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03 July 2014 @ 11:35 am
Aurelio  
Aurelio non fa niente.
Un attivita' che gli riempie le giornate come aria dentro un pacchetto di patatine.
La sua condizione odierna e' privilegiata certo ma ci sono voluti anni di duro impegno per portarlo ad assumere le sembianze di un geranio di plastica.
All'inizio era stato avviato, come tutti i bambini, ad un certo instradamento standard, quello che viene riservato ai cuccioli umani di ogni razza.
Le maestre dell'asilo furono le prime a dettare regole e a vigilare sulla loro osservanza, poche cose viste dalla prospettiva adulta ma per un bambino il dover lasciare la giacca sempre nello stesso appendino o allineare il cestino poco sotto o appendere l'asciugamano al gancio con l'adesivo del camion rosso o mettersi in fila e le braccia conserte e la campanella e non bere dopo la minestra e fare silenzio durante la preghiera...
Aurelio era come un palloncino, desideroso di volare libero nel cielo ma inchiodato al suolo con corde sempre piu' corte e robuste.
La scuola elementare continuo' e cosi' la sua trasformazione: divenne un omino con i piedi ben piantati per terra.
I complimenti che riceveva da maestre e genitori lo lasciavano indifferente, in cuor suo sapeva che non era nella sua natura adeguarsi ai comportamenti generali e che se solo avesse potuto avrebbe rotto gli schemi per fare quello che l'estro gli suggeriva.
Prosegui' la scuola, costretto da cio' che aveva consigliato la maestra, la sua attitudine per le materie tecniche lo porto' al liceo scientifico dove per sopportare le ore seduto dietro al banco dovette appellarsi a tutta la sua buona volonta'.
Il giorno del diploma arrivo' come una liberazione, c'era il fantasma dell'universita' che aleggiava nell'aria ma aveva notato che i suoi avevano ritirato le truppe e se vincere la battaglia forse era troppo ambizioso, forse avrebbe potuto spuntare una tregua.
Certo interrompere gli studi per andare a lavorare non era poi risolutivo, aveva letto abbastanza libri e sentito svariati racconti sul duro mondo del lavoro, li' le regole erano ancora piu' precise e andavano seguite alla lettera e c'erano orari, cartellini da timbrare e rendicontazioni continue su quanto fatto.
Decise di iscriversi a lettere e lo fece mentre era nella coda per ingegneria.
Marta Vanni, capelli rossi, lentiggini e occhi verdi come la pelle di un ramarro, stava nella coda vicina.
Sulla spalla le pendeva una borsa blu, in mano stringeva la carta di identita' e si mordeva un labbro nervosa.
Le sue gambe si mossero in perfetta autonomia, si mise in coda dietro di lei e quando alle narici arrivo' il suo profumo muschiato il suo cervello ancor prima di gridare: "Mayday" si era gia' buttato fuori dal cranio senza paracadute.
Da quel giorno la sua vita cambio', si ritrovo' a seguire regole non scritte, istinti sconosciuti e a provare emozioni improvvise.
Nessuno lo aveva preparato a quella forza, ne' suor Carmela e le sue punizioni, ne' la maestra con la mania delle poesie a memoria, neppure il professore di filosofia e la fissa per Socrate.
Marta era un pianeta e lui un asteroide attratto dalla sua forza gravitofemminile.
Le giornate erano orbitare intorno a lei, seguirla, precederla, annullare le distanze ed essere grato a Dio per aver messo sulla terra una creatura tanto perfetta.
Il giorno che prese coraggio e le parlo' fu per dirle che una delle sue scarpe era slacciata.
Lei prima lo guardo' negli occhi, poi si guardo' la scarpa, poi alzo' la testa e sparo' un sorriso a venti megatoni seguito da un grazie che alle orecchie di Aurelio suono' come la piu' dolce delle sinfonie.
Rimase immobile come un blocco di ghiaccio mentre lei si chinava per allacciare la scarpa, era un blocco di pietra quando lei si allontano', un blocco di cemento quando le luci della facolta' si spensero: un monolito che si chiedeva il senso della vita nel buio dell'aula magna.
Ad una certa ora della notte il cervello rientro' al suo posto e riprese in mano la cloche.
Le gambe gli dolevano, lo stomaco brontolava, una stanchezza generale lo pervadeva in ogni dove.
Capi' in quel momento che aveva sempre avuto ragione, che ci sono sensazioni che nessuna regola potra' mai annullare o dirigere, tanto valeva non far nulla e lasciarsi andare.
Il suo istinto dunque non si sbagliava e ora gli diceva che per continuare a vivere doveva conoscere Marta.
E la conobbe, e capi' che la sua vita era invece programmata nei piu' piccoli dettagli. Aveva pianificato gli anni futuri e redatto un piano dei rischi che aggiornava e riempiva di azioni correttive e preventive. I suoi vestiti erano ordinati per gradazione di colore, le matite temperate alla stessa altezza, faceva sempre quello che diceva e ogni parola pronunciata aveva un senso.
Uscirono insieme per qualche tempo poi entrambi capirono che erano incompatibili cosi' le loro strade si divisero: quella di Marta aveva pietre miliari, soste e traguardi, la sua assomigliava ad una incerta traccia nel bosco.
Viaggio' per saperne di piu' e piu' capiva e meno sapeva, lavoro' per metter via un gruzzolo bastante per qualche tempo.
A quello si aggiunse un lascito e la casa dei suoi, fece due conti (sforzandosi di essere logico) e comincio' finalmente a non far nulla in attesa che accadesse qualcosa.
Da quel tempo sono passati giorni o forse anni ma Aurelio ogni giorno si reca al bar e ci rimane fino all'ora di chiusura.
Legge notizie senza troppo interesse, chiacchera con chi gli capita senza troppa convinzione, gioca qualche volta a flipper senza temere di perdere la pallina.
Il suo organismo e' ormai abituato alla spuma e ai tost bruciacchiati, a volte per rompere la quotidianita' mangia una briosce, altre si concede un caffe'.
Qualcuno che conosce i suoi passati, sostiene che lui stia li' in attesa di Marta, che un giorno possa arrivare ormai donna e libera da ogni fardello a prenderlo per partire verso una meta casuale, altri pensano che abbia una qualche malattia che gli impedisce di lavorare, altri ancora che sia un po' toccato nel cervello e che star seduto su quella sedia sia l'unica cosa che riesce a fare.
Prosit
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cockelberrycockelberry on July 3rd, 2014 08:24 pm (UTC)
E adesso vogliamo sapere tutto su Vittorio e la sua sigaretta penzula e di Tony il barista :-) bello, socio, per un attimo mi ci sono visto, in Aurelio, e pensandoci, ho visto anche un po' te… :-)
bustonebustone on July 4th, 2014 11:14 am (UTC)
Obelisco!! ;-)