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20 March 2014 @ 10:28 am
Fame  
"Se le patate crescono nonostante la siccità, allora anche tu crescerai".
Cosi' gli diceva la nonna e intanto chiudeva a chiave la dispensa e metteva il frigo a tacere con un lucchetto grande quanto il tostapane.
"Ma io ho fame!" - esclamava il piccolo
"Su su quante storie, fame è una parola grossa, non era ieri che hai mangiato una caramella?
"Si ma solo quella..."
"Preferivi nulla? Quel cibo con zero proteine, zero vitamine, nessuna fibra, nè sali, nè niente di niente?"
"Nnno  ma qualcosa di più magari..."
"Senti facciamo così, se stai buono e non mi rompi con le tue richieste assilanti stasera ti preparo qualcosa di speciale"
"E di abbondante?"
"Va bene, ma guai se fiati prima di stasera..."
Il bimbo fece il segno di chiudere la bocca come se fosse munita di una cerniera lampo, poi andò nel salotto e si sedette sulla poltrona.
Infilò una mano sotto il cuscino e tirò fuori il libro: "Il cucchiaio d'argento"
Era un libro di cucina che era appartenuto a qualcuno che era passato da quella casa. Era pieno di appunti, di foglietti infilati tra le pagine sopra i quali erano scritti dosi e ingredienti, alcune pagine erano macchiate di olio, altre di sugo.
Un giorno aveva provato a leccarle, sapevano di polvere.
Su quel libro Matteo viaggiava con la mente mentre teneva in allerta le papille gustative e ingoiava litri di saliva.
Per tutto il tempo lo stomaco brontolava.
Era come se dentro di lui ci fosse un vecchio bisbetico sempre pronto a lamentarsi di tutto e di tutti.
Solo quando ingurgitava qualcosa riusciva a tenerlo a bada ma le quantità ingerite erano sempre così misere che il brontolio era continuo.
A forza di non mangiare i sensi di Matteo si erano acuiti.
Gli bastava mettere la testa fuori dalla finestra per indovinare tutto quello che veniva cucinato nel quartiere.
Sentiva un odore, ne aggiungeva un altro per poi sfogliare il libro alla ricerca della ricetta che di solito corrispondeva alla realtà. Odori floreali, mentati, muschiari, pungenti, terrosi e putridi, li percepiva tutti, li catalogava, li metteva da parte fino a capire cosa stava cuocendo la portinaia, cosa stava rosolandosi sulla padella della signora che abitava nel palazzo di fronte e non appena il muratore apriva la gamella sapeva cosa gli aveva preparato la moglie per pranzo.

Passavano le ore, Matteo si era soffermato sul capitolo dei dolci al cucchiaio.
Mousse e tiramisù, budini e charlotte, cheesecake, creme e clafoutis. 
Immaginava di aver davanti delle porzioni gigantesche, di cominciare a mangiarne piccoli bocconi usando un cucchiaino, poi passava ad un cucchiaio più grande, poi ad una paletta da dolci e infine ci tuffava dentro la testa divorando tutto con avidità, immaginava la crema che gli entrava nel naso, tra i capelli, sugli occhi.
Si addormentò con il libro sulle ginocchia, quando si sveglio' era diventato buio, la stanza era illuminata dalla luce proveniente dalla strada, ogni tanto i fari di qualche macchina davano una pennellata più accesa sulla parete.
Diede un occhiata all'orologio da polso, topolino segnava le nove precise.
A quell'ora doveva essere pronta la cena, era stato muto tutto il giorno. Lasciò l'olfatto libero di percepire gli odori.
Sentì l'odore della carta stampata provenire dal portariviste, quello del tabacco che stava nel portacenere, sentì la naftalina nell'armadio, l'odore del rame e pioggia del portaombrelli, sentì quello dei fiori secchi che stavano dentro un cesto nell'ingresso, 
sentì l'odore del tappeto, quello del legno della libreria ma dalla cucina non arrivava nulla.
Si alzò allora già sicuro di trovarla deserta e infatti il tavolo di formica gialla color urina che stava al centro della stanza era più vuoto di un soffio di vento.
Rimase un attimo in piedi ad osservare le ombre, il rumore dell'orologio appeso sopra la porta, il motore del frigo, poi udi passi strascicati provenire dal piano di sopra. 
Salì la scala, raggiunse la stanza dove dormiva la nonna, ne vide la sagoma stesa sul letto.
"Nonna..." - disse "E la cena?"
"Hai parlato nel sonno e ora pretendi di mangiare? Non hai rispettato le regole, lasciami dormire" - concluse e si voltò dall'altra parte.
Matteo che aveva sperato di metter qualcosa sotto i denti, magari non la quantità promessa ma pur sempre qualcosa, tornò in corridoio.
La testa gli girava e una rabbia calda gli cominciava a salire dallo stomaco fino in gola dove pareva volerlo strozzare.
Si disse che non poteva più resistere, come faceva la donna a digiunare? D'accordo le persone anziane mangiano meno ma lui non l'aveva mai vista mettere in bocca neppure un oliva. Che mangiasse di notte? Che attendesse che lui si addormentasse per prepararsi leccornie e piatti elaborati?
No, qualche odore sarebbe rimasto, lo avrebbe percepito, magari avrebbe trovato qualche briciola sul piano della credenza, la buccia di un pisello...
Era un mistero ma in quel momento non gli importava di svelarlo quanto di zittire il brontolio dello stomaco.
Si sedette in cima alla scala, cerco' di concentrarsi e pensare ad una soluzione.
Aspettare che il sonno rapisse la donna e poi cercare si sfilarle la chiave del frigo che teneva sempre al collo?
Uscire e cercare qualche avanzo nei bidoni? Forse in quelli fuori dal ristorante potevano esserci resti commestibili...
La donna aveva il sonno sottile, gia' una volta gli aveva rifilato un ceffone che ancora gli fischiavano le orecchie.
Scese di sotto, arrivo' dalla porta ma la trovo' chiusa, cosi' come le finestre, la vecchia aveva sbarrato ogni via d'uscita.
Cosi' avvilito, con lo sguardo che sfiorava la punta delle ciabatte ando' in dispensa.
Li' c'era un grosso congelatore.
Non aveva lucchetti ne' serrature, lo apri' e scelse un sacchetto dove dentro c'erano dei broccoletti, puliti e lavati.
Li poso' su un piatto, li infilo' nel microonde e attese il suono del campanello.
Si sedette poi sulla seggiola, mise il piatto al centro del tavolo e dopo aver tirato fuori una forchetta dal cassetto comincio' a mangiare.

La nonna intanto lo stava osservando da dietro la porta e sorrideva.
Torno' in camera e preso il telefono chiamo' la sua amica Clotilde:
"Si, ce l'ho fatta, guarda non so cosa dirti, cosa deve fare oggi una povera donna per far mangiare la verdura al nipote...".
Prosit
 
 
 
cockelberrycockelberry on March 20th, 2014 11:05 pm (UTC)
Pensavo che avrebbe mangiato la nonna… :-)
bustonebustone on March 22nd, 2014 06:50 am (UTC)
A questo finale non avevo pensato...
ma la nonna... no era troppo cazzuta :-)
capracotta: in cucinacapracotta on March 21st, 2014 08:07 am (UTC)
Brutta cosa la fame :(
bustonebustone on March 22nd, 2014 06:50 am (UTC)
Già...