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20 June 2014 @ 12:45 pm
Se la tecnologia avanza - La conclusione  
Mi svegliarono gli spari.
Raffiche seguite da colpi singoli, urla.
Impiegai qualche istante per capire dove mi trovavo, a mettere in ordine gli ultimi eventi e a convincermi che era tutto vero.
Pedro non c'era, la portiera aperta, sul sedile brillava l'involucro di una barretta al cioccolato.
Una nuova raffica di spari mi fece trasalire, scesi dall'auto e mi incamminai cauto verso quella direzione dopo aver sbrigato l'urgenza di marcare il territorio sul tronco di un grosso faggio.
Proseguii coperto da una macchia di cespugli bassi per qualche metro poi vidi poco distante un gruppo di soldati in mimetica intenti a parlare tra loro.
Un nuovo sparo e uno di quelli si accascio' per terra, gli altri si gettarono vicino.
In quale razza di guerra privata ero capitato e dove era sparito Pedro?
Rimasi immobile senza sapere cosa fare quando vidi arrivare dal lato opposto un gruppo di soldati con indosso mimetiche di un altro colore.
Alcuni imbracciavano degli AK47, altri pistole di vario tipo. Si muovevano rapidi come veri professionisti.
Fu allora che scorsi Pedro, se ne stava dietro una roccia e non si era accorto della venuta del nuovo manipolo di spostati.
Quando li ebbi vicino realizzai che quelli non erano veri soldati, le loro barbe lunghe, parti dell'abbigliamento, le scarpe da tennis, solo le armi avevano tutta l'aria di essere vere.
Agitai le braccia in direzione di Pedro, gli feci segno di spostarsi e di farlo lentamente ma non ero sicuro che avesse capito.
Non poteva star li' o sarebbe stato catturato e se fuggiva di corsa quelli lo avrebbero preso per una minaccia e addio amico smanettone.
Mi misi al centro del sentiero e mi incamminai verso di lui in compagnia del terrore che mi assali' al primo passo facendomi tremare in tutto il corpo.
Non che l'effetto risultante fosse poi male, mi muovevo a scatti come un burattino, un passo dopo l'altro con continue pause, l'espressione bloccata come se fosse disegnata.
Agli occhi dei soldati ero un personaggio giocante con evidenti problemi di connessione.
"Ehi guardate quello come lagga!" - disse uno dei soldati, gli altri si fecero una risata e mi ignorarono, quando arrivo' l'altro gruppo ricominciarono la schermaglia, io raggiunsi Pedro.
"Sei un genio" - disse, "Ma come hai fatto a pensare ad un trucco del genere?" - mi chiese
"Ho passato diverse sere a giocare a Rising Hero e i rallentamenti erano piuttosto frequenti, certo c'era sempre qualcuno che sparava ai personaggi fermi ma ho sperato che questi stronzi fossero leali.
"Ora cosa facciamo?" - chiesi poi
"Raggiungiamo la macchina, puntiamo verso nord e preghiamo".
Cosi' facemmo, raggiungemmo l'auto e tralasciando la parte della preghiera tornammo sulla statale dove non c'era piu' traccia della gara tranne un paio di rottami: il primo in bilico sopra una grossa pietra, il secondo pareva parcheggiato con cura, il corpo di un tipo sporgeva dal finestrino come una coperta sul balcone.
Dopo un paio d'ore raggiungemmo una piccola cittadina dove la normalita' pareva ancora abitare, poco prima il telefono di Pedro aveva trovato una rete e la prima cosa che aveva fatto era stata sentire suo fratello.
Chico, non so per quale miracolo, era riuscito a leggere il messaggio prima dell'apocalisse e nessun virus era in giro a peggiorare le cose.
Parcheggiammo vicino ad un internet point dove Pedro si infilo' per divenire un tuttuno con un computer.
Rimase attaccato a quella tastiera per piu' di un ora, alla fine era stremato ma sorrideva.
"Ho riattivato la rete facendo in bridge con un server alternativo, appena riattiveranno il collegamento satellitare tutto andra' a posto..." - disse
Intanto sul televisore appeso alla parete si susseguivano le immagini di auto incendiate, persone che si erano buttate da un ponte, blogger che imbrattavano di pittura un monumento ai caduti, fanatici di Facebook che correvano per strada gridando: "Mi piace!, mi piace!, mi piace!" e si prendevano a pugni con quelli che avevano opinione contraria.
Poi apparve l'immagine della zona con grafici che indicavano che tutto pian piano stava riprendendo a funzionare.
Pedro' pago' l'affitto del computer con una banconota da dieci e lascio' tutto il resto di mancia, uscimmo e dopo aver aperto il cofano svuotammo tutto il contenuto oltre il cancello della scuola elementare, poi andammo a sederci al tavolino di un caffe' dove una cameriera dai denti bianchissimi giunse poco dopo.
"Ma non usate quei piccoli tablet per segnare le ordinazioni?" - chiese Pedro indicando il taccuino e la penna che la ragazza teneva in mano
"Oh no, io scrivo qui sopra poi infilo il foglietto nel chiodo che c'e' sul bancone..." - disse lei sorridendo
"E' piu' pratico, ai chiodi non servono le batterie" - ribatte'
"E nemmeno la rete" - dissi io
Poi la ragazza segno' due aranciate, frittelle di mele con sciroppo d'acero, hamburger e caffe'. Prima di allontanarsi mi strizzo' l'occhiolino.
Una leggera brezza muoveva il telo dell'ombrellone, il sole mi scaldava la schiena, quando arrivo' con il vassoio colmo, fu preceduta dall'odore di quel ben di Dio.
Ne poso' un bordo sul tavolo e comincio' a scostare gli oggetti che lo ingombravano per far posto ai piatti, io spostai il portacenere sulla sedia, Pedro afferro' il suo cellulare e lo scaglio' lontano, sentii che si frantumava al suolo dietro ad una staccionata.
Cominciammo a mangiare, poco dopo dissi a Pedro: "Ma non ti senti in colpa per tutto questo?"
"Passami lo sciroppo" - disse e non aggiunse altro.
Prosit
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