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16 July 2014 @ 02:49 pm
Sonno  
Mentre il sole di Namba Vigo septem tramonta dietro la cordigliera di Piccoardito, le ombre degli alberi sacri si allungano sul terreno.
Paiono spettri Aldariani, formati da materia oscura e capaci di divorare ogni cosa ma sono solo ombre che preannunciano l'arrivo della notte.
Lancio un segnale a Otario, il suo stato dice: "Nella doccia" ma ho la sensazione che sia da tutt'altra parte.
Mi risponde dopo tre tic, e' alle corse degli schizofrenici furetti, dice che ne ha un paio buoni e che se non si addormentano nella corsia mi offre la cena e forse anche un soggiorno all'oasi rigenerante di Nuova Catanzaro.
Io non scommetto mai, voglio dire nemmeno sulle stupidate tipo indovinare chi entrera' dalla porta, Otario invece non resiste, l'idea che una puntata a qualunque gioco della zona conosciuta possa cambiargli la vita lo anima di un irresistibila voglia di impegnare ogni granz del suo stipendio.
Credo che ormai abbia il crampo a furia di incrociare le dita e con tutto quello che ha perso si sarebbe potuto comprare una recondimora in qualunque parte della citta', contento lui...
Ci vediamo alla cena, odio il sushi vegetale ma Otario non puo' permettersi altro e si offende se non accetto.
Mentre pinzo svogliato qualche dadino colorato e mi sforzo di infilarne anche qualcuno in bocca, mi racconta che Gambetteleste e Tornado delle Azzorre parevano in forma ma alla fine si sono bloccati.
Mi dice che le psico-lontre sono anche peggio e che si e' scaricato un applicazione nel cervello che dovrebbe portarlo a sapere tutto sulle corse delle creature.
Lo ascolto senza aver nulla da dire, asserisco con il capo e vorrei spostare la conversazione verso una nuova direzione ma sono troppo svogliato, non vedo l'ora di tornare a casa e buttarmi nel letto ma Otario continua imperterrito.
Attivo la modalita' stasi ma senza successo, allora creo un diversivo, faccio un cenno al cameriere che arriva con un balzo da gran scuola culinaria e pretendo di essere registrato mentre elenco i miei motivi di insoddisfazione.
Obbligato, per la seconda legge di Asimov-Balduzzi a dare ascolto alle critiche, il droide ascolta con imposta pazienza tutte le mie lamentele.
Quando ho finito mi regala una spilla e sparisce con un balzo degno del primo.
Otario e' rimasto tutto il tempo ad osservare il mio monologo incredulo.
"Ma e' tutto buonissimo, perche' hai dovuto contare tutte quelle balle?"
Non posso dirgli che era per distogliere la mia attenzione dai suoi discorsi, sembrerei scortese, cosi' gli dico di farsi i razzi suoi e lo colpisco al volto con un colpo di Kathan-ur-biga, l'arte marziale che usa i calzini annodati per infliggere danni all'avversario.
E' mia abitudine tenerne sempre un paio nelle tasche della giaccia (e a ragione).
Otario passa dallo stupito all'esterrefatto, poi, ma solo per qualche istante, sconcertato e infine torna il bonaccione di prima.
Il Kathan-ur-biga, se ben dato, e' capace di far perdere la memoria all'avversario e di portarlo in uno stato di estasi e beatitudine.
"Devo proprio andare" dico poi e aggiungo il tradizionale: "Si e' fatto tardi"
Otario mi sorride e siccome non riesce a parlare perche' si e' appena ficcato in bocca un polpo vivo, mi fa cenno che paghera' tutto lui, che si fara' sentire e mi ringrazia della compagnia.
Accenno un inchino ed esco, salgo sul marciamobile e dopo soli 32 tic sono a letto.
Sono esausto ma il sonno non arriva.
Prendo un libro della collana: "Tedio monotono" e mi metto a leggere.
Sono le avventure immobili di Freno Stasi detto la cozza, seimila pagine di nulla senza punteggiatura, risultati garantiti.
Dopo sei tic ordino all'impianto sonoro di trasmettere qualcosa di adatto, sceglie il primo movimento della sinfonia Ninnananna, le note di nullacembalo escono mentre ingurgito una pillola stordente, poi chiudo gli occhi e ho la sensazione che l'ombra di un albero sacro mi stia coprendo a poco a poco come una coperta, poi il nulla.
Prosit
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