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25 March 2014 @ 03:01 pm
Sfaceli progressivi  
Quando apriva gli occhi aveva l'impressione di essersi addormentato dentro il cassetto di un ferramenta.
Sulla schiena sentiva spigoli aguzzi e punte, lame seghettate e punteruoli che cercavano di penetrargli le carni.
Se provava a muoversi sentiva nuovi suplizi più insistenti e acuminati.
La maledetta schiena mostrava cosi' il suo disappunto, aveva cambiato tre materassi ma quella era una rompicoglioni incontentabile.
Scosto' la coperta, cercò di vincere quella forza che pareva schiacciarlo contro il materasso, si giro' su un fianco con uno sforzo al limite delle sue capacità e posati i piedi a terra si mise a sedere sul bordo del letto.
La testa pareva inchiodata alle spalle, un unico blocco come un Moai dell'isola di pasqua. Provo' a voltarla lentamente prima da una parte e poi dall'altra, qualcosa fece rumore, uno schiocco secco come quello di un ramo spezzato a metà con l'aiuto di un ginocchio. Ogni volta si domandava se quel rumore interno lo sentiva solo lui oppure si percepiva anche fuori.
Infilò i piedi nelle ciabatte e conquisto' la posizione eretta. Migliaia di anni di evoluzione gli consentivano senza apparente sforzo di stare all'in piedi.
Mosse il primo passo, una fitta lo raggiunse al polpaccio sinistro, era come sentire le fauci di un cane affamato. Dopo qualche passo il male cessò per lasciare posto ad un acuto dolore al gomito destro che non aveva gradito di incontrare lo stipite della porta del bagno. Nelle sue condizioni, l'equilibrio incerto e la vista che ancora non riusciva a mettere a fuoco i contorni, centrare la porta era arduo più o meno come infilare un filo dentro la cruna di un ago.
Mentre si massaggiava il gomito chiuse la porta e si colpi' la punta di un piede che non era stato abbastanza lesto da scostare. Uno spillo di dolore trapasso' la stoffa della ciabatta per raggiungere l'alluce e cominciare lentamente a diffondersi verso l'interno come un tarlo affamato dentro un vecchio tronco. Rimase qualche istante appoggiato alle piastrelle, gli occhi chiusi come se potesse lasciar fuori la dolorosa fitta. Dopo qualche istante il male si attenuo', andò con lo sguardo in basso dove si aspettava di trovare una ciabatta gonfia di sangue, un pezzo di dito staccato di netto, il piede immobile in una posizione innaturale ma tutto pareva normale.
Il piede pretendeva la sua attenzione con il suo pulsare ritmico, un monotono concerto di percussioni per masochisti, lo ignoro' e mosse un passo verso il water reggendosi al vicino lavandino con la stessa cautela di chi attraversa un campo minato. Sollevò il coperchio e si sedette. Mentre la sua astronave scaricava  i rifiuti prima del salto nell'iperspazio, guardo' lo specchio che aveva di fronte. La sua impietosa immagine lo guardava dritto negli occhi e sembrava dirgli: "Ti vedi? Sei un rottame in attesa di essere demolito, hai due borse sotto gli occhi che potrebbero contenere le divise di due squadre da rugby, (provaci tu a dormire sopra i chiodi..) i capelli.. pare che ci abbiano dormito i bisonti e quel segno del cuscino che corre lungo la guancia una volta sarebbe già sparito, quando avevi la pelle elastica e non quella specie di pergamena che ti ricopre il viso.
"Puoi star li' seduto a rimirare il disastro o forse e' meglio che ti sbrighi, con la tua velocita' di deambulazione perderai anche i treni del pomeriggio.."
Si butto' nella doccia dove rischio' di scivolare. Prima si ustiono' la schiena, poi la gelo', poi ancora la frusto' con lingue di lava... nel frattempo riusci' a infilare lo shampoo negli occhi, un tipo delicato che non lo era per niente con le sue pupille.
Usci', si asciugo', si vesti' e mentre scendeva la scala affondo' i denti dentro una merendina con non poca difficolta' a sincronizzare i passi con la masticazione.
Si incammino' poi lungo la strada per la stazione e intanto rifletteva su come in fondo siamo solo spiriti dentro involucri che hanno la caratteristica di invecchiare.
Con il passare del tempo dobbiamo far fronte al meccanismo che cigola, alla legnosita' dei legamenti, alla caducita' di tessuti e tono.
Solo la mente rimane giovane e abbastanza brillante da ammirare lo sfacelo che giorno dopo giorno si fa piu' devastante.
Arrivo' in stazione, sali' sul treno che trovo' piu' vuoto del solito e si accomodo' su un sedile vicino al finestrino.
Da li' poteva veder scorrere il panorama, un passatempo alternativo al libro.
Fu quando il treno invece di procedere lungo la costa imbocco' deciso la galleria che conduceva verso l'appennino che capi' che lo sfacelo si stava per completare e non avrebbe risparmiato neppure il suo cervello.
Prosit
 
 
 
cockelberrycockelberry on March 27th, 2014 12:01 am (UTC)
Un po' amaro, socio...
bustonebustone on March 30th, 2014 07:38 am (UTC)
Nuuuuuu :-)