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13 February 2014 @ 03:41 pm
Sugo  
E' l'ora di pranzo del 13 febbraio.
Il signor Stevenson si reca al ristorante.
Il suo procedere lento, come di chi non e' guidato dalla fame, lo fa sembrare un uomo equilibrato e tranquillo.
Nessuno nota il rigonfiamento sul lato sinistro della giacca, la sua cravatta rossa attira tutta l'attenzione.
Percorre via Ventisei marzo, poi procede lungo viale Vittorio Emanuele finche' non raggiunge il ristorante "La padella".
Entra, saluta un cameriere, fa un cenno al padrone che sta con i gomiti appoggiati sul bancone del bar e raggiunge un tavolo, quello vicino al calorifero dove si siede dando le spalle alla parete.
Un cameriere arriva, sorvola il tavolo lasciando un menu' tenuto insieme da un chilo di scotch.
James lo raccoglie, lo legge fino in fondo senza accendere il cervello poi ricomincia dall'inizio.
Il menu' del giorno prevede maccheroni al pomodoro e scaloppina con patate.
In alternativa, vellutata di zucca e nasello in umido.
Posa il foglio, fa un cenno al cameriere che con la stessa velocita' di prima gli passa accanto, ghermisce il foglio e senza fermarsi ascolta l'ordinazione: Maccheroni, carne e speriamo bene.

James nell'attesa apre un sacchetto di grissini, ne infila uno in bocca, gode del rumore secco che fa sbriciolandosi sotto i suoi denti.
L'uomo arriva contemporaneamente ai suoi maccheroni.
Che fare? Mangiare subito i maccheroni e dopo freddare l'uomo? O uccidere prima e mangiare i maccheroni freddi?
Non che quel piatto abbia un aspetto molto invitante, sembra che sia stato messo sotto il getto di un rubinetto per lavar via ogni traccia di sugo.
Certo rappresenta pur sempre il piacere e sua nonna diceva sempre che il dovere viene prima.
Cosi' porta una mano sotto la giacca, afferra il calcio della pistola e raggiunge l'uomo che si e' seduto su un tavolino nel retro.
Nella piccola stanza c'e' solo lui, meglio, non dovra' sbarazzarsi di eventuali testimoni.
James si avvicina e l'uomo dopo aver sollevato la testa gli chiede se gli puo' portare del vino.
Lo ha scambiato per un cameriere ma fa lo stesso, decide di stare al suo gioco per qualche secondo, esce dalla stanza, afferra una bottiglia che sporge da un mobile e gliela porta.
"Ecco qui" - dice, poi legge l'etichetta, l'anno, fa finta di essere un esperto. "Vuole assaggiarla?" - chiede poi
"Si per favore" - risponde quello che ha occhi azzurri dello stesso colore della tovaglia.

James passa la bottiglia nella mano sinistra e libera la destra che infila nella giacca.
Questione di un istante, afferrare la pistola, rivolgerla verso l'uomo, sparargli due colpi in sequenza all'altezza del cuore.
La mano pero' non trova il famigliare calcio in madreperla, si sposta, fruga e afferra... un cavatappi.
Lo estrae, non puo' far altro che infilarlo nel tappo di sughero e cominciare a girare.
Il tappo si lascia attraversare e poi si stacca dal collo della bottiglia con un rumore di bacio con lo schiocco.
James ne versa un dito dentro un bicchiere, l'uomo lo afferra, lo porta alla bocca, lo assaggia.
"Mm niente male" - dice poi e porge il bicchiere per farselo riempire.
James ubbidisce, poi posa la bottiglia, si allontana un poco e pensa che in fondo l'uomo ha pure bevuto il vino di commiato, ora senza esitare puo' levarlo dal mondo prima che arrivi qualche intruso.
Controlla ancora le tasche della giacca ma la pistola e' sparita, non ha tempo per stupirsi, decide di utilizzare il vaso di quella pianta che si trova sulla mensola.
Calcola la quantita' di terra, valuta che il peso e' sufficIente per uccidere.
Cosi' va dietro fingendo di raddrizzare un quadro, afferra la pianta ma quando si volta per calare il colpo l'uomo e' sparito.
Il bicchiere ancora pieno, il tovagliolo gettato sul tavolo, la sedia scostata.
"Forse e' dovuto andare in bagno" - pensa
La giacca e' piegata sulla sedia vicina, "Deve essere senz'altro cosi'" - riflette.

Il bagno e' perfino un luogo piu' consono per commettere un omicidio ma la pianta e' troppo ingombrante cosi' afferra un coltello che se ne sta a guardia del piatto e se lo infila in tasca.
Varca la porta, la piccola stanza mostra un lavandino, uno specchio e un'altra porta, quella dove ci sono i servizi igienici.
Appoggia l'orecchio alla porta, sente rumori, si scosta prima di sentirne di imbarazzanti.
Ha deciso che non appena la porta si aprira' spingera' dentro l'uomo, lo colpira' al cuore tenendo la lama piatta in modo che si infili tra le costole, poi lo lascera' li' dentro magari chiudendo la porta a chiave.

Mentre e' li' decide di lavarsi le mani, se entrasse qualcuno sembrerebbe tutto normale.
Fa colare qualche goccia di sapone liquido in una mano, aziona la leva col piede, frega le mani una contro l'altra.
Il rumore della porta che si apre lo sorprende, ha il tempo di passare le mani sulla giacca, afferrare il coltello e non appena si apre la porta venire investito dal profumo di rosa di una donna grassa che esce con la stessa facilita' del dentifricio dal tubetto.
"Permesso" - chiede vedendolo li' impalato, con lo sguardo va poi al coltello e a quel punto pensa: "Guarda sto qui, pure le stoviglie si frega..."
James si scosta, si fa piccolo infilandosi tra muro e lavandino.
La donna dopo avergli lanciato uno sguardo di commiserazione esce lasciandolo solo a riflettere.

Guarda l'orologio, a quell'ora si sarebbe gia' dovuto risolvere tutto.
Esce, l'uomo non c'e' ma nota che il bicchiere ora e' vuoto ed e' sparita anche la giacca.
Arriva nella sala principale, il padrone e' sempre fermo al bancone come un leone marino che prende il sole sul molo.
"Mi scusi" - dice
"Ha visto un signore cosi' e cosa' uscire dal locale?" - chiede
L'uomo si tira su a fatica, sospira, poi come se aprir bocca gli costasse un enorme fatica dice: "No", nient'altro.
James torna al suo tavolo dove trova i maccheroni surgelati e accanto un piatto con una fettina di carne cadavere circondata da patate tristi come parenti al funerale.
Pensa di lasciare sul tavolo dieci euro e uscire per schiarirsi le idee, sono accadute troppe cose e tutte stravaganti.

Ci son giornate in cui va tutto storto nonostante uno ci metta il solito impegno, infila la mano nella giacca per cercare il portafoglio ma non lo trova.
"Ma che cazz..." - pensa, "Ancora una stranezza? Cosa succede oggi alla mia giacca?"
"Ha perso qualcosa?" - la voce lo inchioda sulla sedia, e' quella dell'uomo.
Alza lo sguardo e ritrova i suoi occhi azzurri che stanno sopra un sorriso finto. Poco sotto la bocca di una pistola, la sua, che spunta da un tovagliolo e lo osserva con un occhio muto e ricco di terribili promesse.
"Il cerchio si chiude" - dice l'uomo
"Cerchio?'" - riesce a rispondere James
"Nulla di personale ma con tutti quelli che hai ammazzato... prima o poi qualcuno te l'avrebbe fatta pagare no?" - dice
"Me lo aspettavo, ma non oggi a dire il vero" - risponde
"Per come la penso io, non e' mai il momento, comunque fidati, e' meglio morire prima di aver mangiato quella roba." - dice e indica il piatto muovendo la pistola.
"Questo ristorante e' una merda e il portafoglio l'ho preso io, non pensare che sia come te che mi frego le posate, era solo per assicurarmi che fossi davvero tu" - conclude
Poi un sibilo seguito subito da un altro, per un istante il petto di James va a fuoco poi le forze lo abbandonano e il corpo senza vita si piega sul tavolo.
L'uomo mette via l'arma, si avvicina alla porta e scompare lungo viale Vittorio Emanuele.
In quel ristorante dove non tornera' piu' c'e' un uomo che ha finito di ammazzare e un piatto di maccheroni freddi ma, per una volta, conditi a dovere.
Prosit