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11 August 2014 @ 02:42 pm
Disassociazioni  
C'era una volta una donna che non aderiva a nessuna associazione.
Con un espressione schizzinosa raccoglieva quello che trovava nella buca delle lettere e dopo aver raccolto bollette e cartoline, gettava tutto il resto dentro il cestino che stava lì accanto come da sua richiesta all'Amministratore e successiva delibera da parte dell'assemblea di condominio qualche mese addietro.
A volte qualcuno la cercava al telefono, il discorso passava sempre attraverso le solite fasi:

Presentazione
Siamo una associazione senza scopo di lucro che si rivolge alle persone bisognose, ai suricati malesi, agli ex tossicodipendenti zoppi, alle casalinghe scivolate sull'olio, agli studenti che non si applicano, agli alpini che alzano il gomito, ai manager che non hanno polso e via così.
Era la fase in cui conoscere a chi erano rivolti gli sforzi dell'associazione, la incuriosiva, purtroppo poi arrivava puntuale la fase due:

Informazione
Lo sai lei ogni giorno quante persone languono senza aiuto? Lo sa che fine faranno i suricati malesi se non gli si trova SUBITO un terreno incontaminato? Conosce il calvario che devono attraversare i tossicodipendenti claudicanti per andare ai centri di accoglienza? Lo sa ogni giorno quante casalinghe si slogano una caviglia sopra una macchia d'olio? Lo sa che se si prendessero per mano tutti gli studenti che non si applicano si arriverebbe sulla luna?
Il gomito alzato degli alpini è interpretato come segno di insubordinazione, ogni giorno più di cento rischiano la corte marziale e se si riuscisse a raccogliere abbastanza denaro per comprare dei calcio balilla da installare nelle mense aziendali, si potrebbero irrobustire i polsi dei dirigenti e il beneficio in termini di efficienza sarebbe enorme.
Questa parte veniva accolta con un impegno parziale della mente.
Piluccava parole qui e là, di alcune perfino sorrideva, trovava davvero buffo che la voce dall'altra parte fosse così piena di enfasi e si prodigasse con tanto impegno per metterla al corrente di "tragedie" le quali non le avrebbero certo impedito di prendere sonno.
La terza fase arrivava all'improvviso, come un colpo a tradimento inferto con uno stiletto estratto da uno stivale.

La richiesta
Alla luce di quanto detto finora, se lei avesse il buoncuore di unirsi alla nostra associaz...

Quella parola era per lei come lo sparo per un centometrista. Con un veloce movimento della mano riagganciava la cornetta benedicendo il tutto con una imprecazione liberatoria.

Una volta trovò sotto la porta una tessera sopra la quale era già stato posto il timbro dell'anno in corso (come dire: le rimane solo da pagare l'iscrizione per poi ricevere l'elenco dei negozi convenzionati, la maglia da indossare durante le nostre convention e il libro del nostro fondatore).
Strappò quel rettangolo di carta in pezzi così minuti che nemmeno la polizia scientifica sarebbe mai riuscita a ricomporlo.
"Le associazioni sono subdole e traditrici, inventano ogni giorno nuovi metodi per incastrarti" - diceva alle amiche che nel portafoglio conservavano tessere plastificate di ogni tipo.
"Ma che vuoi che sia, ci sono i buonisconto" - dicevano, "A Natale ti mandano poi gli auguri" - aggiungevano, "E poi fai del bene e ti senti migliore" - concludevano.
Lei non trovava la forza di convincerle, farlo l'avrebbe poi resa simile al nemico, di certo il suo portafoglio era leggero e l'unica tessera presente era quella del tram.
Prosit