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11 November 2010 @ 11:29 am
Quattro gatti (Parte 3)  
Zamperio sapeva di dover affrontare un fantasma.
Quello che avrebbe trovato seduto sulla sedia imbottita del loro capo defunto.
In passato, ogni volta che entrava in ufficio, c'era Gaudenzio su quella seggiola, non importa se era giorno, notte, ora di pranzo o una domenica di festa.
Il vecchio europeo era da sempre parte di quel luogo. Rappresentava il meccanismo grazie al quale tutto prendeva vita, cuore pulsante e mente di tutta l'organizzazione dava l'impressione di non essere un normale inquilino ma che l'intero palazzo fosse stato costruito intorno a lui.
Per tutto questo e per molto altro Zamperio era sicuro che non avrebbe mai lasciato l'ufficio.
Arrivarono al portone del vecchio edificio e poi salirono i due piani di scale che li separavano dall'agenzia ma arrivati sul pianerottolo si bloccarono.
La porta era stata forzata, mostrava numerosi punti in cui la vernice era saltata via e le schegge di legno sullo zerbino rivelavano che la porta aveva lottato duramente prima di cedere.
I quattro senza emettere il minimo miagolio estrassero le fionde che tenevano nelle tasche interne dei cappotti, i pallini di acciaio gia' pronti, gli elastici tesi e muovendosi piu' silenziosi di un refolo d'aria varcarono la soglia.
Quello che trovarono li lascio' sbigottiti, non c'era alcun fantasma ad accoglierli solo una gran confusione come se fosse passato un branco di bisonti che entrato dalla finestra aveva giocato a rimpiattino a lungo prima di uscire dalla porta.
Decine di fogli vomitati dallo schedario, che stava rovesciato su un fianco, ricoprivano il pavimento. Sedie, scrivanie e mobili erano ammassati in un angolo, la pianta di gunnera manicata (che il capo chiamava "la vecchia Betsy") era stata sradicata dal suo vaso ed ora pendeva dal soffitto appesa al lampadario con le grandi foglie malconcie e le radici bianche e nude che parevano implorare un po' di pudore.
I quattro si mossero veloci per constatare che nessuna anima viva, se si esclude la pianta moribonda, era ancora nella vicinanze.
"Questo mette definitivamente fine all'ipotesi "Morte naturale" - disse Macchia mentre metteva via la fionda.
"Gia'" - rispose Felpato, "Sono venuti per qualcosa che avrebbe potuto collegarli con la morte di Gaudenzio o forse per avvertirci di starcene buoni" - aggiunse.
"Cominciamo a far ordine o non sapremo mai cosa hanno preso" - suggeri' Macchia e nonostante fossero ore che non vedevano un cuscino si misero al lavoro.

All'ora di pranzo l'ufficio aveva di nuovo un aspetto civile, la cosa piu' difficile da riordinare era stato lo schedario ma dopo qualche ora erano riusciti a rimettere tutte le cartelline in ordine cronologico e al loro interno le pratiche in ordine alfabetico.
Uno scrupoloso esame aveva rivelato che tutto era come doveva essere.
Mentre Macchia e Felpato si occupavano di rimettere in sesto la porta, gli altri avevano continuato ad esaminare i cassetti della scrivania, i libri e l'ambiente alla ricerca di un indizio rivelatore.
Macchia era uscito per intervistare i vicini ma l'inquilino che viveva di sopra doveva essere in vacanza, come rivelava la cassetta della posta piena di corrispondenza, mentre al piano di sotto il vecchio Gedeone era cosi' sordo che non si sarebbe accorto di nulla, apri' la porta a Macchia solo grazie alla lampadina che si era fatto installare al posto del campanello.
Quando l'orologio del campanile suono' le 12 avevano concluso l'opera di manutenzione straordinaria senza aver trovato il minimo indizio.
"Propongo di andare a pranzo, posso rinunciare al sonno ma se non metto qualcosa sotto i denti non saro' piu' in grado neppure di ricordare come mi chiamo" - disse Zamperio e gli altri, dopo aver annuito solidali, lo seguirono fuori dalla porta.
Piu' tardi avrebbero cambiato serratura e magari rinforzato la porta con delle lastre di metallo ma ora non desideravano che posare la coda sugli sgabelli di Baffone e ordinare tutto cio' che la tavola calda poteva offrir loro.
(continua)

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