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27 June 2014 @ 11:14 am
I gelati velenosi  
I gelati "conservati" sono spazzatura.
Era l'affermazione di milioni di genitori che combattendo una lotta contro il nemico invisibile della sofisticazione alimentare, cercavano di preservare la salute dei loro pargoli.
Certo il controsenso era un soprammobile che non mancava in nessuna casa perche' era l'epoca in cui si mangiava il formaggio dentro strane vaschette di forma triangolare, la carne in scatola era il miglior alimento per sceriffi e bambini, e se ai primi donava una mira migliore, i secondi erano tenuti sotto osservazione per testare gli effetti della farina di carrube e dell' agar-agar.
Con le sottilette Kraft si poteva piastrellare la cucina mentre la ruggine che si mischiava alla conserva in tubetto donava quel saporino ferruginoso tanto caro a Stanlio e Olio.
Ma c'erano anche strane bottigliette di plastica contenenti liquidi zuccherini, merendine ripiene di sciroppi glucoidei e carie, caramelle fosforescenti e colorate con ingredienti che avrebbero fatto impallidire gli impressionisti.
Nutella bianca, maionese rosa, wurstel arancioni.
Nonostante tutto questo universo conservato pareva che il gelato industriale fosse proibito.
Eppure quei meravigliosi tabelloni con i gelati multiformi e multigusto erano costantemente rivestiti della saliva dei bambini che arrivavano a offrire i propri organi in cambio di una leccatina ad un gelato confezionato.
E c'erano quelli con le facce (Brrr Bloss e Pepito), quelli con la gomma in fondo al cono (cono atomic) quelli con le barzellette stampate sul biscotto, quelli che scoppiettavano in bocca, quelli con forme aliene, quelli con il bacchetto di plastica che si poteva incastrare con altri bacchetti di plastica per creare costruzioni.
Proibiti!
E il pensiero genitoriale nei confronti del ghiacciolo?
"Il ghiacciolo e' solo ghiaccio e conservanti e poi ti viene la congestione e poi chissa' dove li hanno tenuti e ho letto che dentro un ghiacciolo hanno trovato lo scheletro di un tirannosauro con la lebbra."
Ma il ghiacciolo che se succhiato si scolora, quello alla cocacola, al cioccolato, all'orzata, alla liquirizia che faceva venire le labbra nere, li compravamo di nascosto sentendoci dei terroristi.
"Se proprio vuoi un gelato (nel senso se sei proprio convinto e in quanto bambino non puoi farne a meno anche se ormai sei grandino e certi "Capricci" potresti anche evitarli) allora vai giu' al bar Elena e comprati un cono".

Oggi come oggi ci sono gelaterie artigianali dove il gelato ammicca da mille vaschette, gioia per gli occhi ancor prima che il palato faccia l'ola.
Ma una volta i bar che producevano gelati avevano un piccolo spazio che era simile ad un ambulatorio.
Il banco in acciaio, il gelataio in camice con un espressione seria da: "Mi dispiace e' un male incurabile".
Con quella stessa faccia ti diceva: "Mi dispiace la crema e' finita".
C'erano queste botole di cui non potevamo vedere il fondo e dove lui infilava il braccio fino alla spalla estraendo il gelato come fosse un sasso sul fondo di un pozzo.
A ben pensarci anche li' il controsenso prendeva i tovagliolini e si puliva la bocca.
Il pistacchio era di un verde persiana e dal gusto indefinito.
Anni dopo, quando ho mangiato il mio primo vero pistacchio ho capito che quello che servivano al bar doveva essere del VIM Clorex edulcorato.
Il gusto stracciatella veniva prodotto sempre dopo pasqua. Durante le golose sessioni di archeologia dolciaria, quando con la lingua si scavava alla ricerca del cioccolato e si snudavano i pezzetti si capiva che erano chiaramente gusci di uova di cioccolato, (purtroppo nessuno ha mai trovato la sorpresa).
Prosit
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capracottacapracotta on June 28th, 2014 04:33 pm (UTC)
E adesso è tutto un fiorire di gelaterie artigianali... Per fortuna ;)
bustonebustone on June 29th, 2014 08:39 am (UTC)
Si davvero... :-)