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22 June 2014 @ 06:03 pm
Fantasia Vs Pagina bianca  
E' sempre lui, il più infido, letale, abbacinante terrore, che ti assale quando meno te lo aspetti.
Ti invade, ti annega, ti scolora ogni pensiero lasciandoti a rimirare eternità prive di colore: il terrore della pagina bianca.
Perchè se le idee non arrivano, se rimangono sopite da qualche parte e magari ci inoculano solo qualche vaga certezza (quella che prima o poi possano sbocciare come fiori), quel candido biancore cancella ogni possibilità.
A volte si rimane abbagliati, si osserva quella distesa deserta finchè gli occhi lacrimano e lo sconforto è tale per cui si perdono le forze e si diventa ciechi ad ogni possibile scrittura.

Per cecità da pagina bianca si intende una patologia all'apparato fantasioso che si verifica a seguito di esposizione continua e prolungata a pagine bianche o schermate vuote o a effetti ipnotici da cursore che lampeggia.
Ma dove ha sede la fantasia e soprattutto c'e' la possibilità di agire localmente con l'uso di farmaci dedicati?
Platone credeva che la fantasia avesse sede nel fegato, forse perchè per scrivere certe cose ce ne vuole tanto, ma già il persiano Avicenna, nell'anno mille, affermava che la fantasia è situata nel ventricolo anteriore del cervello.
Nel Medioevo si credeva che la fantasia fosse divina, dunque solo chi veniva benedetto dall'alto la possedeva (soprattutto i maschi), con il rinascimento la fantasia è generata dall'individuo mentre nel novecento sarà considerata come parte dell'inconscio e della mente.
Dopo questo breve excursus storico rimango qui nel vuoto a scrivere del vuoto e, come se avessi imboccato una strada troppo lunga e per riflettere avessi cominciato a camminare, eccomi giunto alla meta, la pagina bianca si è riempita e fegato, ventricolo anteriore e inconscio possono tirare un sospiro di sollievo.
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