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23 February 2011 @ 01:33 pm
Uno di questi giorni  
Si alzo' stanco, piu' di quando si era coricato, i sogni agitati lo avevano sfiancato?
come se di notte qualcuno per diletto, lo avesse percosso con un remo o da sonnambulo avesse lavorato, da metronotte, infermiere, minatore e per tutte quelle ore, nelle quali il mondo zitto, (rispetto al casino che di giorno...) se ne stava appoggiato al guanciale della luna e lui, leggero come piuma, aveva faticato senza sosta.
Si alzo' dunque, getto' via il lenzuolo, i piedi a cercare le ciabatte, le mani a fregarsi il viso come se con quei gesti da primate, potesse cambiar faccia, cancellare borse e rughe, magari via la barba e cambiare connotati fino a diventare come quell'attore appeso al muro della parrucchiera, per lui tutti gli sguardi sotto i bigodini, solo per lui sospiri da mattino a sera.
Invece si sentiva come un sacchetto svuotato dalla spesa, mollo e sgualcito ad abbracciar barattoli e resistere all'angolo appuntito.
E questo era solo fuori perche' dentro c'era il peggior casino.
Un guazzabuglio informe di pensieri, stralci di sogni, pezzi di ieri, brandelli di progetti sul futuro e in fondo una coscienza che, vi giuro, era ridotta come un colabrodo piena di tagli e strappi, e le poche cuciture non sembravano servire ad alcunche'.
Si alzo', si tiro' su dritto, le ginocchia si piegarono impotenti, torno' sul letto, il primo passo era stato un fiasco, colpa del sonno e del ginocchio lasco.
Penso' di rimettersi sdraiato, di rimandare il tutto ad un momento dopo ma poi ricordo' (come se fosse facile scordare), del suo impegno che doveva rispettare.
Ando' nel bagno, il tempo di sbrigare quelle quattro questioni a tutti note e gia' scaldava il latte, in testa un motivetto, lucido dopobarba sulle gote.
Mangio' nove biscotti, raccolse lo zucchero sul fondo e dopo essersi vestito come sempre, era pronto per affrontare il mondo.
La sua piccola borsa da impiegato lo aspettava sul mobile di ingresso, l'ombrello... piove? "Vabbe' lo lascio qui lo stesso..."
Usci' incontro' il signor Lagomarsino che gli parlo' di com'era diventato il condominio, gli sorrise annuendo seriamente e intanto gia' pensava che la gente dovrebbe star zitta per lo piu' specie al mattino ma anche un po' di piu'.
Usci'che l'aria frizzantina gli fece chiuder tre bottoni, guardo' la strada, la gente che a quell'ora camminava con identica postura
Tutti stringevan nella mano una cartella ed anche le espressioni, era come guardarsi nello specchio, tutti forse avevan vacillato cercando di tirarsi su dal letto? Tutti nove biscotti, tutti la barba, tutti piu' stanchi di quando si eran coricati andavano in fila a lavorare...
Si pizzico', cosi' per non rischiare, poi prese la direzione per il mare.
"Ma dove va cosi', controcorrente?" gli diceva qualcuno per la via, "La direzione e' quella, di la' non si sa cosa ci sia!"
Ma lui senza badare a quelle voci, continuo' finche' si ritrovo' beato, da nessuna persona circondato.
Li' c'era il molo, le voci dei gabbiani e un odore sottile di caffe' provenire dalla porta di un baretto.
C'era un cane e un gatto e delle reti e cime fissate al parapetto.
Scelse una cassa, e li' si accomodo' e tirato fuori un foglio dalla borsa, scrisse qualcosa con la penna biro.
Poi lo poso' vicino e chiuse gli occhi cominciando a sognare mentre il foglio diceva: "solo per oggi vietato disturbare".

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Current Location: Sul molo
Current Music: Plan B - The recluse
 
 
 
josephine_marchjosephine_march on February 23rd, 2011 02:19 pm (UTC)
Splendido. Rodariano.