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11 November 2013 @ 10:27 am
Il vento  
Un continuo concerto per fiati e percussioni che impedisce un lieto addormentarsi e irrigidisce muscoli. Una crudele cornucopia che alimenta pensieri oscuri e non appena arriva il sonno, ecco che un colpo piu' forte ci scuote, ci sveglia di soprassalto ci fa sentire come i tre porcellini in attesa che il soffio del lupo scoperchi la casa.
Questa notte il vento e' riuscito a rovesciare il coperchio del bidone della plastica sul poggiolo.
Questo monolito fissato con robuste corde da ormeggio come un transatlantico alla banchina aveva finora mostrato spavalderia e resistenza ad ogni tipo di tramontana ma questa notte, con un rumore di cimbali, ha ceduto alla forza della natura.
Il poggiolo si e' mutato nel ponte dell' Andrea Gail, dopo aver indossato il giubbotto di navigazione esco, stringo la cima, fisso il coperchio saldamente, rientro prima della successiva, impetuosa, folata.
Stento a riprendere sonno, il vento pare vivo e i miei pensieri vanno di continuo a quei nodi.
Avro' stretto con la giusta forza la corda di fissaggio?
Calera' il vento e ci lascera' dormire?
Morfeo con i tappi nelle orecchie mi concede allora il sonno ma per poco...
Un paio d'ore appena ed ecco che il bidone di nuovo cede, il coperchio divelto dalla possenza degli zefiri giace a lato e sbatte come un onda sugli scogli.
Non c'e' tempo per indugiare, presto mi rivesto ed esco sulla tolda.
Il vento si e' ancora rinforzato, ha cercato gli ultimi alleati e ora sferra l'attacco finale.
Inginocchiato accanto al bidone per non volar via, cerco di sciogliere i nodi ma dopo aver provato a lungo invano, con un coltellaccio da nocchiere recido la cima e rientro nel caldo tepore della mia cucina abbracciando l'eroico bidone.
Cosi' tutta notte la tramontana, ha soffiato indefessa e stamattina non pareva aver alcuna intenzione di smettere.
Dopo i continui sonni interrotti mi son fatto forza e mi sono alzato, sotto gli occhi due borse capienti e il fantasma di una cervicale appuntita e puntuale.
Per strada ogni genere di cose strappate, rubate, rotte e pure il mio scooter che piange benzina riverso oltre il marciapiede.
Il parabrezza ha tentato di opporre una certa resistenza e ora giace spaccato in tre pezzi che verranno seppelliti con tutti gli onori.

Per la scarsa lucidita' e gli occhi appannati indosso la felpa a rovescio (me lo rivelano gli sguardi degli altri passeggeri quando mi sfilo il giubbotto sul treno).
Ci sono giorni in cui indosso il maglione. In quel caso solo qualche cucitura seminascosta avrebbe rivelato lo sbaglio.
No, oggi la maglia era quella ufficiale del Worcester Rugby Club, gialla e con vari stemmi che a rovescio mostrano gia' a distanza siderale il mio non voluto, scaramantico, abbigliamento da cercatore di funghi occasionale.
Troppo accaldato per coprire l'errore con il maglione, troppo scazzato per dar ascolto al pudore due scelte mi si paravano davanti.
Far finta di nulla ostentando un menefreghismo anarchico in completo contrasto con tutti quei passeggeri che impeccabili cominciano la settimana vestiti come manichini, oppure sfilarmi la maglia e dopo averla rovesciata, tornare alla normalita'.
Ho scelto la seconda possibilita', tra sguardi allibiti di chi non si aspetta di vedere qualcuno in cannottiera sul locale delle 7 e 29.
Sul percorso verso l'ufficio un albero abbattuto mi ha fatto compiere un giro alternativo, arrivato al piano ho trovato la porta bloccata.
Forse dietro tutto quanto c'e' un disegno che va solo interpretato, se non avessi tutto questo sonno ci potrei perfino provare.
Prosit
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