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28 March 2012 @ 11:38 am
Siamo quello che sembriamo  
Un opera davvero fondamentale per l'interpretazione del comportamento altrui e' un minuscolo libretto dal titolo: "Come ci vedono gli altri".
L'autore (Sigfrigo Glaciale) cerca di dare una risposta ai quesiti che da sempre affollano la nostra mente.
Finiamo per diventare come gli altri vorrebbero? La percezione del nostro io non e' altro che un riflesso negli occhi del prossimo?
Gli altri sono specchi offuscati che ci restituiscono l'immagine di noi stessi?
Chi non si e' mai chiesto se la liberta' di essere e' condizionata dal prossimo?
Il saggio Sigfrigo afferma che esistono due persone dentro ognuno di noi.
La prima e' quella che pensiamo di essere, la seconda quella che gli altri vedono in noi.
E' la convinvenza dei due individui a formare la nostra persona, il carattere e perfino l'umore.
La teoria ha conferma nella constatazione di alcuni fenomeni: il senso di smarrimento che ci accoglie quando osserviamo il nostro volto immortalato in una fotografia, ascoltiamo la nostra voce incisa su un nastro o ancora peggio (e' un esperienza dura) non visti ascoltiamo qualcuno che parla di noi.
"Siamo noi quelli"? - ci domandiamo
Quanto desideriamo dare ascolto al nostro vero io e quanto ci adattiamo alla maschera che gli altri hanno posto sul nostro viso?

In ufficio, appesi alla paratia che circonda la mia scrivania, qualche tempo fa c'erano due portabadge. Sapete quei nastri colorati che terminano con un moschettone adatto appunto ad essere fissato su una tessera di plastica.
Si mettono al collo per comunicare al prossimo (ancora una volta) il senso di appartenenza all'azienda.
In ogni caso oggi alla mia scrivania sono appesi venticinque portabadge.
E' successo che qualcuno vedendo quei due primi nastri colorati ha pensato che li raccogliessi di proposito (Uno e' un caso, due sono il principio di una collezione).
Non e' servito a nulla comunicare a tutti che non raccoglievo per diletto quelle pastoie da impiegati, agli altri semplicemente non ascoltavano le mie parole e anzi alimentavano con il passaparola quel mio particolare desiderio di divenire il piu' grande collezionista del mondo di portabadge.
Da quel giorno ogni volta che qualcuno si reca ad una fiera o da un cliente mi porta l'oggetto appendendolo insieme agli altri e accompagnando il gesto con un sorriso e con la frase: "Tieni! E' per la tua collezione"...
La stessa situazione (ma con le salviette per disinfettare le mani che regalano sugli aerei) e' successa ad un mio collega che si e' trovato ben presto la scrivania invasa da bustine lucenti con sopra i loghi delle principali compagnie aeree.
Ora, perche' non ho levato i portabadge dalla paratia? Perche' il mio collega non ha gettato via le salviette?
Ci siamo entrambi adattati a quello che le altre persone vorrebbero fossimo, in questo caso degli originali collezionisti di bizzarrie.
Prosit

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