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06 February 2007 @ 01:59 pm
L'amichevole  
Un amichevole, cosi c'era scritto sul tabellone delle convocazioni e in effetti l'espressione felice della tifoseria pareva mostrare una consona predisposizione ad accogliere la squadra avversaria nel migliore dei modi.
Non c'erano posti in classifica da conquistare, non c'era da lottare per alcun primato: era un incontro organizzato per il gusto di giocare, una partita all'insegna del divertimento, del bel gioco e del fair play.
Per una volta poteva stare sugli spalti come davanti ad una commedia brillante dove l'unica tensione e' quella dei muscoli che controllano la vescica riempita di Coca-cola.
Stava seduto con la schiena appoggiata al muro dell'ultima fila, l'esimio professor Cazzuti Manlio, luminare presso la vicina Universita' e grandissimo tifoso dell'U.S. Audace. Amava assistere agli incontri succhiando tacchetti alla liquirizia e spargendo saggezza su chi lo circondava con la stessa precisione e generosita' di un innaffiatore automatico con le margherite del prato.
Ogni volta raccontava che in gioventu' era stato una fortissima guardia, la piu' forte del campionato e che se non fosse stato perche' al posto suo era finito un raccomandato figlio di un ministro, sarebbe perfino stato convocato per le selezioni nazionali.
Ai suoi tempi i canestri erano di vimini e la pallacanestro aveva ben poco in comune con il gioco odierno ma in tutti quegli anni era diventata per lui come la bocca spalancata di una fornace da alimentare di continuo con classifiche, composizione delle squadre e dati biometrici di ogni giocatore.
Comincio' la partita e i tacchetti di liquirizia, che all'inizio si scioglievano lentamente tra le mucose della sua bocca, cominciarono a subire le peggiori angherie dalla sua dentiera di ceramica.
Con movimenti automatici ficcava una mano nel sacchetto che teneva stretto tra le ginocchia, prelevava qualche tacchetto e lo infilava in bocca dove lo assaliva senza neppure assaporarne il gusto.
In pochi minuti erano sotto di dieci punti, un brutto intervento sulla fascia aveva spedito in panchina Uraga e al suo posto era entrato Delisi che sapeva il fatto suo ma era appena uscito da una brutta influenza che lo aveva lasciato con il naso chiuso e il fiato corto.
"Dobbiamo difendere e poi scattare e cercare il fallo, non possiamo fare altro finche' non rientra Uragano" - disse e giu' a masticare.
Alla fine del primo quarto erano sotto di soli due punti grazie a due triple fortunate ma fu alla ripresa del gioco che Manlio capi' che vincere quella partita sarebbe stata davvero dura.
La squadra avversaria aveva cominciato un pressing spietato che impediva al pool qualunque iniziativa.
Un gioco pieno di falli che gli arbitri non sembravano notare, la crescente tensione tra i ragazzi e alcune gocce di sudore cadute sul parquet furono colpevoli di quello che successe nell'area avversaria allo scadere del quarto tempo.
L'Audace stava cercando di sfondare sul lato destro con la giocata detta: "Il paladino", una penetrazione solitaria per costringere tutta la squadra avversaria a difendere quella zona, poi un conseguente e inaspettato passaggio cieco sulla fascia avrebbe consentito a Sacco di tentare il tiro da tre.
La palla non arrivo' mai tra le mani del gigante, il paladino fu stroncato sul nascere da una scivolata in puro stile calcistico che mando' all'aria il povero Barbieri.
Il pubblico si alzo' in piedi, volarono parolacce, bicchieri di carta e tacchetti di liquirizia, "Assassino!" - gridavano ma ne avevano anche per le mamme e per buona parte del parentado.
"Uno scandaloso arbitraggio sta portando la partita sulla soglia di un irreversibile epilogo, ai miei tempi saremmo usciti per regolare i conti come gentiluomini" - disse Manlio dopo essersi seduto perche' le gambe tremanti non lo reggevano in piedi.
Ma non ci sono piu' i vecchi tempi e al povero infortunato non tocco' neppure un rispettoso silenzio.
Negli istanti seguenti successero molte cose: le dita di Manlio constatarono che in fondo al sacchetto non c'erano piu' liquirizie, Sacco mollo' un pugno in faccia al 13 perche' fin dai primi minuti di gioco lo aveva preso a gomitate, il ginocchio di Barbieri rientro' nella cavita' di sempre lasciandolo a terra lacrimante, la signora Delisi, parti' dalla tribuna brandendo un grosso carciofo verde dal manico lungo che aveva acquistato per il sugo del pranzo, i tre fratelli De Candido, spalla a spalla, lanciati all'assalto come un cerbero a tre teste, non vedevano l'ora di affondare le fauci nel corpo di qualche tifoso avversario.
Un arbitro fu inseguito e malmenato dalla difesa organizzata con un intesa che mai si era vista durante una partita, l'altro riusci' a validare un canestro prima di scappare e ricevette solo qualche sputo mentre guadagnava l'uscita dalla porta antincendio. La battaglia continuo' fragorosa sia sul campo che sugli spalti, mentre dietro il banco degli arbitri, l'orologio silenzioso continuava il conto alla rovescia.
Allo scadere del tempo la sirena riusci' a superare gli urli e le grida, immobilizzo' il marasma come in una fotografia.
Gli occhi di tutti si alzarono in direzione del tabellone che mostrava il punteggio: "Locali 45 Ospiti 45".
Come se fossero suonate le trombe del giudizio divino, ognuno si fermo', qualcuno con un pugno alzato al cielo, qualcun'altro con un calcio, qualcun'altro ancora con una bestemmia congelata sulla punta della lingua.
I giocatori presero a darsi dei cinque, rimisero l'arbitro in piedi che sorrideva felice pensando che il cugino dentista gli avrebbe riattaccato i denti caduti.
I tifosi di entrambe le squadre cominciarono a farsi reciproci complimenti e la signora Delisi ne invito' perfino qualcuno a pranzo.
Manlio aveva assistito a tutto quanto come Plinio il vecchio di fronte alla distruzione di Pompei, "Caro Pierre De Coubertin se fossi qui adesso saresti felice" - penso' e si accorse che un tacchetto di liquirizia era finito dentro il risvolto dei pantaloni, piego' la schiena, lo recupero' e se lo mise in bocca stavolta facendogli fare il tour completo del cavo ofaringeo, poi tiro' fuori l'orologio da taschino e guardo' l'ora.
Uscendo fece i complimenti ai giocatori poi si incammino' verso la trattoria "Bertina" che cucinava le migliori trenette al pesto della riviera: quelle con le patate bollite e i fagiolini. Il fatto che la trattoria avesse la parabola, che il tavolino a lui riservato fosse sotto la televisione e che questa fosse sempre sintonizzata sulle partite di campionato NBA, non erano cose trascurabili.


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