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17 June 2014 @ 04:57 pm
Se la tecnologia avanza (non la puoi mettere in frigo)  
Quel giorno Pedro si attacco' al citofono.
Erano le sette di mattina, considerato che prima delle nove il mio corpo non raggiunge mai la posizione verticale, fu una sveglia piuttosto intensa, di quelle che ti fanno bestemmiare con la voce impastata, la gola rauca e la certezza di uccidere il rompicoglioni che ti ha destato.
Mi alzai mentre quel suono continuo mi forava il cranio come un trapano dalla punta rovente.
Arrivai in cucina, (senza sapere come) staccai la cornetta dal gancio sulla parete e buttai un: "Chi e'?"
Avrei voluto condire la domanda con altre imprecazioni in modo che quello dall'altra parte si rendesse conto della grossa cazzata che aveva fatto pigiando il pulsante del mio campanello, ma pronunciai solo quelle due parole mentre mi grattavo i coglioni attraverso la stoffa del pigiama.
"Sono Pedro, apri, fai presto" - disse e aveva un urgenza nella voce come chi e' inseguito da una mandria di tori e non vede l'ora di mettere tra lui e un paio di corna, una solida porta di legno.
Aprii il portone e non avevo ancora posato la cornetta che gia' Pedro si puliva i piedi sopra il mio zerbino.

Che velocita' quel Pedro, che accelerazione, avrebbe potuto essere qualcuno nella corsa o diventare il postino piu' veloce della contea, (se solo ne avesse avuto voglia).

"Presto, butta due cose in valigia che scappiamo" - disse quando comparve.
"Scappare da cosa?" - chiesi
"I videogame, i social network, quelli ci controllano il cervello!" - mi disse mentre il suo petto si alzava ed abbassava come un mantice.
"Ti sei reso improvvisamente conto di essere finito dentro un videogioco?" - chiesi
"No caro mio, qui e' il videogioco che e' caduto sopra di noi, non te ne sei ancora reso conto? Non li vedi tutti quelli con il cervello fritto che passano le giornate con il viso sprofondato nel telefono? La rete ci avvinghia come se fossimo delle acciughe, la realta' scimmiotta i videogiochi, c'e' una sola soluzione: scappare".

Quello disse Pedro quel giorno e parlo' ancora a lungo mentre mi vestivo e preparavo la borsa piu' che altro per accontentarlo.
Continuo' in macchina e quando ci fermammo all'autogrill per fare il pieno la sua espressione preoccupata cambio' in una ancor peggiore, la paura gli aveva cambiato i tratti del viso e muoveva gli occhi da una parte all'altra come una bestia che sente l'odore del macello.
"Che ti prende adesso?" - chiesi poi notando un tipo con l'impermeabile che stava seduto sopra un alto sgabello.
Non potevo vedere i suoi occhi sotto gli occhiali scuri ma ero certo che guardasse noi, che ci controllasse.
Certo poteva essere suggestione, Pedro, con il suo comportamento, avrebbe fatto cagare addosso una ringhiera ma quando ci avvicinammo all'uscita e vedemmo la folla capii che i suoi timori erano fondati e che l'uomo con l'impermeabile era innocuo.
Quelle che si agitavano al di fuori, isteriche e con espressioni standard, che brandivano cellulari ultima generazione come clave di legno e che sfoggiavano sguardi felini da copertina, erano un branco di Selfie.
Rossetti sbavati, colletti sgualciti, borse aperte e scarpe dai tacchi traballanti erano segnali che indicavano che arrivare fino a li' non era stata una passeggiata.
"Cazzo, dovevo aspettare a spegnerlo" - disse Pedro
"Spegnere cosa?" - chiesi
"Il satellite, o meglio, il collegamento tra quello e il centro di controllo..." - rispose
"E come diavolo avresti fatto, se mi ricordo bene non distingui una lampadina da una nacchera...
"La cosa piu' difficile e' stata entrare nell' edificio ma poi e' bastato versare un bicchiere d'acqua sopra la consolle..."
"Ma non e' leggermente illegale una cosa del genere?" - chiesi
"Uno schiavo che spezza le catena lo fa per la liberta', se e' illegale, se ne frega..." - concluse rapito dallo spirito di Kunta Kinte.
Comunque fuori di li' c'era quel branco di donne urlanti, quelle con il braccio alzato e il telefono sollevato in cerca di segnale, parevano tante statue della liberta' isteriche, i loro volti passavano dall'espressione "Ritratto" a quella "Manicomio".
"Devono aver seguito la traccia di qualche App che ha segnalato un Hot spot e ora sono incazzate come api a cui hanno preso a calci l'alveare!" - disse Pedro
Non che capissi molto del suo linguaggio ma quando le ragazze cominciarono a prendere a sassate le vetrine capii che era saggio scappare e farlo il prima possibile.
"Meglio andare!" - dissi a Pedro, ne arrivano sempre di piu' e quando avranno capito che per entrare attraverso la porta bisogna tirare e non spingere sara' la fine..."

Pedro oltre che un formidabile atleta sa anche usare il cervello, ha il grande difetto di coinvolgermi nei suoi deliri ma in quanto a ragionamento potrebbe partecipare e vincere qualunque telequiz, (se solo ne avesse voglia).

"Presto prendi quel rotolo di biadesivo!" - mi disse e poi mi trasformo' dapprima in una mummia e poi in uno psichedelico albero di Natale appiccicandomi addosso specchietti prelevati dalle confezioni di lacca Cadonet..
Lo stesso dovetti fare con lui e solo quando sembravamo due palle da discoteca, tentammo la fuga da una porta laterale.
Subito la folla urlante ci fu addosso ma gli specchi riuscirono a tenere le selfie a distanza: non appena vedevano la propria immagine riflessa si bloccavano, si mettevano in posa, muovevano i muscoli facciali fino a formare un sorriso finto e ci lasciavano passare.
Raggiungemmo la 131 Mirafiori parcheggiata vicino al distributore e ci infilammo al suo interno con la velocita' di un sms.
Ingranai la retromarcia, scansai un paio di ragazze e partii a tutta velocita' strappando il tubo della benzina.
"Mi sa che stavolta ho fatto una cazzata grandissima" - disse Pedro con le mani nei capelli.
"Mi sa di si" - risposi, se solo non avessi dovuto tenere le mani sul volante, lo avrei imitato.
(continua)
 
 
 
cockelberrycockelberry on June 17th, 2014 11:05 pm (UTC)
continuaaaa!!!!!!!
bustonebustone on June 18th, 2014 10:49 am (UTC)
Yessss