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02 July 2012 @ 03:26 pm
La panchina del mattino  
Mattino, una stazione.
E sul marciapiede, poche persone, le prime.
Corpi indolenti, lo stampo del cuscino sulle facce, sguardi che fan rima con letto.
Qualcuno indossa il giornale, trascina i piedi, trasportato dalla borsa a tracolla.
Percorrono rotte invisibili in equilibrio tra sogno e realta'.
Là in fondo, vuota e ammiccante, la panchina del binario 3.
Un manufatto di ferro e cemento, un arredo creato per alleviare l'attesa, una meta irrinunciabile ai più.

Con passo lento e preciso in un percorso che prevede lo slalom tra i pali della luce si avvicina.
Dal lato opposto qualcun'altro ha notato la panchina e senza esitare si muove lungo una precisa linea retta.
Gli sguardi si incontrano a meta' strada.
Occhi negli occhi che se potessero parlare direbbero: "Levatelo dalla testa l'ho vista prima io"...
Cosi' il primo aumenta il passo e l'altro abbandona lo zigzag e taglia corto per la meta.
La panchina viene raggiunta dal peso contemporaneo dei due culi.
"C'e' posto per tutti", direbbe un osservatore e troverebbe sciocca quell'inutile gara.
Ma il primo che occupa la panchina e' il padrone di casa e apre la porta a chi viene dopo, la scelta del lato e' una sua esclusiva cosi' come il privilegio di osservare il nuovo venuto con un espressione di stizza e (sempre che ne abbia voglia) farsi un poco piu' in la'.
Trascorrono minuti imbarazzati durante i quali entrambi maturano la convinzione che in guerra sia preferibile una amara sconfitta che un banale pareggio.

Poi dal cielo cade una goccia che si infrange su un gomito, poco dopo un altra si finge lacrima su una guancia.
L'asfalto si ricopre di macchie come il mantello di un ghepardo di citta', i due rimangono immobili, solo le palpebre di propria iniziativa si chiudono quando raggiunte dalla pioggia.
Tutte le altre persone si sono messe a correre per raggiungere la pensilina.
Chi si e' coperto la testa col giornale, chi ha aperto un piccolo ombrello da borsetta, ma quei due non si muovono e lasciano che i mocassini di pelle scamosciata, la camicia di lino, la copertina del libro, rimangano immobili a proteggere il sedile.

Se solo arrivasse il treno, una vecchina con il bastone, un operaio con vernice e pennello, sarebbe logico alzarsi e abbandonare la panchina ma nessuno si muove, l'altoparlante degli annunci tace, ci sono solo loro, la panchina e quella pioggia che pare aumentare ad ogni secondo che passa.
Quando i vestiti sono fradici, la loro stoicita' e' divenuta uno spettacolo incomprensibile per la folla che sta al riparo a fare congetture.
"Contiamo fino al tre e corriamo al riparo?" - domanda uno
"Va bene ma niente scherzi" - precisa il secondo.
Raggiungono la pensilina, la folla si allarga per un istante, poi si richiude come l'abbraccio di una coperta calda.

Ci sono volte in cui un pareggio vale piu' di una sconfitta (Ma deve piovere molto).
Prosit
 
 
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Current Music: Brendan Perry - I must have been blind