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30 April 2013 @ 03:09 pm
Pensando  
Con quel tipo stava bene, certo aveva una testa affollata dove di notte i sogni pretendevano tutto lo spazio, con gli altri pensieri c’era da sgomitare, inciampava ogni momento sopra i dubbi ma aveva la sensazione che prima o poi avrebbe visto la luce e sarebbe diventato grande.
Come fu felice di ritrovarsi scritto con un bell’inchiostro blu sopra quel foglio!
Ma durò poco, c’era la bocca spalancata di una fogna che lo aspettava, una pozza d’acqua piovana dove molti suoi fratelli si erano sciolti in grida di silenzio.
Fu merito della forza di volontà, il pensiero nell’aria si levò.
Sfiorò un cane che stava annusando una cassetta di mele posata fuori dal negozio del fruttivendolo. Fece un ampia spirale e passò sopra una signora che profumava di violetta. Due giri intorno al suo cappello per finire, come un uccellino su zampette di stecchi, sopra l’insegna del divieto di sosta.
Se fosse entrato in una testa speciale, sarebbe divenuto un pensiero speciale.

Al corso glielo avevano insegnato come si sceglie una testa, erano cose che andavano comprese senza manuali, "Lo capirete quando sarà il momento, saprete quale è la testa che fa per voi" - così gli dicevano. Ma nessuno gli aveva mai parlato dei denti di metallo che hanno i tombini delle fogne.
Di sotto passò un prete, giovane e alto che portava un libro in una mano e muoveva l’altra al ritmo dei passi. Diede appena una sbirciatina nella testa: c'era musica per organo, forse Bach, e speranze silenziose.
Arrivò un signore grasso con le mani in tasca, nella testa solo preoccupazioni e un unico, piccolo, ricordo luminoso. Stare lì era come essere su una barca in mezzo al mare dove un faro era l’unica speranza.
Passarono due fidanzati, si infilò prima nella testa con le trecce, poi in quella con i riccioli neri.
In entrambe c’era molto spazio, trovò musica a basso volume, profumo di erba e occhi spalancati.
Uscì con una capriola e senza sforzo planò di nuovo sopra l’insegna. Attese qualche tempo e poi
entrò dentro un vigile con la testa piena di numeri e sensi di colpa, provò con una ragazza alta che camminava su tacchi rumorosi ma lì i pensieri andavano così veloci che parevano alberi visti dal finestrino di un treno.
Entrò dentro un neonato che guardava il cielo sdraiato sul fondo di una carrozzina, lo spazio odorava di nuovo, colori e sogni semplici e trasparenti, uscì in punta di piedi.
Quando cercò di tornare verso l’insegna con una semplice ascensione a spirale, cominciò a sentirla.
Una forza sconosciuta lo stava attirando verso l’alto.

Dunque il tempo stava per finire, i pensieri non possono vivere senza una testa dove stare.
Disperato si infilò in tutte le teste che si trovavano lì vicino: il barbiere, il netturbino, la prostituta di colore, ogni volta gli pareva di nuotare contro corrente, la forza a poco a poco svaniva.
Non aveva trovato una testa adatta, ormai era troppo tardi, si lasciò andare come un palloncino verso l’alto.
Saliva lento sempre più su nel cielo.
Sarebbe finito nel paradiso invisibile e silenzioso con le pareti di bolla di sapone.
Un luogo che non c’è per pensieri che non sono mai stati.
La terra si allontanava, la città pareva una grande testa, le strade sottili come capelli e le auto minuscoli pidocchi di tutti i colori.
Finì tra le nubi, poi in mezzo ad uno stormo di anatre e poi più su.
Se si fosse accontentato di una testa qualunque, ora sarebbe stato vicino ad un cuscino, dentro il casco di una moto o sotto quello di una parrucchiera. Invece si sentiva sempre più leggero, un torpore lo stava avvolgendo come una coperta, una sensazione tutto sommato piacevole.
"Dunque è così sparire? Un lento sciogliersi silenzioso" - pensò.
Lassù a duemila metri d'altezza sentì la forte sensazione di essere vicino ad una folla.
Forse solo un ricordo di qualcosa di ormai passato o forse era il paradiso, quello degli uomini.
Non appena le nubi si fossero scostate un poco, avrebbe visto persone in abito bianco e aureola ma con teste piene solo di pace eterna.
No, erano pensieri veri quelli che percepiva, c'erano paure, desideri, dubbi, sensazioni, un insieme vario di cervelli.
Il Boeing 747, volo “AB342 Londra – Melbourne” si trovava esattamente a metà del tragitto, era appena decollato da Brisbane dove aveva fatto il pieno e permesso a 400 passeggeri di sgranchirsi le gambe.
Quando il pensiero lo vide, gigante di alluminio che rifletteva la luce del sole, gli parve una balena volante.
Riuscì a compiere una virata e attraverso il vetro di un finestrino salì a bordo.
Cominciò a esaminare tutte le teste, volando da una all’altra sempre più velocemente, rimbalzando di sedile in sedile fino ad arrivare alle Hostess, al pilota ai due signori chiusi nei bagni, al bambino che dormiva in prima classe, alla donna con le cuffie e il canale di musica classica, a quel signore con la mascherina per dormire, a quello che sgranocchiava noccioline, a quella che leggeva un thriller.
Poi si fermò un istante a riflettere, appena una frazione di secondo perché aveva poco tempo e stava già sollevandosi verso il soffitto della cabina.
Il ragazzo seduto nella fila diciotto aveva una mente spaziosa, tramonti e laghi, parole e racconti, amori e sorprese la abbellivano come palline su un albero di Natale.
Muoveva le dita veloci sopra la tastiera di un piccolo computer portatile che teneva aperto sulle ginocchia.
Il corpo del pensiero comincio’ a formicolare, fu lesto a scivolare attraverso l’orecchio nella sua testa.
Forse era quella la sensazione di cui gli avevano parlato a scuola, la sensazione giusta.
Questa volta non sarebbe finito sulla carta, sarebbe stato scomposto in energia, un piccolo insieme di bit a dividere con altri mille lo spazio disco di un computer.
Il comandante Ò Reilly pilota dell’aereo virò di 15 gradi per allinearsi con la rotta Australe 12.
La donna che ascoltava musica si levò le cuffiette e chiese all’Hostess un biccher d' acqua.
Al ragazzo era appena venuto in mente come finire il racconto.
Il pensiero sorrise come sanno fare solo i pensieri.
 
 
 
cockelberrycockelberry on May 26th, 2013 09:17 pm (UTC)
Socio, bentornato! Delicato, leggero e profondo. Mi piace!