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30 August 2012 @ 03:21 pm
Ci siamo fermati proprio a meta' strada  
Il nostro incontro e' stato perfetto, ci siamo fermati proprio a meta' strada.
Nessuno ha fatto un passo oltre quella linea immaginaria che definisce lo spazio personale.
Quando ci siamo stretti la mano lo abbiamo fatto con la giusta forza. Abbastanza da sembrare virili e scacciare ogni sensazione di mollezza.
Avevi una mano fresca e pesante come una piastrella. I braccialetti tintinnavano come la coda di un crotalo ma allora quel rumore mi aveva ricordato quello di anelli d'osso sulle caviglie di una zingara che balla alla luce di un falo'.
Io ho detto: "Piacere Valerio"
Tu hai detto: "Il piacere e' tutto mio"
Ed e' stato in quel momento che hai mostrato la prima ombra di avidita' ma non ci avevo fatto caso.
Siamo andati in quel bar e quando ho insistito per pagare mi hai lasciato fare con un manifesto entusiasmo seguito poi da sollievo per aver risparmiato alla lampo della borsa una spiacevole apertura.
Non e' tutto, lo so eravamo all'inizio ma c'erano gia' segni, minuscoli e rivelatori.
Ricordi quando abbiamo cominciato a parlare dei nostri interessi?
Io ti ho rivelato la mia passione per le lucciole, tu la fissa del sott'olio.
Se ti avessi lasciato fare adesso sarei a pezzi dentro a dei barattoli con tanto di etichetta e tuo giudizio personale.
Ma quel giorno passeggiamo a lungo, ti accompagnai a casa, ora penso che eri troppo pigna per prendere un taxi e capisco quella tua camminata a saltelli, era per consumare uniformemente le suole?
Ci baciammo, sotto il portico e mentre eravamo li' incollati come una figurina con il suo retro ho socchiuso gli occhi e ho visto i tuoi, fissi, spalancati, come due fanali di un auto un istante prima di sfracellarsi contro un muro di cemento.
Guardavano in alto come se mi fosse improvvisamente spuntata in testa una tuba fosforescente o ci fosse una rana gigante o ancora una giostra con cavalli e carrozze a forma di zucca.

Quando ci siamo staccati mi chiedesti: "Come e' stato?" La domanda mi sorprese e comunque cercai di descrivere le mie sensazioni, poi tirasti fuori taccuino e penna e allora mi bloccai.
Va bene la curiosita' ma ti costava tanto sopprimere la tua indole classificatrice e meticolosa?
Quello era il dannato primo bacio, quello che i poeti descrivono con parole lievi, angioletti che suonano la tromba, petali che scendono dal cielo e conigli batuffolosi, cuscini imbottiti di zucchero filato sui quali posare i sospiri.
Potevi almeno quella volta lasciare che il bacio finisse sottoterra senza autopsia?

Mi presentasti i tuoi, tua mamma era il tuo ritratto, tuo padre un coltellino svizzero dimenticato in fondo al cassetto.
Lodai il pasticcio di maccheroni e per compensare la mia statura barai sulla collocazione del mio ufficio. Niente di che, un paio di piani ma sono sicuro che fu un tremolio della voce che mi tradi' ed e' li' che tua mamma ha cominciato ad avere una scarsa considerazione di me.
Con tuo padre ci siamo scambiati per lo piu' sguardi da sala d'aspetto, non ti diro' mai cosa mi ha sussurrato all'orecchio prima di uscire.

Poi ci fu la vacanza con le gemelle.
"Non ti dispiace vero?" - avevi chiesto e come avrei potuto dire che avrei preferito rimanere solo con te, stavano li' impalate con le valigie in mano e sui visi lo stesso, identico, sorriso.
Era la prima vacanza e dovetti sopportare la boriosa isteria di quelle stronze per due intere settimane. Dopo qualche giorno ho capito che la natura non e' perfetta se fa due volte lo stesso sbaglio.
Due corpi e due cervelli che remavano nella stessa direzione come due atleti in canoa.
Facevamo le votazioni per alzata di mano: chi vota per andare al foro romano? Chi per le terme di Caracalla?
Finiva sempre tre a uno con sogghigno e verdetto finale: "La maggioranza vince, mi dispiace Marzoletti"

I vezzeggiativi, gia', tutte le coppie li usano. Tra cappelli di paglia, capitelli mozzati, autoscatti, limonate e sandali quanti ne abbiamo sentiti?
E c'erano tesori e orsacchiotti, ciccini e fiorellini e ancora gattina, cucciolo, merendina e gioia.
Tu mi chiamavi per cognome, come se fossi in gita con il tuo ragioniere, pensavi di essere spiritosa perche' quelle due ridevano ogni volta.
Mi ricordavano lo sciacquone che puntuale scende nel cesso dopo ogni cagata.

Poi partii per quel viaggio di lavoro, ci scrivevamo lettere d'amore ricordi?
Le tue sembravano piu' visure catastali nelle quali analizzavi ogni aspetto di me, cercavo di convincermi che l'amore ha molte forme ma non ci riuscivo, come potevo se ogni volta chiedevi di allegarti alla lettera il mio estratto conto?
Io ogni volta ti scrivevo di quanto ti desiderassi, usavo superlativi assoluti che stavano stretti sulla carta e a volte mi lanciavo a decorare i margini con piogge di cuori di tutte le dimensioni che battevano all'unisuono diretti dalla bacchetta del tuo ricordo.
Poi sono tornato e mi hai accolto con una faccia da marachella gia' avvenuta che deve solo essere confessata. Mentre tornavamo a casa dall'aereoporto mi hai fatto capire che avevi una gran voglia di mostrarti nuda.
Non mi sembrava vero, tutto quel tempo e ora finalmente dividevamo quel poco spazio, qualche minuto ancora e avremmo annullato tutte le distanze.
Quando poi avvenne (e potevi aspettare almeno di entrare nel portone) era solo per mostrarmi il tatuaggio che ti copriva il 60% del corpo.
La mappa della metropolitana di Londra? - ho esclamato esterrefatto.
"Volevo farti una sorpresa con qualcosa di significativo e utile!" - mi hai detto
Ti ho chiesto se c'era qualche significato sul fatto che le stazioni di Marble Arch e White Chapel stavano precisamente sui tuoi capezzoli.
Mi hai risposto che era un segno del destino, i tuoi seni gia' perfetti collidevano esattamente con le due fermate ma non era l'unica coincidenza: per raggiungere Borough che stava sul'ombelico bastava prendere la rossa e poi cambiare con la nera all'altezza del secondo neo.

Non so chi ti consulta adesso, forse hai trovato l'uomo che fa per te e prima di andare al lavoro si studia il percorso passeggiando con le dita sulla tua pancia.
Forse hai trovato chi apprezza le tue caratteristiche, tutte quante.
Qualcuno che ti aiuta a classificare le scatolette dove conservi le unghie recise, adora essere circondato dalle patate americane che germogliano dentro i boccali della birra, le serate con le gemelle a leggere fotoromanzi, la radio a onde lunghe sintonizzata su lingue sconosciute e forse ride con te ogni volta che vi pare di sentire una parolaccia.
Come sto io?
Benissimo, davvero.
 
 
Current Location: Marble Arch
Current Music: Ryan Adams - Dont fall me now
 
 
 
fuchsia_gfuchsia_g on August 30th, 2012 02:48 pm (UTC)
una circle line perfetta,
davvero notevole:-)
josephine_marchjosephine_march on September 3rd, 2012 10:47 am (UTC)
Molto bello, davvero.