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18 June 2014 @ 11:56 am
Se la tecnologia avanza (meglio scansarsi) Parte II  
Mentre l'auto filava lesta, stretta ai fianchi da un paesaggio monotono e silenzioso, staccavo uno dopo l'altro gli specchietti che avevo addosso.
Li infilavo nella stretta fessura del finestrino aperto e li vedevo rompersi e rimbalzare al suolo attraverso lo specchietto retrovisore.
Pedro faceva lo stesso ma preferiva buttarli sul sedile posteriore come se avesse timore di lasciare una traccia che qualcuno avrebbe potuto seguire per arrivare fino a noi.
"Ti sei ammutolito?" - chiesi poi
"Non mi va di parlare" - disse "E poi sto pensando" - aggiunse
Per fornirgli qualche dato gli dissi che avevamo consumato meta' serbatoio, che prima di sera avrei voluto mangiare e magari andare al cesso e che pensavo che fosse insolito non aver ancora incontrato nessun'altra autovettura.
Ascolto' senza ribattere, spinsi una cassetta nell'autoradio, quella la ingoio' sputando fuori le note isteriche di un violino che strimpellava sopra il ritmo di un reel irlandese.
Pedro rimase a lungo in silenzio poi si mise a parlare e pareva una radio.

La loquacita' di Pedro unita alla sua vasta cultura e alla perfetta pronuncia gli garantirebbero un posto da conduttore televisivo (se solo ne avesse voglia)

"Sollevo' il cellulare fino a fargli sfiorare il tettuccio, lo osservo' come chi controlla il livello di liquido vitale dentro una flebo poi disse: "La copertura e' ancora assente, quel satellite copriva una zona di ottocento chilometri quadrati e forse piu', se continuiamo in questa direzione dovremo raggiungere una zona attiva tra meno di un ora, sempre che io sia riuscito a distogliere mio fratello Chico dal suo intento..."
"Tuo fratello Chico? Di quale cazzo di intento parli?" - buttai li', mi sentivo la mosca imprigionata dietro il vetro che non capisce cosa cazzo e' quella barriera che gli impedisce di andare a caccia di merde.
"Quando ho deciso di mettere i bastoni tra le ruote alla rete ho chiesto a Chico come avrebbe agito. Lui mi ha detto che erano mesi che stava mettendo a punto un virus autorigenerante capace di occultarsi e duplicarsi.
"Siete una famiglia di stronzi" - dissi
Pedro continuo' come se dalla mia bocca fosse uscita solo una scureggia silenziosa: "In realta' non e' poi cosi' dannoso ma e' efficace, effettua un MAC spoofing sul dispositivo impedendogli l'accesso alla rete"
"Puoi tradurre per i poveri mortali?" - chiesi
"L'indirizzo Mac e' univoco ed e' attribuito dal costruttore a tutti i dispositivi che dispongono della possibilita' di accesso alla rete.
Senza l'indirizzo non sei riconosciuto, come se si staccasse il numero sulla tua porta di casa, il postino non saprebbe piu' come recapitarti la posta".
Gli fui grato di quell'esempio ma rimaneva la questione del fratello untore. "E Chico?" - chiesi
"Prima di venire a casa tua gli ho mandato un messaggio, spero di essere stato convincente..."
"Scusa ma quando sei venuto da me non avevi gia' sabotato il centro di controllo?" - chiesi forte della mia innocente ignoranza.
"Cazzo" - disse Pedro
"Vedi i geni come te hanno la mente che galoppa lontano, al di sopra delle umane pochezze ma poi vanno al cesso e si siedono sulla tazza prima di controllare che ci sia la carta igienica" - dissi e mi ritrovai a sorridere, uno a zero per le menti semplici.
Proseguimmo lungo l'autostrada finche' imboccai la deviazione per una zona di sosta.
Fosse stato per Pedro non ci saremmo mai dovuti fermare ma la spia della riserva mi fissava con il suo occhio malvagio gia' da qualche chilometro e mi sembrava che al posto della mia vescica si fosse materializzato un palloncino.

L'intera zona pareva deserta, c'erano due camion affiancati, uno aveva le portiere aperte e dentro una radio sibilava fuori sintonia.
Fermai la macchina accanto al distributore, infilai l'erogatore nel serbatoio e mi incamminai verso il bagno.
Pedro entro' nel piccolo negozio. Striscio' lungo il muro con fare circospetto poi lo vidi sparire attraverso la porta girevole.
Il bagno, come tutto il resto, sembrava deserto ma quando mi avvicinai all'orinatoio sentii un rumore provenire da uno dei cessi chiusi.
Qualcuno pareva parlare sottovoce, udivo rumore di tasti e imprecazioni.
Svuotai la vescica senza far alcun rumore, il rubinetto rotto da cui usciva un costante getto d'acqua li copriva tutti.
Uscii e vidi Pedro. Aveva le braccia piene di salumi, due nastri di ciucciotti multicolori gli pendevano dal collo come sciarpe e con il piede spingeva un cestello di coca cola.
"Mi apri il cofano per favore?" - chiese
Cosi' feci, butto' tutto dentro e mi disse: "Faresti bene a seguirmi, con un paio di viaggi potremmo far scorta di cibo per qualche giorno..."
"Immagino che il furto sia l'ultimo dei tuoi problemi" - dissi, mi rispose con un gesto inequivocabile poi mi spiego' nuovamente che in certi frangenti le regole non contano e poi quel posto era deserto, che senso avrebbe avuto pagare il dovuto?"
Mentre cercavo di infilare nel serbatoio tutta la benzina possibile ne approfittai per dirgli del tipo chiuso nel cesso, Pedro si immobilizzo'.
"Sei sicuro?" - mi chiese
"Ne son certo, c'e' qualcuno che pesta tasti e bestemmia"
"Dobbiamo capire chi e', se avesse un portatile potremmo usarlo per capirci qualcosa, la sua scheda di rete e' sicuramente migliore di quella del mio telefono..."
Prima di entrare nel cesso compimmo alcuni viaggi nel negozio, confesso che smontare le piramidi di Toblerone e svuotare i frighi delle bibite era sempre stato un mio desiderio.
Presi una decina di sacchetti di caramelle, tre scatole di biscotti danesi e tutte le patatine che riuscii a trasportare.
Quando nel bagagliaio non ci sarebbe piu' entrato uno spillo dedicammo la nostra attenzione all'uomo del cesso.
Seguii Pedro che pareva sapere cosa fare.
Entrammo, indicai quale era la porta dietro la quale stava il bestemmiatore digitante e attesi.
Pedro si avvicino' e busso' accompagnando il gesto con una frase che doveva aver sentito in qualche telefilm: "Ehi, sappiamo che lei e' li' dentro, esca con le mani alzate e non si fara' male nessuno, non ci costringa a usare le maniere forti".
Da dentro giunse il rumore di qualcosa che si chiudeva, poi la serratura scatto' e nella fessura della porta che si apriva apparve il volto spaventato di un ragazzo.
"Cosa stava facendo li' dentro?" - chiese Pedro, "Perche' e' abbastanza chiaro che lei non utilizzasse il bagno per lo scopo per il quale e' stato creato..."
"A quel punto, come se lo avesse minacciato con un bazooka, il ragazzo spalanco' la porta e scatto' fuori con la velocita' di un levriero, sotto il braccio reggeva un computer portatile. Quando fu sotto la luce del sole pero' si blocco', si guardo' intorno e constatando il desolante aspetto della stazione si volto' verso di noi che ci eravamo lanciati al suo inseguimento.
"Ma, ma non c'e' nessuno, mi hanno lasciato solo..."
"Come sei arrivato qui?" - chiese Pedro
"Facevo parte di una comitiva, eravamo in gita di classe, sono andato un attimo nel bagno e mentre ero li' ho provato ad aggiornare lo stato nella mia pagina Facebook "
"Senza accorgerti di nulla"
"Io so solo che durante il viaggio mi son messo con Cecilia e volevo comunicarlo a tutti, soprattutto volevo mostrarmi a lei per come sono e cioe' una persona seria che vuol comunicare al mondo di aver trovato l'amore ma poi e' andata giu' la rete, sono rimasto chiuso li' dentro cercando di capire che cosa non andasse e poi siete arrivati voi".
"Gia', saresti disposto a prestarmi il computer per qualche minuto?" - chiese Pedro
Il ragazzo sorrise, afferro' il portatile e fece per porgerlo a Pedro quando il gesto rimase incompiuto, negli occhi un espressione sorpresa: "Volete il computer per entrare nella mia pagina Facebook e sputtanarmi vero?" - disse stringendo il computer al petto.
"Ma cosa dici, voglio cercare dati sulla copertura di rete, non mi interessano le tue questioni private" - rispose Pedro allungando una mano.
Il ragazzo scatto' e parti' di corsa verso la strada. Riprendemmo l'inseguimento che fini' poco dopo quando venne investito da un camion che procedeva spedito.
L'autista aveva lo sguardo ficcato dentro il suo telefonino dove stava cercando di terminare un livello di Candy Crush senza gli aiuti che gli amici gli avrebbero potuto regalare se fosse stato in rete.
Non vedevo un mezzo in movimento da ore e quello che era appena arrivato aveva schiacciato il povero ragazzo come un moscerino sul parabrezza.
Il camion prosegui' la sua corsa andando a schiantarsi contro un Pilone. L'autista passo' attraverso il reticolo di recinzione e divenne minestrone a cubetti, il corpo del giovane balzo' decapitato oltre una siepe e il portatile, dopo essere scivolato per una decina di metri, si infilo' deciso dentro un canale dove affondo' senza esequie.
"Merda" - disse Pedro, "Era un modello con il processore Quad Core" - aggiunse
(continua)