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19 June 2014 @ 02:34 pm
Se la tecnologia avanza Parte III  
"Cerchiamo di ragionare" - dissi mentre distoglievo lo sguardo dal corpo senza testa da cui il sangue usciva come acqua da una fontana.
"I tuoi timori peggiori si sono avverati e se e' vero quello che hai detto, tu e tuo fratello siete i responsabili" - sentenziai
Pedro era immobile, paralizzato da quell'impatto violento dove due vite erano sparite con la velocita' del fulmine.
"A quello che sta succedendo non avevi pensato scommetto, leviamoci di qui e cerchiamo di raggiungere un luogo dove tutto e' come dovrebbe essere, forse sei ancora in tempo per arginare il problema" - dissi stupendomi della mia stessa determinazione.
Salimmo in macchina, innestai la prima e partimmo ma dopo pochi metri il viaggio era gia' terminato: il camion rovesciato bloccava entrambe le carreggiate impedendo il passaggio.
"Torniamo indietro" - disse Pedro, erano le prime parole che pronunciava dall'incidente.
"Contromano?" - chiesi
"Non c'e' altra soluzione, al primo svincolo usciamo e invertiamo il senso di marcia".
"Accesi le luci sperando di essere notato da chi poteva venirmi incontro, feci inversione e ripartimmo".
Mentre procedevamo lungo quella direzione sbagliata che ogni retro di cartello non mancava di segnalarmi, pensavo alla morte. Eravamo scampati a delle pazze con la mania dell'autoritratto, poi ad un camion che ci aveva sfiorato e ora forse saremmo finiti contro qualcuno e la somma delle rispettive velocita' sarebbe stata tale per cui i nostri corpi molli si sarebbero spalmati sul metallo come una mano di antiruggine.

Non accadde nulla, quel camion assassino era stato l'ultimo mezzo a percorrere l'autostrada, forse piu' indietro qualcosa ne impediva l'accesso.
Dopo un ora trovammo un uscita, feci manovra e la imboccai.
Il casello era deserto, passai attraverso una sbarra sollevata, notai che la macchina per il pagamento automatico era spenta.
"Pure questi affari non vanno?" - chiesi
"Sono collegati in rete anche loro" - rispose Pedro con un tono di sufficenza.
La fottuta rete era piu' vasta di quanto pensavo, era come se l'umanita', che incurante delle vertigini da sempre passeggiava in equilibrio sopra un filo, improvvisamente si fosse trovata senza alcuna sicurezza sottostante.

Poco dopo incontrammo una statale che correva parallela all'autostrada separata da una fila di alberi. Osservai con invidia le foglie che il vento muoveva, la loro primitiva bellezza era cosi' lontana da quella tecnologia traditrice...
Proseguimmo attraversando un paesaggio desolato. Nessuna auto si muoveva, in lontananza notai un paio di persone nel giardino di una casa, poi arrivammo ad una curva che nascondeva il posto di blocco.
Ci finimmo dentro come pesci nella rete, che coppia di imbecilli.
C'era un gruppo di macchine allineate e persone che indossavano caschi da pilota. Qualche automobile mostrava il cofano aperto e qualcuno con indosso la tuta intento a controllare o stringere qualche cavolo di vite.
Pareva di essere al gran premio, poi una seconda occhiata ci rivelo' che quelle vetture erano tutte utilitarie e gli uomini avevano in testa protezioni di fortuna. Chi un casco da operaio edile, chi un grosso berretto di lana, chi un caschetto da fantino.
"Credono di essere dentro qualche videogioco di corse" - disse Pedro
E non feci tempo a commentare che si avvicino' una donna che non si capiva se quella che aveva addosso era una stretta minigonna o una larga collana. Chiese se accettavamo le regole della gara.
Era inutile chiedersi se fosse tutta una finzione perche' quella gente, privata della possibilita' di giocare on-line, aveva ripiegato sul gareggiare dal vivo, incuranti delle possibili conseguenze.
Risposi che avevamo compreso le regole e che le accettavamo, la donna segno' qualcosa su un foglio poi arrivo' un tipo e ci fece manovrare fino a lasciare l'auto allineata alle altre.
Capimmo che eravamo iscritti ad una competizione, poco dopo quelli coi caschi entrarono nelle vetture, un tizio alto si mise in piedi su un bidone, brandiva una bandiera della Nigeria che ai suoi occhi doveva essere a scacchi.
Ad un suo cenno, accendemmo la macchina e quando calo' la bandiera partimmo a tutto gas.
Non che guidassi un bolide ma erano cosi' scassate le altre vetture che in breve tempo ci ritrovammo a condurre la gara, solo che non sapevamo quale percorso avremmo dovuto affrontare, ne' dove fosse il traguardo.
"Tu non mollare l'acceleratore" - disse Pedro che come un contorsionista era scivolato dietro e si era seduto con in mano la forma triangolare di un toblerone.
Dopo qualche curva perdemmo di vista le altre auto, Pedro suggeri' di imboccare la prima stradina secondaria che avessimo incontrato e nasconderci.
La strada che imboccai tagliava in due un bosco, il fondo era di terra battuta ma piuttosto liscio.
Dopo un paio di chilometri raggiungemmo una radura dove ci fermammo, spensi il motore, aprii il finestrino e rimasi ad ascoltare.
Sentii il rumore dei motori che proveniva da lontano, poi piu' nulla, solo il cinguettare degli uccelli e il ronzio di qualche insetto di passaggio.
"Bene, li abbiamo seminati, probabilmente si schianteranno tutti da qualche parte bloccando la strada, forse dovremmo proseguire a piedi" - disse Pedro
"Ma abbiamo riempito il bagagliaio di cibo!" - disse
"Ne porteremo un poco con noi, ci sono delle borse di plastica, riempiamole di cibo e proseguiamo verso nord.
"Suggerirei di dormire in macchina, sta per calare il sole e l'idea di essere nel bosco di notte non mi sorride, domattina partiremo appena fa luce, che dici?"
Pedro aveva appena finito di mangiare il Toblerone e forse fu la voglia di ingurgitarne subito un altro o forse penso' al bosco e ai pericoli che nascondeva, accetto'.
Cenammo a succhi di frutto e schifezze, uscii per pisciare e quando tornai Pedro gia' dormiva rannicchiato come un bimbo sul sedile abbassato.
Mi sdaiai al suo fianco, bloccai le portiere e di li' a poco sognavo un mondo dove ogni oggetto era fatto di legno.
(continua)