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25 April 2014 @ 11:41 am
Lingua sciolta  
Un piccolo dizionario tascabile fu tutto quello che Jessie gli donò.
Un libretto che la pioggia aveva gonfiato e il sole aveva sbiadito, pieno di santini ficcati tra le pagine come segnalibri. Gli aveva detto: "Riportamelo quando avrai finito, io ti aspetterò" - e la piccola fanciulla dai capelli color del grano maturo e la pelle più rosa della carne di crotalo, in cuor suo temeva che quella sarebbe stata l' ultima volta che guardava negli occhi il suo amato. Una sensazione, quel mattino, come un brutto sogno che continua mentra hai già posato i piedi sul pavimento e non riesci a definirne i contorni vaghi e poi quella falena morta annegata nel catino e l'ombra della tenda che pare un corpo disteso. Jessie li scaccio' quei pensieri, da subito, sputo' tre volte mentre stava ritta su un piede solo e tanto bastò. Eppure, dopo averlo baciato, gli rimase uno strano sapore, quando passò la lingua sulle labbra, le trovò amare come fiele.
Gregor si allontanò in fretta, lanciò al galoppo la cavalla e non si voltò mai indietro, anche se non era un duro poteva cercare almeno di sembrarlo. Non sarebbe mai voluto tornare in quella città d' inferno, Linguasciolta era il peggior covo di malparlanti e tagliafrasi che c'era in tutto il territorio, perfino il sole aveva paura di illuminarla e la nebbia che aleggiava tra le case, pareva volerla nascondere per la vergogna.
La lettera del suo amico John parlava chiaro, una sola frase con diversi errori lo implorava a correre in suo aiuto. John avrebbe fatto lo stesso alla bisogna, il loro patto era sacro.
Arrivò nella cittadina che il sole era appena tramontato, una luce gialla, malata, cavava ancora ombre come un becchino che riesuma cadaveri dalla terra, c'era uno strano silenzio, perfino il vento non si faceva sentire, l'unico suono era quello di un pianoforte che proveniva dall'unico saloon che stava in fondo alla via. Allineato con le altre costruzioni come un dente malato nella bocca di un vecchio ubriaco, mostrava un logoro portico e un insegna sulla quale a lettere di corpo 55 e font Times New Roman, c'era la scritta: "Al gran discorso".
Gregor legò la cavalla alla staccionata vicina, si schiari' la voce con due finti colpi di tosse ed entrò.

Sotto una grande testa di alce impagliata dallo sguardo attento e dall'espressione vacua c'era un pianoforte che un ometto cercava di suonare. Intorno ai tavoli, tutti intenti a giocare a scarabeo, c'erano una decina di persone, riconobbe due maestri elementari, un pensionato (per via della settimana enigmistica che gli spuntava dalla tasca della giacca) un poeta e altri che con tutta probabilità non sapevano né leggere né scrivere e stavano insieme agli altri solo per bere.
Il barista era un uomo grasso, la matita dietro all'orecchio, il grembiule sporco di whiskey, lo si sarebbe detto un contabile o forse un magazziniere. Seduto ad un tavolo sul fondo, dove la penombra copriva tutto come una coperta, c'era John.
Ordinò una bottiglia e due bicchieri, li portò a quel tavolo, li riempì e attese. La mano tremante dell'amico li afferrò uno dopo l'altro e fece sparire il liquido in gola come fosse antidoto e lui in punto di morte.
"Allora John, perché mi hai chiamato?" - chiese Gregor
L'uomo rimase muto per altri due lunghissimi minuti poi parlò: "Si tratta della banda di Thorn..."
"Per tutti gli imperativi assoluti, ti sei di nuovo messo in affari con quei dislessici fraudolenti?" - disse Gregor
"Mi hanno cercato, minacciato, doveva essere l'ultima volta che gli facevo copiare il compito..."
"E invece?"
"Invece poi ci son stati altri due temi, poi due riassunti, e ora vogliono coinvolgermi per un esame di lettere..."
"No John, questo non lo puoi fare, diventeresti un fuorilegge esattamente come lo sono loro... finirai per passare il resto dei tuoi giorni a scrivere cruciverba sui muri della prigione..."
"Ma come posso fare Gregor, loro hanno preso il mio diploma e hanno giurato di bruciarlo se non li aiuterò..."
Gregor non era certo un campione e fino a quel momento aveva sempre cercato di evitare scontri verbali ma la questione era seria, sarebbe intervenuto, doveva troppo all'amico.
"Digli che li sfido a duello" - disse allora
"Ma Gregor! Quella è gente pericolosa!" - esclamò l'amico
"Puoi usare qualunque aggettivo amico caro ma non mi spaventerai, ho deciso, domani a mezzogiorno qui fuori, se non sono codardi verranno, tu preoccupati di avvisarli..."
Gregor affitto' una camera al piano di sopra, si lavo' dentro una conca che aveva visto giorni migliori, e andò a letto. Prima di dormire coniugo' una decina di verbi, ripasso' le preposizioni articolate e pensò a Jessie, le mancava come un verbo al complemento.

Il mattino dopo si svegliò poco prima dell'ora della resa dei conti. Si sciaquo' il viso, si vestì e scese di sotto. Si era sparsa la notizia, una folla variopinta stava ai lati della strada, al centro la banda di Thorn al gran completo, sui volti scavati dalle ripetizioni e dalle bocciature, una gran voglia di farla finita.
Gregor si avvicinò al centro della strada, si stupì dell'irreale calma che lo pervadeva, lo stomaco brontolava, forse avrebbe dovuto far colazione.
"Ehi tu, a me mi hanno deto che vuoi apprendere il posto di John!" - disse Thorn con una voce roca e impastata dal whiskey
"No, desidero che la smettiate di importunarlo!" - rispose Gregor
"Ehi, avete sentito come parla il damerino?" - disse un tizio basso e tutti a ridere...
"L'hai volutta tu, a me non mi importa di farti seco, non mi sono mai piaciuti a me, i furbi" disse Thorn e mosse un passo nella sua direzione.
Gregor sapeva che se voleva avere qualche speranza doveva agire subito, così fece un passo avanti e rivolto all'uomo basso disse:" Fatti non foste per viver come bruti!" E quello dopo aver mostrato un espressione basita crollò a terra...
Poi continuò rivolto a quello alto e magro con la faccia da serpente: "Ma per seguir virtute e conoscenza!" E questi rotolo' a terra sussurrando: "Nnnoo conoscienza no...".
I due energumeni che stavano ai lati scattarono nella sua direzione ma Gregor fu pronto e prima che questi potessero aprir bocca disse: "Lasciate ogni speranza o voi che entrate!"
Li fulmino' sul posto, la folla emise il verso onomatopeico di un grosso boato...
"Allora Thorn, devo scomodare ancora il sommo o ne hai abbastanza?" - disse Gregor che visti i risultati era diventato improvvisamente sicuro di se.
" Non credere di averla vinta in un modo così semplice..." - disse Thorn
"Ora la faccciamo finita e poi è meglio che vadi che mi aspettano..." - buttò lì Gregor senza pensarci troppo...
"Coosa? Ah ah facevi il furbo ma hai cannato il congiuntivo, questo lo so perfino io!" - esclamò il capobanda.
Gregor cadde a terra colpito dal suo stesso errore, la faccia nella polvere e un acuto dolore al petto...
"Non lo affai più il furbo eh?" - disse Thorn avvicinandosi e cominciò a declamare le proposizioni semplici...
" Di, a, da, in, con, su, per...."
La raffica colpì Gregor che rotolo' a terra e finì dentro una pozzanghera...
"Capo, ci posso sparare le alpi?" - chiese il guercio
E dopo aver avuto il permesso cominciò: "Marittime, Cozie, Graie, Pennine, Reticole..."
"Ma no pezzo d'asino, sono le Retiche!!" - disse Thorn affibiandogli un poderoso calcio nel sedere...
IL piccolo errore tuttavia fece riprendere fiato a Gregor che tirato fuori il vocabolario donatogli da Jessie, lo apri in corrispondenza del santino di santa Brigida e cominciò a elencare tutte le parole con la S e le relative definizioni.
Dopo Saccente, Sacerdozio e Sacco i due erano a terra, ne enuncio' ancora un paio per star tranquillo, poi lo chiuse, lo infilò nella tasca dalla parte del cuore e lasciò alla folla l'onore di portarlo in trionfo.
Nel paese si organizzò una grande festa durante la quale fu invitato a declamare qualche verso, poi si dileguo' non visto, raggiunse la sua cavalla e partì verso casa.

Galoppava Gregor e intanto coniugava: che io galoppai, che tu galoppasti... il sole stava lasciando il posto alla notte, osservò la prima luminosa stella, sprono' la cavalla verso quella direzione.
Intanto, alla finestra del secondo piano di una piccola casa dipinta di giallo, la maestra Jessie, attendeva il suo ritorno e sospirava...
Prosit
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cockelberrycockelberry on April 25th, 2014 09:33 pm (UTC)
Solo tu avresti potuto scrivere un racconto simile. Insuperabile, come il tonno :-)
Grande socio!
bustonebustone on April 28th, 2014 06:16 am (UTC)
Grazie mille socio!!!! :-)