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03 April 2014 @ 03:11 pm
Biglietti  
Era più forte di lui, i biglietti scritti e abbandonati, quelli caduti dalle tasche o gettati intenzionalmente per terra lo attiravano come una falena con un candela accesa. Una volta, per essersi buttato in mezzo alla strada inseguendo un foglietto rapito dal vento, aveva sfiorato l'inevitabile.
Certo non valeva la pena rischiare la vita per una lista della spesa, ma nessuno poteva sapere cosa avrebbe trovato li' sopra. Potevano essere insulti, istruzioni, ordini o se era fortunato lettere d'amore.
Niente lo incuriosiva e rapiva piu' delle parole scambiate tra due persone che si amano, era come se appese alle singole lettere ci fossero ancora brandelli di sentimento che lui ingoiava come una iena con un osso gia' spolpato da un leone.

Lei lo vedeva passare ogni giorno sotto la finestra di casa. La sua lavatrice terminava alle otto precise e nel momento in cui apriva la finestra per stendere ecco che spuntava da dietro l'angolo. Il passo affrettato, intento ad aggiustarsi la giacca, come se ottimizzando il tempo mattutino avesse riservato al percorso verso la stazione extra tempo per la vestizione.
Lei aveva immaginato di vederlo uscire dal portone con le scarpe in una mano e l'altra impegnata a reggere i pantaloni dalla cintura penzolante.
Lo immaginava seduto sul gradino del carrozziere intento ad allacciarsi le scarpe e poi, dopo aver aggiustato la camicia, abbottonare i pantaloni e chiudere la cintura.

Comunque quello che gli piaceva di lui era soprattutto quell'aria sognante e la camminata incerta in contrasto con l'urgenza di arrivare il prima possibile.
E poi c'erano i biglietti. Più di una volta aveva notato con quanto accanimento si prodigasse per afferrarli. Fossero depliant pubblicitari o strappi di carta li ghermiva come farebbe un falco con un ignaro topolino. All'inizio aveva pensato che fosse un cittadino modello per cui la pulizia del suolo pubblico stava a cuore al punto da perdere il treno o rischiare la vita, quel giorno che aveva visto arrivare l'auto aveva temuto il peggio ed era stato naturale chiudere gli occhi. Poi lo stridio della frenata che si arrampicava lungo la sua spina dorsale glieli aveva fatti spalancare e aveva visto un autista dal volto sbiancato e lui immobile al centro della strada intento a leggere un ennesimo biglietto.
Così come uno sconosciuto pian piano diventa parte della nostra vita al punto che non ne possiamo più fare a meno (e anzi ci chiediamo come potevamo vivere prima), così quell' incontro divenne un abitudine.
Un giorno poi si chiese: "Perché non fargli trovare un biglietto mio?" Fu così che ne scrisse uno con il computer, lo stampo' e la sera lo lascio' sul marciapiede fissandolo a terra con un sasso. Il mattino dopo arrivò a poggiare i gomiti sul davanzale cinque minuti prima del solito e mentre la lavatrice terminava la centrifuga il cuore batteva forte. Quando lo vide spuntare trafelato il cuore pareva voler uscire dal petto e buttarsi di sotto. L'uomo fermò la sua corsa a un passo dal piccolo rettangolo bianco. Si chino', lo raccolse e si mise a leggere. Era un breve articolo sugli incidenti in cui incorrevano i pedoni nelle grandi citta'. C'era un grafico a torta dove spiccava la fetta piu' grande con la principale causa: la distrazione.
L'uomo ripiego' con cura il foglio e poi lo fece sparire in tasca.
Nei giorni seguenti lei giuro' che la sua camminata pareva piu' circospetta e lo vide perfino guardare a destra e a sinistra prima di attraversare la strada. Cosi' decise che forse poteva fare qualcosa per quei capelli che parevano un alga che ondeggiava in balia della corrente sottomarina.
La sera stessa lascio' un biglietto appeso al tergicristallo di un auto, sopra c'erano alcune teste che sfoggiavano tagli alla moda, ne cerchio' una, quella che preferiva, e attese.
L'uomo recupero' il biglietto e prosegui', il mattino dopo sfoggiava una acconciatura identica a quella del biglietto.

Passo' cosi' qualche tempo, lasciare i biglietti ed osservare i risultati era quasi diventata una abitudine.
A poco a poco lo aveva trasformato in una persona migliore verso la quale gia' provava una naturale attrazione.
Vestiva come piu' gli piaceva indossando pregiate scarpe di cuoio. I capelli sempre in ordine e la camminata sicura. La borsa di pelle che pendeva dalla sua spalla si muoveva a ritmo dei passi, il vestito grigio tasmania pareva sempre appena uscito dalla tintoria e lei non gli faceva mai mancare il biglietto quotidiano sul quale scriveva frasi motivazionali per la sua determinazione e aforismi per farlo crescere interiormente.
Fu il giorno in cui riusci' a farlo salire in casa e a scrivere su un foglietto tutti i lavori da sbrigare che raggiunse l'apice della sua personale creazione.
Capi' in quel momento di aver ottenuto quello che fin dall'inizio aveva sperato: incontrare l'uomo ideale.
Prese il libro che aveva abbandonato la sera prima sul comodino, usci' di casa e si avvio' verso la spiaggia.
 
 
 
capracottacapracotta on April 3rd, 2014 08:36 pm (UTC)
Tu inventi una storia al giorno. Non so come fai, ma è un talento che andrebbe condiviso anche oltre questo posto.
bustonebustone on April 4th, 2014 11:11 am (UTC)
Grazie Mille!! Sei molto gentile.
Ho provato a pubblicare ma è un mondo difficile e poi i racconti son quasi peggio delle poesie, non li vuole nessuno.
I concorsi son per la maggior parte bufale, rimane il blog, un posticino in cui mi sento a mio agio.
Vero siamo pochini ma magari un giorno...
(Anonymous) on April 5th, 2014 04:14 pm (UTC)
belin, socio, ha ragione Capracotta. Dobbiamo trovare il modo di pubblicarti, perché perle simili non è facile trovarle. Neanche in mille anni mi sarebbe venuta in mente una storia come questa, e tu ne fai almeno una al giorno!
Un reverente inchino.
bustonebustone on April 7th, 2014 09:13 am (UTC)
Grazie
Ma grazie socio!!
:-)))