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24 June 2010 @ 09:20 am
Millegrobbe 2010  
Secondo giorno
Il primo giorno di gara si porta dietro la tensione della partenza, non ci sono molte macchine, parcheggiamo a dieci metri dal traguardo e andiamo a ritirare i pacchi gara.
Riceviamo un bel sacchetto pieno di prodotti tipici (formaggio Vezzena, vino, farina da polenta, integratori, funghi porcini secchi, pasta, marmellate) e una maglietta che sembra un pigiama, perfetta da indossare a letto per sognare il single track che non finisce mai.
L'organizzazione ha pasticciato con i nostri nomi, io risulto iscritto due volte, al cognome della Ale hanno aggiunto una K e a quello di Robydige qualche variante, per fortuna tutto viene risolto in pochi minuti, il giudice della federazione ci chiede da dove veniamo e ne approfitta per dirci che dalle nostre parti (??) comprava dell'olio di oliva per corrispondenza e che poi si era trovato male e aveva smesso (se ne impara sempre una nuova)...
Si aprono le griglie, ci schieriamo (come si dice in gergo).
Lo speaker ci intrattiene nei pochi minuti che mancano alla partenza, (mentre un DJ ci regala un sottofondo niente male) con qualche domanda ai campioni che rispondono:

a) Non sono molto in forma, vedremo come va la gara
b) Sono venuta ma solo per prendere un po' di aria buona
c) Non ho alcuna velleita' agonistica, faccio solo girare le gambe

Al fischio del giudice partiamo tutti come razzi alla faccia della velleita'.
Il mio carburante finisce dopo venticinque metri, alzo la testa, i miei compari sono gia' puntini lontani.

E' il momento di analizzare i motivi per cui si gareggia.
C'e' chi fa la gara per arrivare tra i primi, chi per sfidare un amico, chi vuol superare se stesso e chi come me ha un solo obbiettivo: battere la motoscopa che chiude la gara.
Non e' facile, va detto che sono finiti i tempi in cui nelle gare si trovavano dei simil-bustoni che si muovevano con velocita' smodata buttando ogni tanto un occhio al panorama e non disdegnando qualche parola con altri concorrenti, con gli addetti ai ristori, con quelli che presenziavano gli incroci. Ora tutti appartengono a due categorie principali:
I super fisico-impallati iper alleno-depilati che corrono la gara a velocita' warp sperando di riuscire a tornare indietro nel tempo e cominciare ad allenarsi ancora prima; e quelli del posto che naturalmente possiedono capacita' soprannaturali e nonostante abbigliamento della grande guerra, biciclette di legno e peluria orsina spesso danno del filo da torcere ai membri della prima categoria.
Se mille anni fa riuscivo a tagliare il traguardo a meta' classifica, adesso il mio nemico, la mia balena bianca e' dunque la perfida motoscopa.
Al di la' dell'utilita' (che assicura che nessuno si perda lungo il percorso) e' il suo controsenso che patisco.
Come si puo' pedalare nel silenzio della natura con il solo rumore del proprio cuore che fa concerto con il ritmo delle pedalate, il suono della gomma che artiglia il terreno, il canto degli uccelli e il frinir delle cicale e una fottutissima moto da cross che spernacchia a poca distanza e impesta l'aria di gas di scarico?
Non potendo eliminare la motoscopa devo riuscire a mettere tra me e lei qualche concorrente (i tappi).

Dopo tre chilometri sono riuscito a lasciarmi dietro una decina di concorrenti, altri sono davanti a poca distanza, se non muoio prima forse posso riuscire a superarne altri e mettere una buona barriera tra me e la perfida motoscopa ma alla prima discesa infilo la ruota anteriore in una canaletta e cado.
Un avvenimento cosi'rapido che sono per terra ancor prima di rendermi conto di quello che e' successo.
Per fortuna sono finito sopra uno spiazzo d'erba, non mi son fatto nulla ma cinque concorrenti mi superano, rimonto in sella per riprenderli ma il sentiero e' troppo stretto per poterli superare, sono costretto a seguirli a poca distanza finche' la strada si allarga e comincia a salire.
Quelli che in discesa andavano come lumache trovano nella salita il loro terreno ideale, cominciano infatti ad aumentare il ritmo lasciandomi li' con un palmo di naso e il cuore basito.
Provo ad aumentare il ritmo ma non c'e' niente da fare, altri due concorrenti mi superano e in lontananza comincio a sentire lo scoppiettio scureggiante della perfida creatura chiudi gara.
Al primo tornante volto la testa, rimangono solo un paio di concorrenti dietro di me, e laggiu' dietro la curva c'e' quella cosa di plastica e metallo che non vede l'ora di divorarmi.
Continuo a pedalare nella speranza di rompere il fiato, di trovare il giusto ritmo e continuo.
Dopo il quindicesimo chilometro va un pochino meglio, il terreno e' piuttosto fangoso e le discese sono difficili, spesso sento la bici "galleggiare" sopra la ghiaia.
A dieci chilometri dal traguardo incontro qualche sfigato con noie meccaniche.
Per un istante mi rammarico per la loro sorte, poi penso alla motoscopa e improvvisamente gli sfigati si trasformano in enormi tappi che presto andranno a stare tra me e gli ultimi.
Gli ultimi strappi li affronto insieme ad un ragazzo, come fossimo legati con un elastico lui si allontana nelle discese, io lo raggiungo e supero nelle salite.
L'altalena continua fino al traguardo che taglio per primo grazie al fatto che sul finir della gara ci sono piu' salite che discese.
Scambiamo qualche parola e complimenti reciproci come quelli veri, alzo la testa e trovo i miei compari che sono arrivati da un bel po'. Hanno tutti una lunga barba grigia tranne la Ale alla quale sono cresciuti i capelli che adesso sfiorano il prato.
Doccia, lavaggio bici e pastasciutta, per oggi la gara e' finita, la motoscopa singhiozza sconfitta in un angolo del prato, sono felice.

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Current Location: Lavarone
Current Music: Breeen na na na na