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26 January 2012 @ 02:02 pm
I sogni son desideri  
Da piccolo desiderava il parcheggio multipiano con rampa elicoidale.
Un sogno di lucida vernice rossa con luci intermittenti e sbarra che si poteva sollevare. Un oggetto fantasmagorico che aveva illuminato i suoi occhi di una luce nuova. Quando quel giorno lo aveva visto nella vetrina del negozio "Il regno dei Balocchi", aveva capito che in quel giocattolo era concentrato tutto l'ingegno umano e che se la civilta' Greca aveva regalato all'umanita' esempi mirabili di architettura e democrazia, quel parcheggio multipiano avrebbe regalato a lui l'oggetto definitivo.
Lo desiderava come i polmoni l'aria, come una pianta l'acqua come la vita desidera altra vita.

Cosi' aveva cominciato a pregare i genitori.
Conscio del prezzo dell'oggetto e dell'inutilita' dello stesso, per lo meno agli occhi dei cari parenti, non riusciva a smettere di pregare perche' il parcheggio sembrava conficcato al centro del suo cervello e qualunque suo pensiero doveva passare lungo quelle rampe elicoidali, pagare il dovuto e poi uscire attraverso la sbarra automatica prima di svolgere la funzione per cui era stato formulato.
Quel negozio nella sua personale mappa cittadina era diventato piu' importante del monumento ai caduti, del municipio e del campetto di terra dove andava a giocare tutti i pomeriggi.
Sulla vetrina c'erano le sue impronte e gli sguardi che passavano oltre il vetro per carezzare le linee morbide della costruzione, conoscevano ormai ogni centimetro del giocattolo.
Di notte rimaneva sveglio a fissare il soffitto, immaginava le sue macchinine scendere dalle rampe, le pensava parcheggiate una di fianco all'altra in file ordinate al riparo dalla pioggia e sarebbe voluto diventare piccolissimo per poter guidarne una e osservare la costruzione da una prospettiva nuova.
Di giorno provava a convincere sua madre, per quell'oggetto avrebbe rinunciato a tutti i regali di compleanno dei prossimi anni, avrebbe rifatto il letto e messo la biancheria sporca nel cesto del bagno, non avrebbe piu' guardato Wrestling alla Tivvu' e si sarebbe offerto volontario per servire la messa per un anno intero.
Aveva implorato, promesso, supplicato ma quel parcheggio rimaneva in vetrina, sua mamma sul cui cuore morbido si era tante volte accomodato, non aveva mostrato il minimo segno di cedimento e il padre aveva chiuso subito ogni tipo di colloquio: "Te lo comprero' quando Oscar ci cantera' la Traviata (Oscar era il gatto di casa e miagolava pochissimo).
Il tempo passava e il parcheggio rimaneva al di la' del vetro come una apparizione ectoplasmatica, una sorta di visione, una sirena che esisteva solo per ammaliare i passanti che ignari avevano deciso di passare li' davanti.

Un giorno, senza nessun particolare motivo, il parcheggio multipiano venne rimosso.
Al suo posto la casa per bambole "Domitilla" con giardino, bagno e sala da te' completa di un minuscolo servizio di porcellana formato da tazze, lattiera e scatola dei biscotti.
Gli si era fermato il cuore quando tutto quel rosa era comparso al posto del rosso a cui ormai era abituato ma nemmeno questo servi' a farlo entrare nello stato di rassegnazione tipico delle sconfitte.

Passarono giorni, mesi, anni. Al posto del negozio apri' una libreria e lui si infilo' sempre piu' nella vita adulta.
Dopo gli studi un lavoro, amici e un bar dove raccontarsi le consuetudini.
Ogni tanto ancora quel parcheggio gli veniva in mente, sempre piu' piccolo, con i contorni poco definiti e un aspetto da giocattolo di poco conto appariva per un istante richiamato da qualche attinenza per poi sparire.
Un giorno conobbe una ragazza e se ne innamoro'.
Non furono i modi, la dolcezza o l'aspetto da principessa delle fate, fu quel viaggio sul treno e quando lei gli parlo' di quel desiderio mai esaudito che aveva riempito le sue giornate di tanti anni prima: Il dolceforno Harbert.
"Io desideravo il parcheggio multipiano con rampa elicoidale!" - disse e quello fu l'inizio di una lunga storia.
 
 
Current Music: Joe Jackson - Steppin out