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26 June 2014 @ 11:11 am
Il bambino che fissa  
"Ehi amico!" - gli disse, come se lo conoscesse.
A dire il vero Mario aveva aspettato un po' prima di aprire bocca ma di star zitto proprio non gli riusciva piu'.
Si era trattenuto all'inizio, aveva giocherellato con il laccio della scarpa, aveva provato a leggere una rivista sgualcita che aveva prelevato dal basso tavolino ma il suo turno pareva non arrivare mai, la porta dello studio del dottore rimaneva chiusa e nella stanza c'erano solo lui e quel bambino.
Quel bambino che lo fissava senza aprire bocca.
Se ne stava in piedi nell'angolo, a dispetto di tutte le sedie vuote che in fila parevano desiderose di accoglierlo.
Non e' facile far finta di nulla quando si ha la sensazione di essere osservati. Quando si ha la certezza di essere sotto lo sguardo intenso di qualcuno e' impossibile.
Cosi', dopo aver sperato di essere chiamato nello studio per fuggire da quella spiacevole situazione, aveva aperto bocca e aveva buttato li' quelle due parole: "Ehi amico!"
Suo fratello ne avrebbe usate altre, il suo amico Roberto, incurante dell'eta', sarebbe subito passato ai fatti mollandogli un ceffone tale da distogliere il suo sguardo e cambiare il colore della guancia senza bisogno di tante spiegazioni.

Perche' e' cattiva educazione fissare le persone.

Insomma aveva pensato fin troppo al da farsi e siccome quella maledetta porta non aveva alcuna intenzione di aprirsi (cosa stesse facendo il dottore con il paziente che era entrato da una buona mezz'ora era un mistero) aveva parlato.
Nulla
Le sue parole non avevano ottenuto il minimo effetto, non una risposta ne' un qualunque cambiamento.
Aveva deciso cosi' di alzarsi, di avvicinarsi al bambino e quando era a pochi centimetri aveva capito.
Quello non era un vero bambino che fissa ma la statua di un bambino che fissa.
Ecco perche' riusciva a rimanere immobile senza mai muovere le palpebre.
Lo esamino' con piu' attenzione, era davvero ben fatto, i vestiti di stoffa erano stati probabilmente cuciti addosso e la pelle pareva quasi respirare.
Una bella opera di cui pero' non capiva il significato.
Non che animali impagliati, teste di cervo e bomboniere avessero un senso ma a certe bizzarrie ci si abitua col tempo.
Solo le novita' ci turbano, dobbiamo per forza trovare loro un senso, siamo fatti cosi'.
Torno' a sedersi, si ritrovo' a ridere da solo della insolita situazione.
Raccolse un altra rivista e si mise a leggere senza davvero capire cosa c'era scritto. Quello sguardo, anche se ora sapeva essere finto, lo intimoriva ugualmente.
"Cosa cavolo hai da guardare?" - chiese, rise senza convinzione, poi si alzo' di nuovo, si avvicino' e dopo essersi abbassato osservo' gli occhi del bambino.
Forse erano di vetro ma parevano veri, perfetti, poteva scorgere la pupilla circondata da pagliuzze dorate, c'erano perfino alcuni capillari rossi ai lati.
Passo' una mano tra i capelli come si accarezzerebbe un bambino vero che sta per uscir di casa per andare a scuola.
Gli aggiusto' il colletto della camicia, scaccio' via una mosca che si era posata sulla sua spalla, immagino' di essere padre.
Il rumore della porta che si apriva lo fece sobbalzare.
Si allontano' dall'angolo, rimase in attesa mentre il dottore salutava con una vigorosa stretta di mano il tipo che era entrato dicendo: "E non si preoccupi, vedra' che con le analisi facciamo chiarezza".
Poi si rivolse a lui: "Si accomodi prego" - disse
Mario fece qualche passo nella sua direzione quando si accorse che il dottore fissava un punto sopra la sua spalla.
"E' stato lei a toccare il colletto della camicia del mio ragazzo?" - chiese il luminare
Mario blocco' le gambe, un passo appena accennato rimase a mezz'aria. Poso' il piede a terra, si volto', segui' con lo sguardo l'uomo che si era avvicinato alla statua e con rapidi gesti rimetteva il colletto come era prima del suo intervento.
"Mi fissava..." - bisbiglio' Mario
"Il mio ragazzo la fissava?" - chiese il dottore stupito
"Sssi" - balbetto' Mario
"Quante volte ti ho detto che non devi essere maleducato coi pazienti?" - disse l'uomo rivolto alla statua
"Lo deve scusare, e' grande ma e' ancora un bambino" - disse.
Poi lo accarezzo' sulla guancia e si avvio' verso lo studio facendo segno di seguirlo.
Mario per un istante fu assalito dall'urgenza di andare via da quel posto e di non tornare mai piu', poi diede un ultima occhiata alla statua, "Sembra un vero bambino che fissa" - penso', "Mi staro' abituando" - disse a bassa voce, entro' nello studio, chiuse la porta alle sue spalle.
Prosit
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cockelberrycockelberry on June 26th, 2014 10:41 pm (UTC)
Io non sarei entrato in quell'ambulatorio… :-) Quel dottore è mooolto inquietante!
bustonebustone on June 27th, 2014 06:25 am (UTC)
Invece il bambino no... ;-PPP
Comunque ogni ambulatorio e' inquietante.. ogni dottore... ogni camice...