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03 February 2014 @ 12:49 pm
Il cielo sottostante della ghiandaia blu  
Quando l'ultimo cliente e' uscito e le sedie se ne stanno ribaltate a gambe in su, passo lo straccio sul pavimento.
Cerco di interpretare le macchie prima che scompaiano. Un esercizio che mi riporta indietro nel tempo, quando alzavo la testa e cercavo nel cielo gli stessi significati.
Ora quello e' il mio cielo, ribaltato, sporco, scuro un po' come sono diventata io.
Tutto mi sembra passato e quello che appare a forma di speranza, presto svanisce, si confonde, si nasconde tra le mille crepe del pavimento.
E' una graticola sopra la quale camminiamo, e i nostri passi incerti lasciano cadere qualcosa che scompare che si mescola che ritorna sotto forma di pioggia. La maggior parte delle volte ci coglie impreparati come una novita' ma dopo poche gocce capiamo che sono le cose che tornano, il ciclo dell'acqua e quello dei pensieri non e' poi cosi' diverso.

Traiettorie e incroci, scontri, incontri e strade smarrite.
Quanti stracci di vita ho passato su questi tavoli, certe parole non si riuscivano a levare neppure con due passate di detersivo, parevano incise con la punta di un coltellino.
Qui viene gente per festeggiare, per dimenticare per incontrare qualcuno, per lasciare qualcun'altro.
Qualcuno non sa perche' entra ma apre la porta e si siede, sono quelli a cui non importa bere, osservo il loro sguardo e capisco. A volte hanno bisogno di qualcosa da assaporare a lungo, altre di uno schiaffo improvviso che solo il liquido di un bicchierino scaricato in gola puo' dare.
Ci sono quelli che non vogliono nulla tranne che il tempo passi loro addosso, alcuni entrano e si aggrappano al flipper ed e' come se si inginocchiassero in chiesa. Il cervello si inpnotizza seguendo le traiettorie della pallina d'argento, le sponde e i rimbalzi sono grani di un rosario, il piano inclinato la metafora della vita con la fine che prima o poi arriva.
I fusti di birra che arrivano sul retro e il montacarichi fa sparire nelle viscere di questa mia creatura fumosa, sono carburante per cervelli diesel ed elisir di lunga vita.
Ascolto i rumori: il vocio che si aggira tra i tavoli e rimbalza sulle antiche colonne, il rumore della freccetta che colpisce il metallo, la bilia che cozza, il silenzio improvviso dopo un tilt, un brindisi, una bestemmia, una sedia che si scosta, rutti e fruscii.
Ogni bicchiere sbattuto sul tavolo e' il martello di un giudice che precede la sentenza, una risata improvvisa e poi il rumore di una pacca sulla spalla o il silenzio di un abbraccio.
Osservo, deduco, immagino, ogni sera come se potessi trovare il vero significato.

Il pavimento e' quasi asciutto, domani il flipper si riaccendera' con le sue promesse di luci lampeggianti. Qualcuno entrera', uscira', andra' al cesso, finche' arrivata l'ora di chiusura, le sedie all'ingiu' si potranno di nuovo riposare sopra i tavoli cercando di interpretare ancora una volta, le forme nel mio sporco, scuro, cielo sottostante.
Forse dovrei partire per un viaggio.
Prosit
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