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27 April 2014 @ 11:57 am
La madonna incatenata  
La madonna era avvolta da quei rosari fosforescenti come se fosse pericolosa o come se qualcuno volesse la grazia tutta per se.
Avrebbe voluto spegnere la luce per vedere l'effetto di quelle ectoplasmatiche catene. Avrebbero rivelato un pesce di profondità? Forse nel buio, i grani dei rosari, sarebbero apparsi come formiche che percorrono la statua in file ordinate. C'erano le lampadine votive, montate sopra finti corpi di candela, gli interruttori che sostituivano i fiammiferi, la fessura per le monete, il grosso lucchetto nero.
I santini stavano ai suoi piedi incastrati come tanti biglietti da visita e poi fiori di plastica che mostravano fieri il loro immutabile colore e la polvere sulle foglie rigide, come fosse rugiada, ricordava il tempo che passa.
Aspettava e intanto osservava le linee del pavimento di piastrelle.
Così era la vita: in apparenza una distesa di linee che si intersecano, superfici regolari, un alternanza di giusto e sbagliato, di cavità e rilievi, e poi, a ben guardare, cominciava ad accorgersi di quella crepa che tagliava a metà una piastrella, di quel segno di suola di gomma, di quella macchia e di mancanze e aggiustamenti e interventi successivi alla posa iniziale come se quel pavimento fosse un corpo, vivo, malato, bisognoso di continue cure.
Si accorgeva allora che il disegno generale era troppo difficile da decifrare, non gli restava che aspettare, se ci riusciva la madonna con tutte quelle catene, forse ci sarebbe riuscito anche lui.
Prosit
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