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27 April 2010 @ 04:10 pm
L'ultimo viaggio  
23 Ottobre 1833
Abbiamo lasciato il porto di Plymouth sotto un sole caldo e giallo come il tuorlo di un uovo fritto.
Sulla banchina nessuno a sventolare fazzoletti.
Ci siamo scambiati pacche sulle spalle ed e' stato un po' come ballare una polka con un attaccapanni. L'aria sa di sale e non c'e' traccia di tristezza.
"Nessun saluto, nessun rimpianto" dice un vecchio proverbio di quadrato di cui solo stamattina ho capito fino in fondo il significato.
Benedetto sia l'altissimo.

28 Ottobre 1833
Navighiamo da 5 giorni in direzione est-sud-est, ho tracciato un unica linea sulla mappa che parte da Plymouth e arriva fino al bordo della cartina.
E' una cicatrice che passa vicino alle isole Artens, compie un ampia curva e diviene poi dritta come l'albero di maestra.
La Poplador ha le stive piene di cibo e il morale dell'equipaggio e' piu' alto della bandiera che sventola a poppa.
Grazia plena a te Maria.

12 Dicembra 1833
Dopo quindici giorni di tempesta il vento si e' finalmente placato.
L'uragano ci ha seguiti come un ombra e non e' servito a nulla ripiegare verso la costa.
Abbiamo perso due barili di colla e sei tavole di legno per le riparazioni.
Si sono spezzate alcune gomene e la nostra polena, la vegliarda Fat Mary ha perso un braccio.
Il marinaio Stevens ha gia' cominciato a intagliarne uno da un remo e tra breve sara' come prima.
Ramirez ha battuto la testa e si e' procurato una profonda ferita che il dottor Herman ha prontamente suturato e benedetto con il Whiskey.
Che i santi tutti ci benedicano.

28 Gennaio 1834
E' passato piu' di un mese dall'ultimo rapporto.
Il viaggio continua.
Abbiamo festeggiato il Natale con una gara di pesca vinta dal signor Rapetti, il nostro nostromo che viene dall'Italia, quell'uomo formidabile non vuol rivelare a nessuno l'ingrediente segreto che utilizza nelle esche.
Il buon Rapetti ha voluto dividere la vincita (un barilotto di Rhum) con il resto dell'equipaggio, ben presto tutti si sono dimenticati del suo segreto.
La luna stasera e' grande e sembra sorridere.
Gloria nell'alto dei cieli.

31 Marzo 1834
Abbiamo calato l'ancora nel porto di San Juan per far rifornimento.
Conto di partire domani non appena le stive saranno piene.
Imbarchiamo frutta, verdura, pesce affumicato, fusti di palma e un pappagallo che abbiamo battezzato Oreste.
Prosit

23 Aprile 1834
Siamo partiti con un leggero ritardo dovuto al fatto che il nocchiere Henry non si e' presentato all'imbarco.
Dopo aver atteso ben oltre l'orario previsto abbiamo levato l'ancora senza di lui.
Il dottor Herman presume che sia stato assalito dalla paura o forse l'abbraccio di una prostituta gli e' sembrato di gran lunga piu' stimolante del nostro viaggio dalla meta sconosciuta.
A lui va il mio pensiero, siamo uomini liberi, ci sia almeno concesso l'illusione di essere padroni del nostro destino.

12 Maggio 1834
Abbiamo superato Capo Forrest, da adesso in poi senza deviazioni procederemo verso i nostri propositi. Conto di raggiungere il punto ove la mappa termina entro quaranta giorni di navigazione se il vento tiene e il destino lo vorra'.
Amen

5 Giugno 1834
Ieri abbiamo raggiunto il punto di non ritorno e davanti a noi c'e' ancora un mare infinito.
Stiamo navigando senza nessun riferimento che non siano le stelle, faccio il punto su una nuova mappa: un grande foglio bianco dove la punta della mia matita coincide con la prora della nave.
Il morale e' alto, l'equipaggio gode di buona salute.
Semper gratias

23 Luglio 1834
Le nostre riserve cominciano a scarseggiare.
Nessuno poteva prevedere che ci fosse ancora tanto mare dinanzi a noi.
La carne secca e' terminata. Ci rimangono tredici barili di aringhe sotto sale e duecentosessanta galloni d'acqua.
Un forte vento di Bolina ci spinge ormai da alcuni giorni verso la direzione prevista.
Abbiamo calato alcuni ami e abbiamo pescato due grandi pesci di una specie mai vista.
Saranno la cena di stasera che William ha promesso di servirci insieme ad un intingolo di limone e avocado.
Essere vivi potrebbe sembrare l'unico motivo valido per festeggiare ma non e' cosi'.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

15 Agosto 1834
Da qualche giorno una forte corrente ci trascina piu' rapida del vento che riempie le vele
Abbiamo razionato l'acqua, l'equipaggio intona sovente canti ma il morale e' basso.
Io ho allo stomaco dolorose fitte, temo che aver ridotto drasticamente il cibo abbia sul mio corpo un effetto peggiore di quello che credevo
Prosit

25 Agosto 1834
Siamo arrivati.
Alle prime luci dell'alba abbiamo sentito il rumore, poi abbiamo visto.
Una manciata di miglia ci separa dal ciglio.
E' una cascata di dimensioni inimmaginabili, sembra impossibile che tanta acqua all'improvviso sparisca in un sol colpo.
Era quello per cui siamo venuti ma nessuno fiata, fissiamo attoniti quello spettacolo meraviglioso e tremendo.
Rapetti ha tagliato a pezzi una corda e la sta distribuendo all'equipaggio in modo che ognuno possa legarsi alla nave.
Naturalmente il mio sostegno sara' il timone.
Abbiamo liberato Orazio ma continua a tornare sulla tolda. Pare intenzionato a dividere il nostro destino come se non sapesse che farsene delle ali.
Forse quel pennuto e' il piu' coraggioso di tutti.
Affido questo diario ad una bottiglia e al capriccio dei flutti.
Se la corrente lo vorra' forse arrivera' agli occhi di qualcuno altrimenti il ricordo sparira' con noi.
Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare.

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