti che tenevo nella tasca della giacca, feci scivolare lento le dita come se stessi compiendo una specie di fottuto rito, lei non si mosse di un centimetro, con tutta probabilita' il piu' impaurito ero io.
Mi lascio' fare come se sapesse che ero li' per lei, odiai quel silenzio, mi faceva pensare e come conseguenza le mani cominciarono a tremare.
Cosa avrebbe fatto mio padre?
Immaginai che avrebbe concluso con rapidita' e spietata efficenza, io non avevo ancora cominciato che lui avrebbe gia' avuto le mani sotto il rubinetto per cancellare le tracce con il sapone.
Aprii la borsa, avevo solo l'imbarazzo della scelta.
Tra tutti quegli arnesi dovevo scegliere il piu' adatto, il piu' efficente.
Esitai ancora qualche istante poi scelsi una vecchia chiave inglese, la sentii pesante nella mano, la sollevai e con forza la calai sopra il tubo del gas.
La botta riusci' a sbloccare il dado arrugginito, feci aderire in seguito la chiave e riuscii a serrarla a dovere impedendo al gas di fuoriuscire. Una successiva pulizia alle boccole e agli sfiati riporto' la calderina a nuova vita, quando schiacciai il tasto dell'accensione quella si sblocco' regalandomi una bella fiamma viva, girai il rubinetto, l'acqua calda scese senza indugio.
Tornai a casa felice non prima di essermi fatto pagare, il mio vecchio era davvero bravo ma quell' aspetto della nostra attivita' si poteva migliorare.
Prosit

Era un racconto Hard Boiler :)
 
 
Current Location: In cucina
Current Music: Helen Sung - Alphabet street
 
 
bustone
10 June 2009 @ 12:09 pm
Sindrome del frigorifero e' chiamata quella particolare fobia che riguarda la paura di cio' che accade al di la' della porta chiusa.
La luce dentro il frigo si spegne o rimane accesa?
L'impossibilita' di poterlo scoprire si radica nell'animo e diviene un disagio che precipita in ansia allargandosi fino a raggiungere tutto cio' che puo' essere rinchiuso.
Le valige nel portabagagli, la marmellata nella credenza, le matite nel cassetto.
Cosa accade al di la' della barriera che ci impedisce di vedere?
Chi ne soffre non puo' far a meno di continuare ad aprire lo sportello per accertarsi che quello che ha lasciato si trovi ancora nello stesso stato.

Cosi' Ernesto Pinguetti, professione rappresentante, conduceva una vita solitaria e schiva.
I numerosi viaggi in auto richiesti dal suo lavoro venivano affrontati con apprensione ossessiva e continue pause nelle quali apriva il bagagliaio,il cofano, le valigie.
Quando era al volante cercava di tenere occupata la mente ascoltando la radio o la musica ad alto volume ma spesso bastava una parola per inoculare in lui il bisogno inarrestabile di fermarsi e di controllare con maniacale cura se tutto fosse proprio come lui lo aveva lasciato.
Era come un veleno al quale poteva sfuggire solo svelando la verita'. Sfiorava con mano gli oggetti nelle valige e pian piano veniva pervaso da una nuova tranquillita'.
Quando si faceva forza e a malincuore richiudeva cerniere e sportelli sapeva che rapidamente il veleno della sua malattia lo avrebbe presto portato ad una nuova sosta, ad un ennesimo controllo.

Conobbe Greta alla festa di primavera.
Star seduto su un prato con tutte le cibarie disposte sopra una tovaglia alla luce del sole, era per lui un vero toccasana.
Lei gli chiese se poteva dividere l'ombra della quercia, Ernesto acconsenti' forse perche' noto' la borsa che lei portava a tracolla. Era di plastica trasparente e si poteva benissimo osservare tutto cio' che aveva all'interno.
Nella borsa di Greta c'era una bottiglietta di coca cola ancora da aprire, alcuni tovaglioli bianchi con sopra piccole sagome di tulipani, una macchina fotografica usa e getta, alcuni tramezzini avvolti dentro il cellophane (apprezzo' molto anche quello) e un portafoglio di plastica viola.
Lei poso' i tramezzini e la bottiglia sulla tovaglia e allungo' la mano scandendo il suo nome in sillabe: "Piacere Gre-ta"
Ernesto si alzo' in piedi come fanno i gentiluomini e scontro' un ramo con la testa.
Questo la fece sorridere, rise anche lui di rimando e qualcosa tra loro comincio'.
Si rividero la settimana successiva per una passeggiata lungo il fiume.
Percorsero la riva sinistra fino al ponte, quando dopo averlo attraversato tornarono indietro dalla riva opposta gia' si tenevano per mano.
Parlarono di cose sciocche e leggere, qualunque argomento pareva buono per far sorridere la ragazza. Ad Ernesto piaceva molto e farla ridere lo riempiva di gioia.
Lei gli confesso' che era andata alla festa di primavera con lo scopo di incontrare qualcuno e sperava che lui non la giudicasse troppo avventata per aver diviso la tovaglia.
Lui menti' dicendo che si trovava li' per lo stesso motivo ed era per quello che la sua tovaglia era tanto grande.

Qualche tempo dopo divisero una cena, per meglio riuscire a controllare il suo ancora inconfessato problema la invito' a casa sua.
Alle otto precise se la ritrovo' sullo zerbino, indossava il suo miglior sorriso ed un abitino di seta viola che le copriva il corpo con la stessa grazia della rugiada mattutina sui petali di una rosa.
"Sono in anticipo?" - chiese lei notando lo sguardo pensieroso dell'uomo.
"Nno no" - rispose lui che aveva tutta l'attenzione rivolta alla scatola di cartone che la donna reggeva in braccio.
Lei se ne accorse, "Non sapevo bene cosa portare, ho deciso per un dolce, se ne hai preparato uno anche tu vorra' dire che faremo indigestione" - disse aprendo i lembi della scatola e svelando una magnifica torta dove rosse fragole erano adagiate ad arte sopra un tappeto di soffice panna.
Sul volto di Ernesto appari' un sorriso che la donna attribui' all'effetto della sua creazione, in realta' l'apertura della scatola aveva quietato l'ansia che lo stava gia' mordendo nel collo.
Si fece da parte e la fece entrare attraverso l'unica porta della casa perche' altre non ve ne erano cosi' come coperchi, sportelli, tappi, ante, imposte...
"Wow" - disse Greta "E' tutto cosi'... evidente" - aggiunse
"Mi piace avere tutto sotto controllo" - disse lui chiedendosi se quello poteva essere il momento giusto per confessarle le sue paure.
La donna fu piu' rapida facendogli perdere l'occasione: "Cosa si mangia?" - chiese
"Spaghetti al pomodoro, seppie con piselli e poi dolce, anzi dolci" - disse tutto d'un fiato
"Accipicchia che cuoco, ti immaginavo un tipo da microonde!" - disse
Non poteva immaginare che Ernesto provasse un piacere unico nell'aprire i baccelli, nel pulire le seppie o nello svelare cio' che si celava sotto la buccia dei pomodori. In quanto al microonde ne aveva uno ma solo perche' era dotato di sportello trasparente.
La cena trascorse piacevole, arrivati alla fine assaggiarono i dolci senza riuscire ad andare oltre due piccole porzioni e dopo il caffe'si accomodarono sul divano davanti al televisore spento che rifletteva le loro immagini vicine.
Dopo molte parole, contatti e sguardi l'uomo trovo' il coraggio.
"Ti devo confessare una cosa" - disse all'improvviso
"Vuoi dirmi che hai comprato la cena giu' al ristorante?" - chiese lei ridendo
"No, riguarda me, insomma credo di avere un problema" - disse
Lei raccolse una mano nelle sue e fece un cenno invitandolo a proseguire, l'espressione dell'uomo era cambiata.
"Io non...non riesco a sopportare cio' che e' celato" - disse
Lei capi' dallo sguardo quanto dovevano essergli costate quelle parole, decise che in fondo si vedevano ormai da tre mesi ed era arrivato il momento. Dopo aver posato un dito sulle sue labbra per impedirgli di proseguire, si alzo' in piedi e fissandolo negli occhi si slaccio' il vestito che fini' sul tappeto con un suadente, rapido fruscio.

Pur con le migliori intenzioni, nemmeno quella volta l'uomo riusci' a confessare ma un pensiero arrivo' prepotente: "E se la cura si nascondesse proprio dentro la mia malattia?"
Poi allungo' una mano, abbasso' la luce, la attiro' a se.

Tags:
 
 
Current Location: all'aperto
Current Music: Groove Holmes - Good vibrations
 
 
bustone
09 June 2009 @ 02:26 pm
Da: Amelio Salvini presso Palazzina Costa
A: Amministratore Rizzuti

Gentile ragioniere, questa mia per lamentare un fatto che ritengo increscioso e che spero, grazie alla sua intercessione, non s'abbia piu' da ripetersi.
Lo scorso martedi' mi trovavo presso il mio appartamento situato al piano quarto del civico 23 di via dei Consoli.
Saranno state circa le dieci del mattino quando, come mia abitudine, dopo aver sgombrato il tavolo dalle stoviglie della colazione, stavo per accingermi a dedicare il resto della mattinata al mio passatempo preferito.
Le cito particolari che forse lei inizialmente trovera' inutili ma che sono certo le serviranno per dare il giusto senso a quello che sto per scriverle.
Dunque la mia colazione e' composta da un bicchiere di succo ricavato da arance qualita' Tarocco spremute al momento, una tazza di latte colorato da un filo di caffe' arabica preparato la sera prima e conservato dentro la cuccuma di porcellana che era stata di mia zia Peonia, due panini allo zenzero che la portinaia mi fa trovare dentro un sacchetto appeso alla maniglia della porta (ne approfitto per elogiare la donna, mai ho visto tanta dedizione e professionalita') poi marmellata di ribes e frutti di bosco, un vasetto di yoghurt magro in cui annego cereali al miele e una mescolanza di noci, nocciole, uvetta e mela candita.
Alla fine mi concedo un caffe' nero senza zucchero preparato al momento.
Questo si ripete tutti i giorni della settimana tranne la domenica quando, per rispetto dell'ostia benedetta, digiuno fin dopo la messa. In quel giorno la mia colazione tardiva si svolge al banco del Bar degli orefici dove ad un cappuccino tiepido con molta schiuma faccio seguire una briosce allo zabaione.
Comunque ritorno a martedi', il tavolo era sgombro e lindo, la matita stava appuntita e pronta accanto al nuovo numero della settimana enigmistica aperta sulla pagina del Bartezzaghi.
Estraggo gli occhiali dal cassetto (purtroppo l'ultimo esame ha rivelato un deterioramento della retina che ha aggravato la mia gia' presente miopia), afferro la matita e, come mia abitudine, leggo l'ultima definizione in basso a destra.
Come lei sapra' le parole crociate vanno cominciate dalla fine ma questo non e' importante, quello che conta e' che appena letta la prima definizione e' cominciato il rumore.
48 orizzontale, 4 lettere: "Ne mori' Cechov"
Non feci tempo neppure a pensarci un istante che comincio' il ronzio.
Dapprima, seppure fastidioso, non era forte ma dopo qualche secondo aumento' di tono fino a diventare insopportabile.
L'intera parete pareva vibrare e con quella tutti i quadri appesi, il mobile in basso e perfino la statuina di Limoges che era appoggiata sopra.
Provai a far finta di niente, una vita passata come ispettore sanitario ai mercati generali aiuta a non dar troppo peso agli schiamazzi, ma quello, mi creda non si poteva sopportare.
Di cosa era morto Cechov?
Avevo la sensazione di sapere di cosa sarei morto io se quel rumore non si fosse fermato ma il peggio avvenne quando la statuina cadde sul pavimento rompendosi in minuti ventisette pezzi.
La dolce figura della ballerina la cui graziosa manina dalle lunghe dita si poggiava alla sbarra aveva trovato una fine orribile.
Mi creda, anche in quel momento provai a pensare a Cechov, a far finta di niente sperando che una volta trovato da qualche parte del mio cervello il motivo della sua morte (in fondo non doveva essere stata granche' se occupava solo quattro caselle) avrei potuto proseguire con le altre definizioni isolandomi dal resto del mondo.
Ma il rumore pareva aumentare e insinuarsi sotto il tappeto, avevo la sensazione che uscisse perfino dai buchi delle prese di corrente, dal rubinetto del lavandino, dalle grate del condizionatore.
Allora mi alzai, chiusi la settimana enigmistica, posai la matita e dopo aver raccolto quel che rimaneva della ballerina(solo un esperto restauratore avrebbe potuto forse rimetterla insieme) accostai l'orecchio alla parete.
In quel preciso momento il rumore cesso'.
Tifo, Cechov poteva essere morto di tifo.
Tornai allora al tavolo, raccolsi la matita, raggiunsi la pagina e scrissi la parola, grato finalmente al silenzio che aveva permesso al mio cervello di riprendere da dove aveva interrotto.
Il 47 verticale mi getto' nello sconforto, 5 caselle: "Per farne quattro si esce"...
Erano evidentemente "Passi" ma quella "i" finale non ci azzeccava nulla con il tifo di Cechov...
Voltai la matita, cancellai la parola e il rumore ricomincio'.
Stavolta fu da subito prepotente senza farsi annunciare da nessun ronzio.
Cosi' forte, mi creda, da far accorrere le mani a tappare le orecchie, da farmi desiderare di scappare a gambe levate.
Mi dispiaceva lasciare Cechov mezzo morto ma sono stato costretto ad infilare i piedi in un paio di scarpe e uscire di casa dove ho fatto ritorno solo nel tardo pomeriggio.
Cauto come un ladro ho varcato la soglia, il rumore era cessato e ad essere sinceri non si e' piu' fatto sentire.
Ora potrebbe trattarsi di un fatto occasionale, forse ad un vicino hanno lucidato i pavimenti, dicono che quelle levigatrici facciano un baccano d' inferno, comunque spero che non si ripeta mai piu' e che lei fara' tutto cio' che e' nelle sue possibilita' per scoprirne la causa.
Distinti saluti
Amelio Salvini

PS Se le puo' interessare Cechov mori' di tisi, con il silenzio della sera lo scoprii in un batter d'occhio.

Tags:
 
 
Current Location: Palazzina costa
Current Music: Barbara Dennerlein - fata Morgana
 
 
bustone
08 June 2009 @ 11:52 am
Passando dallo stravacco del coricamento notturno all'elevata altitudine che si respira negli strati medi dell'atmosfera della camera, si barcolla (ma solo lievemente) da un lato (quello dove e' collocata la vescica) e ci si dirige dove nella mappa offuscata della nostra memoria dovrebbe essere situato il bagno.
Quella che appare come una semplice operazione di routine non sempre va a buon fine.
Quei pochi tratti di pavimento possono apparirci sconosciuti, la disposizione di porte e piastrelle un quadro mai visto fino al punto di provare una sorta di smarrimento: e' quella la nostra casa? Appartiene a noi quel corpo di cui osserviamo i piedi laggiu' sparire nelle ciabatte? Nel grande disegno superiore siamo noi quello scarabocchio in basso a sinistra?
E' il momento della filosofia narcotica ottenebrata, ovvero la pioggia di domande che ci assale senza darci la minima possibilita' di correre sotto il riparo di una qualche risposta.
Chi siamo? Dove andiamo? (vorremmo andare in bagno ma la domanda implica qualcosa di molto piu' ampio) Perche' esistiamo? Stiamo sognando? Siamo puri pensieri nei sogni di qualcuno? Se chiudiamo gli occhi ci svegliamo?
Passano alcuni istanti ed e' come aprire una finestra in una cucina dove e' stato fritto del pesce, pian piano i cattivi odori si allontanano, le nebbie notturne si diradano.
Il corpo umano e' davvero una macchina meravigliosa.
All'improvviso sappiamo chi siamo e per esigenze di copione l'opzione "Chi vorremmo essere" non viene considerata.
Collochiamo il giorno appena cominciato nel calendario, ripassiamo gli impegni e le priorita'.
All'improvviso riconosciamo i quadri appesi, la sagoma del mobile e le sue piccole maniglie a forma di ghianda.
Le porte che sono dove e' giusto che siano.
Muoviamo un passo, (deciso stavolta) verso il bagno e siamo certi di poter far combaciare cio' che immaginiamo con cio' che si trova al di la' della porta.
Quando ci appare la scarpiera, la cassetta degli attrezzi e le bottiglie di salsa impieghiamo appena un istante per capire di essere in dispensa.
Un altro fottuto lunedi' e' cominciato.
Ringraziamo il cielo, almeno la dispensa sembra proprio la nostra.


Tags:
 
 
Current Location: in corridoio
Current Music: Orien Lavie - A short Goodbye
 
 
bustone
04 June 2009 @ 01:12 pm
Perche' un altra gara di MTB?

Perche' durante la gara ci aspetta la fatica a cui facciamo spazio sulla sella.
Per imparare che gli unici confini sono quelli che noi stessi delimitiamo.
Perche' mentre pedaliamo non siamo da nessuna parte.

Solo continuando a pedalare possiamo sperare prima o poi di capire.

Durante una gara quello che e', diventa qualcos'altro.
Un mutare continuo e senza forma che si alterna fuori e dentro di noi.
Il clamore della partenza svanisce nel sommesso battito del cuore
I volti si confondono con le forme del terreno, la ruota gira anche se non la guardiamo.
E' un passaggio per un mondo nuovo, e' volare dentro un cielo nero aggrappati al sottile filo di una traiettoria, quella che tra mille riconosciamo come nostra.

Forse si fa una gara per cercare di dare un senso a tutto quanto e durante quel non essere da nessuna parte, in quel tempo senza tempo, sentirsi eterni.
Prosit

 
 
Current Location: Gionghi
Current Music: Mamma mia! - Abba
 
 
bustone
19 May 2009 @ 11:31 am
Partendo dall'alto mansarda abitabile con bovindi, tetto a scaglie vista mare, gerani in sottovaso, piccioni, antenne, tetti piu' bassi e terrazzi si noti piscina per bambini a forma di pesce, altalena, tavolo con panche sotto pergolato poco rigoglioso che butta le radici dentro tre grossi vasi con zampe di leone.
Verso Nord Bucato che sventola appeso ad un filo tirato tra ringhiera e bastone fissato ad un comignolo con fascetta da elettricista di colore nero.
Sud-est Seggiola a sdraio a rigoni bianchi e blu scolorita con ruggine sulle viti e macchie sul legno scuro di pioggia.
Proseguendo lungo sud Bicicletta appesa a gancio murale con scritta: "Aurora", visibile ruota posteriore sgonfia.
Piantine di basilico dentro piccole cassette di polistirolo, nanetto da giardino con barba nera e gote rubizze, recipiente di candeggina.
Sud Ovest, donna che prende il sole sopra lettino basso, occhiali scuri, costume giallo limone.

La mattina con il bicchiere di latte freddo in mano, la canottiera che esce dalle braghe del pigiama, il signor Berti sta alla finestra immaginando quella piccolissima porzione del mondo che gli sta intorno.
Beve un sorso e ha la sensazione di indossare una cravatta che e' stata in frigo per tutta la notte.
Si muove a prora e a poppa di quella nave traballante sfiorando con la mano ora un muro, ora
un mobile fino a trovare il davanzale della finestra.
Dopo aver aperto i battenti e respirato quell' odore che ha dentro un po' di tutto quanto, immagina un cielo limpido e terso e nuvole che si muovono spinte dallo scirocco di Sud est, soffici cumuli di zucchero filato che hanno visto nel loro lento progredire, branchi di antilopi africane, delfini che increspano il mare, giungle di antenne e monti dove si sono adagiate per riprendere fiato.

Se i suoi occhi potessero vedere, rimarrebbe muto davanti al cielo che si sta preparando per lo spettacolo, alla troppa cipria che gli colora le guance e al sole che ben presto dira' la sua.

 
 
Current Location: Dalla finestra
Current Music: Helen Sung - Helenistique
 
 
bustone
14 May 2009 @ 03:55 pm
Chiamatelo blocco dello scrittore, mente svuotata, parole in fuga, orizzonti opachi, carestia verbale, azzeramento fantasioso ma capita, a volte, che per quanto uno provi a scrivere non gli riesca di dire alcunche'.
Le frasi appaiono strampalate e confuse, manca il ritmo, e la curiosita' nel proseguire con la lettura e' la stessa dell'osservare cosa si cela all'interno del sacchetto di un aspirapolvere.

Sarebbe meglio essere coscienti e avere il coraggio di non dire niente.

La convinzione di poterci riuscire inganna, so che arrivati in fondo al trampolino e' sufficiente un solo passo per effettuare il tuffo e so che mettere il primo piede sul gradino della scaletta fa gia' parte del tuffo.
Ma da lassu' l'acqua sembra assai distante, i riflessi di luce sul fondo paiono sagome di torpedini pronte a folgorarci, quelle persone laggiu' che ci fissano con indosso occhiali da sole per non essere turbate dalla luce, non aspettano altro che udire il rumore di una nostra panciata o il silenzio imbarazzante che precede il nostro dietrofront.
Non e' facile, credetemi, non che sia automatico volere una cosa e poi ottenerla.
Volere e' potere, dice il proverbio ma quante volte abbiamo il potere di scrivere e il volere non ci segue?
Possiamo allora cercare un colpevole, un capro espiatorio che porti sulla sua schiena tutto il peso del nostro foglio bianco?
C'era troppo rumore! La penna scriveva a singhiozzo... La luce non era quella adatta, mi disturbavano di continuo, tutte le idee a cui pensavo sapevano di minestra riscaldata...
Possiamo ripararci dietro l'esile ombra di queste motivazioni?
No, lo so bene.
E ci sentiamo codardi per aver fallito e ce ne andiamo con le mani in tasca scoprendo briciole di qualcosa che conservavamo per un futuro appetito.
Certi giorni perfino quelle briciole potrebbero prendere forma, essere come minuscoli semi che trovano nel sole e nel terreno tutta l'energia necessaria per germogliare, crescere e divenire qualcos'altro.
Altri giorni gettiamo le briciole dietro di noi e non ci accorgiamo che un uccello del paradiso, splendido nel suo piumaggio iridescente, e' atterrato per beccarle.
La scrittura ha i suoi tranelli, l'ammiccante bellezza di una frase, si direbbe capace di portarsi dietro un racconto e per timore che non sfugga ci ritroviamo a ripeterla di continuo a fior di labbra e poi cerchiamo ansiosi un foglio e poi una penna e appena possibile la scriviamo e solo allora ansimanti la osserviamo sicuri ormai che non ci scappi piu' come fosse una farfalla infilzata sul velluto da uno spillo lungo e spietato.
Ma la frase spesso e' come un vetrino di mare: una gemma trasparente quando e' baciata dall'onda, un rugoso e opaco pezzo di vetro quando lo ritroviamo in fondo alla borsa.
Ci sono giorni in cui appendiamo i pensieri al filo da bucato e ci riempiamo di una intima felicita' nell'osservarli mentre si muovono al vento.
Altri giorni invece, non appena stringiamo l'ultima molletta, comincia a piovere.


Tags:
 
 
Current Location: A osservare le parole
Current Music: The Who - Wos' next
 
 
bustone
06 May 2009 @ 01:40 pm
C'era chi le banconote le piegava per il lungo e le porgeva come mancia.
C'era chi le usava come segnalibro, chi le infilava nelle macchinette per le fototessere, chi le teneva in tasca unite da un fermacravatta, chi le faceva scolorire in lavatrice, chi ci scriveva sopra frasi ricche di significato, chi le riempiva di operazioni in colonna.
E c'era chi le cambiava.
Qualche tempo fa una banconota si poteva cambiare in qualcos'altro.
Qualcosa che ci permetteva di ottenere del tempo, svago, relax, affetto e divertimento.
Ecco i quattro talismani protagonisti della mia infanzia che ho chiuso nella scatola del tempo.

Alle scuole superiori c'era un sottoscala.
Un posto che assisteva ogni giorno al passaggio di centinaia di studenti. Un luogo di incontro, di fuga, di riflessione.
Li' c'erano due macchine automatiche per la distribuzione di bevande.
La prima distribuiva Coca-cola.
Dopo aver inserito il gettone e premuto il tasto si sentiva la bottiglia precipitare con un baccano di inferno, come se la macchina fosse alta dieci metri e la bottiglia dovesse passare attraverso una lunga tubatura piena di angoli e ostacoli.
La bottiglia arrivava sorprendentemente integra, la superfice appannata, fredda al contatto con le righe che ne ornavano la superfice. Stapparla utilizzando il cavatappi inserito sulla parete della macchina era un gesto naturale, e il primo sorso avveniva dopo un istante come se l'aspettare potesse far svanire il sapore.
La macchina delle bevande calde serviva caffe', cioccolata, cappuccini e te'.
I gettoni si acquistavano dai bidelli che presidiavano la portineria.
"Mi da' due freddi?" - chiedevamo.
Quello nella prima posizione della foto e' invece un caldo.

Al secondo posto c'e' il gettone telefonico.
Che oggi sta alla scheda SIM di un cellulare come una clava ad un coltellino Svizzero.
I telefoni in cui venivano utilizzati non avevano spie o display informativi cosi' per capire cosa stava succedendo dovevamo basarci sui rumori.
Con l'esercizio si poteva capire perfettamente se il telefono si era mangiato il gettone, se ci sarebbe stato restituito, se si era fermato in un punto non previsto e aveva reso il telefono inutilizzabile.
Quando si dovevano effettuare interurbane occorreva procurarsi una grande quantita' di gettoni e mentre si parlava con qualche affetto lontano, continuare ad inserirli regolandosi sul rumore che facevano quelli consumati.
Il telefono a gettone era come la statua di un idolo sacro.
Il fatto che si telefonasse stando sull'attenti, i continui oboli che sparivano nella sua bocca/fessura, l' interpretazione dei rumori come fossero i brontolii del Dio vulcano adorato dagli indigeni di un isola tropicale, lo confermavano.
Un giorno la SIP raddoppio' il valore del gettone che da 50 lire passo' a 100
Una leggenda metropolitana racconta che qualcuno ebbe la soffiata, cambio' tutto quello che possedeva in gettoni e raddoppio' il capitale in un solo giorno.

Al terzo posto c'e' il gettone del calciobalilla.
Inserendolo nell'apposita fessura liberava dodici palline con le quali giocare.
Il calciobalilla e' una grande invenzione che resiste nel tempo, un gioco Salomonico e attento alle minoranze perche' puoi far schifo quanto vuoi ma non puoi mai perdere con piu' di dodici gol di scarto.
Il gettone si poteva usare anche per impedire al meccanismo di rientrare e quindi ottenere palline infinite.
Spesso era il premio in palio per il vincitore, i piu' bravi giocavano praticamente gratis.
Mostrato dalla distanza, brillava per i riflessi del sole estivo: un richiamo inequivocabile che voleva dire: "Ragazzi offro io ma non voglio stare in porta".

Al quarto posto troviamo una moneta da cento lire.
Quando ne venivo in possesso potevo fare un bel po' di cose:
Comprare un sacco di stucco per la cerbottana.
Comprare due etti di focaccia con la cipolla, due pacchetti di patatine, quattro buste di grissini Pipino e Fino (con sorpresa), due ghiaccioli, dieci lance indiane, quattro pacchetti di figurine, tacchetti alla liquirizia sufficienti per tutta la mattina.
La migliore fine che di solito riservavo alle cento lire era quella di farle sparire sotto la scritta: "INSERT COIN" di uno Space Invaders e provare ancora una volta a salvare il mondo.

 
 
Current Location: sottoscala
Current Music: David Hines - Nebula
 
 
bustone
05 May 2009 @ 02:55 pm
Il frullatore Stanis K23 e' un ottimo elettrodomestico.
Versatile, pratico e robusto e' l'assistente ideale per le vostre imprese culinarie.
E' dotato di un capiente secchiello della capacita' di 4 litri, tre lame multiuso, e un set di dischi che permettono di sminuzzare ogni tipo di frutta/verdura.

Questo dice la pubblicita' ma non fa accenno al tasto.
Si trova sotto la manopola per la regolazione della velocita' e nessuno ne conosce la funzione.
I piu' accaniti hanno letto e riletto il manuale fino a saperne di piu' di un tecnico riparatore ma non hanno mai trovato un accenno, neppure minimo, all'insolito tasto.
Alcuni si sono iscritti al forum "Sminuzziamo per piacere", dove i veri patiti dei robot da cucina si scambiano ricette e consigli ma nessuno osa nominare il tasto...
Una volta qualcuno ha posto la domanda: "Buongiorno, possiedo uno Stanis K23, qualcuno mi sa dire la funzione di quel piccolo tasto sotto la manopola?"
Ma non ha ottenuto risposta.

Cosi' Ermete Saverni, famoso per la sua cocciutaggine, decise di investigare piu' a fondo.
Si compro' un set di cacciaviti e conscio di invalidare la garanzia, si accinse ad aprire il frullatore.
Aveva rudimenti elettronici tali da capire, seguendo i fili, quale potesse essere la funzione del tasto.
Le sei viti triangolari con virgoletta si dimostrarono un osso davvero duro, inutili i cacciaviti a stella, inservibili quelli a taglio, riusci' dopo molti tentativi (uno dei quali ruppe la sede di plastica) ad aprire la base dell'oggetto aiutandosi con chiavi a brugola e graffette fermafogli.
Sotto il coperchio trovo' pero' un altro coperchio.
Conosceva la questione del doppio isolamento e apprezzo' perfino la cura con cui era stato costruito l'oggetto ma doveva affrontare un nuovo problema e le sei viti a rombetto bislungo parevano osservarlo con un sorrisino sfottente.
Nessun tentativo ando' a buon fine con gli strumenti che erano in suo possesso.
Chiese perfino al vicino in prestito un vecchio ferro ritorto che era servito a reggere la carrucola del pozzo ma le sei nuove viti erano piu' serrate della mascella di un Pitbull su una costata di manzo.
Allora chiamo' il servizio assistenza.
"Buongiorno, ho acquistato un frullatore modello K23 e vorrei sapere se potete fornirmi l'attrezzo adatto a rimuovere le sei viti del secondo coperchio" - disse
"Non forniamo attrezzi e nemmeno informazioni che possano, in qualche modo, compromettere la sicurezza degli utilizzatori" - rispose una voce monotona dall'altro capo dell'apparecchio
"Capisco e senta, mi scusi, quel tasto che si trova sotto la manopola, volevo sapere a cosa..."
"Tututututu" - rispose questa volta il telefono e anche quando provo' e riprovo' a comporre il numero trovo'sempre occupato.
Ma sarebbe riuscito a scoprirlo a costo di buttare il frullatore dalla finestra fino a ridurlo ad un inservibile ammasso di metallo e plastica.
Ermete Saverni si sbagliava.
Le ventose disposte sotto i piedini e progettate per rendere l'oggetto stabile, si aggrapparono alla liscia superfice del piano cucina come radici nel terreno.
Ermete provo' a far leva con un cacciavite ma per quanto spingesse il frullatore non si muoveva di un millimetro.
Tento' allora di battere il manico con un martello ma riusci' solo a far schizzare fuori il cacciavite e a conficcarlo al centro della fronte di frate indovino che se ne stava appeso alla parete, con uno sguardo saggio e caritatevole in attesa che cominciasse l'anno nuovo.
Era diventata una questione di principio, la sovrana intelligenza dell'uomo contro l'inerme e passiva anima del manufatto.
Ando' in dispensa e torno' con il pestello per la carne.
Comincio' a sferrare colpi fragorosi aiutato dal nervoso che aveva cominciato a scuotergli i nervi. Calava il pestello con foga finche' rimase senza fiato, riprovo' fino a farsi dolere il braccio, fino a rendere le dita incapaci di reggere alcunche'.
Ma il frullatore non subi' alcun danno se si esclude la parziale scalfitura della scritta K23
Preso dallo sconforto, crollo' a terra sulle ginocchia, scaglio' via il pestello che ando' a centrare il piccolo televisore che teneva sul ripiano.
Il botto non lo fece trasalire, avrebbe voluto che fosse ancor piu' fragoroso, assordante, capace di rompere tutte le finestre del condominio e i cristalli delle auto parcheggiate di sotto.
Poi un idea affioro' dalla sua mente confusa.
Un idea banale che si fece largo tra sorelle piu' grandi: "E se provassi a spingere il tasto?".
Cosi' fece.
Non accadde nulla nei primi istanti ma poco dopo si accese una spia verde.
"Tutto qui?" - si chiese Ermete
Poi la spia divenne rossa e comincio' a lampeggiare.
 
 
Current Location: in cucina
Current Music: Soulstance - En route
 
 
bustone
27 April 2009 @ 10:30 am
Lei  
Eppure anche lei, sono sicuro, magari di notte e sotto le lenzuola, molla puzzette come fanno tutti.
Forse si alza grattandosi la pancia, sbadiglia, prende la sveglia che e' sul comodino e dice: "Cazzo e'gia'il mattino dopo".
Magari cerca le ciabatte con i piedi mentre fruga perplessa tra i pensieri: quale sia il giorno, forse e'venerdi'e se non fosse, quanto manchera'?
Forse anche lei, magari per un attimo, e' tentata di tornar tra le lenzuola e abbracciare il corpo di morfeo.
Poi si alza ciondolante mentre il gatto si struscia sulle braghe del pigiama, arriva in bagno, si accomoda sul water mentre lo specchio serio la ritrae.
Forse si vede brutta, le borse sotto gli occhi, i segni del cuscino sulle guance, i capelli che sembrano un prato dove una mandria di mini-mucche ha pascolato.
Magari fa il solito pensiero, se la vedesse qualcuno in quello stato, le sue amiche o peggio Sonia che e' sempre piu' perfetta della Barbie. A quello pensa e non che la Sonia, magari sotto le lenzuola, molla puzzette proprio come lei anzi le fa a tempo con un motivetto che ha in testa dalla sera prima.
Poi si alza, magari fa le smorfie e quando si infila nella doccia aspetta che l'acqua si riscaldi e guarda laggiu' le dita dei piedi, l'acqua che si infila nel buco e pensa ai pantaloni che potrebbe indossare, quelli blu.
Ma poi ricorda che la maglia da abbinare e' ancora in lavatrice e allora, magari, dice un altro "Cazzo!" e lo benedisce lasciandosi bagnare.
Poi in cucina, la tazza gira nel forno a microonde, stringe l'accappatoio quando scorge il vicino sul pogiolo.
Il "ding!" le dice che il latte e' al punto giusto, puccia i biscotti, uno dopo l'altro e fa finta di non sentire il gatto che vuole ancora da mangiare.
Magari apre poi una scatoletta, la versa nella ciotola, dice due parole e si stupisce della sua stessa voce rauca.
Si veste, magari con la gonna che tanto fa piu' caldo, e' quasi primavera.
Cosi' apre l'armadio e sceglie quella malva, le calze nere, la borsa, la maglietta.
Infila le scarpe che sono li' per terra, poi dallo specchio torna e cambia sguardo, piu' intenso adesso sembra e poi le labbra, rosse di rossetto, un po' di fard le cade sul colletto ma se ne accorge e lo scrolla via.
Poi forse infila quel giacchino che stava sulle spalle della sedia, prende le chiavi, esce dalla casa e fiera come fosse una regina, tacchettando va verso la stazione.
Chi la vede passare ne e' colpito, rimane muto, si scosta al suo passaggio, che donna fiera! Che passo! E quello sguardo che pare superiore ad ogni cosa.
Qualcuno a vederla ama sognare di essere il suo caro fidanzato e di poter gioir dell'esclusiva e dell'invidia di tutto il vicinato. Qualcuno se la immagina alla spiaggia nel costume che sembra disegnato, la brezza che gioca tra i capelli e il sale sulle curve mozzafiato.
C'é'chi la pensa madre di famiglia con cento figli appesi al carrello della spesa, chi con il riso nei capelli di quel giorno, sorridente sulle scale della chiesa.
Chi la vorrebbe amica, sorella, amante, o perfino compagna di sventura, ma lei sopra gli umani desideri pare danzando, fuggire via sicura.
Quando appare e' gia' andata via, rimane un sogno, un timido profumo, l'ombra di un piedino sull'asfalto.
Volata forse in alto, angelo radioso che ha il suo posto in cielo tra i beati e guarda in basso tutti gli sfigati che stanno, occhi strizzati per il troppo sole, a naso in su.
Eppure anche lei, sono sicuro, magari di notte e sotto le lenzuola, molla puzzette come fanno tutti.

Tags:
 
 
Current Music: Barbara Dennerlein - That's me