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08 April 2014 @ 09:29 am
Le sei aringhe  
Odia le aringhe sott'olio perche' non riesce ad evitare di ungersi le dita ogni volta che ne apre una scatola.
A volte gli va anche peggio perche' l'annellino pensato per l'apertura gli rimane in mano al primo strattone facendo diventare la scatola un forziere inespugnabile.
Allora si affida ad un apriscatole che lemme lemme circumnaviga la scatola fino a rivelarne il contenuto.
Le aringhe a quel punto si mostrano in tutta la loro argentea brillantezza.
Dove la natura non arriva in termini di luminosita' ci pensa l'olio. Quel mare giallognolo che era stato l'ultimo, misero specchio d'acqua sotto il quale i pesci avevano trovato sepoltura si mostra ai suoi occhi come il sarcofago del faraone Tutankhamon. Sa in cuor suo che grava sopra il luogo la maledizione untuosa, forse agli scettici, magari armati di generose porzione di asciugatutto, quella scatola non fa alcun effetto ma a lui gela il sangue nelle vene.
La osserva ancora qualche secondo senza riuscire a immaginarla ingrediente principale del suo frugale pasto.
Prende tempo tirando fuori dal frigo un mezzo pane toscano che dopo aver tagliato a fette, infila nel microonde.
Prepara un vassoio dove posa un bicchiere, la brocca colma per meta' d'acqua del rubinetto e le posate.
Tira giu' un piatto dallo scolapiatti, lo immagina con al centro le sei aringhe (Tante ne contiene la scatola) ben allineate e scolate.
Tra quell'immagine e la situazione attuale c'e' da affrontare la maledizione.
Il campanello del microonde che avvisa di aver terminato di scaldare il pane e' come un segnale.
Con tutte le cautele afferra la scatola, la porta sul lavandino, apre il rubinetto e tenendola leggermente inclinata comincia a far fuoriuscire il liquido oleoso.
E' cosi' concentrato a fissare il flusso che scende regolare che non si accorge che un aringa, improvvisamente liberata dalla prigione vischiosa, decide di seguire la corrente e prima di dire: "Poseidone" e' gia' sparita giu' per il buco del lavandino.
Impreca rivolgendo lo sguardo al soffitto conscio che dovrebbe invece voltarsi verso il mare e lanciare bestemmie mute verso le profondita' abissali. Posa la scatola, poggia entrambe le mani al lavandino per tirare il fiato. Come un pugile che si gioca il titolo e cerca nel respiro regolare la calma per proseguire l'incontro. Si asciuga le mani sullo straccio poi afferra la scatola e riprende le operazioni.
Il piano inclinato e' una superficie piana disposta in modo da formare un angolo maggiore di 0° e minore di 90° rispetto alla verticale. Galileo Galilei formulo' la legge di conservazione dell'energia e cioe' che il moto di un oggetto lungo il piano e' indipendente dalla massa ma e' influenzato dall'attrito.
L'olio rende quest'ultimo trascurabile, due aringhe spariscono nel buco per dimostrare la veridicita' del postulato.
Osservando avvilito che le sue scorte alimentari grazie ad un fottuto piano e ad un ancor piu' fottuto liquido si sono dimezzate, decide di lasciare il lavandino e il suo abisso vorace.
Posa la scatola sul piano della credenza, preleva il piatto, decide all'improvviso che non e' poi cosi' importante mangiare pesci asciutti, in fondo se l'olio e' stato in parte il responsabile della dipartita di tre gustose aringhe, agevolera' anche la sua digestione.
Preleva la scatola, sa che ci vuole un movimento deciso per rovesciare tutto il contenuto senza sporcare tutto il piatto.
Come un tuffatore sul trampolino si concentra, conta 1, 2, 3 e poi con un guizzo di muscoli...
Ci riesce, ha pensato al peggio ma ci riesce. Solleva la scatola come un prestigiatore per rivelare tre splendide, lucide, identiche aringhe che stanno spalla a spalla in attesa di essere mangiate.
Prende il piatto, lo posa al centro del vassoio poi si muove per prendere l'insalata che e' nel frigo.
Quando si volta si accorge che il vassoio non e' come lo ha lasciato.
C'e' tutto quello che ha posato sopra e in piu' c'e' il gatto che ha gia' fatto sparire due aringhe nelle sue rapide fauci.
Muove un passo verso il tavolo, il felino si immobilizza, abbassa la testa, lo osserva pronto a saltar giu', i gatti sanno che certe cose non vanno fatte e hanno un modo nobile e originale di farle comunque.
A quel punto pensa che una sola aringa rappresenti un ben misero pasto cosi' rimane immobile, lascia che il gatto si tranquillizzi.
Quando il micio si rende conto di non correre alcun pericolo continua il pasto con l'ultimo pesce e prosegue leccando tutto l'olio che e' nel piatto. A non essere schizzinosi c'e' solo da guadagnarci.
Pane e insalata per quel giorno, quest'ultima condita con un filo, sottilissimo, d'olio.
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