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29 July 2014 @ 06:50 pm
Il segno rosso  


Quel giorno a Londra il caldo cercava di dire la sua. Ignorato dalla maggior parte degli spifferi, che abituati a soffiare dentro ogni fessura sapevano che era solo una chimera, era capace al massimo di slacciare un colletto o agitare qualche ventaglio improvvisato carico di notizie sciocche su chi aveva tradito chi. Si era alzato come sempre al suono della radio che, a quell'ora, cercava di rendere allegro un nuovo giorno, il vicino trapanava da mezz' ora e quel suono come quello di un insetto gigante, gli arrivava come parte dell'ultimo sogno di cui aveva già scordato tutto. Si chiedeva, a volte, se il vicino non avesse di meglio da fare, se la sua casa avesse ancora qualche superficie priva di fori o se costruisse in segreto colapaste e colini ispirato dalle prime luci dell'alba.
Buttò una manciata di cereali nel latte e cominciò ad affrontarli con cucchiaio e denti senza aspettare che quelli si intenerissero nemmeno un poco. Quel giorno era segnato sul calendario con un cerchio ma non si ricordava il perché. Era un campione a prendere appunti poco chiari come quando scriveva un numero di telefono senza aggiungere il nome del proprietario o come in quel caso segnare il giorno senza più dettagli. Fini' la colazione che ancora quell'occhio rosso lo fissava come a chiedere ragione sulla sua esistenza.
Si sedette a riflettere sulla poltrona, il calendario sulle ginocchia, le mani appoggiate alle tempie come se potesse spremerle e farne uscire un succo rivelatore.
Il dentista? C'era stato la settimana prima. Pagamenti? Ormai tutte le bollette arrivavano in banca. Un appuntamento con qualche amico? Cena? Aperitivo?  Non si ricordava nulla di nulla e quell'occhio rosso pareva diventare più minaccioso minuto dopo minuto. Decise ad un certo punto che aveva perso abbastanza tempo, butto' il calendario sul letto calcando il gesto come un vaffanculo silenzioso e poi uscì.
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