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02 April 2010 @ 04:02 pm
Asilo again  
Inizio' dunque la mia vita inquadrata, immagino che se mi fossi reso conto che da quel giorno in poi avrei dovuto cominciare a sottostare ad orari, impegni, appuntamenti, regole, sarei davvero fuggito nei boschi per alimentare le leggende sul ragazzo allevato dai ricci (nei nostri boschi non abbiamo lupi).
L'errore di fondo e' che ai grandi l'asilo appare come un paese dei balocchi.
I bambini stanno tutto il giorno a giocare tra loro, cosa c'e' di meglio? - pensano
La realta' e' ben diversa, la prospettiva adulta non riesce a scorgere le piccole tragedie che ogni giorno dovevo affrontare.
Il cestino ad esempio aveva una chiusura inadatta alle mie piccole dita e ogni volta che tentavo
di aprirlo rischiavo l'amputazione di entrambi i pollici.
Alacciarsi le scarpe, soffiarmi il naso, andare in bagno, abbottonarmi i pantaloni possono sembrare sciocchezze ma per me erano come dininnescare una bomba, operarmi di appendicite in autonomia, finire un puzzle da 5000 pezzi e salire fino in cima all'Everest per prendere un po' di ghiaccio per il Martini.
Le attivita' all'asilo erano essenzialmente di due tipi: quelle gestite dalle suore e il libero svago.
La giornata tipo si svolgeva cosi'.
La prima ora del mattino era dedicata all'accoglienza.
Finche' non arrivavano tutti i bambini che formavano la classe gli altri erano lasciati liberi di giocare con i chiodini.
Piccoli e di plastica si potevano infilare in tavolette piene di buchi realizzando figure colorate.
Ricordo che la cosa che amavo di piu' era osservare la tavoletta a rovescio, da quel lato sembrava un piccolo lettino per un bambolotto fachiro.
Quando la classe era al completo si cominciavano le attivita' pratiche.
Quelle care donne ci facevano svolgere molti lavoretti in previsione delle feste.
La festa del papa', della mamma, Natale, Pasqua, era sempre il momento di una festa per la quale preparavamo piccoli oggetti con le nostre piccole manine.
Chi non ha mai avuto in casa un portamatite, un sottovaso, una cornice, un oscilloscopio fatto di mollette alzi la mano.
Una delle attivita' che piu' adoravo era punteggiare.
Consisteva nello staccare figure disegnate sulla carta tramite un punteruolo da calzolaio.
Si praticavano dei forellini uno vicino all'altro seguendo i contorni delle figure.
A lavoro completato la figura si poteva rimuovere con la stessa facilita' con cui si spezza in due un cracker
Un lavoro ripetitivo e infinito che lasciava la mia piccola testolina libera di viaggiare.
Credo che tra i sette passi che conducono alla perfetta letizia e alla conoscenza del proprio karma ci sia il punteggiare.
L' oggetto aveva il manico di legno e una affilata punta, se usato nel modo sbagliato poteva con facilita' cavare un occhio o provocare profonde lesioni.
Le suore godevano della benedizione di qualche santo protettore, che io sappia nessun bambino si e' mai fatto male (a meno che le suore fossero capaci di nascondere i cadaveri nello scantinato e poi dire alle forze dell'ordine: "Giorgino? No oggi non si e' visto".

Quando arrivava la bella stagione ero contento principalmente per due motivi.
Il primo era che potevo uscire senza il mio berretto di pelo e il secondo che aprivano le porte
che conducevano al giardino.
L'asilo era provvisto di due grosse aree all'aperto, la prima veniva utilizzata al mattino quando il sole non era ancora fastidioso, la seconda provvista di tettoia per l'ombra, nel pomeriggio.
Scendevamo lungo una grande scala di marmo tenendoci per mano e al segnale delle suore potevamo correre verso le due grandi ceste che contenevano i giochi.
Alcuni erano molto ambiti, ricordo lotte sanguinarie per impadronirsi di una pistolona spara palline o di un pagliaccio formato da anelli di diversa grandezza.
Ero tra i piu' lenti e quando arrivavo io le ceste erano vuote, dovevo sperare che qualche compagno si stufasse presto del gioco scelto o dovevo accontentarmi di prendere a calci la ghiaia.
Arrivava poi l'ora di mangiare, il tutto avveniva rispettando regole rigorosissime che sarebbero sembrate esagerate perfino nel collegio di David Copperfield.
Nella sala c'erano tre lunghi tavoli, ognuno aveva il suo posto personale.
Il menu' prevedeva il primo (di solito minestrone, minestrina, zuppa, crema, brodo) e il secondo che ognuno conservava nel cestino.
Nel mio cestino c'era sempre: Formaggino Milkana, Grissini Pipino e Fino, Gelatina di frutta Arrigoni.
Il pranzo cominciava con la preghiera, seguita dall'entrata delle cuoche con i pentoloni e i mestoli.
Quando ognuno aveva davanti la minestra fumante si passava tutti insieme alla fase "soffio".
Si soffiava per qualche minuto, nella sala pareva che al posto di tutti quei bambini ci fossero delle cornamuse sfiatate che qualcuno tentava di suonare.
Per tutto quel periodo era assolutamente vietato bere.
Non si doveva toccare una goccia d'acqua ne' prima, ne' dopo la minestra.
A chi chiedeva spiegazioni le suore rispondevano sempre in modo diverso: "Fa male, ti vengono le rane nella pancia, caldo e freddo non vanno d'accordo, si puo' morire..."
Lo giuro, ancora adesso quando ho la minestra davanti e mi assale l'istinto di bere provo un fremito lungo la schiena come se sapessi che quello potrebbe essere l'ultimo gesto della mia vita.
Finita la minestra si passava ai cestini e terminati quelli arrivava il momento di cantare.
Ogni giorni si cantavano diverse canzoni ma ce n'era una speciale che conservavamo per quando la madre superiora faceva la sua apparizione.
La canzone faceva cosi':

All'asilo qui di Sestri
siamo tanti bei bambini
ci vogliamo tanto bene
come bravi fratellini
Evviva evviva la madre superiora!

E partiva l'applauso a cui la donna rispondeva con un inchino e una grande commozione dipinta sul volto.
Cosa avrei voluto fare da grande? La madre superiora.
Finiti i canti era il momento del pisolino.
Alle suore non fregava niente che tu fossi riposato, che non avessi la minimissima voglia di dormire.
Era anche quella una regola, chi non la rispettava faceva la fine di Giorgino.
E allora tornavamo in classe e poggiavamo le braccia sul banco, su quelle posavamo la testa, chiudevamo gli occhi e tentavamo di raggiungere il secondo passo della perfetta letizia e della conoscenza del proprio karma.
(la saga dell'asilo, troppo avvincente per concludersi in due soli post, continua):-)
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Current Music: Patricia Barber - Yesterday
 
 
 
(Anonymous) on April 2nd, 2010 04:45 pm (UTC)
Prima regola: le suore non compaiono mai, proprio mai, nelle fotografie.
Loro eran fantasmi e perciò evanescenti, per cui sorgerebbe spontanea la domanda: esistevano davvero?
Ci sono i bambini, nelle foto, composti ad arte intorno alla festeggiata/o di turno, magari con una bambola o un trenino piazzati tra le braccia timide d’un grembiule a quadretti; e recite, con scenari di cartapesta, i costumi sempre un po’ sbilenchi e strani a vedersi; c’è chi piange, per sempre, nel ricordo come sulla carta color seppia; e chi cadeva dalle altalene spropositatamente alte venendone subito punito, colpito alla fronte o al mento, a seconda dell’altezza, nel suo ritornare indietro vuota. Qualcuno, ne porta ancora i segni dei punti. Più sanguinava, più eroe del giorno.
C’erano i cestini della merenda, color paglia ed una margherita sul coperchio oppure un pistolero campagnolo, la colt sbilenca sul fianco.
Dentro, rosetta col formaggino e banana oppure mela.
Nei due locali sopra l’asilo, abitava il prete. Un uomo vecchissimo e buffo, con una gonna nera lunga lunga che gli strascicava tra le gambe, ci si pulivano i pavimenti. Vietato anche solo sbirciare le scale che portavano lì sopra, ma non serviva ricordarlo, bastava vederlo passare veloce, qualche volta, di sfuggita. Lui, non era fantasma, è l’uomo nero.
C’erano amori che, ahimè, non duravano una vita intera. E capitava che quello/a a cui avevi concesso l’onore grandissimo tipo venirti incontro al cancello per accompagnarti in aula portandoti il cestino della merenda, passasse indifferente ad altro/altra, negandoti anche una spiegazione intelligente.
Oppure, amori affogati dagli anni in venire, dai suoi capelli troppo rossi, da lentiggini spazialmente disordinate. Ne sono morti così, parecchi.
(Ma benedetti siano nei secoli i fratelli dei fratelli, sembrano fatti apposta, almeno fino alla prima elementare).
C’erano trecce, spazzolate e strette in nodi tipo scorsoi per quanto colorati; e gomme del ponte Brooklin sia bianche che verdi.
Ora che ci penso, una suora c’era. Ciao, suor Bianca.

(sorry:-)
Fuchsia
bustone: Bustone ridebustone on April 2nd, 2010 07:29 pm (UTC)
:-)
Gli asili solo luoghi più misteriosi di quello che sembri...
E l'altalena che colpisce sia all'andata che al ritorno...
e le suore fantasma, l'uomo nero e ancora mille ce nè
nel mondo da narrar!!