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16 April 2014 @ 03:30 pm
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Masticamadonne aveva un concetto di proprieta' che andava oltre l'ordinario.
I possedimenti erano un estensione della sua persona cosicche' ogni qualvolta qualcuno per sbaglio, o di proposito, posava un piede sul suo prato, era come se gli pestasse un alluce.
Il suo sesto senso lo avvisava quando i confini erano superati, Chilometri di pali e filo spinato che con l'andare del tempo aveva reso piu' solidi e alti.
Si diceva in paese che con un lunghissimo lavoro di lima e pazienza, avesse reso piu' acuminato quel filo e che i pali erano conficcati nel terreno a profondita' inimmaginabili cosi' da non temere calamita' naturali o vandali tentativi di rimozione.
Una volta quei campi erano coltivati, c'erano orti ordinati tutto intorno e i fagiolini rampicanti svettavano come vessilli nel cielo.
C'erano piante di patata che promettevano enormi tesori sotterranei, cosi' come i ciuffi delle carote e le grandi zucche che spiccavano nel verde come bottoni sulla giacca di una guardia papale.
I prati erano sempre ordinati e avrebbero potuto ospitare un torneo di golf se solo non ci fosse stato Hitler di guardia.
Hitler aveva una catena di centinaia di metri, un grosso collare di cuoio nero dove erano conficcate punte di acciaio e una fame atavica che lo spingeva ad assalire chiunque infilasse solo un dito oltre la recinzione.
Ora di tutto quell'ordine non era rimasta neppure un ombra. Erano zone che rendevano vana la recinzione, come riempire un cesto di scuregge, eppure Masticamadonne non era cambiato, anzi con il tempo era diventato ancora piu' scontroso e irritabile. In paese lo si vedeva poco, usciva solo dopo il calar del sole o per bastonare il povero cane che con la vecchiaia aveva cominciato ad abbaiare per i motivi piu' futili.

E' un caldo pomeriggio d'agosto, tre bambini se ne stanno poco distanti e si passano pigramente un pallone l'uno con l'altro con l'unico scopo di arrivare a sera e ficcarsi dentro casa per vedere Zorro, i viaggi di Gulliver e vacanze nell'isola dei Gabbiani.
Un calcio piu' forte del dovuto scaglia il pallone lungo una parabola che finisce precisa nel centro del prato di Masticamadonne.
"Ci vai tu adesso a riprenderlo che ce l'hai buttato tu" - dice Mario e quel dito puntato su Samuele non lascia dubbi su chi sia il colpevole.
"Si si vai che il pallone e' il mio" - incalza Simone e per completare la giuria si avvicina a Mario.
Samuele sputa per terra, rivolge uno sguardo nella direzione dove e' sparito il pallone, poi scrolla le spalle e si incammina.
Si abbassa per passare sotto una staccionata, sale sul filo spinato arrugginito e con un balzo salta nel prato.
L'erba gli sfiora le gambe nude facendogli il solletico, grilli saltano via ad ogni passo, poco distante la palla rossa.
Si avvicina ancora, la afferra e con un calcio la rimanda agli amici poi torna sui suoi passi infilandosi in quel sentiero appena accennato che ha creato poco prima.
Sta per arrampicarsi sulla staccionata quando un brivido gli corre lungo la schiena...
E' il 24 di agosto e non ha cominciato ancora i compiti delle vacanze...
raggiunge gli amici, dice di non sentirsi molto bene (e' meglio una scusa che confessare di dover andare a fare i compiti) e corre verso casa.
Se sara' abbastanza veloce potra' smettere prima di zorro altrimenti se lo fara' poi raccontare.
Prosit
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