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10 May 2014 @ 01:41 pm
Il viaggio continua  
Il viaggio proseguiva, non ho parlato delle persone con cui dividevamo lo scompartimento.
Di solito c'era sempre un prete o una suora.
Non so se una volta c'erano più persone che prendevano i voti o si trattava sempre di mia sorella (forse mio papà quando prenotava i biglietti sceglieva l'opzione "Esorcista a bordo"), ma gli abiti neri non mancavano mai.
Con loro i miei scambiavano qualche rara parola, peccato perchè sarei stato curioso di saperne di più sul loro conto.
Arrivavamo alla stazione di Milano centrale che ci accoglieva con la solennità di una cattedrale.
Con gli anni è poi diventata famigliare, era come infilare il piede dentro una soffice ciabatta, ma all'inizio, quell'edificio enorme dove migliaia di binari pian piano si univano fino a ficcarsi obbedienti sotto la sua volta, mi incuteva un timore alieno che non so spiegare.
Forse quell'ombra improvvisa che avvolgeva il treno, i continui annunci il cui eco rimbalzava sugli archi metallicci, il fatto che trovavo incredibile che potesse esistere una stazione chiusa dove i treni arrivavano e ripartivano dalla stessa direzione.
Qui scendevamo come dei paracadutisti seguendo semplici regole: correre, schivare la folla, non raccogliere i feriti e raggiungere il binario dove ci attendeva il treno per Vicenza.
Un sottopassaggio a metà stazione avrebbe reso il tragitto più breve invece per salire sul treno che stava ad un binario di distanza occorreva correre la stramilano mentre mio papà stramalediva le ferrovie, il caldo, il ritardo, la sacca da marinaio.
Capitava che salissimo sul treno successivo e che potessimo addirittura scegliere in quale scompartimento salire.
A volte il treno era semivuoto o forse noi avevamo sei ore d'anticipo, in ogni caso sedersi nello scompartimento tutto per noi dopo quella corsa diabolica non aveva prezzo.
Per festeggiare mia mamma tirava fuori le vettovaglie, il mio panino sapeva di plastica e di vittoria e le briciole con cui mi sporcavo la camicia erano medaglie al valore.
La seconda tratta era più lunga ma il paesaggio era migliore.
Poche stazioni e tanta campagna. Se mi era capitato il finestrino giocavo con lo sguardo e i fili della luce oppure facevo finta di essere in bicicletta e percorrere i sentieri che passavano accanto alle risaie e ai campi di girasole.
Ricordo che faceva caldo, non so se il nostro viaggio estivo non è mai stato toccato dalla pioggia ma ho questo ricordo dove il caldo è un elemento sempre presente.
Io avevo il permesso di andare in corridoio "Per sgranchirmi le gambe" e quando ero lì da solo in quello spazio di passaggio mi sentivo grande.
(in ogni caso imparavo a memoria il numero dello scompartimento per non perdermi).
Arrivavamo a Vicenza e subito l'odore e i colori mi facevano sentire in un paese straniero.
I miei spostavano il selettore lingua su: "Dialetto veneto" ed io ero felice perché ormai il più era fatto, mancava solo un altro treno, una corriera e poi una macchina per raggiungere Montepiano.
Il successivo treno per Thiene era deserto, il controllore era così gentile che pensavo fosse uno dei miei seimila parenti-conoscenti sparsi per la regione.
Arrivati nella piccola stazione era come se tutto fosse immobile, mi pareva che lì il tempo si fosse fermato e che tutti fossero più tranquilli e rilassati.
I signori che bevevano caffè seduti intorno al tavolino parevano statue, la velocità delle auto al rallentatore, le biciclette pedalate come in surplace.
Alla stazione delle corriere la nostra era sempre appena partita e toccava aspettare due ore per la successiva.
Così passavamo il tempo leggendo, raccogliendo pinoli ed esplorando i dintorni finchè non arrivava l'ora di salire sulla corriera.
Ora io non sono nato all'epoca dei Velociraptor però le corriere lassù erano vetuste e lo sono state fino a pochi anni fa.
Azzurre e sfinite, con l'aria di chi ne ha passate di ogni colore aprivano le porte con uno sbuffo che pareva l'ultimo respiro prima di lasciare questo mondo.
L'odore che regnava al loro interno era un misto di gomma, polvere, zabaione rancido, plastica riscaldata (un pò come quando viene dimenticata la caffettiera sul fornello) benzina e gas di scarico.
I sedili erano di pelle con poco posto per le gambe e avevano inseriti sul retro dei quadretti gialli con stampe dei monumenti d'Italia.
Mentre si viaggiava c'era tutto il tempo per osservare quei quadretti ingialliti che dietro la plastica dividevano lo spazio con qualche mosca cadavere che incautamente aveva deciso di farsi una passeggiata ai fori imperiali.
C'erano le retine dove assicurare i bagagli e le tende per ripararsi dal sole che a volte il vento afferrava e scagliava di fuori dove rimanevano a sventolare come bandiere.
Il tragitto della corriera prevedeva di raggiungere vari paesi tutti uniti da una strada piena di curve finchè non cominciavo a riconoscere la trattoria dove cucinavano trote e marsoni, poi il meccanico con la pompa di benzina, poi la casa di cemento con l'altalena e infine la nostra fermata.
Da una parte il torrente Astico con il suo rumore di cascata, dall'altra il bar Leoni dove mio padre entrava per prenotare una macchina con autista che ci portasse fino a Montepiano.
Era una 131 mirafiori con un bagagliaio capace di accogliere tutte le valigie, compresa la sacca-silos.
Quell'ultimo tratto passava in un baleno e dopo qualche minuto arrivavamo nel paese dove mia nonna ci stava aspettando lungo la strada per casa.
Il brodo di gallina con le tagliatelle, mangiato dentro la fresca e buia cucina, sanciva l'avvio delle vacanze estive.
I miei parlavano del viaggio, mia nonna diceva: "Beh l'importante e che ora siate qui" e io mi sentivo nell'unico posto dove sarei voluto essere: in paradiso.
Prosit
 
 
 
capracottacapracotta on May 13th, 2014 10:46 pm (UTC)
Rimango sempre affascinata dai racconti d'infanzia e tu sei bravissimo. Però non ho capito dov'è Montepiano!
bustonebustone on May 14th, 2014 06:17 am (UTC)
Oh Grazie mille!!
Montepiano e' in provincia di Vicenza, pochi chilometri dal confine col trentino, sotto l'altipiano di Asiago, vicino a Lavarone, abitanti attuali, <10 sei mai stata da quelle parti?
capracotta: in viaggiocapracotta on May 14th, 2014 04:21 pm (UTC)
Abbiamo fatto un giro in moto dalle parti di Levico e siamo passati anche da Asiago, quindi potrei anche esserci passata.
bustonebustone on May 17th, 2014 06:54 pm (UTC)
Proprio nel paese no di sicuro ma vicina vicina siiii!!