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03 January 2014 @ 11:53 am
Condominio cervicale  
Costruito sopra una collina con propositi nobiliari (il fatto di non far parte di una schiera avrebbe dovuto donargli un aurea tangibile di esclusività) sfidava i venti e le intemperie che in quella zona si accanivano con foga. Non possedeva forme ardite né una architettura originale: pareva come una scatola da scarpe dagli angoli smussati che qualcuno aveva fatto finire in quella posizione con un calcio. La lunga scala che dalla fermata del bus portava all'ingresso, si arrampicava sulla collina come una crepa su un muro. Ripide rampe dai gradini di cemento si susseguivano senza un senso apparente, I ferri arrugginiti, che il tempo aveva già tirato fuori, facevano capolino come serpi fossili.
Lo si scorgeva da lontano, la sua tinta rossa all'inizio era stata di ispirazione a fotografi che amavano il contrasto con il cielo azzurro delle belle giornate.
Con il tempo poi quel cielo era rimasto immutato mentre quel carminio era pian piano sbiadito fino a divenire color antiruggine, poi ocra, infine un rosa carta igienica senza più nessuna attrattiva per fotografi o poeti urbani.
La collina, che nel progetto sarebbe dovuta essere divisa in terrazze con piante di agave e palme, era capace al primo sguardo di far male al cuore, di abbassare l'umore a chi osava prendere in considerazione la quantità di spazzatura che spuntava tra i bassi cespugli di piante malate.
I sacchetti di plastica fissati ai rami, sbattevano al vento come vessilli strappati dopo una battaglia.
Il metallo delle lattine e di alcune reti da letto, riluceva al sole: trappole per gli occhi che attirati dal bagliore dovevano poi far fronte a tutto il resto, a quel luogo che pareva esistere solo per ricordare a tutti la pochezza umana.
Alcuni sacchi di cemento induriti dalla pioggia, erano accatastati accanto alla scala.
Parevano gli avanzi di un pranzo interrotto. I lavori dunque non erano conclusi? L'edificio per errore era stato occupato prima di essere finito? Ma allora una volta terminati i lavori sarebbe migliorato!
Allora i suoi abitanti non avrebbero perso occasione per ricordare a tutti la loro appartenenza a quella dimora, avrebbero fatto foto all'ombra di quel monolito di cemento da mandare agli amici, magari avrebbero stampato adesivi da appendere all'auto con la scritta:
IO (cuoricino) IL MIO PALAZZO.
E le signore, quelle in pensione che avevano tempo libero a volontà, avrebbero fatto a gara per curare le piante, magari alle riunioni condominiali si sarebbero divise i compiti: La vernuzzi del 23 si occuperà di innaffiare le piante del lato sud, la Tramaglino del 12 di spargere l'antiparassitario, alla Parodi del 6 è affidato il compito di rimuovere le foglie morte delle palme e di controllare che gli ugelli degli innaffiatori automatici siano sempre efficienti.
Un giorno non lontano arriveranno gli operai, poi ruspe e gru e in poco tempo quel posto diverrà uguale al plastico che si trova nella teca dello studio di architettura fratelli Barzini.
Se avete acquistato un appartamento nel condominio e volete venderlo, aspettate, tra qualche giorno potreste guadagnare il triplo.
Prosit
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