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15 February 2014 @ 08:42 am
Vai a giocare fuori!  
Eh ai miei tempi ci voleva poco per far divertire noi ragazzi, due bastoni, una palla di sterco e passavamo intere giornate a giocare all'aria aperta. Eh si, perchè mica era come ora che giovani respirano aria chiusa, condizionati da quella condizionata non sanno più cosa è una fionda o una partita a nascondi-Dino e poi riempilo di mazzate.
Erano altri tempi, per carità, la diffusione dei giochi non poteva contare sulla pubblicità televisiva come adesso.
Tutto il nostro sapere lo coglievamo sulle pagine del Topolino dove tra una storia e l'altra si mostravano le novità.
I giochi erano più tendenti a passatempi per adulti, una certa serietà veleggiava sopra la maggior parte.
Accanto al celeberrimo dolce forno, dove una bimba circondata da ingredienti per torte era intenta a sfornare leccornie (pareva più costretta che spontanea). C'era la scuola Radio Elettra (che divertimento!) o gli organi dove bambini con indosso il grembiule di scuola facevano finta di suonare accompagnati da altri vestiti in borghese (camicie dal colletto spaziale e dolcevita prugna) che facevano finta di cantare. Lo slogan Bontempi recitava: "Bontempi produce organisti" a rileggerla ora questa frase ha in se qualcosa
di agghiacciante che nulla ha a che vedere con il divertimento, la Bontempi in realtà tramava contro l'umanità per creare un suo esercito di organisti che avrebbe a suon di accordi, conquistato il mondo!
Poi c'erano i trenini: Lima, Rivarossi.
Il classico regalo che un padre faceva al figlio. (Pà ma io volevo il razzo, no fidati, questo è mooolto più divertente).
Per i padri il trenino rappresentava il desiderio mai esaudito, in quegli antichi Natali freddi di neve che scende, dove ad ogni angolo di strada c'erano piccole fiammiferaie in fin di vita, dove l'agrifoglio divideva lo spazio con il pungitopo, e la vetrina appannata di un negozio di giochi attirava bambini che tra bambole basite e orsetti spiritati, osservavano quel prodigioso trenino girare in eterno sulla sua piccola, lucida, ferrovia.
Dunque a Natale il trenino poteva arrivare, un fuori lista che aveva bellamente ignorato le altre richiesta della letterina a Babbo Natale.
Al trenino si giocava una volta sola. Da nuovo veniva tirato fuori dalla scatola, i suoi binari (Sempre troppo pochi) montati per creare una linea ferroviaria (a cerchio per la scatola base, ovale per quella plus che conteneva ben due binari in più) e se nessuno si folgorava per qualche minuto si poteva vedere il treno girare, era già dal secondo giro che tutti i bambini capivano di aver avuto ragione, che era meglio giocare a pallasterco o a sputare fuori dalla finestra cercando di colpire una piccola fiammiferaia.
Per fortuna che il treno veniva presto smontato, rimesso nella sua scatola e dimenticato.
Tutti i bambini masochisti che dopo qualche giorno avrebbero ancora voluto ipnotizzarsi seguendo il procedere del piccolo convoglio, non venivano accontentati:

Non lo vedi che ora il papà è occupato (essendo che il trenino funzionava con la corrente elettrica era necessario che la scossa la prendesse il genitore).

Non abbiamo tempo ora per spostar tutto e far spazio alla ferrovia!

E' delicato, a giocarci troppo si rompe (??).

Di solito concudevano: Non potete giocare a qualcos'altro? E a quel punto si poteva anche dire: "Allora andiamo a buttare le vecchine giù dal ponte" che loro ci benedivano con: "Ecco, si bravi, andate a giocare fuori che vi fa bene (aka, basta che vi levate dalle palle).
Scusate questa divagazione, dunque c'erano bambole in quantità, ognuna faceva qualcosa di tremendo come sbavare, fare la pipì, parlare ma tutte, avevano la capacità di piangere. L'unico modo per farle smettere era infilargli in bocca il ciuccio o un biberon.
Le bambole in questione venivano vendute a prezzi modici ma il ciuccio costava come un appartamento.
La Polistil che vendeva macchinine, piste e altre bellezze, utilizzava pubblicità alternative, in netto contrasto con tutto il resto parevano più adatte a degli adulti che a degli ingenui bambini.
Ricordo delle bambole in stile barbie con gambe ancora più lunghe, scritte molto "Urban", foto un pò underground che si rivolgevano ai piccoli lettori con descrizioni tipo: Genny si muove col vento che la sospinge verso il mare, Leggy che balla e canta come solo i negri sanno fare. C'era proprio scritto "negri" lo ricordo bene.
Ora le bambine rimanevano nell'ambascia, quale scegliere? Quella sospinta dal vento o la negra?
La Polistil commercializzò anche il primo videogioco da casa. Quel coso con pelota, calcio, tennis e squash che costava ancora di più del ciuccio delle bambole.
La sua apparizione decretò l'inizio di una nuova era che dura ancora adesso, quella dove i giovani si rincretiniscono davanti alla televisione invece che andar fuori a giocare.
A dirla tutta, tra una partita e l'altra uscirebbero volentieri per prendere una boccata d'aria è che non si trova più una palla di sterco nemmeno a pagarla oro.
Prosit
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cockelberrycockelberry on February 15th, 2014 07:11 pm (UTC)
finalmente uno che parla male dei trenini!!!! Io li odiavo, e ne avevo due scatole, perché avevo ereditato pure quella di mio cugino…
Bel pezzo, socio, come sempre, se parli di infanzia sei insuperabile.

Assolutamente frase da scolpire sul granito:
"e se nessuno si folgorava per qualche minuto si poteva vedere il treno girare, era già dal secondo giro che tutti i bambini capivano di aver avuto ragione, che era meglio giocare a pallasterco o a sputare fuori dalla finestra cercando di colpire una piccola fiammiferaia."

Come direbbe l'Ispettore Callaghan: sublime :-)
bustonebustone on February 16th, 2014 08:28 am (UTC)
Grazie mille socio!!
PS se proprio il trenino aveva un attrattiva era quello di farlo deragliare...