Un altra telefonata, un altro sporco affare.
Eppure non l'ho voluta io questa vita, diciamo che gli eventi hanno scelto per me e ora cerco di andare avanti, proprio come faceva mio padre.
"Pochi hanno voglia di sporcarsi le mani" - mi diceva "Ma spesso frugando nella merda si trovano i diamanti".
Il fatto e' che la cosa piu' simile ai diamanti erano i cubetti di ghiaccio nel whiskey Mc Vailant nei quali guardava dentro come per cercare di trovare un senso a quel lavoro.
Allora stavo li' in cucina a guardarlo. Lui pareva non accorgersene.
Forse per lui ero solo un moccioso silenzioso che passava il suo tempo a leggere le avventure dell'uomo inevitabile. Usavo quel fumetto come fosse il giornale con il buco usato da una spia.
Grazie a quello potevo stargli vicino, ne avevo un gran bisogno e se anche non mi degnava di uno sguardo, perso come era nei suoi pensieri, mi piaceva pensare che quello era un momento tutto per noi.
Potevo quindi solo cercare di indovinare che cosa gli passasse per la testa. Ogni volta avrei voluto che attaccasse a parlare dicendomi che aveva ormai raccolto un bel gruzzolo, che aveva messo via per l'inverno abbastanza dollari per cambiare vita.
Allora saremmo partiti il giorno dopo per visitare la fiera di Santa Monica e dopo aver attraversato il deserto lungo la 64 saremo passati sopra il ponte di ferro che con un balzo scavalca il blue river, il piu' alto dello stato e li' il mio vecchio avrebbe fermato la macchina, avrebbe preso la borsa dei ferri dal bagagliaio e l'avrebbe buttata di sotto.
Finiva invece sempre il liquore con un ultimo lungo sorso, il ghiaccio tintinnava come fosse stata la campana che annuncia la fine della messa.
Si alzava poi scostando la sedia, buttava tutto nel lavandino e attraversava la porta lasciandomi li' solo con il mio fumetto.
Quando la signora Steven ci assegno' per compito un tema dal titolo: "Se fossi un oggetto cosa vorresti essere e perche'" scrissi che volevo essere un cubetto di ghiaccio.
Ricordo la sua faccia stanca, le sue mani con calli grandi come castagne e le palme sulle quali aveva linee cosi' marcate che una chiromante avrebbe potuto leggerle stando al telefono dall'altra parte dello stato.
Chissa' cosa dicevano quelle mani, di quanta fortuna aveva avuto bisogno per diventare il migliore della citta'?
Il fatto e' che quando qualcuno aveva bisogno di un lavoretto pulito era lui che chiamavano.
"Non c'e' problema, sara' fatto" - diceva, e tutti potevano essere sicuri che alla sera avrebbero potuto dimenticare i problemi bevendo whiskey da una bottiglia che galleggiava nell'acqua bollente di una vasca da bagno.
Capitava gni tanto che qualcuno si dimenticasse di saldare il conto ma il mio vecchio, invece che fargliela pagare, scrollava le spalle come se sapesse che prima o poi tutti avrebbero avuto ancora bisogno di lui.
Una notte mori'.
Due giorni dopo, mentre gettavo la manciata di terra sulla cassa, mi vennero in mente le sue mani. Era evidentemente troppo tardi per controllare la linea della vita.
Avevo la testa piena di pensieri quel giorno e quasi tutti erano per la mia povera vecchia, sapevo che senza pa' non sarebbe durata a lungo.
Purtroppo non mi sbagliavo, mi lascio' tre mesi dopo, quel giorno i fatti decisero che ero abbastanza grande per prendere la borsa.
Certo sapevo che all'inizio sarebbe stata dura essere considerato al suo livello ma con il tempo avrei dimostrato che di me ci si poteva fidare, non che mi fregasse del nostro buon nome ma lo avrei comunque fatto brillare come il pomolo della porta di casa.
Ereditai il suo ufficio e anche i ferri del mestiere che teneva dentro una consumata borsa di pelle che in vita portava al fianco con tanta naturalezza da sembrare un dottore in visita domiciliare.
E il telefono suono', il mio primo incarico. Mi vestii di tutto punto e uscii, ero ufficialmente diventato mio padre.
Un lavoretto facile, mi dissero, quello che ci voleva per cominciare.
La trovai in disparte, appoggiata all'angolo come se volesse confondersi con il muro.
Se ne stava silenziosa e se non fosse stato per quel sottile filo di fumo azzurrino, che saliva dritto come l'anima di un santo che vola in paradiso, non l'avrei scovata cosi' facilmente.
Mi avevano detto che la fanciulla aveva bisogno di una lezione, che faceva la ritrosa e che era arrivato il momento di darle una svegliata perche' era da tempo che non faceva il suo dovere.
Mi sembro' spenta la piccola, come se non avesse neppure voglia di abbandonare quella situazione e partire.
Feci un passo e la osservai piu' da vicino, mi sembro' di scorgere una timida fiammella che ancora brillava in lei.
Da quanto tempo se ne stava li' dentro circondata da quelle quattro mura?
Pensare che nella sua giovane vita doveva aver visto ben poco altro mi rattristo', "Che spreco" - pensai
Mi avvicinai un poco ancora, "Ciao piccola" - buttai li', ma solo il silenzio seguito' e quel sottile filo di fumo... cosa speravo di ottenere, una risposta?
Posai la borsa ai miei piedi, non dovevo farmi coinvolgere oltre.
Senza guardarla mi infilai i guanti che tenevo nella tasca della giacca, feci scivolare lento le dita come se stessi compiendo una specie di fottuto rito, lei non si mosse di un centimetro, con tutta probabilita' il piu' impaurito ero io.
Mi lascio' fare come se sapesse che ero li' per lei, odiai quel silenzio, mi faceva pensare e come conseguenza le mani cominciarono a tremare.
Cosa avrebbe fatto mio padre?
Immaginai che avrebbe concluso con rapidita' e spietata efficenza, io non avevo ancora cominciato che lui avrebbe gia' avuto le mani sotto il rubinetto per cancellare le tracce con il sapone.
Aprii la borsa, avevo solo l'imbarazzo della scelta.
Tra tutti quegli arnesi dovevo scegliere il piu' adatto, il piu' efficente.
Esitai ancora qualche istante poi scelsi una vecchia chiave inglese, la sentii pesante nella mano, la sollevai e con forza la calai sopra il tubo del gas.
La botta riusci' a sbloccare il dado arrugginito, feci aderire in seguito la chiave e riuscii a serrarla a dovere impedendo al gas di fuoriuscire. Una successiva pulizia alle boccole e agli sfiati riporto' la calderina a nuova vita, quando schiacciai il tasto dell'accensione quella si sblocco' regalandomi una bella fiamma viva, girai il rubinetto, l'acqua calda scese senza indugio.
Tornai a casa felice non prima di essermi fatto pagare, il mio vecchio era davvero bravo ma quell' aspetto della nostra attivita' si poteva migliorare.
Prosit
Era un racconto Hard Boiler :)