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16 August 2014 @ 05:44 pm
Devi stare molto calmo  
Uscì di casa come sempre, come fanno tutti, senza pensarci.
Perchè a ben riflettere sono due stati differenti, intendo il dentro e il fuori.
Nella prima posizione si è circondati dalle mura domestiche, dagli oggetti con cui si ha confidenza, dalle proprie cose e da uno spazio limitato di cui conosciamo con tutta probabilità ogni angolo. La seconda rappresenta l'ignoto e anche se non è proprio una terra inesplorata, nasconde imprevisti.
Dunque uscì e se non fosse stato per quel sole che gli aveva fatto strizzare gli occhi e la brezza fresca che aveva deciso di dare il proprio contributo al pettine si sarebbe potuto ancora sentire dentro.
Era calmo, calmo come chi si sta per incavolare. Una predisposizione abituale più che una scelta, bastava una pochezza tipo una farfalla che aveva deciso di tagliargli la strada, per farlo passare dalla modalità "Semplice passante" a quella "Pazzo da ricovero", perché a vederlo, quando si metteva ad urlare contro qualcuno, tutti avrebbero detto che quello pazzo dei due fosse proprio lui.
Il fatto è che avrebbe dovuto incavolarsi con moderazione, esporre le proprie rimostranza moderando i termini e soprattutto a bassa voce.
A volte si figurava un litigio, immaginava di rimanere calmo, di notare la faccia sbigottita dell'interlocutore che si stupiva perché da quella enorme mole usciva una voce normale senza la minima inflessione ne' tremolio.
La realtà era ben diversa, non riusciva proprio a tollerare le ingiustizie, specie quelle nei suoi confronti, quando poi l'imbecille di turno pretendeva di avere ragione era come se gli servisse su un vassoio la pozione del dottor Jeckill con tanto di oliva e ombrellino.
Avrebbe potuto rifiutare il cocktail o lo avrebbe potuto bere a piccoli sorsi. Invece lo buttava giù tutto di un fiato e prima di sentire il calore in gola aveva già le mani strette intorno al collo dell'idiota.
Ricordò quella storia zen che gli aveva raccontato il suo maestro di Kung Fu:

Molto tempo fa, all'epoca dei samurai, vi erano abili costruttori di Katana, la spada tradizionale giapponese. Un giorno i migliori tre artigiani della contea si presentarono al cospetto del loro signore, ognuno portava la più bella spada sperando di ricevere in cambio una considerevole somma.
Parlò il primo: "Mio signore, la mia spada è così affilata che è capace di tagliare in due una foglia senza muovere il ramo."
Parlò il secondo: "Mio signore, ho piantato la mia spada nel fiume e quando è arrivata una foglia trasportata dalla corrente, è stata tagliata in due perfette metà"
Parlò il terzo: "Mio signore, anche io ho piantato la spada nel fiume e quando è arrivata la foglia, ha cambiato direzione"
Naturalmente fu il terzo costruttore ad essere coperto d'oro e la morale è che la miglior spada è quella che non ha bisogno di essere usata.
Questa storia avrebbe dovuto illuminargli la via, almeno convincerlo che urlare, perdere la pazienza, volere a tutti i costi farsi le proprie ragioni non ha alcun senso eppure se avesse avuto una katana, e gli sarebbe bastava una imitazione scarsa con la lama mezza arrugginita, non l'avrebbe lasciata nel fodero: "ZAC! Così la prossima volta non mi tagli la strada... ZAC Così la prossima volta non parcheggi chiudendo sei macchine, ZAC così la prossima volta non fai il furbo in coda..."
Doveva lavorare ancora molto su se stesso, sulle emozioni e l'autocontrollo (oltre all'affondo e alla parata naturalmente).
Prosit
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