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25 May 2014 @ 09:07 am
Per far conoscere meglio Vincenzo Segalerba che se lo merita  
La ricerca dell'essenziale unita alla volontà di non rubar tempo al lettore, fa delle opere di Vincenzo Segalerba un virus che ha influenzato ogni autore contemporaneo.
Egli è stato l'ineguagliato fautore di mirabili capolavori letterari, tra le migliaia di opere ricordiamo: "Il silenzioso svanire dell'acne", "Il casellante di Rocco Barberino" o la celeberrima trilogia della bottega: "Briciole nel tostapane, L'autogrill delle formiche" e "Per una goccia di dopobarba al pino" Dove uno dei suoi più riusciti personaggi (il salumiere Ernesto) muove i primi passi.
Ma perchè l'opera del Segalerba è così importante?
E' la commistione di vicende comuni, attimi insoliti e l'intento di dar loro una ragione? O la caparbia volontà di cercare un senso alla vita laddove essa nasce, si sviluppa e muore?
I suoi personaggi sono tremule apparizioni nel cimitero della nostra esistenza. Fuochi fatui che vagolano nel buio in cerca di una risposta di cui nessuno conosce il linguaggio tranne l'autore che con una prosa pomposa e al limite dell'incomprensibilità tenta di svelare.
Le sue metafore, pregne di un eccessivo e ridondante uso di termini vetusti ed obsoleti, si accostano ad un linguaggio volgare e proprio di certi giovani dei nostri tempi che pronunciano bestemmie masticando chewingum.
Esse tentano di descrivere se stesse attraverso lo specchio deformante della quotidianità e mentre il tangibile affanno di una spasmodica ricerca dell'io cozza contro la collettiva dimensione dell'essere, l'avere dilaga, prospera si fa monumentale come se l'occupare una dimensione geometrica di uno spazio misurabile, sia superiore all'anima stessa.
E allora il motore che muove i suoi personaggi è alimentato da benzina e ricordi, da grassi polisaturi e canzoni, da condizioni del corpo e traslucide fotografie semitrasparenti di quello che noi crediamo di inglobare.
Ecco qui dunque l'anello di congiunzione tra corpo e psiche: "Avere dentro un essere" getta un ponte tra materia e pensiero.
Sulla sommità di quella costruzione ad arco stanno gli scritti mirabili del nostro autore. Egli, da quella postazione privilegiata, descrive il fluire della corrente del tempo senza mai esserne travolto.
Forse ricorderete uno dei più grandi poeti sardi del secolo scorso: Virginio Muriddu, ebbene la citazione è per ricordare che la sua posizione rispetto all'eterno fluire di poc'anzi, era, per usare una metafora, a pelo dell'acqua, umida, reumatica e se per meglio far comprendere al lettore il suo punto di vista ho dovuto utilizzare anche due aggettivi, spero non me ne vorrà.
Segalerba insiste, all'asciutto si arrovella, caparbio osserva attraverso lenti che polarizzano e questo vomito ancestrale, questo bezoar formato da ricordi appallottolati e scaglie di speranze che come forfora cadono sulle spalle del nostro cappotto blu, ci somiglia e rinnova il suo chiederci: "Perchè?"
Prosit
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