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12 January 2007 @ 11:39 am
 
Quel mattino usci' di casa veloce come se stesse scappando da un palazzo in fiamme.
La batteria della sveglia aveva esalato l'ultimo respiro durante la notte, a dire il vero erano giorni che il led, come un monitor ospedaliero, segnalava l'imminente decesso ma era una delle tante cose da fare e nell'elenco mentale delle incombenze era posizionata al sedicesimo posto, una priorita' troppo bassa per essere presa in considerazione in tempi brevi.
Si sveglio' sentendo la radio del vicino, apri' gli occhi e vedendo che il sole aveva gia' scardinato la tapparella e lacerava il soffitto con righe parallele, porto' le funzioni biologiche da sonno-profondo a iper-attivita' in una frazione di secondo.
Salto' giu' dal letto e con tre balzi fu in bagno, seduta sul water, mentre si lavava i denti, pensava che se avesse saltato la colazione, rimesso i vestiti del giorno prima, lasciato il gatto senza cibo e corso verso la stazione come un centometrista giamaicano, sarebbe riuscita a prendere il treno, due treni dopo quello consueto ma forse sarebbe riuscita ad arrivare puntuale, nel ritardo che ormai aveva accumulato.
Qualche minuto dopo correva giu' per il viale, i capelli al vento, la borsa a tracolla la faceva sembrare come il postino che sta per consegnare il telegramma in cui si annuncia la fine del mondo.
Dietro l'angolo spunto' l'edificio fascista della stazione, il bianco severo dei marmi e lo sguardo verso l'orizzonte di due colossi dal naso tagliato con l'accetta le diedero un severo benvenuto, senza alcun dubbio sapevano del suo ritardo.
C'era anche il suo treno sul binario, udi' i fischi del capotreno e scatto' per lo sprint finale tagliando il traguardo con gli applausi ad aria compressa della porta che si chiudeva dietro le sue spalle.
Trovo' tre persone all'inpiedi nella piazzola, una donna sudamericana circondata da borse della spesa che le sorrideva, un ragazzo isolato dalle cuffiette e un uomo che cercava di leggere il giornale con il braccio avvolto sul palo di sostegno come un motorino con la catena.
Si ispeziono' il viso dentro il finestrino che il buio della galleria aveva reso quasi come uno specchio.
I capelli parevano il nido di un aquila ma la corsa le aveva colorato le guance di un bel rosa e facendo il conto dei feriti si poteva senz'altro affermare che la corsa al treno era stata un successo.
Margherita stava gia' pensando alla scusa buona per il capo ufficio quando arrivo' il controllore.
Apparve all'improvviso come un vampiro che entra dalla finestra con le sembianze di un pipistrello, si trasforma, e pianta i canini sul collo indifeso.
"Biglietti prego" - disse con un tono da cameriere gentile ma solo per via del ruolo.
A Margherita apparve chiara nella mente la prima priorita' della sua lista: il rinnovo dell'abbonamento scaduto.
Si era ficcata a tutta forza nella trappola del lupo, valuto' molte possibilita', non ultima quella di fingere un malore, poi con il cervello completamente vuoto attese che l'uomo le rivolgesse l'attenzione.
La donna sudamericana esibi' il biglietto e il controllore trovo' da ridire sul fatto che la timbratura non fosse nella corretta posizione.
"E' pure uno stronzo" - penso' lei e si accorse di sudare piu' che durante la corsa.
Il ragazzo con le cuffiette mostro' l'abbonamento aprendo il portafoglio come fosse un agente dell'F.B.I.
Sul biglietto dell'uomo con il giornale non trovo' nulla da dire, fu il suo turno.
"Lo so, non e' previsto che lei tenga conto delle attenuanti" - comincio' "Ma sappia che ho preso il treno al volo perche' la sveglia non ha suonato, che ho una riunione importante e che sono abbonata da cinque anni e che..."
"Signorina" - la interruppe l'uomo. "E' evidente che lei non e' in possesso del documento di viaggio" - aggiunse
"In effetti e' cosi' ma.." - provo' a dire Margherita
"Favorisca un documento" - la interruppe l'uomo e dopo aver guardato l'ora su un brutto orologio di plastica che aveva al polso, apri' il blocchetto delle multe e comincio' a scrivere.
Fu allora che a Margherita' venne un idea. Infilo' una mano dentro uno dei sacchetti della donna e fece uscire la treccia d'aglio che aveva notato prima. La brandi' davanti all'uomo dicendo: "Torna all'inferno da dove sei venuta creatura immonda!"
L'uomo non spari', "In vent'anni di carriera non avevo mai visto una cosa del genere" - disse scrollando la testa e continuando imperterrito a scrivere.
"Allora, il documento per piacere" - aggiunse senza alzare il viso.
Margherita non si diede per vinta, infilo' una mano nella camicetta , afferro' il piccolo crocifisso d'argento che stava appeso alla catenina, lo tiro' fuori accompagnando il gesto con parole in latino: "Vade retro multa!"
Nemmeno questa volta ottenne alcun effetto, stava per rassegnarsi e consegnare la carta d'identita' all'uomo quando il treno usci' dalla galleria.
Il sole si verso' prepotente dai finestrini illuminando tutto di una luce bianca che la costrinse per un istante a chiudere gli occhi.
Porto' una mano sulla fronte per proteggerli e quando li riapri' vide che il controllore era sparito.
Si guardo' per un istante in giro, "Ma allora era davvero un..." - disse allibita.
"A lo mejor" - rispose la donna sudamericana, "Devolver yo ajo por favor?" - aggiunse.
Margherita rimise la treccia nel sacchetto, e dopo averlo baciato, ripose il crocifisso tra i seni.
"Ma una volta non sparivano in una nube di fumo?" - chiese
"Signorina, e' da un po' che non prende un treno in ritardo vero?" - disse l'uomo del giornale con un'aria di sufficenza.
Margherita non rispose ma ne era sicura, appena scesa avrebbe comprato una pila nuova e rinnovato l'abbonamento del treno.
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Current Music: Fabrizio De Andre' - Hotel Supramonte
 
 
 
barneyp1barneyp1 on January 12th, 2007 12:04 pm (UTC)
A me è capitata una cosa del genere.
Mi avevano sospeso la patente (eccessi di velocità) e per andare a Prato, dove lavoravo, dovevo prendere il treno (per non essere da meno, come cantava Jannacci).
E naturalmente il primo giorno sono arrivato in stazione in ritardo, con l'ultimo treno utile che stava per partire e quindi impossibilitato a fare l'abbonamento.
Di fronte alla prospettiva di tornare a casa e di andare a lavorare in bicicletta (20 chilometri) ho preferito rischiare.
E naturalmente è arrivato il controllore: non avendo aglio a disposizione, né una crocetta attaccata alla catenina (anzi neppure avendo la catenina al collo) ho improvvisato, inventandomi di avere diimenticato il portafoglio a casa "e pensi che l'abbonamento l'ho rinnovato proprio l'altro ieri".
Mi andò bene, fuorviato dall'aspetto professionale (Loden su completo blù, camicia azzurra e cravatta in tinta) il controllore ci ha creduto.
Ma la prossima volta un bel capo d'aglio me lo porto dietro, non si sà mai, e comunque sempre più efficace di un logorroico ricorso al Pretore per l'annullamento della multa.
(Anonymous) on January 12th, 2007 04:48 pm (UTC)
"Qualora, neppure aglio o catenella funzionassero, da provarsi sguardo Shirley Temple nel film " La dolce orfanella": risultato assicurato nel 95% dei casi, pena rimborso del biglietto rigorosamente non obliterato."

[art.3, paragrafo D, di "Vagar lieti con TrenItala"]

Anya