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08 March 2014 @ 12:09 pm
The man with the white gloves  
Ci troviamo sulla passeggiata a mare che unisce Cogoleto a Varazze.
Il percorso che tempo addietro ospitava la ferrovia è stato asfaltato, sono stati installati lungo tutta la linea i lampioni e le gallerie dalle volte annerite dal fumo dei treni a vapore, ora possono essere percorse senza timore di inciampare.
E' un percorso sospeso nel tempo dove si sentono ancora gli echi del passato, il fischio di una locomotiva, il suono della campana di una stazione di servizio e parole che rimbalzano e si perdono tra le nicchie e gli scogli.
Alla sera è meta di podisti e camminatori meditanti, alcuni si scrollano di dosso la giornata sui pattini, altri sincronizzano i propri passi con la musica che hanno nelle orecchie.
C'è chi si allena per la 24 ore di Finale e va avanti e indietro, avanti e indietro sperando che i chilometri finiscano tutti nelle gambe e possano essere restituiti al momento giusto, chi passeggia con il cane, chi ha piazzato due canne da pesca e attende il momento fatidico.
Ora dimenticate la primavera, l'aria frizzantina di rinnovamento e nuova vita.
Levate i colori, il calore del sole e ovattate tutti i suoni.
Lasciate il rumore del mare, immaginatelo come il rantolo di un vecchio moribondo, aggiungete il frusciare di foglie che paiono suggerire di guardarvi alle spalle, poi tirate fuori tutto il vostro coraggio, anche quello che avete messo via per affrontare le prove più ardue e incamminatevi lungo la passeggiata.
Di solito avviene in una galleria, dopo averla imboccata noterete una sagoma che vi viene incontro.
Il suo moto procede lento, pare quasi camminare sul posto.
Ha un viso da uomo-bambino, lo sguardo fisso per terra, le spalle curve come se trasportasse un enorme fardello e indossa un paio di guanti bianchi.
Da lontano noterete prima di tutto il loro pallido brillio, l'uomo tiene le palme spalancate, protese in avanti come fanno i mimi quando fingono di essere chiusi dentro una gabbia di vetro.
Quando gli passate accanto e poi lo lasciate alle spalle, vi rimane negli occhi la sagoma di quei guanti e lungo la schiena un brivido che non sapete spiegare.
Le teorie sulla sua esistenza si sprecano:
L'uomo non è di questo mondo, è finito qui da un altra dimensione e il percorso lineare lo attira come una falena con la luce.
L'uomo è il guardiano che lotta contro il varco che tenta di risucchiare il mondo che conosciamo.
L'uomo è un cameriere, unico sopravissuto di un naufragio avvenuto sugli scogli sottostanti.
E' rimasto intrappolato nella stiva nutrendosi dei resti dei compagni e la lunga permanenza solitaria lo ha reso folle.
Il giorno che una mareggiata lo ha liberato dai resti del vascello è salito in passeggiata e ha cominciato a percorrerla avanti e indietro, avanti e indietro, un pò come quello che si allena per la 24 ore che però indossa guanti rossi.
Chi sia nessuno lo sa, dove abiti, perché percorra con quella velocità impercettibile il percorso sono misteri senza risposta.
Giovanni M. un podista coraggioso ha giurato di averlo visto un giorno trasportare dei sacchetti di plastica, cosa contenessero è un mistero nel mistero.
Ora se passate da quelle parti siete avvisati (magari prima di partire per la passeggiata avvisate un familiare...)
Prosit