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29 September 2009 @ 11:16 am
Mi chiamo O, "O" come Ospitale (Quinta parte)  
Clara era sempre li' davanti a me, i suoi grandi occhi mi osservavano speranzosi, il mio ego faceva le capriole immaginando che fosse attratta da me e dal mio fascino innato.
Ben presto tornai sulla terra, e non fu un atterraggio morbido. Mancavano poche ore alla fine dei giochi e il pensiero che la sua vita dipendesse da me mi caricava di un grosso peso che il mio gracile corpo faceva fatica a sopportare.
Mentre la ragazza mi parlava avevo, come sempre, messo in azione il cervello e sguinzagliato i segugi alla ricerca di una traccia. Purtroppo erano tornati indietro senza trovare la pista che forse mi avrebbe condotto ad una soluzione.
Non rimaneva che un unica possibilita’, sostituirmi a lei e cercare di risolvere la questione strada facendo.
Per prima cosa era necessario osservarla.
Dovevo imitare la sua postura, la camminata, lo sguardo e il modo di reagire agli stimoli esterni.
Ero conscio di quanto fossi disperato, poche ore non sarebbero di certo bastate per conoscerla e se anche fossi riuscito a ingannare Don Galliano, (contavo sul poco tempo che l'uomo aveva passato con lei e nutrivo la speranza che quel giorno fosse ubriaco) avrei poi dovuto trovare il modo di risolvere la questione in maniera definitiva, in verita' mi sentivo come un agnello che va al raduno annuale dei lupi affamati e spera di riportare a casa la pelliccia.
Cercai per prima cosa di calmarla, le dissi che avevo tutto sotto controllo e che lei non avrebbe dovuto far nulla, (a parte prestarmi il corpo ma di questo non feci accenno).
Le chiesi se mi potevo fermare da lei per tutto il giorno e se il cameriere sarebbe stato cosi’ cortese da andare in farmacia per acquistare medicine per mio conto.
Accetto’ naturalmente, sentivo che si sarebbe messa il portaombrelli come cappello se solo glielo avessi chiesto.
Scrissi su un foglietto i nomi di cio’ che mi serviva e li consegnai all’uomo che poco dopo usci’ di casa lasciandoci soli.
Sevoflurano, Diazepam e alcune pillole di Normison avrebbero dato via alla serata, si trattava di miscelarle nelle giuste proporzioni e di rispettare i tempi.
Una formula collaudata ma non priva di rischi.
Rimasi incollato a lei per tutto il pomeriggio, se si escludono le mie pause nel bagno (in una delle quali, aiutandomi con il fondo di un recipiente di vetro, ridussi in polvere le pastiglie e ne ricavai una polverina che infilai dentro una bustina di zucchero).

La povera ragazza alternava momenti di apparente serenita’ ad altri in cui gli occhi le si gonfiavano di lacrime e si disperava contorcendosi sulla poltrona come fosse stata preda di coliche renali.
Cercai di rassicurarla in tutti i modi, bevemmo il te’, guardammo un programma televisivo pieno di sciocchezze, le feci domande sulla sua infanzia, sui gusti musicali e su quelli culinari, e arrivo’ l’ora di cena in un batter d’occhio.
Fu allora che le chiesi di andare a prepararsi come se dovesse andare ad una festa.
Le dissi che l’avrei portata via da li’, lontana dai problemi.
Una delle due affermazioni era palesemente falsa ma dovevo trovare un motivo plausibile per spingerla ad ubbidire alla mia insolita richiesta.
Mi chiese se ero intenzionato a consegnarla nella mani del mafioso, un dubbio lecito, in effetti.
La rassicurai dicendole che piuttosto l’avrei uccisa con le mie stesse mani.
Questo le basto’ anche se le mie mani tremanti non dovevano certo esserle sembrate granche’.
Attesi per una buona mezz’ora fuori dalla sua camera immaginando le sue mani dalle lunghe dita che si infilavano nell’armadio indecise su quale vestito scegliere, il lento e sensuale abbraccio delle calze nylon che si arrampicavano sulle sue gambe, il gancetto del reggiseno, il tubetto del rossetto, il pennello della cipria, il pettine tra i capelli.
Poi la porta si apri’ e Clara apparve.
Se l'afflitta ragazza che avevo visto fino ad allora era stata capace di smuovere gli strati di polvere che avevo sul cuore, questa aveva la forza di un tornado capace di strapparti dal suolo per farti volare come un palloncino senza corda.
“E’ bellissima” – riuscii a dire
“Grazie” – mi rispose mentre non riusciva a nascondere lo sforzo che le costava sorridere.
“Adesso brindiamo” – dissi
“Ogni partenza va bagnata e qui lei ha quello che ci vuole” – aggiunsi e mi diressi verso il mobile bar dove stavano allineate numerose bottiglie.
Versai un dito di Whiskey dentro due bicchieri, nel mio versai anche la polvere che avevo preparato in bagno.
“Al nostro viaggio!” – dissi alzando il bicchiere
“Al viaggio!” – rispose Clara smarrita.
Buttai giu’ in gola il contenuto tutto d’un fiato, le pillole erano molto efficaci ma avevano un pessimo gusto.
Lei rimase con il bicchiere in mano indecisa, fino a quel momento aveva seguito ogni mio ordine come ipnotizzata, forse stava pensando all’inutilita’ di quel gesto quando io cominciai ad avvertire un calore che partiva dal petto per poi scendere giu’ lungo le gambe.
“Forse ho esagerato” – mentii
“Il liquore era piu’ forte di quanto il mio vecchio fisico possa sopportare, ho bisogno di coricarmi un poco” – chiesi e non dovetti sforzarmi di fingere, qualche secondo ancora e sarei crollato a terra e tutto quanto insieme a me.
La ragazza mi prese a braccetto e mi condusse nella sua camera.
La porta dell'armadio era aperta, per terra c'erano scarpe e vestiti, mi sembro' di riconoscere un ammiccante reggiseno abbandonato sulla spalliera di una sedia.
Crollai sul suo letto che odorava di fragola e cercai in tutti i modi di rimanere cosciente pensando a quello che sarebbe successo se avessi fallito.
Comincia a ripassare nella mente l'elenco dei presidenti della repubblica e quando arrivai a Benjamin Harrison lei si fece piu’ vicina per sistemare il cuscino sotto la mia testa, chiusi gli occhi e con quello che rimaneva della mia mente sveglia, spiccai il balzo.
Una vertigine, una spirale di colori abbaglianti, voci che mi chiamavano lontane, una luce fortissima e poi il mio vecchio corpo addormentato nel letto e quelle scomode scarpe con il tacco strette intorno ai miei piedini.
(continua)
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Current Location: Camera di Clara
Current Music: Deborah Henson - Swinging shepperd blues
 
 
 
(Anonymous) on September 29th, 2009 01:12 pm (UTC)
tre dosi di giz, lemon ice, shakerare e servire
deliciuos...
fucsia