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09 March 2007 @ 02:05 pm
Una possibile vicenda  
Appena alzato beveva un caffe' tiepido e si andava a sedere sullo sgabello davanti al pianoforte a coda.
Lo strumento, le cui viscere stavano scoperte come a mostrare lo sforzo nel reggere la tensione delle corde, non aveva nulla di rilassante. I tre pedali, che poteva schiacciare fino in fondo, non lo avrebbero mai aiutato a raggiungerla, il leggio vuoto, il legno nero e lucido che rifletteva il suo sguardo spento, non erano segni
rassicuranti eppure sapeva che doveva rimanere seduto ad aspettare.
Sua moglie, nella stanzetta attigua, dove i libri ammonticchiati raggiungevano il soffitto, scriveva.
Non veniva nemmeno piu' a dormire nel letto accanto a lui decisa a scrivere il romanzo definitivo.
Usciva dalla stanza solo per andare in bagno e sempre di corsa come se il computer fosse la macchina che la teneva in vita e dalla quale non poteva allontanarsi per piu' di qualche minuto.
Lei scriveva e lo disprezzava.
Qualche tempo prima era uscita la sua canzone, era rimasta in classifica per nove settimane, all'epoca soldi e proposte arrivavano piu' numerosi delle formiche nel lavandino, allora veniva rispettato.
Era grazie a lui se lei aveva potuto cominciare a scrivere perche' i bravi scrittori sono quasi sempre morti di fame.
Sentiva il suo sguardo posarsi sulle spalle ed era lieve come un velo ma penetrava dentro di lui come un balsamo maledetto che non leniva i reumatismi ma rodeva ossa e coscienza.
Si sentiva mantenuto e in effetti solo grazie ai ricavati dei libri poteva passare le giornate in attesa dell'ispirazione e il fatto che ora stava a lei mantenerlo non era di nessuna consolazione.
La moglie, che era partita timida nel mondo dell'editoria scrivendo alcune recensioni su una rivista, vantava adesso numerose pubblicazioni, e con il suo: "Le solitarie notti della gamba del mio comodino" aveva vinto il Golden Best Sellers.
Motivata e decisa, mentre lui cercava di afferrare farfalle invisibili, lei metteva in fila parole come tessere del domino e con quelle riempiva pagine e pagine.
Se lui attendeva l'ispirazione con un sacro rispetto, lei l'aveva ormai addomesticata e spesso si trovava a sorridere come quando osservava le sue stesse dita pigiare i tasti come se fossero dotate di dieci cervelli autonomi, quando notava i fogli sfornati dalla stampante, quando le telefonava il suo agente per comunicarle che l'asta per i diritti di un suo libro stava raggiungendo cifre mai viste; sorrideva. Quando vedeva quello strimpellatore buono a nulla di suo marito, immobile davanti al pianoforte, ancora sorrideva prima di scrollare le spalle e tornare nella sua stanza.
Poi arrivo' quel giorno in cui lui si sveglio' con in testa cinque note.
Fa La# Si La Fa
Un motivetto che volle sentire sul piano, trangugio' il caffe' in un unico sorso, poi si affretto' verso la sala, apri' il coperchio assalito da una urgenza che non sentiva da tempo.
Provo' a ripetere il motivo sui toni centrali, poi lo sposto' sopra di un ottava e comincio' con la mano sinistra un accompagnamento ripetuto che servi' per rassicurare l'altra mano che provo' a spingersi piu' avanti aggiungendo nuove note a quelle cinque, poi altre fino a comporre un pezzo.
Una musica che a lui parve bellissima, riparti' da capo cercando di aggiungere varianti, il ritornello centrale era accattivante e le variazioni erano piacevoli e facevano venire voglia di tornare a risentirlo. Era una melodia originale eppure di una semplicita' penetrante, di quelle che ti ritrovi a fischiettare e non
riesci a levartele dalla testa, perfetta per una pubblicita' o come singolo di un intero disco. Era cosi' contento, che la sicurezza di poter comporre di li' a breve un intero album, lo permeava da capo a piedi, piccole scosse partivano dalla nuca e attraverso le dita delle mani si trasferivano ai tasti del piano.
Prese la carta da musica che conservava per il fatidico momento e con la penna stilografica comincio' a scrivere la canzone.
Qualche nota sul piano, qualche nota sulla carta.
Fu interrotto dalla moglie che usci' dalla sua stanza come una furia,
"Vuoi fare silenzio? Non riesco a scrivere se suoni" - disse mentre i capelli sfuggivano dalla pinza che li aveva costretti a rimanere in cima alla testa.
Rimase per un attimo in un silenzio sbalordito, poi pensando che niente al mondo sarebbe riuscito a portargli via quello che attendeva da un tempo infinito disse:
"Se e' per questo anche il tuo silenzio mi da' fastidio, fin ora io l'ho rispettato, non come te che.."
"Che cosa?" - disse "Parli del silenzio che ti fa dormire con un tetto sulla testa o di quello che ti compra la miscela di caffe' 100% arabica per la colazione?"
"Sei stronza" - rispose sbiancando le nocche della mano con cui stringeva la penna stilografica.
"E tu sei un fallito inutile come una borsa dell'acqua calda sopra i piedi di un cadavere.
"Complimenti per la metafora!" - disse lui ma si da il caso che dopo tanto attendere ho appena composto un pezzo, un gran pezzo se posso dire...
Lei sorrise, racchiuse i capelli nella molletta e dopo aver incrociato le braccia sul petto disse: "A questo punto me lo devi far sentire".
"Certo, non chiedo di meglio" - rispose lui e posate le mani sui tasti comincio' a suonare.
Con lei vicino era come cercare di cavar fuori note da un piffero mentre si sta precipitando da un burrone ma dopo alcune indecisioni iniziali riusci' ad immergersi nella melodia, a dimenticare i suoi occhi sprezzanti e ad arrivare in fondo al pezzo.
Quando alzo' le mani e riapri' gli occhi si accorse dell'applauso.
Senti' il rumore delle sue piccole mani che picchiavano una contro l'altra, degli anelli che si scontravano, del cinturino metallico dell'orologio che si muoveva lungo il polso come il sonaglio di un giullare.
Volto' il capo, "Ti e' piaciuta" - disse sorridendo
"No la trovo melensa e scontata" - rispose acida
"E l'applauso era perche' finalmente avevo smesso di turbare il silenzio?" - chiese ancora una volta stupito dai suoi cambi di rotta.
"Si applaude sempre alla fine no?" - disse lei, e dopo essersi voltata torno' nella sua stanza dando un calcio alla porta che si chiuse con un frastuono che gli fece chiudere gli occhi.
Quando era finito il loro amore non aveva sentito nessun battito di mani ma la colpa era sua, era cambiata a tal punto da sembrarle improvvisamente un'estranea.
Fini' di trascrivere il pezzo ma era sparita tutta la gioia creativa del fare, si accorse di avere di nuovo la testa vuota, la certezza di comporre
altri brani era stata solo una chimera, tutto per colpa sua.
Lei era diventata come un rovo rinsecchito privo di foglie, era coperta di spine aguzze che mostrava al mondo per mantenere le distanze.
Lei lo disprezzava a tal punto che un giorno lo avrebbe lasciato per strada, se lo sentiva e non lo trovava giusto, dopo tutto quello che aveva fatto per lei.
Lei pensava di essere la miglior scrittrice vivente e disprezzava lui ed ogni creazione che non fosse sua.

Si alzo' deciso di fargliela pagare.
Ando' verso la sua stanza, abbasso' la maniglia cercando di fare il meno rumore possibile, apri' pian piano la porta e la trovo' di spalle davanti al monitor con indosso un grosso paio di cuffie da cui scampoli di musica uscivano sibilanti.
"Preferisce la musica elettronica alle mie note" - penso'
Si concentro' sul collo bianco e sottile che spuntava dalla vestaglia.
Immagino' le sue forti mani da pianista stringere quella fragile colonna fino a spremere fuori tutta la vita.
Forse alla fine avrebbe perfino applaudito.
Mosse qualche passo nella sua direzione e fu attratto da qualcosa che si muoveva tra gli oggetti che ingombravano la scrivania.
Dentro una piccola gabbietta, formata da minute sbarre di un metallo che sembrava oro, c'era quella che sembrava una bambina dotata di minuscole ali trasparenti.
Era bionda, magra e se ne stava seduta a gambe incrociate sul fondo della prigione. Aveva gli occhi chiusi, le palpebre che finivano in lunghe ciglia. il viso pieno di rughe che la faceva apparire come una bambina rinchiusa nel corpo di una vecchia.
Si fermo', sua moglie non si era accorta della sua presenza. Scriveva veloce sulla tastiera senza sosta, solo ogni tanto allungava una mano, afferrava la gabbia e la scrollava come si fa con quelle palle di vetro che a girarle viene giu' la neve.
La povera creaturina cercava di tenersi alle sbarre ma veniva sbalzata via finendo per sbattere, senza emettere alcun suono, contro le sbarre.
Le sue mani scattarono: con una spinse la donna che scivolo' via grazie alle rotelle di cui era dotata la sedia, con l'altra afferro' la gabbia e usci' di corsa dalla stanza.
La donna balzo' fuori come una furia, le cuffie strappate via dal cavo teso, fece appena in tempo a vedere la creatura che liberata dall'uomo, si librava in volo attraverso la finestra aperta.
Rimase immobile al centro della stanza senza sapere cosa dire, fu l'uomo a parlare: "Non so come hai fatto a catturarla, ma tenere un'ispirazione chiusa in gabbia e costringerla a fornirti sempre nuove idee, non e' una cosa molto nobile, oltre che illegale..."
"Ma io..." - balbetto' la donna
"Non parlare, dovrei denunciarti alla protezione idee ma mi basta saperti immobile davanti allo schermo del computer per il resto dei tuoi giorni, dubito che dopo quello che hai fatto qualche ispirazione ti venga ancora a trovare."
"Io me ne vado adesso, forse sotto un ponte ma lontano da te, per sempre" - concluse
Poi presa la partitura, la arrotolo' e con indosso solo il pigiama usci' di casa fischiettando un motivetto che forse sarebbe presto diventato un nuovo grandissimo successo.
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Current Location: Dentro un pianoforte
Current Music: Focus - Focus III
 
 
 
barneyp1barneyp1 on March 12th, 2007 05:50 pm (UTC)
Applausi...
(Anonymous) on March 13th, 2007 06:00 am (UTC)
bello, m'accodo per gli applausi!
Anya