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04 January 2014 @ 01:07 pm
Il Matrioska  
Era un panino a più strati da mangiare seguendo un ordine stabilito.
Era stato pensato per rilasciare sapori in una sequenza precisa, per stimolare le papille gustative con un crescendo di gusto e sapori inaspettati. La freccia stampata sull' incarto indicava da quale parte si doveva cominciare, il foglietto di istruzioni allegato spiegava la dimensiome dei morsi e le bevande che potevano accompagnare la consumazione.
Era stato eletto come miglior panino dell'anno, e il vincitore del concorso per l'attribuzione del nome, aveva vinto una fornitura per un mese.
Certo il "Sorprendente" con il suo contrasto dolce-salato era buono, il "Maidomo" conteneva una quantità di ingredienti piccanti che metteva a dura prova i palati più infiammabili ma il Matrioska era unico.
Mangiarlo era come precipitare all'insù, dopo ogni morso, mentre una parte del cervello era intenta a indovinare gli ingredienti, un altra vagava in luoghi lontani, ed erano visioni a volo d'uccello, corse nella steppa, gimkane tra gli alberi di una foresta millenaria.

Il 23 marzo, nel locale attiguo già sede della società di mutuo soccorso, ci fu l'esposizione delle opere la cui creazione era avvenuta dopo aver mangiato il panino. Pittori, scultori, fotografi, poeti, tutti avevano lasciato parlare le papille gustative e con mano, scalpello, tempera o pennino, avevano realizzato le opere che riempivano la sala.
Durante l'evento, naturalmente, vassoi pieni di Matrioska facevano venire l'acquolina in bocca anche alle statue e quando entrò il signor Gonzago, suo ideatore, fu ricevuto con un fragoroso e spontaneo applauso.
Da quel giorno la sua notorietà aumentò, finì sulle principali guide gastronomiche e dovette raddoppiare la produzione per non deludere la clientela che aveva preso quell'appuntamento come irrinunciabile.

Con tutta probabilità, l'arrivo dell'ispettore quel mattino di gennaio, fu una manovra della lobby dei panini monogusto.
La loro enorme "M" rossa troneggiava un pò ovunque e il loro vanto era che i loro panini avevano lo stesso monosapore in ogni parte del mondo.. di certo videro nel Matrioska un avversario ancora imberbe ma da far scomparire per evitare qualunque interferenza.
L'uomo, dopo essersi presentato, cominciò una visita meticolosa al solo scopo di trovare un pretesto per far chiudere il locale e con quello la produzione del Matrioska.
Fu facile, alcuni cetrioli lasciati su un ripiano, un barattolo non chiuso a dovere, briciole di pane nel lavandino.
Erano piccolezze che sommate potevano far scattare un provvedimento disciplinare.
Gonzago che era anziano e dotato di un cuore robusto ma all'antica, Chinò il capo e prese tra le mani il rapporto con la stessa deferenza di chi fa la comunione.
Non lesse neppure ciò che c'era scritto, si parlava di chiusura temporanea per adeguare i locali alle vigenti norme sanitarie ma per lui quello era un epitaffio.
A quell'uomo, che pareva venire da lontano, e a cui non diede alcuna colpa se non quella di svolgere il suo lavoro, regalò l'ultimo panino che stava in vetrina, poi mise tutto nel frigo, spense le luci e abbassò la saracinesca. Suo nipote si sarebbe occupato poi di mettere tutto a posto.

Sul rapido per Torino, dentro uno scompartimento vuoto, Agenore Strettini stava controllando l'agenda dove aveva segnato gli impegni futuri quando ricevette una telefonata.
Aprì la borsa per prendere il telefono e trovò il fagotto di carta che custodiva il panino.
Raccolse entrambi.
Mentre reggeva il telefono tra spalla e collo, si mise a scartare il famoso panino.
"Si ho concluso. .." - disse a qualcuno dall'altra parte
"Si era pulito ma ho trovato sufficenti non conformità per... si si temporaneo ma credo sarà definitivo.. no no è vecchio.. si d'accordo" - concluse e buttò giù. Infilò il telefono in borsa e mentre fuori dal finestrino i pioppi scorrevano con geometrica regolarità, diede un morso al panino.

Masticò appena una, due volte, poi diede un altro morso, questa volta i denti affondarono voraci da un lato, quel carosello di gusti non lo lasciò indifferente ma come ubbidendo ad una fame antica che pareva essersi materializzata per imboccarlo, diede un altro morso riempiendosi la bocca al punto da non aver più spazio per masticare.
A contatto con la saliva, la mollica aumentò di volume fino a riempirgli le guance come quelle di un criceto che fa scorta.
Poi il respiro si bloccò, il suo viso cambiò colore fino a divenire viola come la pelle dei sedili di prima classe, cercò allora di infilare un dito in bocca, di aprire il finestrino ma tutto fu vano, in bocca non sarebbe entrato uno spillo e il finestrino era bloccato.

Mentre i pioppi impassibili continuavano a scorrere dal finestrino, cadde a terra, dopo qualche secondo lasciò questo mondo, sul viso una espressione stupefatta.
Accanto a lui quel che restava del panino, la freccia sulla carta indicava la parte ancora intatta e quella fetta di pomodoro che faceva capolino, pareva una lingua impegnata in un eterno sberleffo.
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capracotta: in cucinacapracotta on January 4th, 2014 04:32 pm (UTC)
Grande storia! Sono contenta che il panino abbia vinto. :)
bustonebustone on January 5th, 2014 07:18 am (UTC)
Grazie!! Forza Panino!!! :-)
(Anonymous) on January 6th, 2014 02:09 pm (UTC)
Bella storia..
fuchsia
bustonebustone on January 7th, 2014 08:55 am (UTC)
Grazie Ale!
(Anonymous) on January 9th, 2014 02:52 pm (UTC)
ah.ah.ah
stavolta prosit lo dico io