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30 May 2014 @ 10:14 am
Numeri  

Succede che arrivi e cominci a leggere i cartelli. Ne vorresti uno conosciuto, qualcosa che si avvicinasse a quello che hai scritto sul foglio.
Dopo qualche minuto rinunci, si sta avvicinando qualcuno che indossa un camice bianco. Decidi che chiederai a lui, dirai:"Buongiorno e mi scusi" e poi chiederai.  Quando si avvicina con quel passo frettoloso che già sembra dire: "Non vedi che ho da fare?"  gli suona il telefono che lesto afferra come un pistolero, lo porta all'orecchio e ti passa vicino lasciandoti con quel "Buongiorno inoffensivo come un revolver scarico.
Ma poi approfitti di qualcuno nelle stesse tue condizioni,  capisci dove entrare, ti danno un numero e poi ti fanno accomodare in una sala d'aspetto.
Vieni accolto dagli sguardi silenziosi di chi è già lì e attende concentrato sullo schermo dove appaiono i numeri.
Ad ogni numero suona un monotono campanello, chi ha la testa dentro una rivista la solleva, e di solito ce la rimette subito dopo.
Pare che non sia mai il turno di nessuno perché i numeri chiamati non esistono. Tutti aspettano come alla tombola di Natale di fare almeno un ambo e intanto l'orologio prosegue la sua corsa e pare si festeggerà anche il nuovo anno alla fine di quel conto alla rovescia. A contarlo un minuto pare molto di più a volte sembra che la lancetta si fermi e allora ti guardi intorno aspettandoti di vedere gli altri immobili, congelati con espressioni ridicole e braccia fissate in gesti statuari.
Poi qualcuno si alza, quando suona il campanello ubbidisce come un animale addestrato e sparisce attraverso la porta.
Quel varco che pare dividere sogno e realtà,  che viene attraversato con passi frettolosi che non riescono a nascondere soddisfazione e le spalle in fuori e gli incartamenti branditi con gesto di trionfo: un teodoforo con la fiamma olimpionica.
Quando tocca a te quasi non ci credi, è il signore che siede di fianco a toccarti una spalla, a dirti che quello che lampeggia lassù è il tuo numero.
Allora ti alzi di scatto e lo ringrazi e afferri la borsa e lo ringrazi di nuovo mentre inciampi nelle sue gambe distese e aggiungi un:"Scusi" e vorresti spiegare a lui e a tutti gli altri che il momento in cui finisce l'attesa è terribile e bellissimo ma vai verso la porta e sparisci come tanti prima di te.
Prosit

 
 
 
cockelberrycockelberry on June 1st, 2014 08:46 am (UTC)
E sei fortunato: a Villa Scassi non ti danno un numero, ma una carta da gioco. Sembrerà bizzarro a molti, ma io non le conosco cos' bene, le carte. Qualcuno dice denari e qualcuno dice quadri per definire quelle specie di rombi rossi, e poi c'è il fante ma c'è pure il jack e sono la stessa cosa. Sono convinto che il 90% delle persone anziane le conosce le carte, ma secondo me se dici loro Jack di fiori non capiscono cosa stai dicendo… Poi ogni tanto qualcuno non le restituisce e se le porta via e magari se le riporta la volta successiva, come è successo mercoledì e allora scoppia il casino, perché ce n'erano due uguali…ma dico io, quando ti chiamavano per nome, non era meglio? 'Sta belin di privacy sta raggiungendo livelli demenziali…

Comunque racconto come al solito bello e coinvolgente, se poi ci sei appena passato, da uno di quei labirinti dalle indicazioni evanescenti, fa ancora più effetto...
bustonebustone on June 3rd, 2014 09:58 am (UTC)
Grazie socio!
Come si dice... mal comune, Pippo Baudo!!