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13 May 2014 @ 12:19 pm
Habitat anni 70  
So per certo che negli anni 70 le nostre case erano sinistramente simili.
Mi riferisco agli arredi e all'oggettistica che ne faceva parte.
La cucina era l'ambiente che cercava di scrollarsi di dosso la vetusta tradizione del focolare, quel luogo dove la famiglia riunita mangiava dopo le fatiche del giorno.
Si allontanava in direzione della sala, quello strano ambiente presente in molte case ma che nessuno utilizzava.
Della sala parlero' domani, oggi esploreremo la cucina.

Le nostre cucine avevano le piastrelle 12x12 bianche.
Non esisteva altra possibilita', se andavi in qualunque negozio chiedendo: "Mi scusi, mi darebbe una piastrella da cucina" ti ritrovavi in mano una di quelle.
Erano perfette per appiccicare le figurine sagomate spugnose che si trovavano nei formaggini Locatelli.
Bastava passarle sotto l'acqua per renderle adesive, ogni tanto si staccavano facendoci riflettere sulla temporaneita' della vita.
Nelle nostre cucine c'erano mobili di formica. Le tinte erano varie, dal classico e pregiato fintolegno alle piu' innovative tinte tutte facenti parti del catalogo Salvarani (Linea: Botta de vita) C'era il giallino, il verdino, il cacchetta, il beige pelo di cammello, il grigio pelo di topo, il rosso vino annacquato, il palude, il foschia, il nebbia e infine uno tra i piu' ambiti: il bianco formica detto anche: bianco sporco.
Decine di massaie si sono consumate le mani pensando che si potesse riportare ad un candore simil-piastrella ma hanno poi desistito dannandosi per non aver acquistato la cucina color pantegana della loro vicina.
Nelle nostre cucine non mancava il lampadario con la circolina al neon.
Un oggetto futuristico di color arancio e bianco (non proprio bianco bianco, un bianco lampadario ecco).
Nella parte inferiore, nascosta per via della pochissima luce che sprigionava l'aggeggio, c'era una maniglia.
Ricordava un po' quella del freno di emergenza dei treni.
Bastava impugnarla e tirare, se si era fortunati e il lampadario non si staccava insieme a una cascata di intonaco e a mezzo soffitto, il lampadario, magicamente, suadentemente, fantascientificamente, si abbassava.
Un complicatissimo meccanismo costruito con leve, molle, rotelle, kriptonite e titanio, permetteva la sua discesa.
Molti mariti avevano insistito per l'acquisto perche' ne immaginavano l'utilita' quando capitava la serata di briscola e cirulla con gli amici.
Rendere il tavolo della cucina, simile a quello di un casino' pareva una ficata.
Le mogli gradivano invece l'aspetto "Easy clean", era comodo abbassare il lampadario per poterlo pulire senza bisogno della scala.
In realta' la capacita' illuminante, primaria funzione che doveva possedere l'oggetto, era del tutto assente.
Cosi' veniva spesso rimossa la plastica inferiore guadagnando ben mezzo lumen e lasciando in bella vista le viscere elettriche del moccolo da cimitero.
A quel punto non veniva neppure piu' abbassato per paura di rimanerci folgorati e restava li' come una cozza morta al sole.
Sulla credenza, lassu' ove la carta da giornale ricopriva la sommita', si trovava la parte rimossa dal lampadario (che dove la metti senno') e poi almeno una tra:

- bottiglia vuota di una birra straniera (tipo una doppio malto di San Marino)
- bottiglia di cocacola deformata dal calore (che faceva molto tendenza)
- bottiglia con dentro candela e colate di cera di altre candele ospitate per un effetto "antico manufatto magico"
- piatto ricordo di qualche gita con raffigurato a scelta: colosseo, gran Carlone di Arona, Mole Antonelliana, Fontana di Trevi, un papa.

Nelle nostre cucine non mancava il tavolo con il buco per il mattarello e la tavola estraibile per impastare.
Sul piano della credenza si trovava sempre una bilancia con il piatto pieno di punti ritagliati dei vari prodotti, la torre di pisa che cambia colore con il tempo, la pila di settimane enigmistiche, l'orario degli autobus, la tabella dei coloranti nocivi e mortali (L'E123 circondato da cerchio e l'E335 circondato da un rettangolo con il teschio).
A volte c'era il bustometro, utile accessorio per misurare le buste da spedire.
Sotto il lavandino trovavano collocazione i recipienti in moplen, materiale che valse al suo inventore il premio nobel,
Era una plastica rivoluzionaria che costava poco e aveva elevate doti di resistenza meccanica.
Ancora oggi se ne fa un largo uso ma allora veniva proprio adorata tanto che nessuno osava levare l'adesivo con la scritta: "Moplen", sarebbe stato come levare il coccodrillo alla Lacoste.
Tra gli accessori da cucina c'erano degli affilacoltelli realizzati con la pietra delle panchine del parco. Efficaci come un fucile ad elastici venivano usati piu' come gesto scaramantico (fa che non mi affetti un dito) che per la loro utilita'.
Grattugie multifunzione e affetta verdura multiforma apparvero a quell'epoca ed erano utili come adesso, se i bambini non mangiano la verdura non si lasceranno di certo fregare da delle carote a forma di capretta che sorride.
Sulla finestra di tutte le cucine veniva posta la tenda per le mosche.
Un drappo sintetico che veniva prodotto solo con tinte pendant con i colori della formica. Contribuiva ad oscurare l'ambiente e non impediva l'ingresso dei fastidiosi insetti. Utilizzata soprattutto nei mesi caldi riusciva a sfruttare i minutissimi refoli per scostarsi abbastanza da aprire un varco ed accogliere le mosche come farebbe il portiere dell'Hilton.
Per questo un accessorio che mai mancava era la paletta per le mosche, utile per sterminare igienicamente gli intrusi volanti permetteva anche ai bambini domestici safari in miniatura.
In tutte le cucine c'erano le bottiglie a prova di detonazione atomica per l'idrolitina (magica polvere che rendeva frizzante l'acqua del rubinetto), il recipiente per contenere il latte "Mollo", il portasapone calamitato (sigh!), il rubinetto con il tubo prolunga e una specie di doccino dotato di apposita leva per scegliere il tipo di flusso idrico con il quale lavare l'insalata.
Dosa spaghetti e dosa caffe' non hanno mai funzionato neppure allora.

Cose positive della cucina:
In cucina non dovevi usare le pattine e da qualche parte c'era nascosto il barattolo della Nutella

Cose negative della cucina:
Le mosche, il puzzo di fritto che si attaccava ai vestiti, le figurine sagomate spugnose che senza alcun preavviso precipitavano a terra.
Prosit
 
 
 
capracottacapracotta on May 14th, 2014 12:03 pm (UTC)
Io non so davvero come fai a ricordare tutti questi dettagli.
bustonebustone on May 15th, 2014 02:41 pm (UTC)
Ho buona memoria per il passato, poi magari mi scordo cosa ho mangiato ieri...