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03 November 2010 @ 10:18 am
Il potere evocativo dei Wafer  
Quando hanno bussato alla porta mi sono alzato a fatica dalla mia scrivania, non che quel giorno riuscissi a scrivere molto, mi dispiaceva piu' che altro per il te' che stava accanto alla tastiera del computer aspettando solo di essere bevuto.
Va detto, per giustificare il mio disappunto, che li' vicino c'era il pacco dei biscotti wafer, i miei preferiti.
Dentro la bevanda calda si sfaldano come se fossero fatti di fumo, il gusto acre dell'infuso che si scontra con il dolce quasi nauseabondo della vaniglia stimola in me idee e pensieri e, di solito, parte tutto da li'.
Comunque ho aperto la porta e me li son trovati davanti: tre sconosciuti vestiti eleganti.
Mancavano solo le valigette e si sarebbero potuti scambiare per venditori di cosmetici o testimoni di Geova, ma dalle maniche delle loro giacche grigie spuntavano solo mani vuote.

"Buongiorno, siamo i personaggi di oggi", - hanno detto, li mandava non mi ricordo piu' quale agenzia.
Hanno allungato un foglio sul quale si pubblicizzava l'offerta del mese.
“Contro la sindrome della pagina bianca, e solo per un periodo limitato, potevo avere direttamente a casa, personaggi interessanti con cui riempire pagine e pagine.”
Sara' che quando scrivo non parto dai personaggi, sara' che sono diffidente nei confronti di quelli che bussano alla porta e poi mostrano sorrisi sforzati ma non ho rivolto al foglio che una veloce occhiata come se leggessi il giornalino dei programmi e non possedessi la tivvu'.
Non sono maleducato, in genere, e non mi va di chiudere la porta in faccia a nessuno e quelli erano tre e sorridevano gentili, cosi’ li ho fatti entrare, si sono accomodati sul divano: due uomini e una donna.
"Suppongo che voi sappiate chi sono io", - ho detto, "Ma io non conosco ancora chi e’ seduto sul mio divano..." - ho chiesto.
Siamo chi vuole! - ha detto l'uomo piu' alto.
"Io le sembro una parrucchiera francese con il vizio delle corse?" - ha chiesto la donna
"Ebbene, lo sono!" - ha esclamato subito dopo rizzandosi in piedi e passando una mano tra i capelli.
"Io forse potrei essere un fantino drogato che medita il suicidio dopo che il suo cavallo e' morto di un infarto due metri prima di tagliare il traguardo?" - ha detto l'uomo basso.
"Si ma vedete, io non parto dai personaggi quando scrivo..." - ho buttato li' spegnendo i loro entusiasmi.
Dopo qualche istante di silenzio i tre si sono parlati sottovoce, poi la donna ha detto:
"Allora le potranno interessare le situazioni! Le situazioni sono stimolanti ed evocano molti interrogativi che sono pura ambrosia per uno scrittore...”
Un istante dopo avevano spostato il tavolino, l’uomo basso si era sdraiato sul tappeto fingendosi un cadavere, mentra la donna si era messa a piangere al suo capezzale. L'altro aveva assunto un espressione severa, e uno sguardo accusatore.
Doveva essere una procedura collaudata, una messa in scena provata decine di volte.
"Dunque?" - ho chiesto
L'uomo alto ha aperto un occhio, si e' sollevato aiutandosi con un gomito e mi ha detto: "Ecco qui, pronta una situazione da cui partire, chi e' l'uomo morto steso a terra? Perche' la donna piange? E l'uomo in piedi ha qualche legame di parentela con uno dei due?
Alzai un braccio, l'uomo si zitti'.
"Sentite" - dissi "Non mi interessa, questa scena non mi stimola, scusate" - e gia' stavo andando verso la porta invitandoli educatamente ad uscire quando la donna ha afferrato l'uomo basso per il collo.
Quello alto, per fermarla, ha preso il vaso che stava accanto al divano e glielo ha frantumato in testa.
La donna e' crollata a terra come se le avessero staccato la spina. Sul collo dell'uomo erano apparsi profondi graffi.

Sembrava una scena naturale, gliene dovevo dare atto e forse avrei dovuto perfino ringraziarli per aver levato di mezzo quel brutto vaso che odiavo fin dal giorno che era entrato in casa.
"Sentite, mi dispiace, non ce la faccio" - ho detto, “Apprezzo i vostri sforzi ma davvero non...”
"Se vuole mi posso levare i vestiti!" - ha suggerito la donna tirandosi su in piedi, e si era gia' levata la camicetta sotto la quale non portava che qualche piccolo neo posato sulla pelle bianca.
Un gesto naturale come levarsi il cappello per salutare.
"Se vuole posso farmi uscire una spalla!" - ha suggerito l'uomo basso e prima che dicessi qualcosa ha colpito il muro facendo cadere il poster con le ninfee che stava li' appeso, dopo un istante sembrava un manichino con sopra una giacca malmessa, sul volto un espressione di dolore che non sembrava frutto di finzione.
"E io? Io cosa posso fare?" - ha detto l'uomo alto "Posso fare qualsiasi cosa!" - ha aggiunto, negli occhi gli brillava una luce che pareva dire: "Appena trovo un oggetto appuntito vedra’ di cosa sono capace...".
"Sentite io vi ringrazio ma non ho bisogno di tutto questo" - ho detto indicando il rivolo di sangue che scendeva dalla tempia della donna e scorreva sul collo colorando i seni come un bizzarro tatuaggio.
"Ma noi possiamo fare molto di piu'!" - ha detto l'uomo dal collo graffiato.
"Non lo metto in dubbio ma ora basta, lei si rivesta, se vuole ho in bagno del cotone e forse c'e' del disinfettante ma dovete andare via" - ho detto
A quel punto tutti e tre, e nello stesso istante come cagnolini addestrati, si sono buttati in ginocchio come se la situazione non fosse gia' abbastanza imbarazzante.
"La prego, non possiamo tornare in agenzia senza sapere che nel suo nuovo romanzo non ci sia un po' di noi, il capo e' stato chiaro, ancora un buco nell'acqua e la strada per l'ufficio comparse e personaggi secondari si spalanchera' davanti a noi.." – ha singhiozzato la donna.
"Non ce la fa proprio a scrivere su di noi? La prego..."
Uomo basso si era aggrappato alle mie pantofole con la stessa foga di un naufrago ad una gomena...
Per fortuna aveva fatto in modo che la spalla tornasse al suo posto.
"Su non faccia cosi', e voi alzatevi in piedi, si anche lei, per favore" - farfugliai maledicendomi per aver aperto la porta.
I tre dopo qualche singhiozzo si sono rimessi in piedi.
Ho distribuito cotone, disinfettante e caffe', e una volta riaquistato un aspetto decente si sono avviati verso l'uscita.
Sullo zerbino li ho salutati con la stessa gioia di chi vede allontanarsi la suocera dopo un intero inverno di convivenza.
Con le spalle curve e sguardo al terreno non avevano ancora raggiunto il cancello che un idea mi e' apparsa in mente, "Ehi scusate!" - ho gridato
I tre si sono bloccati, poi sono tornati sui loro passi, dall'espressione sui loro visi ho pensato che alludessero ad un mio ripensamento.
"Sentite, vi occupate solo di scrittura o anche di altre forme di espressione?" - ho chiesto
"Beh, noi, cioe' l'agenzia vende idee a chi ne ha bisogno, quindi suppongo che..., cosa intendeva esattamente?" - mi ha chiesto la donna
"Due case piu' avanti c'e' un tipo che dipinge, a volte espone i quadri in giardino con la speranza di venderne qualcuno. Non sono male ma secondo me se avesse a disposizione dei soggetti come voi..."
- ho detto.
Come risposta i tre hanno sguainato i loro sorrisi da parata, mi hanno stretto la mano e sono spariti lesti oltre il cancello.
Sono tornato alla scrivania con la sensazione di aver fatto una buona azione, nonostante tutto.
La pagina bianca mi aspettava, insieme al te' ormai freddo.
Mi son ficcato un wafer in bocca e mentre i denti affrontavano uno dopo l'altro gli strati di cialda, mi e' tornata in mente la donna.
In effetti, quel seno bianco e rosso, poteva essere un buon inizio.


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fuchsia_gfuchsia_g on November 3rd, 2010 08:43 pm (UTC)
Un rito magico – i wafer, uno scrittore che non sa ancora quale storia lo aspetta, appuntamento scarabocchiato giorno per giorno, tre personaggi in sala prove.
“Voce!”
E una rosa tatuata color sangue.
Se solo, questa pioggia cattiva di mezzo autunno.
:)
sig_ombrasig_ombra on November 4th, 2010 12:33 pm (UTC)
Il sapore che sento in bocca è quello di un copione teatrale.
Sicuro che il bianco nei wafer sia vaniglia?
Uhm...