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30 August 2014 @ 08:03 am
Le fragorose vendette  
Qualcuno dice che il fumo fa male ma io dico che fa peggio l'esplosione che lo precede.
Filosofia spicciola, voi direte, "Che hai da cambiare un paio di postulati con piccoli aforismi? La macchinetta della saggezza non me li prende..."
Non che far scoppiare petardi sia considerata un attività molto nobile ma io, modestia a parte, sono stato un vero fuoriclasse.
D'accordo ho cominciato quando la maestra mi sbatteva nel corridoio perché facevo rumore, erano piccoli scoppi, che sarà mai rompere i minuscoli occhi dell'imballo millebolle? A me rilassava i nervi ma a lei li faceva venire.
Così, appoggiato al muro del corridoio sotto lo sguardo semiaddormentato del bidello, ho cominciato la mia carriera di bombarolo...

Perchè i muri della vecchia scuola tracimavano salnitro e fu un caso quando avvicinai un fiammifero e vidi l'effetto...
Da quel giorno la mia principale preoccupazione era farmi sbattere fuori e poi via col temperino a grattare polvere, a riempire sacchetti.
Un giorno il bidello mi beccò: "Ehi tu, cosa fai? Mica fai le scritte sul muro?"
"No no, signor bidello, glielo giuro!" - dissi
"Fammi vedere cosa hai in mano!" - mi urlò a due centimetri dal viso, aveva un alito che sapeva di cipolla e detersivo.
"Ho solo questo" - dissi e nascondendo il temperino in tasca gli mostrai il sacchetto
"Ah droga, va beh se è solo quella... ma non fare il furbo con me, ci siamo capiti?" - concluse
Io incrociai gli indici sulle labbra e li baciai e tanto bastò per farlo tornare nella sua guardiola a fare le parole crociate e ad attaccare le caccole sul vetro (il suo naso le produceva senza sosta).
Poi crebbi e con me la voglia di rumore.
Certo dal salnitro scaturivano fiamme variopinte e quel sibilo come di un enorme serpente mi piaceva ma non appena avevo qualche spicciolo, correvo dal tabacchino per comprare miccette e raudi.
Con le prime potevo spaventare le vecchiette, quelle che quando giocavamo ai giardini ci dicevano sempre: "Figliol disgraziat ma pecchè nun annate a giucà a vostra casa?" - anche se parlavano come quelli di guerre stellari non mi stavano simpatiche.
Se ad esempio il pallone finiva vicino alla loro panchina, quelle erano leste ad afferrarlo e a bucarlo con uno di quei ferri da maglia che avevano sempre in mano.
Ecco perchè una volta ho messo le miccette dentro una merda di cane che stava lì vicina.
Era grande e molliccia, come direbbe mio zio panettiere: "Appena sfornata".
Ci infilai dentro le miccette come tante candeline su una torta.
Erano tutte unite dalla miccia che avevo allungato fino ad arrivare dietro la palma.
Quando la panchina fu completa e i culi delle megere si dividevano il poco spazio, accesi la miccia e scappai.
Beccai anche un passante che non c'entrava nulla ma come dice quell'altro mio zio: "Si è trattato di un male necessario".
Le tre vecchie non sono più tornate ai giardini, e quel giorno ho capito il potere del frastuono.
I raudi erano cose da maneggiare con cautela, si diceva che fossero successe cose terribili a chi aveva sottovalutato la potenza di quei cilindri gialli.
Il primo che accesi lo buttai dentro un bidone della spazzatura.
Il botto fu così forte che si mise a suonare l'antifurto di una macchina parcheggiata poco distante.

Poi venne il giorno nel quale mi vendicai del signor Bocchetti.
Quello era un tipo che ce l'aveva coi palloni, come le vecchiette.
Aveva però un modo tutto suo per farcela pagare, intendiamoci, non che fossimo dei vandali, semplicemente a volte una rovesciata disgraziata gettava la palla nella sua proprietà.
Tiravamo a sorte per chi doveva arrampicarsi sul muro e recuperare la palla ma per quanto facessimo in fretta quello era più veloce di noi.
Usciva in giardino armato di bastone e ghermiva il pallone peggio di un aquila con un leprotto.
Il giorno dopo, immancabilmente, lo trovavamo conficcato su una punta del cancello, insieme a tutti quelli deceduti nel tempo.
Questo mostrare la sua opera distruttrice mi fece arrabbiare e a dirla tutta non vedevo l'ora di usare i raudi per una fragorosa vendetta.
Ne avevo preparato un mazzetto, legati da un elastico...
Aspettai che quello scendesse nel garage, un enorme grotta di cemento dove su un lungo corridoio si affacciavano tante serrande.
La sua era la numero 17 (avevo fatto sopralluoghi nei giorni precedenti).
Ricordo che era inverno, il periodo migliore per attuare le vendette che mio zio dice "Vanno servite fredde".
Vidi la saracinesca alzata ma non del tutto che all'uomo piaceva fare le sue cose senza essere visto.
Mi avvicinai stringendo nella mano l'ordigno, l'uomo fischiettava.
Fregai sul muro le capocchie, gettai tutto dentro e scappai.
Stavo correndo giù dal viale quando sentii il fragore, era come se quindici temporali avessero deciso di scoppiare contemporaneamente.
Il signor Bocchetti divenne sordo, per qualche giorno non rispondeva agli insulti che gli lanciavamo attraverso il cancello, poi ricominciò a rispondere, come dice mio zio: "Si era trattato solo di sordità temporanea".
Comunque con noi pareva meno stronzo, forse temeva di diventare un sordo temporaneo per sempre.

Smisi di far scoppiare petardi quando divenni troppo grande per giocare a pallone per strada.
Non ho mai capito come fossero collegate le due cose, e neppure da dove uscisse il desiderio dei grandi di impadronirsi delle palle per poi bucarle, forse volevano far vedere che la speranza per il futuro non è altro che aria dentro un involucro?
Noi però ci giocavamo con quella speranza.
Ora che sono cresciuto mi capita di essere seduto su una panchina a leggere e a volte una palla finisce tra le mia gambe.
Lesto la afferro e osservo gli occhi imploranti dei bambini che sono corsi a recuperarla e si sono poi bloccati a qualche passo come se non volessero calpestare la riga di uno strano confine.
Naturalmente gliela porgo con un sorriso da dove spero esca quel che penso "Anche io alla vostra età giocavo a palla..." Loro la afferrano e dopo un secondo hanno già dimenticato, in loro non nascerà mai il desiderio di vendetta.

Dimenticavo, prima di scegliere la panchina dove sedermi, controllo che nei dintorni non ci siano merde di cane, come dice mio zio: "Meglio star tranquilli."
Prosit
 
 
 
cockelberrycockelberry on August 30th, 2014 06:19 am (UTC)
ehhhhhh le miccette!