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30 September 2009 @ 10:31 am
Mi chiamo O, "O" come Obbediente (Sesta parte)  
Avete mai indossato un vestito prestato? Di due taglie piu' stretto? Che profuma di rosa e fragola?
La prima cosa che feci fu di avvicinare una mano al naso per sentire il profumo di quella pelle fresca e liscia come la buccia di un'albicocca, agitai le dita nell'aria come una foglia mossa dal vento, osservai le unghie curate, l'anello dalla pietra nera che avvolgeva il dito medio, il respiro che alzava e abbassava il seno che si perdeva nella scollatura del vestito.
Muovendomi insicuro sui tacchi raggiunsi lo specchio.
Quel particolarissimo punto di vista mi trasmise un brivido lungo la schiena.
Guidare una rombante auto sportiva e' una grande emozione ma ESSERE l'auto sportiva, avere un motore nuovo e grandi pneumatici, sedili di pelle e lancette che fotografano la velocita', quello trasmette una sensazione di potere a cui mai riusciro' ad abituarmi.
Provai a camminare per la stanza, dopo alcuni passi incerti riuscii a controllare l'andatura anche se le scarpe erano scomode al punto di farmi rimpiangere le mie babbucce ammuffite che avevo a casa.
Dopo aver preso la borsetta che stava sul como' ne controllai il contenuto.
C'erano cose di cui un uomo non saprebbe che farsene ma, con tutta probabilita', di vitale importanza per qualunque donna. Andai a controllare il mio corpo abbandonato sul letto, da fuori pareva ancora piu' malridotto ma per fortuna dormiva profondamente e dentro di lui Clara. Sperai che la ragazza stesse facendo sogni beati e che questi durassero fino al mattino dopo.
Secondo i miei calcoli il sonnifero garantiva almeno una ventina di ore di sonno ma lasciarla sepolta dentro la mia vecchia carcassa era comunque un rischio, se si fosse svegliata sarebbe morta di spavento.
La porta aveva una chiave, dopo aver dato due giri la nascosi dentro un vaso che stava su un tavolino poco distante.
Cercai il cameriere a cui dissi che il signor O si era addormentato e che per nessun motivo doveva essere disturbato.
Pensai al peggio e aggiunsi che se avesse sentito colpi alla porta o richieste di aiuto avrebbe dovuto far finta di nulla e aspettare il mio ritorno.
L'uomo annui', sapevo che mi potevo fidare e d'altra parte non avrei potuto fare diversamente.
Con la borsetta sotto il braccio e i piedi che parevano presi ripetutamente a morsi da un cane uscii di casa.
Basto' rimanere fermo sullo zerbino per pochi secondi, l'auto che stava da giorni ferma dall'altra parte della strada con una brusca manovra arrivo' dinanzi a me , ne usci' l'autista che sfoggiando un sorriso ampio quanto il sipario di un teatro apri' la portiera invitandomi ad entrare.
Una volta seduto sul comodo sedile di pelle e avvolto da una musica Jazz a basso volume, improvvisa mi assali' la sensazione di essere in trappola ma ormai ero in ballo e nonostante quelle fottute scarpe, dovevo ballare.
Durante il tragitto l'uomo fece una telefonata, lo spesso vetro che ci separava mi impedi' di capire una sola parola ma con tutta probabilita' avvertiva del mio arrivo.
Dopo una ventina di minuti giungemmo alla villa, il grosso cancello si spalanco' davanti a noi come l'entrata della grotta dei quaranta ladroni e alcuni uomini che indossavano completi grigi si scostarono per farci passare.
La porta della villa si apri' spinta da un cameriere in livrea, il rigonfiamento sotto la giacca rivelava la fondina di una pistola, l'uomo doveva essere abituato a ben altro oltre che servire il te' sopra vassoi d'argento.
Fatti pochi passi nell'ampio vano dell'ingresso sentii la porta che si chiudeva dietro me. Mi voltai e mi accorsi di essere rimasta solo, don Galliano evidentemente voleva che il nostro incontro avvenisse senza sguardi indiscreti.
Poco dopo sentii la sua voce provenire dalla balaustra che stava in cima alla doppia scala.
Una passatoia di velluto rosso leccava i gradini fino a raggiungere l'uomo che sorrideva come un bambino la mattina di Natale.
"Mia cara grazie per essere cortesemente giunta, sapevo che oltre che certamente bella lei era anche una persona incredibilmente intelligente" - disse
"Dicono che la volpe, quando finisce nella tagliola, e' disposta a rosicchiarsi la zampa e fuggir via con quelle che gli restano..." - risposi
"Tuttavia le mie gambe sono troppo poche per tentare una fuga" - aggiunsi
"E sono certamente cosi' belle che sarebbe assolutamente un vero spreco" - disse lui e comincio' a scendere la scala con passo solenne.
Indossava una vestaglia di seta gialla fermata in vita da una cintura viola che brillava come se fosse ricoperta di minuscolo diamanti.
Quando mi fu vicino accusai il suo profumo intenso e ancor di piu' il suo sguardo che pareva trapassarmi.
In effetti l'uomo conosceva probabilmente quel corpo piu' di me e non vedeva l'ora di rinfrescarsi la memoria.
Mi prese la mano e me la bacio' poi cingendomi la vita mi invito' a seguirlo attraverso una porta che si rivelo' essere quella di un piccolo ascensore: se la discesa lungo la scala rappresentava per lui un gesto teatrale, preferiva affidarsi all'ascensore per la salita.
Durante il breve viaggio rimase immobile, solo i suoi occhi mi stavano addosso ed erano piu' accesi di quelli di un mastino che ha fiutato la preda e non vede l'ora di poterla sbranare tra le fauci.
Raggiungemmo un ampia sala al piano di sopra, l'uomo usava modi tali da farmi sentire come un re, o meglio una regina. Peccato che usasse gli avverbi come l'olio sull'insalata, forse era convinto che per parlare forbito bastasse cospargere i discorsi di inutili rafforzativi.
Intanto mi guardavo in giro, ogni centimetro quadro di quella casa trasudava ricchezza, mi sorprese l'assenza assoluta di personale anche se immaginavo che con tutta probabilita, nascosto nell'ombra ci doveva essere un esercito armato fino ai denti e pronto ad intervenire.
Presa una bottiglia di cristallo da un mobile basso ne verso' il contenuto in due alti bicchieri.
"Ci vogliamo comodamente sedere?" - chiese porgendomene uno
Annuii e mi sedetti sul divano, dovetti ricordarmi di tenere le gambe incrociate e di controllare il bordo della gonna, l'uomo si sedette accanto a me.
"Lo sa? Dal giorno che fortunatamanente la incontrai la mia insonnia si e' incredibilmente accentuata, le parlo sinceramente se lei non fosse giunta qui non avrei certamente esitato nel concludere celermente la mia promessa.
Sarebbe stato come strozzare il mio orsetto di pezza preferito ma per un uomo con la mia reputazione una promessa e' un debito che va al di la' di sentimenti e compassioni."
Pronuncio' quella frase tutta d'un fiato come se fosse una formalita' che andava assolta prima
di poter lasciarsi andare.
Portai il bicchiere alla bocca ma ne bevvi appena un sorsino, quando ritrassi il bicchiere, il segno di rossetto sul vetro mi sorrideva incoraggiante, non era facile abituarsi, non dentro quel corpo.
"Ma ora siamo qui, lei ha saggiamente fatto la scelta migliore e sono sicuro che con il tempo sapra' apprezzarmi" - aggiunse dopo aver buttato in gola tutto il liquore.
Ero arrivato ad un punto cruciale, come chi e' salito con incedere lento per la scaletta, ed e' comunque arrivato sul trampolino. Dovevo decidermi a saltare anche se non avevo la piu' pallida idea di dove sarei atterrato.
(continua)
 
 
Current Location: Nella villa di Don Galliano
Current Music: Kenny Wermer - Inaugural balls