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13 April 2014 @ 08:45 am
Il pasticcio di Rognone  
Il pasticcio di rognone gli procura incubi notturni.
Eppure alla pietanza, come viene cucinata dalla signora Teresa, proprietara della trattoria: "Il forchettone", non sa rinunciare.
Affondare i denti in quella dorata crosta e poi raggiungere il molle ripieno di verdura e carne gli dona sensazioni antiche e mentre le sue estasiate papille gustative vibrano in quel concerto di piacere, pensa che in una vita precedente forse è stato un eschimese. Un uomo vestito di pelliccia che ogni mattino pratica un foro nel pack per calare la lenza e pescare le aringhe. L'attesa immobile dopo la fatica di vincere lo spesso strato congelato, gli dona un eguale sensazione: attimi eterni dove il tempo si ferma, un bianco vuoto intorno fatto di silenzi e scricchiolii, il cielo posato lieve su quel biancore neutrale.
Mentre nella bocca risuonano le note di quell'eccellente madrigale, un occhio va al piatto per verificare quanto pasticcio c'è ancora. E' come guardare avanti nel tempo e, basandosi sui parenti defunti, malattie di famiglia e stato di salute, prevedere quanti anni gli restano prima di passare a miglior vita. Finchè c'è rognone c'è speranza, è questa la verità e se poi la forchetta non incontra altro che poche briciole sparse nell'immenso e artico fondo del piatto di ceramica, gli basta appena un cenno in direzione della cucina per farsene portare ancora, ricominciare a vivere.
Prosit
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