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29 October 2012 @ 10:44 am
The Hobbit  

 

Thorin sits down and starts singing about gold

 

Seduto alla scrivania della mia stanza gelida con indosso due maglioni e la compagnia di qualche baldo amico (in primis Luca), consultando il vocabolario inglese-italiano e disegnando mappe su un foglio a quadretti, ho trascorso molte serate.

 

Lo Hobbit fu una delle prime avventure testuali che mi capito' di giocare. Vendette piu' di un milione di copie, un milione di audiocassette che dentro un registratore mono scaricavano il programma dentro quella meravigliosa e prodigiosa macchina che si chiamava ZX spectrum

 

Avventura testuale per la quale venne inventato un linguaggio chiamato Inglish. Si trattava di un Inglese facilitato con il quale era possibile parlare con i personaggi (che si muovevano per il gioco di propria iniziativa) interagire con gli oggetti, combinarli tra loro e muoversi per le varie locazioni. Ogni tanto immagini colorate movimentavano il progredire nell'avventura che aveva un andamento lento, rilassante. Il simpatico Thorin ci seguiva da vicino e quando non sapeva cosa fare si sedeva e intonava una canzone che parlava di tesori inestimabili. Quanti milioni di bit separano quell'avventura da quelle odierne? Eppure in quella c'era qualcosa di unico e irripetibile, la ricetta era quel cocktail formato da 10% di gioco e un restante 90% di fantasia. Cosi' la suspence saliva alle stelle quando i trolls decidevano il modo di cucinarci, quando Gollum ci sfidava con gli indovinelli, quando il drago Smaug si accorgeva della nostra presenza.
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